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15 settembre 2025

RECENSIONE - Il profumo del mosto - di Rita Angelelli




Lisa e Paolo vivono in mondi diversi, separati non solo dall’età ma anche dalle aspettative di chi li circonda. Lisa, giovane e ambiziosa, arriva nella storica tenuta vinicola De Marchi con il desiderio di dimostrare il suo valore. Paolo, uomo maturo segnato da un matrimonio fallito e dalle complessità della paternità, cerca rifugio nella terra che ama, trovando nel vino una costante in un mondo che sembra sfuggirgli di mano.
Quando i loro percorsi si incrociano, ciò che inizia come una collaborazione professionale si trasforma presto in un amore intenso, capace di sfidare le convenzioni. Ma l’ombra del giudizio cala su di loro: i colleghi mormorano, la famiglia di Paolo si ribella, e le voci sul loro legame rischiano di soffocare ciò che hanno costruito.
Con lo sfondo vibrante delle colline marchigiane e delle loro tradizioni vinicole, "Il profumo del mosto" è una storia di passione e resilienza, in cui il coraggio di seguire il cuore diventa l’unico antidoto al peso delle aspettative. Un romanzo che celebra l’autenticità dell’amore e la bellezza delle seconde possibilità, ricordandoci che a volte è proprio tra le ombre che si trovano le radici della luce.





Arrivata a Jesi, alla tenuta De Marchi-Fiori, Lisa ha il compito di creare un brand secondo una strategia di vendita vincente a favore del notevole prodotto: il Verdicchio Riserva. Lisa è carica e pronta a mettersi in gioco e dimostrare di essere in gamba nel suo lavoro, ma alla tenuta si rende subito conto che il tempo è misurato in modo diverso dal resto del mondo: non c’è “la frenesia del mondo moderno” e tutto sembra “respirare con un battito più lento, più profondo”. È il battito della terra, della Natura che relativizza il tempo dell’uomo. Lo sa bene il direttore della tenuta, Paolo, che richiede a Lisa una campagna pubblicitaria vincente sì, ma evocativa di ciò che significa quel lavoro per lui: “qui non facciamo solo vino (…) qui raccontiamo una storia”. Ecco che, attraverso la narrazione, l’autrice parla con amore della sua terra, ci trasmette emozione, saggezza, ricordi. Il filo conduttore è il vino che diviene memoria di “un momento, un luogo, una persona”, è il frutto del lavoro dell’uomo, ma soprattutto della relazione fra l’uomo e la terra che se viene rispettata ricambia l’uomo con i suoi frutti; ma il vino è anche una promessa “che sarà sempre qualcosa per cui vale la pena di aspettare”.
La saggezza, la ponderatezza, la solidità di Paolo affascinano e innamorano Lisa; lui si innamora invece della freschezza di lei. Fra i due nasce l’amore, malgrado tutto e tutti: il divario d’età, le invidie e le gelosie in famiglia e al lavoro.
Ho trovato importante e profonda la figura della governante Teresa: misurata e perfetto tramite nei momenti critici della famiglia De Marchi; una presenza silenziosa che si fa sentire nel momento opportuno.
Lettura piacevole.






 

04 luglio 2025

RECENSIONE - Sogno di una notte in Camargue - di Angelita Capitani




Gilberta ha imparato a contare solo su se stessa. Segretaria impeccabile in uno studio legale di Riccione, conduce una vita ordinata, lontana dalle complicazioni sentimentali. Ma l’arrivo di Gabriel Detti, affascinante e misterioso avvocato destinato a diventare il suo capo, sconvolge ogni sua certezza. Un incontro inaspettato, uno sguardo che scombussola l’anima, una battaglia tra cuore e ragione che la porterà lontano, fino alla selvaggia e suggestiva Camargue.
Tra paesaggi mozzafiato, sussurri del passato e un'attrazione sempre più difficile da ignorare, Gilberta dovrà scegliere se restare ancorata alla sicurezza del noto o abbandonarsi all’ignoto. Ma Gabriel è davvero l’uomo che sembra? O nasconde segreti capaci di spezzarle il cuore?
Una storia avvolgente di passione, destino e seconde possibilità, in cui l’amore è una sfida da accettare senza riserve.





Gilberta Natali, segretaria dell’avvocato Borromeo, in seguito alla pensione di quest’ultimo si trova ad essere la segretaria personale del nuovo avvocato che ha rilevato lo studio: Gabriel Detti. Inutile dire che la giovane donna subisce il fascino dell’avvenente avvocato.
L’incipit del romanzo incuriosisce: il primo incontro attrae chi legge, purtroppo però dopo la narrazione non mantiene le aspettative mostrandosi blanda. Dispiace, anche perché il gioco dell’equivoco sui personaggi, secondo me, avrebbe reso tutto molto dinamico se fosse stato sfruttato a pieno ritmo, invece le stesse caratterizzazioni dei protagonisti restano poco definite.
Molte parti legate a un racconto continuo, avrebbero potuto essere snellite da dialoghi ben impostati che avrebbero aiutato, secondo me, la crescita del climax della tensione amorosa tra i due che ho percepito, comunque, limitato.
Interessante l’idea dell’autrice riguardo all’equivoco su un personaggio (non specifico oltremodo per non spoilerare). Spero che questa mia recensione sia da incitamento a migliorare. Questo per dire all'autrice di non mollare, ma solo di affinare doti che già ha, ma devono venire alla luce in modo completo.


 

23 giugno 2025

RECENSIONE - Fuori dal buio - di Camilla Capomasi

 




TITOLO: Fuori dal buio

AUTORE: Camilla Capomasi

EDITORE: Le Mezzelane Casa Editrice

Un romanzo denso di emozioni e di verità, che prende per mano il lettore e lo conduce, capitolo dopo capitolo, dentro il labirinto dei sentimenti e dell’identità.
Emma Peterson è una ragazza abituata all’invisibilità: silenziosa, con il naso sempre immerso in un libro, evita gli sguardi della classe e rifugge il chiasso dei corridoi. Ma quando Brittany, la regina dei pettegolezzi, decide di farne bersaglio, il suo fragile equilibrio vacilla. Ogni risatina alle sue spalle, ogni parola sibilata porta con sé il peso del disprezzo e dell’insicurezza.
In questo mare di ombre, Emma trova un’ancora inattesa: Jake Harris, il quarterback più amato della Westview High. Con il suo sorriso disarmante, Jake riconosce in Emma un’anima diversa, capace di vedere oltre le apparenze. Quando la presa in giro diventa pretesto per un gesto di gentilezza – un libro salvato al volo – nasce un tacito patto di solidarietà. E così, tra le pagine di Jane Austen, le gradinate illuminate dai riflettori di una partita, le passeggiate sulla spiaggia e i pomeriggi in biblioteca, i due scoprono la forza di sostenersi a vicenda.
“Fuori dal buio” è la storia di un percorso di crescita, fatto di timori e di coraggio, di lacrime e di risate. È il racconto di come, anche dietro la corazza più robusta, si nasconda spesso un cuore ferito, e di come persino la persona più insospettabile possa diventare un faro nella notte. È l’invito a non fermarsi alle prime impressioni, a smascherare i pettegolezzi, a percorrere il cammino tortuoso verso la scoperta di sé.
Con delicatezza e autenticità, Camilla Capomasi dipinge un ritratto indimenticabile dell’adolescenza: quel momento in cui ogni parola pesa, ogni gesto conta, e ogni emozione ha il potere di trasformare. Un’onda di speranza e di resilienza che parla al cuore di ogni giovane lettore, ricordando che nessuno è davvero solo e che, anche nei giorni più bui, c’è sempre qualcuno pronto ad accendere una luce.



Fuori dal buio è un romanzo di forte impatto emotivo.
Racconta la storia di una delle tante adolescenti, vittima dei suoi coetanei che la bullizzano senza un motivo apparente. O, meglio, tante volte basta un nulla, un interesse verso chi viene considerata la strana della scuola e tutto inizia in una guerra che viene portata avanti allo scopo di distruggere l’altra.

L’ambientazione amplifica il senso di oppressione che avverte la protagonista, i sussurri, gli sguardi di biasimo, quel luogo che dovrebbe essere di cultura ma diventa una prigione.
Tuttavia, a un certo punto a mio dire è diventato tutto troppo.
Le istituzioni, con quanto sta accadendo, non sono così chiuse.
Nel momento in cui si portano prove e sono concrete non si voltano dall’altra parte.
Così come ho trovato troppo perfetto, e ripetitivo, Jake il personaggio maschile.

È una lettura che tuttavia consiglio, ai ragazzi e non solo.
Capire il male che si può arrecare al singolo, con un gesto, una parola, renderebbe forse questa società migliore.
Eliminerebbe il mostro dell’invidia, perché si riduce a quello poi.
Invidiare chi ha qualcosa in più anche se ti sembra essere padrona del mondo.
Si incorre in scenari non prevedibili, come quelli che hanno coinvolto la protagonista e i comprimari di questo romanzo, che si sono trovati direttamente attori in qualcosa che non avevano previsto.
Lascio voi scoprire cosa.

A presto







10 giugno 2025

RECENSIONE - Ages la trilogia - di Marco Galbiati





Chi siamo? Da dove veniamo? Perché esistiamo? Che cosa si nasconde dietro alla malvagità espressa dall’essere umano dalle sue origini fino ai giorni nostri? Queste sono le domande a cui “Ages”, trilogia fantastico-fantascientifica, cerca di rispondere esplorando le vicende e i misteri che hanno segnato la storia dell’umanità e ripercorrendo diverse tappe storiche, da un antichissimo passato segnato dalle leggendarie gesta di creature che assumono per il primitivo genere umano lo status di divinità fino alle guerre e al terrore degli ultimi due secoli, con particolare attenzione alla Seconda Guerra Mondiale, alla guerra in Vietnam e a quella in Afghanistan. Narratore di questa epica saga è Seth, unico sopravvissuto del suo popolo, essere dagli immensi poteri e quasi onnisciente, che porta nel cuore il peso di non aver saputo evitare tanto dolore insieme all’amore per l’umana Desmen, colei che, grazie al suo enorme coraggio, ha assunto su di sé la responsabilità della sopravvivenza della specie umana.
Oggi vi parlo di "Ages la trilogia" di Marco Galbiati, capace di tessere insieme fili di mito, storia e speculazione futuristica in un arazzo narrativo denso e coinvolgente. Con un approccio che ricorda le grandi epopee, Galbiati invita a un viaggio attraverso epoche e dimensioni, dove il destino dell'umanità è appeso a un filo sottile.

La trama è complessa e originale, Galbiati non si limita a un singolo arco narrativo, ma costruisce un universo in cui passato, presente e futuri distopici si intersecano in maniera inaspettata. 
I personaggi della sono il cuore pulsante della narrazione. Sono spesso tormentati, spinti da motivazioni profonde e costretti a compiere scelte difficili che ne plasmano l'evoluzione.
La prosa di Galbiati è evocativa e dettagliata, capace di dipingere scenari sia grandiosi che intimistici con la stessa maestria. Le descrizioni sono vivide senza essere prolisse, mi hanno permesso di immergermi nei mondi creati dall'autore. Il ritmo narrativo è ben dosato: ci sono momenti di intensa azione e suspense che tengono incollati alle pagine, alternati a passaggi più riflessivi che permettono di approfondire la psicologia dei personaggi.

Non è una lettura leggera. Richiede attenzione e un desiderio di immergersi in un mondo narrativo stratificato. 
Se siete pronti a perdervi tra antichi miti e futuri sconosciuti, affrontando con i personaggi le sfide che determineranno il destino di intere ere, questa trilogia è decisamente quella che fa per voi.



23 maggio 2025

RECENSIONE - Il fato di Lènnakos - di George C. Davies




Isabel vive a Lènnakos insieme al fratello Luk e al padre Thomas. La famiglia è tormentata dal ricordo della madre, Annabel, scomparsa anni prima nella misteriosa foresta di Teison. Spinta da visioni avute in sogno, la giovane decide di andare alla ricerca di qualche indizio che le consenta di comprenderne la ragione e, grazie alla complicità del fratello e all’aiuto del nonno, Dèfal, si mette in viaggio con la speranza di incontrare gli unici che potrebbero conoscere la verità, gli Dei.

La sua ricerca, però, la conduce a esiti inaspettati: Isabel non ottiene notizie sulla scomparsa della madre, ma le viene rivelato che un pericolo mortale incombe sulla sua città: un antico nemico, il “Re Immortale” Promenlock, sta tornando per combattere contro Lènnakos.

Questa notizia scuote la ragazza, che dovrà lottare contro più di un avversario per tentare di salvare le persone che ama e cercare di arrivare alla tanto agognata verità.



Questo romanzo non è propriamente il mio genere di lettura, ma ogni tanto mi piace aprire quella porta che sa d’insolito.

Pagine fantasy che offrono tanto, una profezia, una guerra da non combattere, una verità da capire e scoprire attraverso un viaggio e tanti misteri, scopriranno molto di più di ciò che pensavano.

Isabel, giovane donna di Lènnakos, addolorata per la dipartita di sua madre, vuole capire delle verità celate e per questo motivo decide di recarsi nella foresta di Teison, insieme a suo fratello e suo nonno, qui i tre apprenderanno davvero tanto.

Isabel si troverà ad affrontare tante avversità, cercherà di proteggere le persone amate e scoprirà delle verità sorprendenti riguardo sua madre.

In questo romanzo è facile immaginarsi nei luoghi, si sente la passione che l’autore mette nel suo lavoro, una storia che davvero merita e una protagonista davvero molto forte!





 

09 maggio 2025

RECENSIONE - Quando i morti sognano - La Trilogia dei morti Vol. 1 - di Mel Hartman




April Charles lavora in un’impresa di pompe funebri, racconta storie di zombie e ha amici simpatici. Nessuno di loro, però, sa che non è di questo mondo e che con la sua voce può risvegliare i morti. Ama la vita tranquilla, ma quando viene a sapere che il suo mondo è in pericolo, con grande riluttanza, si getta nella mischia per salvarlo.

di 
Mel Hartman

traduzione di Maria Grazia Beltrami

April Charles è una ragazza dolcemente complicata che preferisce una tranquilla routine alle eccitanti sorprese. Lavora in un’impresa di pompe funebri, racconta storie di zombie e ha amici simpatici. Nessuno di loro, però, sa che non è di questo mondo.

È per metà sirena e per metà squartina, per questo con la sua voce può riportare in vita i morti e influenzare i vivi. Tuttavia, l’uso di questo dono non è privo di conseguenze. Il suo lato oscuro cerca ogni volta di prendere il sopravvento e le è necessario un grande impegno per tenerlo sotto controllo.

Quando un giorno, per sbaglio, rianima una donna morta, questa le comunica una notizia sconvolgente. Un gruppo di umani senza scrupoli progetta di sfruttare Terr, il suo mondo che è anche il nostro mondo dei sogni, come destinazione esclusiva per ricchissimi vacanzieri. Dopotutto, su Terr tutto è possibile e permesso, non ci sono quasi regole e ci vivono creature strane e affascinanti.

April comprende che, se vuole salvare Terr, deve dire addio alla sua vita tranquilla, e così, con grande riluttanza, si getta nella mischia.

Ciao anime belle, oggi vi parlo di "Quando i morti sognano" primo volume della "Trilogia dei morti" di Mel Hartman, un romanzo dark fantasy, dove il confine tra vita reale e sogni è più sottile di quanto si possa immaginare. 
La protagonista, April Charles, lavora in un'impresa di pompe funebri e ha un dono straordinario: la sua voce può risvegliare i morti. Tuttavia, questo potere ha conseguenze imprevedibili, ogni volta che lo usa, il suo lato oscuro cerca di prendere il sopravvento. Quando April riporta in vita, per sbaglio, una donna deceduta, scopre un complotto che minaccia il mondo dei sogni, Terr, un luogo senza regole popolato da creature straordinarie.

Hartman costruisce un universo affascinante, dove il soprannaturale si intreccia con la quotidianità in modo originale. La narrazione è vivace e ricca di colpi di scena, con personaggi eccentrici e situazioni surreali che mantengono alta l'attenzione del lettore. Il tono ironico e dissacrante aggiunge un tocco di leggerezza a una storia che affronta temi profondi, come l'equilibrio tra mondi diversi e il peso delle proprie capacità.

Se amate le storie che sfidano i confini della realtà e vi immergono in mondi fantastici, questo libro potrebbe essere una lettura intrigante. 😊

Buona Lettura!







 

06 maggio 2025

RECENSIONE - Parole presenti - di Adriana Libretti

 



Un giorno alcune parole hanno cominciato a guizzarmi in testa come trote. Facevano di tutto per attirare la mia attenzione, gridavano: “Sono qui, prestami ascolto!”. Ho preso allora a interrogarle una per una, a partire da quelle che iniziavano con la lettera A. Ciascuna di esse rappresenta un pianeta a sé, ha per satellite un'associazione mentale, è ghiotta di ricordi, genera minuscoli componimenti poetici che ne racchiudono l'essenza.
Sei brevi racconti e sessantasei voci, attraverso i quali scorrono una vita (la mia) e un'epoca che già appare molto, molto lontana.



Un libro completamente diverso quello di Adriana Libretti…ci sono piccoli capitoli, ogni capitolo è scritto interamente per una parola, una parola che ha significato qualcosa nell’esistenza dell’autrice e diventa una porta d'accesso a un ricordo, a un'emozione.
I racconti prendono spunto proprio da queste parole, sono pagine che raccontano pezzi di vita, con un filo conduttore che riprende ogni cosa ossia i ricordi e l’esperienza che ogni sensazione vissuta, vista o sentita porti nella vita.
Ogni cosa contribuisce a formare il vissuto di una persona, si vede tra le parole l’amore e l’anima di chi scrive.
L’amore è comunque protagonista di queste pagine e ciò mi ha fatto capire la sensibilità dell’autrice che si apre al lettore con una sincerità disarmante.




24 aprile 2025

RECENSIONE - Sangue del mio sangue - Maria Letizia Cardinali




La creatura si sveglia una notte, all'improvviso. Non ricorda il proprio nome, né perché sia sepolto sotto le nevi dei monti Urali. Sente un richiamo lontano, che lo spinge a incamminarsi in cerca di uomini, in cerca di sangue. Ha in mente una parola – Yuki – e sa che si tratta del nome di colui che fece di lui un vampiro, più di cento anni prima.

Mentre l'alba si avvicina, torna la memoria.

Torna il ricordo di un ragazzo di nome Michel e del suo incontro fatale con Yuki, sul sagrato della cattedrale di Saint-Jean, a Lione. Ossessionato e sedotto da quella creatura antica, sebbene riluttante Michel accetta di condividerne l'immortalità e il destino, e di viaggiare con lui attraverso la Francia fino a Rouen, e poi a Parigi, nello splendore della Belle Époque.

Il mondo dei vampiri, però, sottostà a regole rigide. È un mondo brutale, in cui si ama e si muore con intensità e violenza. Michel lo impara presto. Come impara che il prezzo della ribellione del figlio al padre è l’allontanamento, oppure il duello fino alla morte.

Michel, che nel suo cuore è sempre rimasto umano, cerca invece un’altra via, una via incerta, che lo porta a un passo dalla follia.

Ora che si è risvegliato, però, cerca risposte. Yuki è il solo che possa dargliele.

“Sangue del mio sangue” è un romanzo prezioso, per certi versi decadente, una cavalcata attraverso il tempo e uno scavo in profondità nella genesi dei sentimenti.

 Romanzo breve ma davvero bello e intenso, ti permette durante la lettura di entrare nell’animo dei vampiri, loro sono tormentati dalla sete sempre viva e dalla solitudine che ha dato loro il dono dell’immortalità e che li ha fatti diventare folli.

Michel 17 anni per sempre, una vita normale fino al giorno in cui incontra Yuki, un amore che si sente nelle ossa si sente nel sangue.

Sono pagine che hanno il profumo di sentimenti e emozioni, protagonisti intriganti e trama davvero affascinante, un po' sono tornata in dietro nel tempo a quando ho letto una saga simile… e come allora mi sono immersa, e ho colto spunti di riflessione che rendono la lettura bella.

Credo ci sia un continuo, e d’obbligo secondo il mio modo di vedere e sinceramente attendo con ansia di sapere!

Non conoscevo l’autrice ma il suo stile di scrittura semplice ma d’effetto mi ha reso la lettura scorrevole!

Ogni nuova penna conosciuta è come un nuovo colore da utilizzare su un nuovo foglio!







 

08 aprile 2025

RECENSIONE - A.D. 1324. Alice Kyteler. La Strega di Kilkenny - di Lorena Marcelli

 




Chi era Alice Kyteler? Una ricchissima nobildonna, una druidessa o una strega? Di quale tremendo segreto, capace di far tremare re e papi, è stata l'ultima custode? di Lorena Marcelli Per la prima volta nella storia, Richard de Ledrede, vescovo di Kilkenny, accusa una nobildonna, Dame Alice Kyteler, di essere a capo di una setta eretica dedita alla stregoneria e alla magia nera. Dame Alice Kyteler doveva essere una donna bella e avvenente, e questa supposizione è avvalorata dal fatto che si sposò per ben quattro volte, ogni volta, con uomini ricchissimi e importanti, oltre che nobili. All'inizio del 1300 Alice decide di trasformare l'ostello di famiglia, il Kyteler's Inn, in un punto di ritrovo per uomini e donne dediti all'Antica Religione. Presto si comincia vociferare che nella locanda si svolgano riti satanici e che vi siano nascosti oggetti “molto importanti e pericolosi”. Quando l'anziano quarto marito della nobildonna inizia a perdere peli e unghie, una serva lo convince a denunciarla al vescovo, che già dal suo arrivo in Irlanda sta raccogliendo prove contro di lei, e, soprattutto, sta cercando di entrare in possesso di un importante segreto che la donna conserva. Una storia mozzafiato, tratta dagli atti originali del processo redatti personalmente dal vescovo de Ledrede.


È il terzo romanzo che leggo di questa autrice e, ogni volta rimango sempre più estasiata.

Questa vola la Marcelli ci porta nell’Irlanda del XIV secolo, non si limita a una storia che fa parte della fantasia.

Con abile maestria racconta il vero, la storia di Alice Kyteler.

Si ha sempre il pregiudizio verso le donne forti, i tempi passano ma alcune teorie restano.

Il motivo è semplice: una donna forte e intelligente fa paura.

A quell’epoca si aggiungeva un altro fattore, la discriminazione verso chi sapeva usare arti che venivano tramandate da generazioni.

Allora la donna diventava strega, adoratrice di chi non doveva essere nominato.

La Marcelli ha saputo dar vita a una storia che basa le sue fondamenta su quegli atti del processo redatti dal vescovo De Ledrede.

Un linguaggio dal sapore antico che ti trascina a fianco di una donna che per l’epoca aveva un’unica colpa: essere forte e bella. 

L'invidia, quante maldicenze crea. Le mette su piazza, condanna chi non ha commesso alcun reato, accompagnata da un'altra delle più grandi piaghe dell’umanità: l’ignoranza.

L’ergersi a maestro, quando non si sa un bel niente di chi si ha di fronte.

I secoli, gli anni passano, ma non si può dimenticare a cosa ha portato tutto ciò.

E allora una donna sapiente diventa vittima di chi la addita come facente parte delle forze del male.

Ma il male, in realtà, si nasconde dietro alle facce in apparenza di angeli, dietro a icone che dovrebbero essere sacre,

I complimenti sono d’obbligo per questa scrittrice che ha avuto la capacità di portarmi accanto ad Alice, in quell’epoca fatta di sussurri perché il parlare ad alta voce era peccato, ai tempi dove la religione celtica si mescola e a volte veniva schiacciata da quella cristiana.

Meravigliosa in tutti i generi la Marcelli, lei è una di quelle autrici che dovrebbe arrivare in alto, ma esattamente come la storia ci ha insegnato, molte volte la meritocrazia non paga.

A presto






01 aprile 2025

RECENSIONE - Kintsugi. Nuova bellezza - di Lorena Marcelli

 




Kintsugi: l'arte giapponese di ricostruire gli oggetti usando l'oro per saldare i cocci, creando nuova bellezza. Perdono: l'oro capace di rimettere insieme i cocci di un'amicizia o di un amore, restituendo felicità. di Lorena Marcelli Per ogni cicatrice c'è un rimedio. Massimo lo ha imparato a dodici anni, quando suo nonno gli ha trasmesso l'antica arte giapponese del kintsugi, l'arte di creare nuova bellezza da porcellane ridotte in cocci. Da subito intuisce che il kintsugi è anche la metafora di un modo di pensare la vita, l'unico per mezzo del quale anche le cicatrici più profonde possono essere curate; anche i dolori più grandi possono portare a una rinascita, a una “nuova bellezza”. La comprensione, però, per lui e per Martina, Maia e Maria arriverà col passare degli anni. Amici dall'infanzia e cresciuti nella cittadina di Roseto degli Abruzzi, nel corso del loro viaggio verso l'età adulta impareranno che la vita non è mai semplice, così come non lo sono i rapporti di amicizia e d'amore. Ciascuno di loro troverà la sua strada, e qualche volta la smarrirà, ma quello che conta è il profondo rapporto che unisce soprattutto Massimo, Maia e Martina, i tre moschettieri, l'oro che rimetterà insieme i cocci della loro amicizia, facendone nuova bellezza.

Kintsugi è un romanzo “vero”, perché nelle vicende dei protagonisti, nel loro modo di essere, di relazionarsi e di pensare, inserisce sentimenti non sempre necessariamente positivi. Massimo, Martina, Maia e Maria sono sì amici, ma il loro legame non è privo di scossoni, né di alti e bassi. Nel corso del libro, che abbraccia 25 anni della loro vita, li vediamo crescere, scontrarsi, amarsi, ferirsi, separarsi e ricongiungersi diverse volte perché è vero che sono uniti, ma sono anche molto diversi l’uno dall’altro e le esperienze di vita li danneggeranno per poi rifoggiarli in modo differente, probabilmente più bello. Sì perché l’arte del kintsugi, della quale è detentore Aki, il nonno di Massimo, non è applicabile solo ai vasi rotti che possono essere rimessi insieme con una lacca arricchita da polvere d’oro, ma è una filosofia di vita che va bene anche per l’uomo in generale: l’uomo, rovinato, messo alla prova dall’esistenza, si crepa, si spezza, ma ha la forza di rimettere insieme i cocci e rinascere, e non importa se si vedranno cicatrici profonde, perché per l’arte del kintsugi esse non sono altro che una nuova bellezza: “nella vita si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienza dolorose, di valorizzarle, esibirle, e convincersi che sono proprio queste cose che rendono ogni persona unica, preziosa”.

È una lettura solo in apparenza semplice: nella linearità si svela profondità e saggezza, è un romanzo ricco, intriso di tematiche forti come la maternità (nelle diverse sfaccettature: desiderata, non cercata, accettata); l’anoressia; la gelosia; l’invidia, poderosa nonostante l’amicizia; il tradimento amaro dell’amore e della fiducia…

Il percorso verso la guarigione è lungo e doloroso e non privo di ferite e, ovviamente, delle relative, dignitose, cicatrici.