30 aprile 2026

RECENSIONE - Ultime note di un libraio: Una ribellione silenziosa - di Francesco Maiocchi




Racconto breve – 10 pagine che non dimenticherai. Il primo racconto della raccolta RIBELLI, dedicata al tema della resistenza e della ribellione.

Nella Siberia sovietica, l’esilio non è solo una punizione – è una lenta, silenziosa cancellazione.
Quando le ultime note di un libraio vengono alla luce, rivelano un viaggio surreale ma commovente attraverso la repressione politica, gesti di resistenza silenziosa e la fragile scoperta della tenerezza umana.
Ultime note di un libraio è un breve ma indimenticabile pezzo di narrativa storica e dell’assurdo, perfetto per i lettori che amano:
Racconti brevi da leggere in un’unica seduta
Storie atmosferiche ambientate nella Russia sovietica
Narrativa letteraria con un tocco di surreale
Ideale per i fan di 1984 di George Orwell, Aleksandr Solženicyn e scrittori come Kafka e Beckett.
Bastano pochi minuti per leggerlo, ma resterà a lungo nei tuoi pensieri.



Quando la sintesi è un dono.
Questo breve romanzo è in grado di trasmettere al lettore tutte le accezioni della parola “Toska”
Quella malinconia e tristezza esistenziale unita al lasciarsi vivere ed al desiderio inespresso radicati nella cultura e nell’anima, sentimento presente nei classici della letteratura russa.

Protagonista è Dimitry, esiliato in Siberia per un errore giudiziario, vittima di un regime che decide nel bene e nel male il destino delle persone.
Sogna di diventare un libraio e, grazie alla biblioteca del carcere, il suo desiderio si realizza.

Ogni personaggio del racconto rappresenta il sistema sovietico.
Andrei, il proprietario della libreria di Novosibirsk, ambiguo e arrivista, capace di muoversi fra gli intrighi di partito per puro interesse personale;
Uliano, un pesce piccolo, incapace di superare le difficoltà;
Arina, consumata da un patologico desiderio d’amore che nessuno potrà mai sanare; il padre di Arina che rappresenta l’oppressione del regime, la prepotenza di chi urla perché non ha niente da dire.
Su tutti Dimitry, apparentemente rassegnato nell’accettare un destino avverso ma che invece è la dimostrazione che le rivoluzioni si possono fare anche in silenzio, rimanendo nell’ombra.

Anche leggendo un libro proibito, quel “Dottor Zivago” censurato dal regime.



 

29 aprile 2026

RECENSIONE - American Star - Mai con te - di Carmen Bruni


 


TITOLO: AMERICAN STAR - MAI CON TE

AUTRICE: CARMEN BRUNI

 DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 APRILE 2026

PAGINE: 450 CIRCA

 TROPES: ENEMIES TO LOVERS - SPORT ROMANCE - FIRST TIME - ROMCOM - FORCED PROXIMITY - SPICY - NEW ADULT

 STORE: AMAZON E KINDLE UNLIMITED

 PREZZO E-BOOK: € 2,99

 PREZZO CARTACEO FLESSIBILE: €14,90


Una casa non è mai abbastanza grande per due nemici.
Specialmente se uno è il quarterback più desiderato della scuola e l’altra è l’unica ragazza che non si inchina al suo trono.

Stella Ferrari, la nuova arrivata con un accento italiano che incuriosisce tutti, ha diciotto anni, il cuore blindato e una corazza di sarcasmo che non fa sconti. La sua hate list è infinita, e l’arrogante Kyle Jackson, quarterback popolare e bellissimo della Stonewall High, ne occupa saldamente il primo posto.
Kyle Jackson, capitano dei Titans e promessa del football, ha sempre vissuto di regole, disciplina e controllo. Ma la sua vita perfetta e ordinata si scontra con il caos di Stella, il terremoto in felpa e calzini che minaccia di far crollare tutto ciò che ha costruito.
Costretti a una convivenza forzata sotto lo stesso tetto, non fanno che lanciarsi battute al vetriolo come se fossero proiettili e a sfidarsi all’ultimo sangue. Ma tra una porta sbattuta e sguardi rubati, la tensione cambia sapore.
Lui gioca duro. Lei non si tira mai indietro.
E tra armadietti decorati, partite infuocate e notti insonni dell’ultimo anno di superiori, quella che inizia come una guerra potrebbe finire con un bacio… o con qualcosa di decisamente meno innocente.
Perché certe battaglie si combattono a denti stretti. Altre si perdono col cuore.

Attenzione: questo libro crea dipendenza.
Una rom-com sexy, brillante e tagliente che brucia di ironia, desiderio e tensione proibita. Perfetta per chi ama le storie in cui l’odio è solo il primo passo verso l’amore.



Ben trovate, anime belle!
Nuova recensione per una delle autrici che più amo leggere: sto parlando di Carmen Bruni. Se dovessi descrivere il suo ultimo romanzo direi: Gioiellino.
E per chi non lo ha letto aggiungerei anche: non sapete cosa vi perdete.
Ho letto tutti i romanzi dell’autrice, ma Carmen sa sempre come sorprendermi.

In American Star esce dalla sua comfort zone ed entra in quella fase che tutti noi abbiamo attraversato, meglio nota come adolescenza, o meglio, come viene definita dagli studiosi: emerging adulthood, si è legalmente adulti, ma si sta ancora costruendo la propria identità psicologica e la giovane Stella è alquanto confusa al riguardo.

Immaginate una diciottenne che viene “sradicata” dalla sua Italia e mandata in America.
La realtà lì non è esattamente come la nostra; a questo aggiungete un fratellastro che è il quarterback della scuola, nonché un #granpezzodignocco, e il gioco è fatto... o quasi.
Insomma, non è semplice affrontare tutto questo cambiamento, no affatto signore!
Carmen tocca la psicologia più intima di quest’età, ci aggiunge pepe e una “lingua lunga” che tante volte non collabora con il cervello, in eterna lotta con la coscienza a cui la nostra italiana ha dato il nome di Majin Bu.
Sì, proprio lui, ve lo ricordate?
Il personaggio cattivo di Dragon Ball!
Questo la dice lunga sullo stato mentale della protagonista: un vulcano, una che non ci mette due minuti a trovarsi nei guai.
Ma poi, è davvero tutta questa tempesta o il suo è solo un cuore che ha volutamente avvolto con le spine?
Stella è un po’ tutte noi: quelle che si sono lasciate l’adolescenza alle spalle e quelle che di botte ne hanno prese prima di definirsi adulte.
È quella con la risposta pronta, senza filtri, che chiama un genitore “Madre” solo per il gusto di farla imbufalire, ed è quella con le farfalle nello stomaco; è la ragazza che non si sente accettata, che si difende per non essere offesa.

Ho sottolineato una frase che mi è rimasta impressa e in cui mi ci sono rivista tantissimo: “Ho imparato da tempo che lasciar correre è come incollarsi addosso l’etichetta debole, e basta quella perché chiunque abbia un briciolo di prepotenza si senta autorizzato a calpestarti”.
Quanta verità in queste parole, quanta realtà per tutti quelli che lasciano passare fino ad arrivare a dire basta.
Stella si protegge, indossa una maschera, e il giovane quarterback saprà in qualche modo sfilarla dal suo bel volto.
Certo, non con facilità…

I dialoghi diventano battaglie fra i due, costretti a vivere sotto lo stesso tetto perché il padre di lui vuole sposare la madre di lei.
Fratellastri non di sangue, non per scelta, perché a quella età non capisci il ruolo che può avere l’amore nella tua vita.
Non si comprende cosa si è disposti a fare per tale sentimento.
Tutto e tutti diventano nemici. E Kyle e Stella lo sono.
La loro storia è simile a una bomba a orologeria: un conto alla rovescia.

Tic-tac... e poi arriva il Boom.

Ma American Star non è solo questo, è molto di più: è amicizia, è famiglia, è quella piaga sociale che è diventata il bullismo.
Carmen non indora la pillola, ricalca esattamente quello che avviene in molte scuole e lo mette nero su bianco: come possa essere trattata una persona che altro non chiede se non di essere accettata. Non è vero che i ragazzini sono tutti buoni, no.
Ormai è una leggenda: la crudeltà risiede in parole e gesti che si scontrano con la sensibilità di chi non sa rispondere.
Dovremmo essere un po’ tutti Stella e davvero l’invito è di leggere questo romanzo, specie a quelle giovani che cercano in un libro qualcosa che sia alla loro portata.
Imparerebbero molto da una ragazza impertinente, linguacciuta, ironica con se stessa in primis, ma che i piedi in testa non se li fa mettere da nessuno.
In tutto ciò, la preghiera che rivolgo all’autrice è una: continua con questa serie!
Dacci quel secondo e terzo volume perché i tuoi personaggi hanno ancora tanto da regalare.

E a voi lettrici, grandi e piccole, do il consiglio di prendere questo romanzo: non darà un attimo di tregua ai vostri muscoli facciali, alle labbra che si solleveranno verso l’alto perché la vera magia di questo libro è che, sempre e comunque, sorriderete.
È per Stella, per la sua guerra con Kyle, per le sue “aringhe” in un’aula di tribunale immaginaria, per Thomas e James che non riescono a stare seri, e per la dolce Nikki che ha ancora troppo da raccontare.
Le cinque stelle sono solo un numero per un libro che ne vale molte, molte di più.

A presto!





27 aprile 2026

REVIEW TOUR - La Lady di Didcot House - di Angela Gravina

 




Titolo: La Lady di Didcot House
Autore: Angela Gravina
Editore: O.D.E. Edizioni
Genere: regency
Trope: 
#recencyromance
#rebellady
#Stagionelondinese
#hatetolove
#matrimonidiconvenienza
Pov: prima persona
Prezzo ebook: € 3,49 
Prezzo cartaceo: da definire
Data pubblicazione: 22/04
Pagine: 350 circa
Autoconclusivo: si

 Oxfordshire, 1820

 

Emily Kipling, figlia del Duca di Bunbury, ha ventisette anni ed è ancora nubile.

È una giovane donna brillante, con idee moderne, forse troppo sia per la società sia per il quieto vivere con la madre.

Il giorno del suo compleanno, il padre le intesta l'intera tenuta di Didcot suscitando lo stupore dell'intera comunità. Eppure, è solo quando il misterioso americano scapolo Lord Nicholas Knight diventa proprietario della tenuta confinante che le cose, per Emily, cambiano davvero.

 

Con la Stagione alle porte, la Lady di Didcot House dovrà fare i conti con Lord Knight e, soprattutto, con il suo cuore ribelle.



Bentrovate, anime belle! Oggi un nuovo review tour per la O.D.E. Edizioni. Questa volta parliamo di un romanzo ambientato in epoca Regency.

Ma partiamo proprio da questo: di storici ne leggo tanti e, a mio parere, pochi riescono davvero a conquistare il lettore.

Quasi tutti, inoltre, sono caratterizzati dalla terza persona con narratore esterno. Avevo letto un unico storico in prima persona e mi ero ripromessa di non farlo più; immaginate quindi la mia faccia quando ho iniziato a sfogliare questo romanzo.

Direte voi: “Ma c’è la scheda tecnica da cui si evince!”.

Il punto è che, quando arriva un libro della O.D.E., non guardo mai nulla: accetto e basta, perché è una delle poche case editrici che, a mio avviso, lavora benissimo.

Ma torniamo alla mia espressione...

Ho fatto un respiro profondo, ho iniziato a leggere e... ho finito senza rendermene conto. Sono dunque arrivata alla conclusione che non sia il POV (punto di vista) a fare un libro, ma chi lo scrive.

Che sia uno storico, un contemporaneo o un fantasy, ciò che definisce il romanzo è la penna dell’autrice.

Nello specifico quella di Angela Gravina, a cui faccio i miei complimenti.

Vivere uno storico per come lei lo ha scritto è stato come osservare tutto attraverso gli occhi della protagonista: studiarsi allo specchio indossando un abito di quelli che ognuno di noi ha sognato di portare almeno una volta; sentire i profumi, le sensazioni e le emozioni che arrivavano dritte allo stomaco ogni volta che la ribelle Lady Emily Kipling si scontrava con l’enigmatico Lord Knight.

Esilaranti i loro battibecchi e l’incapacità di trattenersi di Lady Emily, una donna che suscita scalpore in una società dove la figura femminile è vista quasi come una presenza incapace di intendere e volere.

Lady Kipling spiazza tutti con le sue idee moderne, che la mettono in cattiva luce nei salotti della Londra “per bene”.

Alcune storceranno il naso leggendolo, ne sono convinta, ma andiamo, signore: leggere significa aprire i propri orizzonti, e c’è chi si prende licenze “poetiche” molto più evidenti.

Io sono per la modernità, proprio come la cara signorina di Didcot House.

Le sue idee, il suo modo di rapportarsi e di vivere una società mascherata da falsi perbenismi mi sono piaciuti moltissimo, così come la storia d’amore, divertente e tormentata, parte integrante del racconto.

La prosa dell’autrice è leggera ma ricca di particolari che mi hanno entusiasmata e che, paradossalmente, mi sono rimasti impressi più di quelli riportati in molti storici “pomposi”.

Credo che la Gravina abbia esteso la modernità della sua protagonista alla scrittura: una penna curata, ironica e precisa.

Lei, musicista (da quanto ho letto nella biografia), ha creato un romanzo allegro e vivace come le musiche che venivano suonate nelle grandi sale da ballo, senza però far mancare la sensualità e lo scandalo tipici del valzer.

Chi mi conosce sa che non baso la mia recensione sulla trama o sulla storia del romanzo – quella possono leggerla tutti – ma parlo di ciò che il testo mi ha lasciato.

E, in questo caso, l’ho adorato

In conclusione, è un romanzo che consiglio vivamente.

Liberatevi però dagli stereotipi: leggetelo con mente aperta, priva di convinzioni e preconcetti che portano a dire che un romanzo storico sia bello solo se scritto in terza persona.

Non è il POV a definire uno scritto, ma la penna dell’autrice e, in questo caso, fidatevi: non ve ne farà pentire.

A presto!