26 maggio 2026

RECENSIONE - Il gioco delle bugie - di Serena Timossi

 



Titolo: Il gioco delle bugie

Autrice: Serena Timossi

Genere: rom-com (autoconclusiva) 

Narratore: prima persona, doppio POV

Trope principali: Neighbors, Slow burn, Strangers to friends to lovers

Micro trope: Secrets and lies, She falls first he falls harder, Golden retriever boy, un pizzico di Fake dating, Princess treatment, Big city rom-com

Livello spicy: è slow burn. Prima di arrivare allo spicy, dovrete pazientare. Del resto, l’attesa del piacere non è il piacere stesso? 😊

Ambientazione principale: New York

Setting: mondo dell’alta moda e del giornalismo

Data di uscita: 26/05

Disponibile su Amazon e Kindle Unlimited in self-publishing


Ryan mente da sempre, persino a sé stesso.

Alice non ha mai mentito, finché non è arrivata a New York.

Ma dopo la prima bugia, fermarsi è impossibile.

Soprattutto se è solo una parete a separarti da tutto ciò che desideri.

A ventitré anni, Alice Browne lascia il Montana per affermarsi come stilista a New York: la aspetta un anno di gavetta nel prestigioso Atelier Castillo. 

Ma la Grande Mela non è come la dipingono i film: il mondo della moda – tra fashion designer isterici e una rivale competitiva – è spietato, la città caotica e i ritmi folli. 

Dirlo ai suoi genitori iperprotettivi? Escluso. Tanto vale inventare una carriera in ascesa e un’intensa vita sociale prima che tornino alla carica sponsorizzando il suo ex.

A ventisei anni, Ryan Morgan è intrappolato nell’immagine che i media gli hanno cucito addosso: giornalista tagliente, critico cinematografico spietato e seduttore implacabile.

 Come se non bastasse, il patto stretto con suo padre – cinico magnate delle telecomunicazioni – sta per scadere: gli restano pochi mesi prima di ricoprire il ruolo a cui è destinato e sposare un’ereditiera per salvare il business di famiglia. 

Ma muoversi sul filo sottile delle bugie diventa arduo quando la nuova vicina bussa alla porta e lo aiuta a scacciare una conquista insistente.

Un’amicizia inaspettata, un’attrazione proibita che mette tutto in discussione.

 Fingere di non provare nulla per lei e aiutarla con una app di dating darà il via al vero gioco delle bugie: una spirale di equivoci, autosabotaggi e segreti.

 Quello con cui anche Alice capirà che, dopotutto, la sua vita si è trasformata davvero in una scoppiettante commedia romantica!

 

Bentrovate anime belle,

ammetto di essere molto emozionata nello scrivere questa recensione.

 Non solo per il romanzo in sé che, credetemi, è una coccola per il cuore e l’anima, ma soprattutto per la mano che lo ha scritto.

Serena Timossi l’ho conosciuta quattro anni fa; il suo è uno stile narrativo fatto di parole semplici e intense.

Una scrittura capace di far nascere un sorriso e far venire le lacrime, perché satura di emozioni che solo le anime belle possono trasmettere.

Poi, ahimè, è arrivato il silenzio.

La vita ci mette davanti a eventi che lasciano il vuoto dentro, ma è lì che nasce il coraggio, nella volontà di rialzarsi nonostante tutto.

Lo sapete ormai, lo avrò ripetuto mille e una volta: non sono la blogger che fa un sunto della trama, quella la si può trovare ovunque.

Sono quella delle sensazioni, che vive di empatia mentre legge, perché sono convinta che fra le pagine di un romanzo ci sia sempre l’anima di un’autrice.

La scrittura diventa terapia, in alcuni frangenti, un’opera d’arte che ferma il momento e intrappola un ricordo rendendolo immortale.

 E qui Serena è stata scenografa, regista e attrice.

Sono nati così Ryan e Alice e il loro piccolo mondo in una grande metropoli.

 Due personaggi che indossano maschere e un vestito fatto di bugie, perché è più facile apparire che mostrarsi per ciò che si è; è più semplice non deludere le aspettative degli altri, non considerando che così facendo rischiamo di annullarci.

Ma Ry e la sua Meraviglia si vedono, si scoprono e diventano prima amici, anche se il cuore perde un battito a ogni sguardo, a ogni schermaglia, a ogni abbraccio. 

Ci avete mai pensato a quanto sia importante un abbraccio?

 Si forma un piccolo universo che conosce un solo ritmo, quello di due cuori che battono all’unisono contro la gabbia toracica.

 In quello spazio non esistono problemi, ma solo due persone che si ritrovano e si prendono cura l’una dell’altra.

L’analogia con il bruco di Licena Azzurra, che offre zucchero alle formiche in cambio della loro protezione, è stata emozionante.

Mi sono commossa perché ho pensato a quante volte avremmo bisogno di un po’ di dolcezza quando tutto ciò che ci circonda diventa amaro.

 Alice per Ryan è questo, questo è l’immagine di due meravigliose farfalle che volano insieme.

Così come Ry, per Alice, è quel pettirosso  che si prende cura del nido e della sua compagna per tutta la vita.

La lettura è stata così coinvolgente che ho finito il romanzo in pochissimo tempo, rapita non solo dai personaggi principali ma anche dal contorno: dai protagonisti secondari agli antagonisti, dal mondo spietato della moda a quello del giornalismo. 

Dal ricordo di una zia, che diventa un angelo, alla figura di un padre troppo preso a mandare avanti il suo impero per accorgersi del malessere di un figlio.

 Un figlio come pochi perché, una volta conosciuto Ryan, vi renderete conto che il personaggio di un romanzo non deve per forza essere un bad boy per rimanere nel cuore di un lettore una volta chiuso il libro.

 Ry e la sua Meraviglia ve li porterete dietro per giorni.

Vorrei dire ancora tanto, perché è davvero incredibile ciò che questo romanzo mi ha saputo dare.

La storia di Serena è fatta di tante piccole cose, pezzi della sua quotidianità che ci ha regalato.

 Me la sono immaginata davanti al PC, così minuta e bella, a leggere ad alta voce per quell’angelo speciale che avrà sempre alle sue spalle.

In un’epoca in cui l’editoria è basata molto sull’apparenza e quindi su storie che poco hanno di reale, su romanzi che hanno come scopo più la vendita che il sentimento, Il senso delle bugie diventa una piccola luce a cui auguro di splendere. Così come auguro a Serena di brillare e di continuare a regalare a noi lettori emozioni come il suo romanzo ha saputo donare.

La scala delle recensioni arriva a cinque, ma la Timossi ne merita molte di più.

Alla prossima

 



 

 

 



 

 



21 maggio 2026

RECENSIONE - Blocked Heart - di Isabella Vanini




Titolo: Blocked Heart.

Autrice: Isabella Vanini.

Casa editrice: Cocktail Edizioni, Collana Cosmopolitan.

Genere: sport romance autoconclusivo con ferite emotive.

Trope: enemies to lovers infuocato, he falls first (anche se non lo ammetterebbe mai), dual pov.

Formati: KU, ebook e cartaceo.

Pagine: 319.

Prezzo: 3,99€ in ebook e 16,00€ in cartaceo.



Ellie
Essere la voce sportiva del campus dove tutti idolatrano la stessa persona che ti evita come la peste è già una sfida. Farlo in diretta, ogni mattina, con un microfono acceso e zero filtri… è una guerra.
Io vivo di parole, analisi, domande scomode.
Kael Weston invece vive di silenzi, talento e arroganza, o almeno così sembra. Stella del basket universitario, ego smisurato, seguito da fan e cheerleader come una divinità moderna, è perfetto per il mio podcast. Perfetto da smontare.
Poi scopro che dietro la sua fama ci sono crepe, pressioni, bugie cucite addosso. E che la storia che tutti raccontano — compresa quella sulla sua “relazione perfetta” — non è affatto come appare.
Il problema? Più provo a metterlo alle strette… più mi entra sottopelle.
E la verità fa molto più rumore di qualsiasi scoop.

Kael
In campo controllo tutto: ritmo, spazio, risultato.
Fuori no.
Una rissa. Una cheerleader che mi usa. Una reputazione appesa ai titoli. E una voce — quella del podcast del campus — che continua a chiamarmi in causa, provocarmi, sfidarmi.
Ellie Sutton è pericolosa ma non perché mi attacca… perché mi vede.
Lei non compra la versione dorata che tutti vogliono vendere di me. Mi guarda come se fossi umano, fallibile… e questo mi destabilizza più di qualunque difensore.
Dovrei starle lontano. Invece le finisco sempre più vicino.
Tra interviste che diventano duelli, verità scomode, attrazione che brucia e scelte che possono distruggere una carriera… dovrò decidere se proteggere l’immagine che mi hanno costruito addosso, o il cuore che ho sempre tenuto in panchina.






Gli sport romance che meravigliosa invenzione…li amo alla follia…percepisco sempre le loro sensazioni, come se davvero fossi presente.

Conosco molto bene questa penna, appena mi è stata proposta ho accettato non avendo nessun dubbio, sapevo che sarebbe stato bellissimo.
Una lettura che mi ha coinvolto e per questo la mia lettura è durata solo poche ore.

Perché Ellie e Kael mi hanno avvolto e coinvolto in una maniera assurda, lei figlia di un allenatore di basket con il sogno di diventare una giornalista (un po' mi ci sono rivista) nel mondo dello sport, lui invece il giocatore numero uno della squadra…

La tensione tra loro si evince già dalle prime pagine, infatti con sfide, battibecchi e verità a volte scomode si denota la loro reciproca attrazione, si troveranno a collaborare e impareranno che la realtà è diversa da ciò che si tende a credere, e soprattutto conoscere una persona implica il fatto di dare una possibilità…

Queste pagine sono talmente scorrevoli che forse perdi di vista il suo significato, ma mi hanno fatto pensare a quanto sia importante credere in sé stessi e quanto sia importante circondarsi di persone che credono nel tuo valore, nella tua persona, per quello che veramente sei, non per quello che rappresenti o rappresenterai nel tuo futuro.

Davvero emozionante leggere questo romanzo, ed è per questo che ringrazio sempre per la possibilità che mi viene data “dalla boss” e dalle autrici, nonostante vi faccia sempre attendere! 



RECENSIONE - Desideri ad alta voce - di Simona Pugliese




Un equivoco, tre bambine e un capo che non dovrebbe guardarla in quel modo.
Aurora aveva un piano: laurearsi in architettura e trovare il lavoro dei suoi sogni. Invece si ritrova dietro al bancone di un bar e con un fidanzato che non la ritiene più alla sua altezza.
Quando sembra che non ci sia via d’uscita, un'opportunità inaspettata bussa alla sua porta. Un colloquio di lavoro potrebbe essere l'occasione perfetta per cambiare vita, finché non scopre che Filippo Serra non cerca una stagista. Gli serve una tata per le sue tre nipoti rimaste orfane.
Lavinia, nove anni e un carattere impossibile, Lidia, di appena cinque mesi e Ludovica, cinque anni e un silenzio che pesa come un macigno.
Quando Aurora capisce l'equivoco è troppo tardi per tirarsi indietro. Accetta per necessità, convinta che sarà temporaneo. Filippo ha bisogno solo di qualcuno che lo aiuti a tenere insieme i pezzi di una famiglia spezzata.
Ma tra storie della buonanotte, unicorni, dispetti e tanto rosa, qualcosa comincia a cambiare. Aurora e Filippo scoprono che la vita ha un modo tutto suo di realizzare i desideri, anche quelli che non avresti mai osato esprimere ad alta voce.





Aurora Giuliani, sebbene sia laureata in architettura, serve al bancone di un bar aspettando che si presenti la sua occasione d’oro. Filippo Serra è un noto architetto, scapolo, e a farsi una famiglia non si è mai soffermato a pensarci, preferisce viziare le sue tre nipotine, figlie del fratello, e recitare la parte dello “zio figo”.

Si sa che il destino non chiede permesso per stravolgere le vite e così, una tragedia determina un cambio di rotta: Aurora si presenta a un colloquio di lavoro credendo di dover finalmente lavorare come architetto, il suo datore di lavoro, Filippo, invece, ha bisogno di una tata per le sue adorate nipoti rimaste orfane. Ancora una volta Aurora accetta un lavoro che non si allinea con le sue aspettative, né con i suoi studi. E aspetta ancora la sua occasione…

La crescita dei due protagonisti avviene in modo fluido, senza scossoni, temperato dall’attenzione che viene data prima di tutto alle tre bambine che, ognuna a modo proprio, si sta difendendo dal vuoto lasciato dalla perdita dei genitori: Lavinia, la maggiore, rifugiandosi nell’acidità assoluta, Ludovica, la seconda, un tempo logorroica, adesso chiusa in un traumatico mutismo, la più piccola, di pochi mesi, nonostante non abbia compreso cos’è successo, ha bisogno di accudimento costante. Se entrambi gli adulti hanno dei desideri da realizzare, questi vengono messi dopo le necessità delle tre sorelline.

Una storia tenera, delle seconde possibilità, ma anche dell’amore, non solo di quello fra Aurora e Filippo, ma anche di quello genitoriale che non è scontato sia profondo e incondizionato: da un lato c’è, in questo romanzo, l’amore dolce colmo di affetto di Filippo e Aurora che si improvvisano “genitori” pur non essendolo davvero, per far sentire meno il vuoto alle bambine, dall’altro c’è l’anaffettività di una donna, madre (di Filippo e Carlo) solo biologicamente. L’autrice ci fa riflettere sul fatto che “legame di sangue”, non necessariamente significa “amore incondizionato”, ma che per amare davvero basta essere empatici, ben disposti e presenti nella vita dei figli, che siano essi adottivi o meno; e poi c’è l’amore di una madre, di un padre, che avrebbero certo voluto occuparsi e amare le loro figlie se il destino fosse stato con loro meno crudele…

Nonostante il tema profondo, si tratta di una storia dolce, piacevole e di lettura scorrevole.






 

20 maggio 2026

RECENSIONE - "Vincoli" - di Antonella Rizzo



 


Vincoli (La Trilogia della Stirpe Proibita #2)

Pagine: 238

Data di uscita: 20 MAGGIO 2026

Genere: PARANORMAL ROMANCE

Prezzo ebook: € 3,99

Prezzo copertina flessibile: € 13,90



Per proteggere le persone che ama, Alya accetta di seguire Ryū nel regno delle tenebre. 

Una volta oltrepassate le porte degli inferi, però, scopre di essere prigioniera del suo stesso sangue, perché lei è l’erede di Samael.

Ryū farà di tutto per spogliarla della sua umanità e forgiare la sua parte demoniaca, fino a renderla qualcosa di temuto e… desiderato, mentre sulla Terra, Christian e gli altri Guardiani della luce cercheranno di trovare un modo per salvarla.

Più il tempo scorre, più le speranze si assottigliano e il confine tra bene e male si fa sempre più labile.

Se l’oscurità riuscirà a mettere le proprie radici nell’anima di Alya, in lei, resterà ancora qualcosa da salvare?

Ben trovate anime belle, dopo due anni di attesa torna finalmente il secondo volume di una serie paranormale che lascia con il fiato sospeso.

Antonella Rizzo ci ha fatto aspettare, ma ne è valsa la pena.

Avevamo lasciato Alya che si “sacrificava” all’oscurità per salvare chi amava, e la ritroviamo all’Inferno, in compagnia di un demone che non è quello che sembra.

Alya si ritrova a metà fra luce e tenebre, ma quando si è circondati dall’oscurità è facile cedere a pensieri e stati d’animo amplificati da quello che ci circonda.

Mi fermo qui con il riassunto della trama, perché vale la pena leggere questo secondo romanzo dell’autrice, magari riprendendo il primo volume così da avere le idee più chiare; di certo è che non vi annoierete.

L’autrice ha saputo tenere alta l’attenzione, gestendo addirittura quattro POV (considerando l’epilogo).

 Ognuno di essi mostra (non ho usato a caso questa parola) il punto di vista del protagonista che ci narra la vicenda.

Con sentimenti contrastanti l’autrice ha saputo rendere viva soprattutto Alya, trasmettendo emozioni che appartengono a ciascuno di noi: la delusione per un’amicizia che si credeva immacolata, la rivalsa contro i soprusi e le reazioni alle menzogne.

Pensieri ovviamente negativi ma reali, perché fanno parte di chiunque abbia affrontato almeno una volta nella vita queste situazioni.

L’antagonista per eccellenza, Ryū, è risultato essere non solo passionale: in lui alberga probabilmente un sentimento che non dovrebbe esistere nei demoni.

Christian, di contro, lotta proprio contro quell’umanità per essere il più lucido possibile.

Ogni personaggio è incastrato nella storia in modo perfetto; ciò che era celato nel primo romanzo diventa chiaro qui, anche se la Rizzo ci lascia sempre con mille interrogativi, specie sul finale.

Da qui nasce la preghiera di concludere presto la saga che, a mio avviso, è una delle più belle che abbia mai letto.

In barba alle autrici più note, la Rizzo si districa alla perfezione in un mondo, quello del fantasy, che all’apparenza non ha regole ma che deve seguirle per non sfociare nella fantascienza.

Altra cosa che risalta tra le pagine dello scritto è l’accurata descrizione degli ambienti che circondano Alya, in primis spaesata, ma che poi diventa parte integrante di essi, in sintonia con la sua scelta che per ora è quella dell’oscurità…

Per ora, attenzione.

Le domande rimaste insolute sono tante e l’auspicio è quello di trovare risposte a breve.

Io aspetto, e le cinque piume sono meritatissime per Vincoli, un romanzo che vale la pena di leggere.

A presto.







RECENSIONE - La Tata Perfetta - di Shalini Boland




“Mamma, non c’è più…”

Gemma Ballantine si sta preparando per andare al lavoro una mattina, quando la figlia maggiore scende di corsa dalle scale pronunciando le parole che ogni madre teme.

La porta d’ingresso è spalancata. E
la sua bambina di sei anni è scomparsa. In preda al panico, Gemma si lancia in una ricerca frenetica e angosciante.

Dopo quello che sembra un tempo infinito, la suocera
Diane trova Katie che vaga smarrita a poche strade di distanza. Sollevata nel riabbracciare la sua figlia più piccola, inspirando il dolce profumo dei suoi capelli, Gemma crede che l’incubo sia finito.

Ma presto la sua famiglia perfetta comincia a sgretolarsi.

E capisce che quello era solo l’inizio…

Dall’autrice bestseller di La madre segreta e Il bambino della porta accanto, un thriller psicologico irresistibile, fatto di segreti, bugie e tradimenti, che vi lascerà senza fiato di fronte al colpo di scena finale. Se avete amato L’amore bugiardo, La ragazza del treno e Una di famiglia, questo libro fa per voi.





Se c’è una cosa che ho imparato leggendo thriller psicologici, è che quando qualcosa sembra troppo bello per essere vero, di solito... non lo è. Ed è esattamente questa sensazione di costante disagio che mi ha accompagnata durante tutta la lettura di "La tata perfetta" di Shalini Boland.

Fin dalle prime pagine, mi sono immedesimata in Gemma, la protagonista. È una madre esausta, sopraffatta dalla gestione del lavoro, delle figlie e della casa, che vede in Sadie — la tata posata, impeccabile e dolce che compare quasi per miracolo — la risposta a tutte le sue preghiere. Ma, mentre Gemma ricomincia a respirare, io ho iniziato a sentire il fiato corto. Perché Sadie è troppo perfetta ai loro occhi e mano mano sta mettendo in moto un piano per non so cosa. Troppo presente, cerca di mettere zizzania e manipolare le bambine, ma cosa cerca di fare veramente? Lo lascio scoprire a voi, e sono sicura rimarrete esterrefatti quanto me, che avevo immaginato diversi scenari.

Quello che mi ha colpito di più è come la Boland riesca a insinuare il dubbio in ogni gesto quotidiano. Uno sguardo di troppo, quella sottile sensazione che qualcuno stia occupando il tuo spazio, non solo fisico ma emotivo. La scrittura è scorrevole, quasi magnetica: mi sono ritrovata a girare le pagine freneticamente, vittima di quella curiosità morbosa che solo i grandi thriller psicologici sanno scatenare.

La narrazione è impeccabile,  proprio quando pensavo di aver capito tutto, mi son dovuta ricredere. La Boland è stata una maestra nel manipolare le aspettative: semina indizi, ti spinge a formulare teorie e poi, con un colpo di mano brutale, ribalta la situazione.

E poi, parliamo del finale. Non voglio fare spoiler. È uno di quei finali che ti costringono a ripercorrere mentalmente tutto il libro, facendoti esclamare: "Ma come ho fatto a non vederlo o non capirlo?"

Se cercate una lettura che vi tenga incollate al divano, che vi faccia dubitare di chiunque entri in casa vostra e che vi lasci con la mascella spalancata, questo libro deve finire dritto nella vostra lista dei desideri.

Buona Lettura!







 

19 maggio 2026

RECENSIONE - Once Upon a Thief - di Jessica Imhof

 



TITOLO: Once Upon a Thief

AUTORE: Jessica Imhof

SERIE: Once Upon a Series (Tutti i volumi sono autoconclusivi)

GENERE: Heist Romance / RomCom

TIPO: Retelling de "Robin Hood"

Trope: Fake Dating, Secret Identity, He fell first, Gender Swap

DATA DI USCITA: 30.04.2026

PREZZO EBOOK: € 1,99 (Disponibile su Kindle Unlimited)

PREZZO CARTACEO: € 14,90

PAGINE: 300

Michael Prince è il futuro della casa d’aste Sherwood.
 Quello che non sa, è di essere anche la talpa inconsapevole di un colpo da milioni di sterline.
Per Robin, fingere di uscire con lui è solo un mezzo per un fine. 
Il piano è semplice, calcolato al millimetro e, soprattutto, privo di sentimenti.
 I Prince sono il nemico che è decisa a distruggere.
Ma c'è una variabile che la ladra non aveva previsto: il suo cuore traditore inizia a sussultare a ogni tocco di lui.
Tra fughe sui tetti di Londra, tè al Ritz e lampi di passione, Robin e Michael dovranno scegliere tra far crollare un impero con le mani macchiate di sangue o salvare la propria anima.



Nuovo capitolo della Once Upon a Series.

Siamo passati dal retelling de La Bella e la Bestia alla leggenda di Robin Hood.

Ho sempre amato questo personaggio, ma vederlo trasformato in una Robin in gonnella mi ha divertito e anche affascinato.

In effetti, forse questo è il primo retelling che leggo su questo protagonista.

Il motto “rubo ai ricchi per dare ai poveri” rimarrà fedele all’originale?

Parto facendo i complimenti all’autrice, che avevo già letto in altre “vesti”.

La struttura della trama e il suo sviluppo sono stati fantastici: la Imhof ha elaborato una storia che vede un Robin al femminile, circondata da quegli amici che abbiamo imparato a conoscere in primis attraverso il cartone della Disney, e con una Lady Marian che diventa Michael.

Il poveretto è ignaro di ciò che la foresta di Sherwood nasconde e rimane affascinato da questa fanciulla (Robin), anche se c’è qualcosa che non riesce a comprendere…

Un romanzo pieno d’azione: le fughe tra i tetti di Londra sono state descritte alla perfezione.

Un libro divertente oltre che ricco di emozioni che, partite dal nulla, sono diventate il nemico da combattere per la bella Robin.

Fra le pagine di Once Upon a Thief traspare un forte messaggio di giustizia, ma anche di accettazione e di amicizia; quella vera, che nasce nelle difficoltà e diventa sempre più forte.

Mi è davvero piaciuta questa rivisitazione di Robin Hood, che non mi ha mai annoiato.

I dialoghi sono ben costruiti, anche se ho riscontrato alcune ridondanze in alcuni concetti che, a mio avviso, potevano essere omessi.

Tuttavia, è un’opera che consiglio.

 Anche lo spicy è stato misurato: nasce prima come dimostrazione che niente può scalfire una convinzione, e poi come un legame che unisce due persone che si sentono disperate l’una lontana dall’altra.

Sapete che non mi piace fare il riassunto del romanzo: è una cosa che non tollero perché va a togliere la bellezza alla lettura, ma, care amiche lettrici, ve lo consiglio.

Ringrazio l’autrice per aver dato vita a questa nuova versione di Robin Hood, inaspettata ma che merita davvero.

A presto.






RECENSIONE - Rondini al guinzaglio - di Alba Prattichizzo




Titolo: Rondini al guinzaglio

Autore: Alba Prattichizzo

Editore: O.D.E. Edizioni

Genere: Contemporary

Trope:

#primoamore #firstlove #friendstolovers

#anni90 #nostalgia #millenials

#emotionalscars #secondchance

#smalltown

Pov: prima persona

Prezzo ebook: € 3,49

Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: 06/05

Pagine: 200 circa

Autoconclusivo: sì



Anna, dopo la laurea in medicina e chirurgia vive una vita lontana dal Sud. Racconta della sua adolescenza quando c’erano ancora vita, speranza e giovani disposti a vivere lì. Parla dell’incontro e della storia d’amore con Mattia, di estrazione sociale diversa, che le aveva insegnato tutto quello che al liceo non aveva potuto imparare sui libri.

Mattia narra il presente, la situazione di chi come lui è stato costretto a restare. La noia di una vita che non cambia mai, la confortante presenza degli amici di sempre e la difficoltà di portare avanti l’attività di famiglia in un paese prigioniero del pizzo.

Anna e Mattia danno voce al loro paese natio, San Severo, cittadina della Capitanata vittima da anni di un rassegnato declino. È la storia di chi ci è nato, di chi è partito, di chi è dovuto restare e di chi ancora sogna di andare via. È la storia di una generazione insoddisfatta, quella dei nati negli Ottanta, adolescenti a cavallo del Duemila, adulti del nuovo millennio.

Legati al loro paese da sentimenti diversi, si ritrovano dopo anni. In quell’occasione faranno i conti con quel guinzaglio che li ha sempre tenuti stretti alle origini e insieme riprenderanno le loro vite da dove le avevano interrotte.


Perché a volte la felicità non è una meta, ma un ritorno.”

Un libro poetico, bello, che ti scalda il cuore. Semplice, ma di una semplicità piena, corposa, densa di tutto quello che solo i ricordi e l’amore che hai nel cuore possono alimentare.

La narrazione suggestiva, evocativa, si muove tra passato e presente scorrazzando fra ricordi, sensazioni ed emozioni che i protagonisti , Anna e Mattia, provano provocando al lettore (ancor di più se quest’ultimo è della loro stessa generazione) certe nostalgie: le compilation del Festivalbar; l’attesa trepidante e l’arrivo (finalmente!) dell’amore, quello con la “A” maiuscola; i diari scolastici custodi di tutte le confidenze più segrete; la Smemoranda; il Nokia 3210; gli “squilli” nel corso della giornata da parte degli amici per dire “ti penso”, perché prima i messaggi non erano gratis e potevi digitare solo pochi caratteri (erano gli anni in cui non esisteva ancora whatsapp); la “corsa ai posti” il primo giorno di scuola...

L’ambiente è quello di San Severo, luogo natìo dei personaggi, ma anche dell’autrice. San Severo, a cui è dedicato il romanzo, dà un’impronta fondamentale: nel modo di sentire dei protagonisti, di vivere le feste di paese, nel modo di essere percepito, nei problemi sociali di cui Antonio è simbolo, nelle forme dialettali presenti, perché certe cose dette in dialetto ti rendono quella particolare sfumatura che in italiano si perde, come il “piccerè” diverse volte usato da Mattia verso Anna che assume sfumature di infinita dolcezza e sottolinea l’attenzione e l’amore che quest’uomo non sa dire a parole, ma è tutto in quelle sette lettere.

I protagonisti sono Anna e Mattia, ma il loro gruppo di amici è un co-protagonista imprescindibile della storia con Giuseppe, Rino, Michele, Enzo e Federica. I ragazzi hanno stretto amicizia durante l’adolescenza e adesso, il matrimonio imminente fra Enzo e Federica, permette il riunirsi del gruppo al completo: Anna tornerà a San Severo per l’occasione.

Anna e Mattia si conoscono da adolescenti e il loro amore è quello tipico dell’età: spensierato, gioioso; poi gli studi portano Anna lontano da un paese che ha sempre desiderato lasciare e conquista la libertà, ma a caro prezzo perché si sentirà sempre triste e perché le “manca un pezzo” per sentirsi intera.

Mattia è rimasto a San Severo suo malgrado: i suoi sogni di diventare giocatore professionista sono stati infranti dalla morte del padre, del quale ha preso il posto nel negozio di ferramenta per senso di rispetto verso il genitore e di dovere verso la famiglia rimasta. Mattia, disilluso dalla vita, spera sempre di svegliarsi l’indomani con la consapevolezza di un futuro migliore, di una vita felice. Anche lui è “a metà” nonostante cerchi di accontentarsi di una vita che non ha scelto e di consolarsi con donne che non sono “lei”.

Belli questi protagonisti che si ritrovano adulti in occasione del matrimonio dopo essersi persi un pezzo di loro fra l’adolescenza e l’età adulta. Belli perché pieni di paure inconfessate a parole, ma “sentite” con il cuore, quello che non puoi ingannare, quello che svela la reale essenza dell’anima... belli perché trovano il coraggio di non negarsi alla felicità dopo aver vissuto come in apnea.

Mi è piaciuto molto Mattia, un uomo apparentemente duro, spaccone a tratti, ma buono, che si scioglie di tenerezza davanti alla nipotina Isabella e si domanda come sarebbe stato se fosse stato padre: “io a fare l’autoritario non sono bravo. Con le femmine poi (...) mi squaglio. E se avessi un maschio, faremmo squadra. Gli insegnerei a giocare a pallone, a essere leale con gli amici e galantuomo con le donne. Gli insegnerei a essere una brava persona, onesta e schietta (...) ad andare in bicicletta (...) ad abbracciare sua madre, a dire grazie e a salutare, a ridere forte e a correre lontano (...)”.

La figura di Antonio, l’amico perduto, quello legato al malaffare, credo sia un’importante presenza perchè spinge all’azione la popolazione di San Severo che, capitanata da Mattia, cerca di alzare la testa e di dire “no” all’omertà; presenza cattiva ma utile, paradossalmente, affinché Mattia, insieme ai suoi concittadini, tolto il guinzaglio, sia una rondine libera!

Ottimo!