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04 maggio 2026

RECENSIONE - Lo stato di conservazione delle cose - di Salvatore Claudio D'Ambrosio




"Lo stato di conservazione delle cose" è una storia che si muove nel tempo sospeso delle decisioni irrevocabili, quando ogni gesto diventa memoria prima ancora di accadere. Attraverso sguardi diversi, la narrazione attraversa ore decisive, intime, silenziose, in cui la vita si misura non in ciò che resta, ma in ciò che sta per andare via.

È un racconto sul tentativo disperato e umano di trattenere qualcosa — un Natale, un figlio, una promessa — anche quando il mondo sembra già aver deciso al posto nostro.
Un libro che non chiede risposte, ma accompagna il lettore dentro una domanda essenziale:
come si conserva l’amore, quando non c’è più nulla da salvare?







Quando mi è stato proposto questo romanzo, non ho letto la trama, non so il motivo ma mi sono soffermata sulla cover, sulle scarpe…inizialmente non ci ho dato peso, ma quando ho letto…ho capito.

Questa è una storia che ti rimane addosso, mentre la stai leggendo e anche quando le pagine terminano, loro restano dentro di te.

Patrizia e Raffaele affrontano una decisione impossibile, un momento bellissimo, si trasforma in un dolore indescrivibile e inimmaginabile…uno dei gemelli che aspettano soffre di “trasfusione fetale”, un momento difficile, complicato e trovare un medico freddo e distaccato non è davvero la cosa che desideri.

Pagine che raccontano la fragilità, la profondità della vita in tutte le sue sfumature…e racconta di scelte…e di conseguenze.

Non mi aspettavo questa lettura, non mi aspettavo questa penna, ma sono felice di aver avuto la possibilità di farlo, mi piace avere un cuore pronto ad emozionarsi…e se non siete pronti a farlo non leggete queste pagine perché non verrebbero capite!





 

10 marzo 2026

RECENSIONI - Ushanka: I ponti di Leningrado - Ljubov': La neve tra le betulle (Cieli di Russia Vol. 1 e 2) - di Antonella Iuliano

 





Pavel Metjanov è incapace di dimenticare Aleksandra e i suoi bellissimi occhi verdi. L’immagine di lei, con l’Ushanka bianco sul capo, non lo abbandona mai. Le sue pene d’amore hanno un colpevole, suo fratello Yurij. Anche il loro rapporto, da sempre speciale, è andato in frantumi, ma Pasha ignora il sottilissimo filo che la vita ha ripreso a intrecciare a loro insaputa e per mano di un personaggio ambiguo, Ivan Orlev. Un filo che lega tutti loro a una storia d’amore sepolta sotto le bombe dell’assedio di Leningrado, vent’anni prima. Ed è solo seguendo a ritroso il filo, lungo i poetici ponti che solcano la Neva e i canali ghiacciati tra gli argini di granito rosso e le superbe cattedrali con le guglie rigonfie, che i nodi iniziano a sciogliersi.
Un romanzo che aspira a essere corale, in cui la forza avvolgente dei rapporti umani si contrappone al freddo dell’inverno russo. Una storia nella Storia che profuma di neve, di cioccolata calda alla cannella, ma anche di guerra e fango.




Cioccolata calda e cannella, un colbacco bianco come la neve, il freddo e il ghiaccio che ovattano i rumori, l’atmosfera suggestiva di Leningrado e delle foreste siberiane.

La storia d’amore fra Pavel e Alexandra scalda i cinque sensi, nei due protagonisti riconosciamo il carattere tipico della letteratura slava: lui è coraggioso, determinato, coscienzioso mentre lei è la più classica delle eroine russe, dorati i capelli, smeraldini gli occhi, timida e garbata.
Siamo nei primi anni ’60, in pieno regime, la libertà è limitata però ci si è lasciati alle spalle gli orrori della guerra.

Dopo i fasti degli Zar, la Rivoluzione prima e l’assedio poi hanno impoverito una popolazione già sottomessa, stremata da anni di fame, di miseria, quando morire per inedia era la quotidianità.

Eppure, anche in mezzo all’indigenza perdura la solidarietà, la capacità di aiutare, si condivide anche un solo tozzo di pane e quel misero pasto permette di sopravvivere.

Pavel aveva pochi anni, Alexandra una neonata e non ricordano nulla di quel periodo ma le maglie del passato minano la felicità dei due giovani.
I tormenti di una storia d’amore che sembra impossibile, incomprensioni e dubbi troveranno pace nel racconto di un trascorso tanto difficile quanto romantico.

Oltre all’ambientazione affascinante questo libro rende onore alla storia di un grande paese dando risalto ad artisti unici, musicisti e scrittori; racconta riti e tradizioni religiosi e pagani che fondano le radici in epoche remote e riporta ricette di piatti tipici, alcuni che derivano alla cultura contadina quindi semplici e poveri, altri superbi, torte e pasticcini che risplendono nelle lussuose e dorate pasticcerie cittadine.




















“Domani da Fëdor Michajlovich. Alle 15:00. Ti aspetterò lì ogni sabato finché non verrai.”

È un luogo tristemente bello quello in cui il destino conduce Yurij Metjanov dalla ragazza che, inconsapevolmente, stava aspettando. Ha imparato dai suoi errori e quando per puro caso, ritrova una copia di Delitto e castigo, romanzo di Dostoevskij censurato dal regime, non immagina che proprio quelle pagine, lette in clandestinità, cambieranno la sua vita. In un freddo sabato pomeriggio, si reca nel Cimitero degli Artisti e lì, sulla tomba del grande scrittore russo, ad attenderlo ci sono due grandi occhi da cerbiatta. Lei è Nina Kameneva o almeno è così che si presenta quando, tra le isbe innevate di Vyrica e Mironov, la sorte li fa incontrare ancora. Nina è attratta da lui ma sfuggente. Indossa una corazza per proteggere se stessa e la dolce sorellina, Polina, chiusa nel suo mutismo, da un passato doloroso. La caparbietà di Yurij, attraverso la voce di chi è fuggito dai ponti di una Leningrado assediata, lo riporta in quel passato che in parte già conosce, perché non tutto è stato svelato e, a volte, anche se il fato riavvolge lunghe matasse, lascia dietro di sé fili spezzati.
Una storia venata di malinconia, travolgente e pura come la neve tra le betulle.





Secondo volume della saga, protagonista è Yurij, il fratello di Pavel che nel precedente romanzo Ushanka – aveva suo malgrado ostacolato la storia d’amore fra Pavel stesso e Alexandra.

È sufficiente uno sguardo e Yurij si innamora di Nina, una bellissima ragazza incontrata a Leningrado, sulla tomba di Dostoevskij.

È il 1964, il grande scrittore è proibito, ogni suo libro è stato distrutto perché considerato sovversivo per le sue idee liberali e progressiste.
Questo romanzo omaggia l’autore che forse è il più grande di sempre, che più di ogni altro ha saputo raccontare la psicologia umana, i tormenti, le oppressioni, la lotta fra il bene e il male che affligge ognuno di noi.

Nina è cresciuta in una famiglia difficile, anaffettiva, violenta.
Ogni giorno deve difendersi dalle prepotenze dei fratellastri e deve tutelare la sorellina, che ha perso l’uso della parola dopo aver subito un trauma.
Forse Yurij rappresenta la salvezza, ma la strada verso la felicità è lunga e tortuosa, i due giovani dovranno lottare, e non poco, per il loro amore.

Anche in questo secondo romanzo il punto di forza è l’ambientazione sempre affascinate delle foreste di betulle argentee, fiumi e laghi ghiacciati, notti buie e lunghissime, piccoli villaggi dalle isbe colorate nei quali il tempo resta sospeso.
Bellissimi e forti i protagonisti, che riflettono i caratteri dei personaggi dei romanzi di Dostoevskij, pregni di quella malinconia e tristezza che è insita nella natura russa ma nello stesso tempo capaci di trasmettere la bontà e l’amore che, malgrado, tutto l’umanità non ha mai perso.










10 dicembre 2025

RECENSIONE - AUGURI UN PAR DI CORNA - di Elisabeth Martini


 

 

Titolo: AUGURI UN PAR DI CORNA

 Autore:  Elisabeth Martini

Genere: narrativa, adult, rom-com natalizia con elementi fantasy dark.

Target: lettrici e lettori di romance contemporaneo, amanti di storie natalizie alternative, fan di Bridget Jones, The Holiday e L’Orso e l’Usignolo.
Formato ideale: romanzo autoconclusivo, 250-300 pagine.

Il Natale e io non siamo mai andati d’accordo: lui brilla, canta e profuma di cannella; io brillo solo di occhiaie, stono pure sotto la doccia e con la cannella ci litigo da anni.
La mia situazione attuale: trentasei anni, una laurea in storia antica con fissazione per la mitologia che vale meno di un gratta e vinci già usato, un ex che mi ha piantata via SMS la Vigilia – Merry Christmas, stronzone – e un’insofferenza cronica verso lucine, panettoni e playlist natalizie.

Così, per sfogarmi, ho scritto un post intitolato Ventiquattro maledizioni per stronzi allegri.

Doveva restare una cavolata tra me, il vino e Internet.

Avrebbe dovuto farmi guadagnare due like e una risata.
Adesso invece sono bloccata in un villaggio che sembra una cartolina natalizia psichedelica: neve ovunque, biscotti inquietanti e persino le tombole sono trappole infernali.

E nel pacchetto deluxe c’è pure un falegname: parla poco, guarda troppo e ha mani che meriterebbero una voce dedicata su Wikipedia.

Io volevo ridere del Natale.

Adesso è il Natale che ride di me. E in mezzo a tutto questo c’è lui, con lo sguardo di uno che non promette regali… ma decisamente pacchi.



Conoscevo la Martini dai precedenti libri e non ho avuto dubbi quando è arrivata la richiesta di recensione per questo romanzo.

Il titolo è già un programma, se poi aggiungete una protagonista (Gioia Verde, attenzione) che il Natale lo ha messo in black list, stanca di tradizioni che sanno di ipocrisia e di promesse che non reggono mai alla prova dei fatti, il gioco è fatto.

Gioia non cerca favole né l’amore.

Almeno è quello che si racconta mentre tenta di riprendersi da una delusione che le ha tolto anche l’ultimo residuo di entusiasmo.

È proprio in quel suo tentativo di auto-protezione che arriva il post sarcastico, la raffica di smorfie e battutine velenose che suonano fin troppo vere.

Un calendario dell’Avvento fatto di maledizioni.

E da lì parte la “punizione”.

Perché sì, Martini la scaraventa in un contesto che sa tanto di cartolina natalizia incantata, ma con quella punta straniante che la rende tutto tranne che rassicurante.

Una baita nel bosco, una quiete che è solo apparenza, un’atmosfera surreale e poi lui, signore: il falegname.

Adriano è taciturno, brusco, quasi una controfigura dell’eroe delle fiabe.

Non è il tipico soggetto che ti consola o ti salva.

Osserva senza mai giudicare.

Il tuttofare del paese è avvolto da quell’alone di mistero che lo rende affascinante e inquietante al contempo.

Sapete quando vi dicono di non avvicinarvi al fuoco perché rischiate di bruciarvi, ma voi lo fate comunque perché la curiosità è più forte?

Be’, la cara Gioia ci sbatte contro.

Letteralmente e metaforicamente.

 Tuttavia, ciò che mi ha colpito è stata l’originalità della storia. In tanti libri che ho letto (e garantisco, sono molti) mai avevo trovato qualcosa che unisse un determinato soggetto legato al folklore a una storia d’amore.

Tra i due, poi, l’alchimia è forte.

La Martini lavora bene proprio lì: nella tensione, nello scontro tra due caratteri in difesa, due persone che non si fidano della felicità e nemmeno di se stesse.

La scrittura dell’autrice si muove con un ritmo vivace, diretto, senza mai scivolare nel melenso.

Le scene brillano di un’ironia che funziona sia nelle battute sia nei silenzi, e le descrizioni dell’ambiente natalizio sono curate ma mai stucchevoli: la neve non è un orpello romantico, è una coperta fredda che amplifica emozioni, paure e desideri.

Le atmosfere natalizie, solitamente sbrodolate di zucchero, qui diventano un contorno inquietante.

Passeggiate voi in mezzo a decorazioni che sembrano seguirvi e poi ne parliamo.

Lo stile dell’autrice è schietto, diretto; è un racconto che ti dà una scusa per ridere e ti ricorda che il Natale può anche ferire, perché porta a galla quei vuoti che solo un altro può colmare.

Auguri un par di corna è una rom-com natalizia con sfumature dark, che dà il senso di come anche la festa più luminosa possa nascondere ombre, delusioni e qualche scintilla che non arriva, in questo caso, da Babbo Natale.

A presto






18 novembre 2025

RECENSIONE - L'uomo che urlò al vento - di Massimo Gagliardini

 




Titolo: L’uomo che urlò al vento
Autore: Massimo Gagliardini
Editore: Brè Edizioni
Pagine: 248
In ebook solo su Amazon a 4,99€ anche in KU
In carta a 18€ in tutte le librerie online e fisiche
Genere: narrativa
In vendita da ottobre 2025



Come vi sentireste, se scopriste di poter rimediare agli errori del passato? E come vi sentireste, se il rimedio si rivelasse peggiore del male? È quello che vive Edoardo sulla sua pelle, quando un giorno di primavera si accorge di poter mutare il corso di uno sfortunato evento che, cinque anni dopo, ha portato la moglie a togliersi la vita. In una serie di incredibili vicissitudini, Edoardo scopre che alterare il passato non è facile come sembra, non senza il rischio di dar vita a paradossi del destino che rendono il presente ancor più amaro. In un estenuante effetto domino, Edoardo realizza infine che la scelta migliore è quella di lasciare che il destino faccia il suo corso. Ma una ruota che gira non si ferma sempre dove lo si desidera. Se ne accorgerà ben presto anche lui stesso, quando si ritroverà ad affrontare una realtà molto diversa da quella che si era immaginato.


Aprile 2021 - Edoardo è devastato, la moglie Ambra si è tolta la vita e lui non sa spiegarsi il motivo.
La loro vita era sempre stata felice, due figli, una bella casa, i viaggi.

Questo è ciò che credeva lui fino al giorno del funerale, quando gli si avvicina un uomo che gli confessa essere stato l’amante di Ambra, la loro relazione era iniziata nel 2015 quando i due coniugi erano stati ricoverati a seguito di un incidente stradale.
Allo shock della consapevolezza che la moglie gli mentiva si aggiunge un senso di straniamento ancor più profondo: Edoardo continua a vedere Ambra, lì, nella loro casa.
Lei gli parla e si comporta come nulla fosse successo, anzi, è sorpresa delle reazioni incredule di lui.

Edoardo è sempre più confuso e stranito fin quando si ritrova catapultato nel 2015.
È un segno del destino?
Lui crede di sì: si rende conto di poter intervenire per modificare gli eventi e impedire l'incidente, così Ambra non incontrerebbe mai il suo amante.
Una cosa non ha valutato: cambiando anche soltanto un piccolo dettaglio, le conseguenze sono infinite.
L’incidente viene evitato però lo loro vite e quelle di altre persone che si trovavano su quella strada la sera del 6 ottobre 2015 non saranno più le stesse.

Quante volte abbiamo desiderato cambiare il passato e quante volte ci siamo chiesti dove saremmo oggi se avessimo assunto decisioni diverse?

Il destino si può ingannare come scrive Renato Zero in Civiltà?
“io che trucco le mie carte e sfotto il mio destino, io, senz’ali ho già sconfitto il vento ed io … ho vinto!”

Bisogna leggere questo libro allontanando la mente da ciò che chiamiamo realtà, lasciandosi trasportare negli universi paralleli creati dall’autore.
Scavare nella mente umana è sempre affascinante, la fantasia e la realtà si mischiano, il confine fra ciò che è e qual che sembra spesso è labile.
Questo è, a mio avviso, una criticità del libro – ci sono incongruenze e situazioni non ben definite – e, nello stesso tempo, il suo punto di forza.

Una cosa è certa, questo libro era destinato ad arrivare a me perché parla del mio paese natale: Mandello Lario, sul lago di Como.

Un bel regalo.







13 ottobre 2025

RECENSIONE - L'Israeliana - di Paola D'Arpino Fusar Poli


Titolo: L’Israeliana

Autrice: Paola D’Arpino Fuser Poli

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 226

In ebook solo su Amazon a 4,99€ anche in KU

In carta a 17€ in tutte le librerie online e fisiche dal 1° ottobre 2025

Genere: narrativa, spy story

(dato il particolare momento storico, ci tengo a precisare che non è un testo politico, ma un avvincente romanzo noir di spionaggio, amore, azione.)

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Alle prime luci dell’alba un corpo galleggia sulle acque salate del Mar Morto, in Israele. Un anno prima, a Parigi, un uomo d’affari libanese, usciva dal Ritz con incatenata al polso la sua valigetta nera; a Napoli, Fernando scrittore svogliato, che vive la vita come i personaggi dei suoi romanzi, sorseggia vino bianco di fronte al mare di Posillipo aspettando Bar, l’amica israeliana dai profondi e sensuali occhi verdi, esperta di strategia e intelligence internazionale, cresciuta come un soldato, abilissima a capire chi le sta di fronte, veloce e cinica nel prendere decisioni. Bar, è nei guai, in pericolosi e fottutissimi guai. Perché sta scappando? Nella redazione del New York Times, Julia, una famosa reporter, sbatte urlando in faccia al direttore la copia del quotidiano, mentre a Londra, Sarah, una critica d’arte, lesbica, gioca nervosamente con la pallina d’acciaio infilata nella lingua dopo una telefonata inaspettata che la eccita. Su una panchina al centro di Alexanderplatz, Vicky, ascolta e annota impaziente delle registrazioni vocali su di un telefono non suo. Sulla 57esima, nella Royal Suite del Four Seasons, Fadi, il giovane e ricchissimo principe saudita, viene rapito da una notizia: il ritrovamento dell’ultimo quadro dipinto da Leonardo da Vinci, il Salvator Mundi. Cosa hanno in comune tutti questi personaggi? In una intrigante vicenda internazionale, che vede coinvolti il mondo dell’arte, i media, la spudorata ricchezza del mondo arabo e l’abilità strategica del Mossad, nulla è ciò che sembra.





La vendetta è un piatto che si serve freddo.

Se ti chiami Bar David e sei una stratega perfetta, dotata di intuito e scaltra, fin da piccola addestrata come un soldato, una macchina da guerra.
I sensi sempre all’erta, vedi ciò che agli altri sfugge, capti l’essenza di profumi e odori.
Hai una forte dose di masochismo, paura e dolore ti eccitano.
Se ti chiami Bar David e sei un agente del Mossad, i servizi segreti israeliani, la tua vendetta è un piano congegnato nei minimi particolari, studiato e affinato con arguzia, da mettere in atto plasmando finanche il destino.

Sulle acque del Mar Morto, talmente salate che è impossibile andare a fondo, galleggia un corpo.
Perché anche se ti chiami Bar David ci sono cose che non puoi controllare.

Spy story ad alta tensione, un thriller magistralmente strutturato che trasporta il lettore in una storia fatta di molteplici tasselli che si vanno ad incastrare magistralmente.
Tanti personaggi dalla forte personalità, ben delineati vizi e debolezze di ognuno di loro, peculiarità che la protagonista sfrutta abilmente per raggiungere il suo scopo.
La trama si sviluppa in ambienti di lusso, dominati da ricchezza e sete di potere, Principi sauditi, giornalisti d’assalto e mercanti d’arte che, fra hotel stellati, voli privati e abiti sartoriali, seguono le tracce dell’ultimo quadro realizzato da Leonardo da Vinci, il Salvator Mundi.
Valore stimato 450 milioni di dollari.
Una lettura da brivido che riporta alla memoria i romanzi di Daniel Silva – arte e servizi segreti – un’unione vincente.
Unico dettaglio per me un poco fastidioso l’utilizzo smodato dei vocaboli “fottuto” e “c..zo”





 

19 marzo 2025

RECENSIONE - Oltre le nuvole - di Alessia Malvestio

 



TITOLO: Oltre le nuvole 
 AUTRICE: Alessia Malvestio 
 GENERE: Narrativa 
 DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 Febbraio 2025 
 PAGINE: 264 
CASA EDITRICE: Brè edizioni 


Anna ha quindici anni, vive a Forløsning, una suggestiva cittadina norvegese, è una ragazzina solare, determinata e innamorata della natura. Avrebbe un solo e unico desiderio: avere degli amici, ma al momento l’unico con cui trascorre le sue giornate è Nils, il ragazzo di qualche anno più grande che abita nel suo stesso quartiere e con il quale è cresciuta, ma che non l’accompagnerà nel nuovo anno scolastico. Per un gioco del destino, nella sua classe arriva una nuova alunna, Grace, che subito attira la sua attenzione con un atteggiamento scontroso e poco incline al dialogo. Perché si comporta in quel modo? E cosa rappresentano i fiori di loto che non smette di disegnare? Non senza poche difficoltà, le due ragazze impareranno a conoscersi, a volersi bene e a entrare in sintonia l’una con le gioie e i tormenti dell’altra, attraverso un viaggio tra i sentieri di Forløsning che le porterà a riscoprire se stesse e a trovare una via comune per sfuggire al dolore. 


 Meraviglioso titolo ….non so perché mi ha fatto pensare all’infinito….al cielo e al mare.

Meravigliosa cover che mi ha conquistato immediatamente…. Quando ho iniziato la lettura ho compreso che mi sarebbe piaciuto. Sono pagine che parlano di adolescenza e tutto ciò che porta con sé questo periodo di cambiamento….mi ha colpito la non banalità, mi ha colpito la verità e la semplicità di Anna e Grace… il loro rapporto d’amicizia arrivato per caso o forse no. Un rapporto che sa di crescita di affetto, di mutamento.

Mi sono emozionata percorrendo nuovamente la mia adolescenza e mi sono ritrovata in lacrime, ricordando un periodo fondamentale che apre la strada alla vita ….ed è per questo che consiglio questa lettura….a chi si accinge ad affrontare questo periodo e a chi è accanto potrebbe rivelarsi un Grande aiuto!

Bellissima penna semplice ma vera!





06 febbraio 2025

RECENSIONE - Inventario letterario del mondo di David Bowie - di Alessio Barettini




In epoca classica, letteratura e musica andavano di pari passo, tanto che spesso i testi poetici che ci sono stati trasmessi erano destinati a essere declamati con un accompagnamento musicale. E in epoca moderna? In questo libro si prova a cucire una trama complessa, fatta di riferimenti, esplorazioni, sperimentazioni. Il mondo di David Bowie, variegato e artisticamente stimolante, è anche costruito su una costante ricerca testuale nata dalla passione di Bowie per la letteratura, che ha trovato modo di riversare nei testi dei suoi brani modalità di scrittura che mostrano collegamenti ora espliciti ora impliciti con essa. Si tratta di un campo di ricerca ancora inesplorato, nonostante i collegamenti fra il lavoro di Bowie e altre arti siano già stati ampiamente trattati. Attraverso l'analisi delle opere letterarie preferite dal cantautore britannico e dei suoi testi, l'autore intreccia un discorso che mostra un terreno fertile di contaminazioni e suggestioni che, oltre a esplorare l'opera di uno dei più grandi artisti della nostra epoca, offre la possibilità di stabilire punti di contatto fra due mondi – la musica e la letteratura – che comunicano tra loro molto più di quanto i moderni fruitori delle due arti siano disposti a credere.





Saggio, opera critica, tributo ad un’icona che per oltre mezzo secolo è stato protagonista della musica e del cinema, lasciando un’impronta indelebile, un musicista che si è espresso utilizzando ogni forma di arte.
In ogni decennio, dagli anni ’60 in poi, David Bowie si è inventato, ha sperimentato, si è omologato e poi si è reinventato nuovamente.
Ha indossato i panni di Ziggy Stardust e del Duca Bianco, ha vissuto il periodo buio Newyorkese e la rinascita berlinese, trasgressivo, irriverente, originale e rivoluzionario, bellissimo ed elegante, androgino e sensuale.

Unico ed indimenticabile per la mia generazione, per sempre scolpito nel cuore di chi, come me, in quel gennaio del 2016 in due giorni è passato dalla gioia per l’uscita del nuovo disco allo sgomento per la morte inaspettata del Duca.

In questo libro l’autore, analizzando i testi delle canzoni dimostra come Bowie sia stato testimone del suo tempo, osservatore attento e critico della vita politica e sociale e scorrendo la sua discografia attraversiamo oltre cinquant’anni di storia, dagli anni della contestazione giovanile sino ai giorni nostri.

Siamo quindi di fronte ad un saggio, un compendio letterario che evidenzia soprattutto l’influenza che ha avuto la letteratura sull’opera di Bowie, che è stato un grande lettore - alla fine di questo volume troviamo la lista dei suoi cento libri preferiti - un cultore dei grandi classici, amante della poesia e dei libri di fantascienza (a riprova che nulla nasce per caso, senza intelligenza e cultura non si va da nessuna parte).

Sicuramente è una lettura impegnativa, un’opera notevole che lascia il segno, molto educativa.

Ringrazio l’autore perché ho rivissuto l’immensità della musica di David Bowie ed ho scoperto opere letterarie interessanti che non conoscevo.



RECENSIONE - L'Armida tra le onde - di Marinella Giuni

 



Tra le onde dei ricordi l'Armida ripercorre la sua vita passata. Che fine ha fatto il fidanzato traditore, Otello, con cui era fuggita trenta anni prima in Argentina senza sapere che lui già teneva famiglia? Dopo "Il bauletto dell'Armida", torna la perpetua di don Tarcisio: cala gli scudi, si apre, chiede aiuto in una rinnovata quotidianità che – grazie all'eredità dell'Aurelia – le permette una maggiore indipendenza e persino la patente! Nuove figure si sono intanto affacciate nella sua piccola comunità paesana: la ex dell'Adolfo, Carmelina, il suo bambino e nonna Rosaria. Salvator, il fascinoso cantante sudamericano che fu caro amico della benestante Aurelia, ogni tanto torna a far visita. La Storia, con la tragedia dei desaparecidos raccontata da Salvator, e la storia personale, raccontata dall'Armida si incontrano e danno la spinta che mancava: un risveglio dell'interesse per il mondo, il desiderio di sapere. Di sapere dov'è finito l'Otello, di trovare il tassello mancante.


Dopo aver letto "Il bauletto dell'Armida", non potevo non leggere il nuovo romanzo, "L'Armida tra le onde".

Marinella Giuni torna a raccontarci le avventure della perpetua Armida. In questo nuovo romanzo, troviamo la protagonista alle prese con nuove sfide e nuove scoperte, sempre pronta a mettersi in gioco e a sorprendere il lettore.

Avevamo lasciato Armida con la scoperta del testamento della sua amica Aurelia e, qui si scopre che ha ereditato una casa. Pur continuando a fare la perpetua di Don Tarcisio, può finalmente godere di una maggiore indipendenza economica. Ma il passato torna a bussare alla sua porta, sotto forma di ricordi sempre più vividi e pressanti. Armida deve fare i conti con le scelte e gli errori che ha fatto in gioventù e con i rimpianti che ancora la tormentano.

 Armida è una donna forte e coraggiosa, ma anche fragile e vulnerabile. Il suo percorso di crescita personale è al centro del romanzo, un viaggio emozionante che la porterà a scoprire nuove sfaccettature di sé stessa. Non si arrende di fronte alle difficoltà, sa rialzarsi dopo ogni caduta e continua a credere nella vita e nell'amore.

Accanto a lei, troviamo nuovi personaggi, come Carmelina, l'ex di Adolfo, con il suo bambino e la nonna Rosaria, e Salvador, il cantante sudamericano amico di Aurelia. Tutti i personaggi sono ben delineati e contribuiscono a creare un quadro vivace e interessante della comunità dove vivono.

Lo stile di scrittura di Marinella Giuni è semplice, diretto e coinvolgente. La sua capacità di dare una vera e propria anima ai personaggi e di raccontare le loro storie con delicatezza e profondità, è davvero notevole. Il romanzo è ricco di dialoghi brillanti e di descrizioni evocative, che ci trasportano immediatamente nel mondo di Armida.

Un romanzo che consiglio a tutti, soprattutto a chi ha amato "Il bauletto dell'Armida". Un libro che ci invita a non dimenticare il passato, ma anche a vivere il presente con coraggio e passione, senza paura di affrontare le onde della vita.







23 ottobre 2024

RECENSIONE - L'osmosi del Coc-co-dril-lo - di Malik Tariq Bashir

 



È il 31 luglio del 2010, un’afosa serata romana, e Renato Sfamanti, dopo aver chiuso definitivamente il suo negozio di giocattoli, si ritrova a camminare per le vie della capitale, in preda a rimorsi e rimpianti. È perso nei propri pensieri quando, arrivato alla Fontana di Trevi, assiste a un’aggressione: interviene immediatamente e riesce a soccorrere la vittima, l’anziano Ignazio Sperlì, ma non a fermare il colpevole. Sperlì, forse per lo shock o forse per l’età, pronuncia alcune frasi apparentemente senza senso, supplicando Renato di salvare i suoi piccoli dal terribile coc-co-dril-lo. Da questo momento, in Sfamanti si insinua un tarlo che, facendolo ondeggiare tra la realtà e i sogni, lo guida in un’indagine privata alla disperata ricerca di due bambini scomparsi nel nulla.





Oggi vi parlo di "L'osmosi del coccodrillo" , il nuovo romanzo di Malik Tariq Bashir. Un'avvincente storia di mistero e avventura, dove i confini tra realtà e immaginazione sono molto sottili.

Il protagonista, Renato Sfamanti, è un uomo che si trova nel momento più oscuro della sua vita, un punto di svolta dove le scelte passate si intrecciano con le possibilità future. Bashir dipinge Sfamanti come un sognatore perduto, un uomo che ha scelto un volo miope e scomposto, fuggendo ciecamente dai propri fantasmi senza una bussola che guidi il suo cammino. Dopo aver fallito nella sua ultima attività lavorativa, si ritrova, suo malgrado, a inseguire un mistero che lo porterà a confrontarsi con i propri demoni interiori e con le proprie paure più profonde. 
La narrazione si snoda attraverso una serie di eventi che sfidano Renato a guardare oltre le apparenze. Anche se sente il pericolo, la sua voglia di arrivare fino alla fine e scoprire la verità è forte, questo anche a discapito della propria incolumità.

Bashir ha uno stile molto particolare che, già avevo osservato nel romanzo "Il profumo dei Valgesi", utilizza una prosa evocativa e fantasiosa, con descrizioni che dipingono vividi quadri mentali e dialoghi che rivelano la complessità dei personaggi. 

Un libro che merita di essere letto per la sua capacità di toccare corde profonde e per la sua esplorazione audace delle sfumature dell'esistenza umana.

Alla Prossima!