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08 giugno 2026

RECENSIONE - La famiglia affidataria - di Nicole Trope




Nella loro casa per le vacanze, a pochi passi dalla spiaggia, Elizabeth compone il numero della polizia con le mani tremanti. «Il mio bambino… è scomparso.»

Elizabeth è la madre affidataria di Joe, ma lo ama come se fosse suo. Il piccolo di cinque anni, che adora i supereroi e osservare gli uccellini fuori dalla finestra, è il figlio che ha sempre sognato. Guardando il giardino dove stava giocando pochi istanti prima, sente il cuore strapparsi dal petto.

Avrebbe dovuto salvare Joe dalla madre naturale, la donna che quasi gli ha negato la possibilità di vivere. La stessa che ora cerca disperatamente di riaverlo con sé.

Avrebbe dovuto proteggere Joe da suo marito. L’uomo che, in questo momento, mente alla polizia dicendo di essere in cucina a preparare la colazione quando Joe è sparito. Colui che le stringe la spalla, intimandole di tacere.

Avrebbe dovuto vegliare su Joe. Ora sono a pochi passi dall’oceano, e il piccolo Joe non sa nuotare.

Poi, nell’acqua, viene trovato il piccolo sandalo blu di Joe. Se è successo davvero il peggio – l’impensabile – Elizabeth non potrà mai perdonarsi. E se fosse stato il segreto che nasconde da anni, la colpa che la divora dentro, a mettere in pericolo il suo bambino?

È arrivato il momento di dire la verità – anche se significa perdere il figlio che è il suo intero mondo. Anche se potrebbe costarle la vita.

Un thriller psicologico assolutamente avvincente, pieno di colpi di scena, sui segreti di famiglia, un matrimonio al limite e il confine mortale tra amore e odio. Perfetto per i lettori di Lisa Jewell, Liane Moriarty e Freida McFadden.



Australia, Gilmore Beach.

Gordon Perry, che vive nella casa di fronte a quella presa in affitto dagli Ealy, quella mattina, di ritorno dalla passeggiata in spiaggia, non è affatto sorpreso dal trovare un’auto della polizia davanti alla loro abitazione.
Lui stesso non saprebbe spiegare il perché, la sua memoria lo tradisce, sa che c’è qualcosa che dovrebbe ricordare, ma il pensiero, così come si affaccia alla sua mente, fugge via, lasciandolo con un gravoso senso di vuoto.
È stata Elizabeth a chiamare la polizia, pochi istanti di distrazione e Joe, il figlio adottivo di cinque anni, è scomparso.
All’arrivo degli agenti la donna è visibilmente agitata, a disagio di fronte alle domande che le vengono poste.
Invece il marito, Howard, anche se il tono di voce lascia trasparire la preoccupazione, mostra calma e tranquillità, il suo viso è una maschera.

La narrazione di questo thriller psicologico si muove seguendo spazi temporali diversi, il crescendo della tensione è dettata dal doppio punto di vista, quello di Elizabeth e quello di Gordon.
La donna, partendo dal giorno della scomparsa del bambino, si apre confessando una vita infelice, dominata dalla paura e dalla solitudine, consapevole di non avere le forze necessarie per uscire dalla spirale di violenza e di soprusi che la sta annientando.
L’adozione del bambino sembrava essere un nuovo inizio ma il breve periodo di felicità è stato spazzato via dalla sua incapacità di rompere l’insano vincolo che la lega ad un uomo aggressivo e manipolatore, egocentrico e mentalmente instabile.
Gordon, ex insegnante che nel corso della sua carriera ha visto tanti ragazzi in difficoltà e che non ha mai taciuto di fronte alle ingiustizie, oggi è anziano, debole, tanto che lui stesso dubita dei propri ricordi, eppure si accorge, in quei pochi giorni, che Howard non è una brava persona.
La forsennata ricerca del bambino è una lotta contro il tempo che mette a nudo le debolezze umane. Non è più tempo né di tacere né di mentire.
La vita a volte riserva sorprese e strane coincidenze ma quel che emerge prepotentemente dalla lettura di questo thriller è la frustrazione che deriva dall’impotenza nel contrastare la violenza, dalla consapevolezza che nessuno dà peso a ciò che dicono le persone più fragili.

Più si è vulnerabili e più si diventa vittime.

Eppure, alla fine, la soluzione paradossalmente la si trova prestando attenzione ai vuoti di memoria di un anziano affetto da demenza senile.




 

15 maggio 2026

RECENSIONE - La stagione della Mantide - di Max Giorgini




Bologna, di giorno ma soprattutto di notte. Due giovani donne scatenano il loro micidiale potenziale distruttivo. Però una mente malata è in agguato nelle profondità del web.

Sele ha capelli neri, un fisico atletico, un carattere cinico e aggressivo. Veste di nero, ama il dark e alleva una mantide.

Vera invece è un po’ sovrappeso, ha capelli castani e un’indole apparentemente remissiva. Le piace indossare abiti eleganti, ascolta musica classica e cade in preda a forti momenti di depressione, durante i quali si traveste in forme tragiche e grottesche.

Diverse, ma accomunate da gravi problematiche esistenziali, le due giovani donne si conoscono in chat e diventano amiche.

Dopo un po’ di tempo è un incontro casuale, cominciato male e proseguito peggio, a innescare la devastante carica omicida che portano dentro, in seguito alimentata da una galleria di uomini che, in modi differenti, presenta sempre il volto della sopraffazione.

Sele e Vera vivono così la loro epopea maledetta, nel corso della quale va man mano consolidandosi un rituale estremo, in cui si combinano erotismo e punizione.

Ma il web è un luogo pericoloso, e a una delle due giovani donne capita di imbattersi in un nick che, dietro una facciata rassicurante, nasconde la morbosa ricerca di gratificazioni patologiche.

Grazie alla sua innata capacità di introdursi nell’animo umano, questa mente disturbata intuisce che nella vita di Sele e Vera c’è un lato segreto. Così all’interno della narrazione ha luogo uno scambio di ruoli fra predatore e preda.

In questa ballata nera si accumulano i cadaveri ma mancano gli investigatori che indagano. L’unica forma di giustizia che compare è quella, distorta, presente nell’animo delle due protagoniste.

Al momento culminate si giunge nella villetta di Vera, al termine di una serata piena di sorprese, con in sottofondo le sirene delle volanti che stanno accorrendo da Bologna. Arriveranno in tempo? In tempo per che cosa?

È un noir che piacerà a chi ama le atmosfere notturne, le psicologie complesse, il fascino infido dei rapporti online.




In una Bologna dove – forse – le osterie non esistono più, il web diventa il luogo d’incontro per anime solitarie.
Una scorsa al profilo, alla foto, alle poche stringate informazioni relative ad età e provenienza ed ecco che lo schermo offre l’illusorietà di trovarsi di fronte una persona a noi affine, senza peraltro doversi esporre più di tanto.

Vera e Sele sono due ragazze, non più giovanissime, dal passato paradossalmente differente eppure tanto simile.
Disilluse, sole, accomunate da un difficile rapporto con l’altro sesso, mentalmente instabili.
Sono cupe, misteriose, ghermite da quella depressione che quando ti prende ti tira giù, verso l’abisso.
Quando si incontrano, si riconoscono, si comprendono, si intendono con uno sguardo, senza dover aggiungere parole inutili.
Come la mantide religiosa si ciba del partner dopo l’accoppiamento, le due amiche si ergono a giustiziere per punire l’arroganza dominante del maschio alfa.
Come il ciclo di vita della mantide religiosa, la loro crociata dura giusto il tempo di una stagione.

In questo noir dall’atmosfera emiliana le vittime e i carnefici, i colpevoli e gli innocenti si sovrappongono.
Nessun personaggio merita di essere assolto, né tantomeno amato, così come, in fondo, nessuno di loro è un mostro.

La morale viene bypassata dall’inquietudine, la psicologia malata unita alla solitudine lascia un forte senso di sconfitta; l’umanità è perduta, così come qualsivoglia desiderio di comprendere.






 

30 aprile 2026

RECENSIONE - Ultime note di un libraio: Una ribellione silenziosa - di Francesco Maiocchi




Racconto breve – 10 pagine che non dimenticherai. Il primo racconto della raccolta RIBELLI, dedicata al tema della resistenza e della ribellione.

Nella Siberia sovietica, l’esilio non è solo una punizione – è una lenta, silenziosa cancellazione.
Quando le ultime note di un libraio vengono alla luce, rivelano un viaggio surreale ma commovente attraverso la repressione politica, gesti di resistenza silenziosa e la fragile scoperta della tenerezza umana.
Ultime note di un libraio è un breve ma indimenticabile pezzo di narrativa storica e dell’assurdo, perfetto per i lettori che amano:
Racconti brevi da leggere in un’unica seduta
Storie atmosferiche ambientate nella Russia sovietica
Narrativa letteraria con un tocco di surreale
Ideale per i fan di 1984 di George Orwell, Aleksandr Solženicyn e scrittori come Kafka e Beckett.
Bastano pochi minuti per leggerlo, ma resterà a lungo nei tuoi pensieri.



Quando la sintesi è un dono.
Questo breve romanzo è in grado di trasmettere al lettore tutte le accezioni della parola “Toska”
Quella malinconia e tristezza esistenziale unita al lasciarsi vivere ed al desiderio inespresso radicati nella cultura e nell’anima, sentimento presente nei classici della letteratura russa.

Protagonista è Dimitry, esiliato in Siberia per un errore giudiziario, vittima di un regime che decide nel bene e nel male il destino delle persone.
Sogna di diventare un libraio e, grazie alla biblioteca del carcere, il suo desiderio si realizza.

Ogni personaggio del racconto rappresenta il sistema sovietico.
Andrei, il proprietario della libreria di Novosibirsk, ambiguo e arrivista, capace di muoversi fra gli intrighi di partito per puro interesse personale;
Uliano, un pesce piccolo, incapace di superare le difficoltà;
Arina, consumata da un patologico desiderio d’amore che nessuno potrà mai sanare; il padre di Arina che rappresenta l’oppressione del regime, la prepotenza di chi urla perché non ha niente da dire.
Su tutti Dimitry, apparentemente rassegnato nell’accettare un destino avverso ma che invece è la dimostrazione che le rivoluzioni si possono fare anche in silenzio, rimanendo nell’ombra.

Anche leggendo un libro proibito, quel “Dottor Zivago” censurato dal regime.



 

17 aprile 2026

RECENSIONE - Charlotte: La storia della piccola Brontë - di Antonella Iuliano





Suffolk, 1950
In un lento pomeriggio di marzo, Charlotte Stevens si aggira irrequieta e annoiata nella penombra di una stanza. Urta accidentalmente contro un baule e qualcosa cade a terra con un tonfo. Un libro.
Lo raccoglie e i suoi occhi si soffermano sul titolo: 
Cime Tempestose di Emily Brontë.
È un richiamo. Immediato. Inspiegabile.
È l’incontro che segna l’inizio di una svolta viscerale. La nascita di una passione tanto inattesa quanto indomabile, che la conduce a passi sempre più lesti nel salotto delle letture di casa Adams, dove, giorno dopo giorno, ad attenderla ci sono Charlotte Brontë, decine di romanzi e la signora Chloe, la sua maestra – amica, e dove l’amore per la lettura è destinato a mutare in amore per la scrittura.
Una storia sulla vita che si fa letteratura, narrazione, inchiostro.
Un romanzo che si pone come un delicato inno ai classici e alle sorelle Brontë.


Charlotte è un’adolescente insicura e timida che ha poco in comune con le sue coetanee, soprattutto quelle appariscenti ed emancipate che di fatto la snobbano anche per le sue umili origini.
Alla ricerca del suo posto nel mondo, sarà l’incontro con un’amica della madre, Chloe, a fornirle tutte le risposte.
La donna sarà per Charlotte una mentore, una confidente e una maestra di vita.
Le farà scoprire la letteratura classica schiudendo il mondo magico delle storie senza tempo, degli amori travolgenti, della narrazione di trame intramontabili.
Saprà coltivare il naturale talento della scrittura della ragazza con pazienza e dedizione, sostenendola nelle prime delusioni amorose fino al momento in cui si paleserà per lei il vero amore.

Il punto di forza di questo libro sta nell’aver creato una protagonista nella quale ogni lettore e ogni scrittore si riconosce.
Chi ama la lettura e la scrittura, chi ha trovato nei libri un percorso formativo e di educazione non può far altro che specchiarsi in Charlotte.
Certa che alcuni passaggi siano autobiografici, la penna di Antonella Iuliano si dimostra ancora una volta incantevole, capace di scrivere un romanzo semplice e diretto, di facile ma intensa lettura.

In questo libro ci sono delicatezza e dolcezza, viene celebrato l’amore in ogni sua forma e con grande tatto vengono affrontati anche argomenti dolorosi.

Immersa nella lettura ho trascorso ore piacevoli, l’evidente omaggio alle sorelle Bronte mi ha riportata alla mia giovinezza, anch’io ho sognato e ho sofferto con i loro romanzi.



 



09 aprile 2026

RECENSIONE - Come petali sulla neve - di Antonella Iuliano




“Come petali sulla neve
recisi dallo stesso fiore,
sospinti da un impetuoso vento
in remoti luoghi,
ad appassir lontani.”

Il giorno in cui Philip scrive questi versi è seduto dietro una finestra. Il suo cuore è affranto mentre lo sguardo langue sull’ultima neve di marzo. Sente di essere parte di un fiore travolto dalla tormenta, il cui ricordo sarà spazzato via.
Pochi mesi prima, a migliaia di chilometri di distanza, un altro vetro lo separava dalla vita fuori dall’Istituto per orfani S. Vincent, in Irlanda del Nord: il posto in cui è cresciuto e da cui è fuggito a causa di una fotografia. Un volto di bambino identico al suo. L’immagine nitida di un passato nebbioso.
Ora Philip è in Inghilterra e ha ritrovato il suo gemello, ma nulla è andato come sperava. Tra lui è Leonardo vi è un muro invisibile di menzogne e follia. Ha bisogno di molto coraggio per abbatterlo e ristabilire così quel legame di sangue che crudelmente gli è stato strappato dalla culla.


Philip Shannon è cresciuto in un orfanotrofio e solo ora, a ventitré anni, trova una fotografia che ritrae i suoi genitori, morti in un incidente stradale, con in braccio non uno, bensì due neonati.
Perché nessuno gli aveva mai parlato di un gemello?
Come mai un solo bambino è stato dato in adozione mentre lui è stato lasciato in orfanotrofio?

Dietro i vetri di una finestra che sembra versare lacrime, Philips ha una sola certezza: cercare il fratello perduto e cercare risposte ai tanti perché che gli agitano la mente.

Dall’Irlanda del Nord all’Inghilterra il destino di due fratelli cresciuti in modi completamente diversi.
L’uno in solitudine con l’amarezza di non aver mai conosciuto l’affetto dei genitori e l’altro adottato da una famiglia ricca che lo ha coccolato e viziato.

Riuscirà l’umile Philip a scalfire la freddezza snob di Leonardo ed a trasmettergli i suoi stessi dubbi sulla strana e anomala adozione?

È questo un romanzo che parla dell’amore, delle tante sfaccettature di un sentimento che può portare a compiere scelte sbagliate.
Da un amore insano può nascere il male, l’egoismo dell’uomo è capace di causare tanta sofferenza.
In questa sua opera prima la scrittrice già rivela la predisposizione alla narrazione dei dettagli, la sua è una scrittura capace di dipingere con le parole.
Trasmette emozioni con delicatezza, suggestioni lievi come petali rossi che cadono sulla neve.

Non manca l’omaggio alla lettura e alla letteratura con richiami ai classici russi, Tolstoj e Dostoevskij.
Concordo con la riflessione: scrivere non è solo un sogno, mettere su carta le emozioni ferma per sempre un momento e dà un senso alla vita.




10 marzo 2026

RECENSIONI - Ushanka: I ponti di Leningrado - Ljubov': La neve tra le betulle (Cieli di Russia Vol. 1 e 2) - di Antonella Iuliano

 





Pavel Metjanov è incapace di dimenticare Aleksandra e i suoi bellissimi occhi verdi. L’immagine di lei, con l’Ushanka bianco sul capo, non lo abbandona mai. Le sue pene d’amore hanno un colpevole, suo fratello Yurij. Anche il loro rapporto, da sempre speciale, è andato in frantumi, ma Pasha ignora il sottilissimo filo che la vita ha ripreso a intrecciare a loro insaputa e per mano di un personaggio ambiguo, Ivan Orlev. Un filo che lega tutti loro a una storia d’amore sepolta sotto le bombe dell’assedio di Leningrado, vent’anni prima. Ed è solo seguendo a ritroso il filo, lungo i poetici ponti che solcano la Neva e i canali ghiacciati tra gli argini di granito rosso e le superbe cattedrali con le guglie rigonfie, che i nodi iniziano a sciogliersi.
Un romanzo che aspira a essere corale, in cui la forza avvolgente dei rapporti umani si contrappone al freddo dell’inverno russo. Una storia nella Storia che profuma di neve, di cioccolata calda alla cannella, ma anche di guerra e fango.




Cioccolata calda e cannella, un colbacco bianco come la neve, il freddo e il ghiaccio che ovattano i rumori, l’atmosfera suggestiva di Leningrado e delle foreste siberiane.

La storia d’amore fra Pavel e Alexandra scalda i cinque sensi, nei due protagonisti riconosciamo il carattere tipico della letteratura slava: lui è coraggioso, determinato, coscienzioso mentre lei è la più classica delle eroine russe, dorati i capelli, smeraldini gli occhi, timida e garbata.
Siamo nei primi anni ’60, in pieno regime, la libertà è limitata però ci si è lasciati alle spalle gli orrori della guerra.

Dopo i fasti degli Zar, la Rivoluzione prima e l’assedio poi hanno impoverito una popolazione già sottomessa, stremata da anni di fame, di miseria, quando morire per inedia era la quotidianità.

Eppure, anche in mezzo all’indigenza perdura la solidarietà, la capacità di aiutare, si condivide anche un solo tozzo di pane e quel misero pasto permette di sopravvivere.

Pavel aveva pochi anni, Alexandra una neonata e non ricordano nulla di quel periodo ma le maglie del passato minano la felicità dei due giovani.
I tormenti di una storia d’amore che sembra impossibile, incomprensioni e dubbi troveranno pace nel racconto di un trascorso tanto difficile quanto romantico.

Oltre all’ambientazione affascinante questo libro rende onore alla storia di un grande paese dando risalto ad artisti unici, musicisti e scrittori; racconta riti e tradizioni religiosi e pagani che fondano le radici in epoche remote e riporta ricette di piatti tipici, alcuni che derivano alla cultura contadina quindi semplici e poveri, altri superbi, torte e pasticcini che risplendono nelle lussuose e dorate pasticcerie cittadine.




















“Domani da Fëdor Michajlovich. Alle 15:00. Ti aspetterò lì ogni sabato finché non verrai.”

È un luogo tristemente bello quello in cui il destino conduce Yurij Metjanov dalla ragazza che, inconsapevolmente, stava aspettando. Ha imparato dai suoi errori e quando per puro caso, ritrova una copia di Delitto e castigo, romanzo di Dostoevskij censurato dal regime, non immagina che proprio quelle pagine, lette in clandestinità, cambieranno la sua vita. In un freddo sabato pomeriggio, si reca nel Cimitero degli Artisti e lì, sulla tomba del grande scrittore russo, ad attenderlo ci sono due grandi occhi da cerbiatta. Lei è Nina Kameneva o almeno è così che si presenta quando, tra le isbe innevate di Vyrica e Mironov, la sorte li fa incontrare ancora. Nina è attratta da lui ma sfuggente. Indossa una corazza per proteggere se stessa e la dolce sorellina, Polina, chiusa nel suo mutismo, da un passato doloroso. La caparbietà di Yurij, attraverso la voce di chi è fuggito dai ponti di una Leningrado assediata, lo riporta in quel passato che in parte già conosce, perché non tutto è stato svelato e, a volte, anche se il fato riavvolge lunghe matasse, lascia dietro di sé fili spezzati.
Una storia venata di malinconia, travolgente e pura come la neve tra le betulle.





Secondo volume della saga, protagonista è Yurij, il fratello di Pavel che nel precedente romanzo Ushanka – aveva suo malgrado ostacolato la storia d’amore fra Pavel stesso e Alexandra.

È sufficiente uno sguardo e Yurij si innamora di Nina, una bellissima ragazza incontrata a Leningrado, sulla tomba di Dostoevskij.

È il 1964, il grande scrittore è proibito, ogni suo libro è stato distrutto perché considerato sovversivo per le sue idee liberali e progressiste.
Questo romanzo omaggia l’autore che forse è il più grande di sempre, che più di ogni altro ha saputo raccontare la psicologia umana, i tormenti, le oppressioni, la lotta fra il bene e il male che affligge ognuno di noi.

Nina è cresciuta in una famiglia difficile, anaffettiva, violenta.
Ogni giorno deve difendersi dalle prepotenze dei fratellastri e deve tutelare la sorellina, che ha perso l’uso della parola dopo aver subito un trauma.
Forse Yurij rappresenta la salvezza, ma la strada verso la felicità è lunga e tortuosa, i due giovani dovranno lottare, e non poco, per il loro amore.

Anche in questo secondo romanzo il punto di forza è l’ambientazione sempre affascinate delle foreste di betulle argentee, fiumi e laghi ghiacciati, notti buie e lunghissime, piccoli villaggi dalle isbe colorate nei quali il tempo resta sospeso.
Bellissimi e forti i protagonisti, che riflettono i caratteri dei personaggi dei romanzi di Dostoevskij, pregni di quella malinconia e tristezza che è insita nella natura russa ma nello stesso tempo capaci di trasmettere la bontà e l’amore che, malgrado, tutto l’umanità non ha mai perso.










23 gennaio 2026

RECENSIONE - Le verità nascoste - la farfalla, il corvo e la rosa - di Lena Crow

 




Tra le nebbie perenni di Loch Lomond si erge l'austera Ravenshade School, un istituto elitario che nasconde segreti antichi quanto le sue mura di pietra. È qui che Grace Miller decide di trasferirsi per frequentare l'ultimo anno, spinta da un unico obiettivo: scoprire la verità sulla morte della sua gemella, Eleanor.
Ben presto, però, le indagini di Grace disturbano qualcosa che doveva rimanere sepolto. Biglietti minacciosi firmati da un’entità che si fa chiamare "Il Corvo" iniziano ad apparire ovunque, intimandole di smettere di cercare.
Tra balli in maschera, scoperte inquietanti e un'attrazione proibita che rischia di farle perdere la lucidità, Grace dovrà capire di chi fidarsi prima che sia troppo tardi. Perché alla Ravenshade nessuno è davvero innocente, e il confine tra la verità e la menzogna è sottile come il ghiaccio che ricopre il lago scuro in attesa della prossima vittima.
Riuscirà Grace a far emergere le verità nascoste, o finirà per essere inghiottita dallo stesso buio che ha preso sua sorella?

 Un legame speciale ha sempre unito Eleanor e Grace.

Il filo invisibile che unisce i gemelli, la felicità di un’infanzia serena, poi il dolore per la perdita della madre.

Eleanor frequentava la Ravenshade School, un’immensa magione inserita fra le colline, e si è uccisa lasciando un biglietto “Non posso più continuare, mi dispiace.”

Grace non crede al suicidio e si iscrive anche lei alla scuola, decisa a scoprire cosa sia veramente accaduto alla gemella.

Evidentemente la presenza di Grace non è gradita e i dubbi aumentano.

Chi fra gli allievi della scuola mente?

Di chi si può fidare?

Ben presto Grace si rende conto che Eleanor aveva dei segreti e i timori si trasformano in terrore quando inizia a ricevere inquietanti messaggi firmati “Il Corvo” che la minacciano e le intimano di smettere di fare domande.

L’ambientazione di questo romanzo è piacevole, la tensione capitolo dopo capitolo si mantiene alta. 

Molte frasi ad effetto e tanti colpi di scena.

I personaggi però sono poco caratterizzati, non vengono ben definiti e la trama nel finale risulta un pochino affrettata, debole, i tanti indizi disseminati nel corso della lettura non vengono sufficientemente risolti.

Essendo un’opera prima giustifico le imperfezioni e mi piacerebbe leggere un nuovo lavoro di Lena Crow, magari un tantino più originale e lineare.






16 dicembre 2025

RECENSIONE - Lo specchio di Isobel - di Francesco Agostini




È una fredda sera d’autunno quando Isobel, durante una passeggiata con la sua migliore amica, sviene improvvisamente. Al risveglio sembra stare bene, ma presto si accorge che, nella sua vita, qualcosa è cambiato: misteriose entità incorporee, di presunta origine demoniaca, sembrano perseguitarla e volerla possedere. Si ritrova presto in un incubo fatto di presenze inquietanti, vessanti e pericolose, sia per lei che per le persone che ama.

Sarà quindi costretta a intraprendere un cammino di acquisizione di consapevolezza che, passo dopo passo, la porterà a confrontarsi con le domande che più tormentano l’anima degli esseri umani:

chi siamo?

Da dove veniamo?

Esiste Dio?

Isobel troverà risposte sconvolgenti, destinate a cambiare per sempre la sua visione del mondo e di sé stessa.




E fu così che iniziò l’incubo per Isobel: un gelo improvviso, un terrore che paralizza, una presenza malvagia.
Da quel momento la paura è la sua compagna, le visioni la trascinano in un orrore pregno di dolore e di sangue.
La terribile consapevolezza che anche le persone a lei vicine vengono minacciate: il padre, il fidanzato Leonardo e l’amica Selena.
Li deve tutelare perché la loro vita è in pericolo e lei è la causa del male.

Questo romanzo scava nel nostro più profondo io e rivela la paura più grande: scoprire che il mostro è dentro di noi.
Impossibile quindi sfuggire al terrore e pensare di uscire dall’incubo più nero.
Tutto è il riflesso di qualcosa, la presenza maligna è il frutto delle menzogne che abbiamo costruito.
Incapaci di guardare in faccia la realtà, privi del coraggio necessario per affrontare la verità.

Chi ci può salvare?
Forse Dio, ma noi abbiamo perso la fede
Forse chi ci sta vicino, ma noi rifiutiamo la società
Forse noi stessi, se impariamo a guardare oltre il nostro limitato orizzonte.

Capitolo dopo capitolo questo romanzo horror/fantascientifico trascina in un crescendo di suspence, fino al colpo di scena finale, grazie al quale tutto si rivela.

I personaggi sono molto ben definiti, hanno carattere.
Isobel, lo specchio dell’autore, affronta un percorso di crescita e di conoscenza, per dare un senso al vissuto.
Selena e Leo sono antagonisti nell’affrontare le avversità: c’è chi lotta sempre e comunque al fianco di chi ama e chi invece si arrende.









 

18 novembre 2025

RECENSIONE - L'uomo che urlò al vento - di Massimo Gagliardini

 




Titolo: L’uomo che urlò al vento
Autore: Massimo Gagliardini
Editore: Brè Edizioni
Pagine: 248
In ebook solo su Amazon a 4,99€ anche in KU
In carta a 18€ in tutte le librerie online e fisiche
Genere: narrativa
In vendita da ottobre 2025



Come vi sentireste, se scopriste di poter rimediare agli errori del passato? E come vi sentireste, se il rimedio si rivelasse peggiore del male? È quello che vive Edoardo sulla sua pelle, quando un giorno di primavera si accorge di poter mutare il corso di uno sfortunato evento che, cinque anni dopo, ha portato la moglie a togliersi la vita. In una serie di incredibili vicissitudini, Edoardo scopre che alterare il passato non è facile come sembra, non senza il rischio di dar vita a paradossi del destino che rendono il presente ancor più amaro. In un estenuante effetto domino, Edoardo realizza infine che la scelta migliore è quella di lasciare che il destino faccia il suo corso. Ma una ruota che gira non si ferma sempre dove lo si desidera. Se ne accorgerà ben presto anche lui stesso, quando si ritroverà ad affrontare una realtà molto diversa da quella che si era immaginato.


Aprile 2021 - Edoardo è devastato, la moglie Ambra si è tolta la vita e lui non sa spiegarsi il motivo.
La loro vita era sempre stata felice, due figli, una bella casa, i viaggi.

Questo è ciò che credeva lui fino al giorno del funerale, quando gli si avvicina un uomo che gli confessa essere stato l’amante di Ambra, la loro relazione era iniziata nel 2015 quando i due coniugi erano stati ricoverati a seguito di un incidente stradale.
Allo shock della consapevolezza che la moglie gli mentiva si aggiunge un senso di straniamento ancor più profondo: Edoardo continua a vedere Ambra, lì, nella loro casa.
Lei gli parla e si comporta come nulla fosse successo, anzi, è sorpresa delle reazioni incredule di lui.

Edoardo è sempre più confuso e stranito fin quando si ritrova catapultato nel 2015.
È un segno del destino?
Lui crede di sì: si rende conto di poter intervenire per modificare gli eventi e impedire l'incidente, così Ambra non incontrerebbe mai il suo amante.
Una cosa non ha valutato: cambiando anche soltanto un piccolo dettaglio, le conseguenze sono infinite.
L’incidente viene evitato però lo loro vite e quelle di altre persone che si trovavano su quella strada la sera del 6 ottobre 2015 non saranno più le stesse.

Quante volte abbiamo desiderato cambiare il passato e quante volte ci siamo chiesti dove saremmo oggi se avessimo assunto decisioni diverse?

Il destino si può ingannare come scrive Renato Zero in Civiltà?
“io che trucco le mie carte e sfotto il mio destino, io, senz’ali ho già sconfitto il vento ed io … ho vinto!”

Bisogna leggere questo libro allontanando la mente da ciò che chiamiamo realtà, lasciandosi trasportare negli universi paralleli creati dall’autore.
Scavare nella mente umana è sempre affascinante, la fantasia e la realtà si mischiano, il confine fra ciò che è e qual che sembra spesso è labile.
Questo è, a mio avviso, una criticità del libro – ci sono incongruenze e situazioni non ben definite – e, nello stesso tempo, il suo punto di forza.

Una cosa è certa, questo libro era destinato ad arrivare a me perché parla del mio paese natale: Mandello Lario, sul lago di Como.

Un bel regalo.