Oxfordshire, 1820
Emily Kipling, figlia del Duca di Bunbury, ha ventisette anni ed è
ancora nubile.
È una giovane donna brillante, con idee moderne, forse troppo sia per
la società sia per il quieto vivere con la madre.
Il giorno del suo compleanno, il padre le intesta l'intera tenuta di
Didcot suscitando lo stupore dell'intera comunità. Eppure, è solo quando il
misterioso americano scapolo Lord Nicholas Knight diventa proprietario della
tenuta confinante che le cose, per Emily, cambiano davvero.
Con la Stagione alle porte, la Lady di Didcot House dovrà fare i conti
con Lord Knight e, soprattutto, con il suo cuore ribelle.
Bentrovate,
anime belle! Oggi un nuovo review tour per la O.D.E. Edizioni. Questa volta
parliamo di un romanzo ambientato in epoca Regency.
Ma
partiamo proprio da questo: di storici ne leggo tanti e, a mio parere, pochi
riescono davvero a conquistare il lettore.
Quasi
tutti, inoltre, sono caratterizzati dalla terza persona con narratore esterno.
Avevo letto un unico storico in prima persona e mi ero ripromessa di non farlo
più; immaginate quindi la mia faccia quando ho iniziato a sfogliare questo
romanzo.
Direte
voi: “Ma c’è la scheda tecnica da cui si evince!”.
Il
punto è che, quando arriva un libro della O.D.E., non guardo mai nulla: accetto
e basta, perché è una delle poche case editrici che, a mio avviso, lavora
benissimo.
Ma
torniamo alla mia espressione...
Ho
fatto un respiro profondo, ho iniziato a leggere e... ho finito senza
rendermene conto. Sono dunque arrivata alla conclusione che non sia il POV
(punto di vista) a fare un libro, ma chi lo scrive.
Che
sia uno storico, un contemporaneo o un fantasy, ciò che definisce il romanzo è
la penna dell’autrice.
Nello
specifico quella di Angela Gravina, a cui faccio i miei complimenti.
Vivere
uno storico per come lei lo ha scritto è stato come osservare tutto attraverso
gli occhi della protagonista: studiarsi allo specchio indossando un abito di
quelli che ognuno di noi ha sognato di portare almeno una volta; sentire i
profumi, le sensazioni e le emozioni che arrivavano dritte allo stomaco ogni
volta che la ribelle Lady Emily Kipling si scontrava con l’enigmatico Lord
Knight.
Esilaranti
i loro battibecchi e l’incapacità di trattenersi di Lady Emily, una donna che
suscita scalpore in una società dove la figura femminile è vista quasi come una
presenza incapace di intendere e volere.
Lady
Kipling
spiazza tutti con le sue idee moderne, che la mettono in cattiva luce nei
salotti della Londra “per bene”.
Alcune
storceranno il naso leggendolo, ne sono convinta, ma andiamo, signore: leggere
significa aprire i propri orizzonti, e c’è chi si prende licenze “poetiche”
molto più evidenti.
Io
sono per la modernità, proprio come la cara signorina di Didcot House.
Le
sue idee, il suo modo di rapportarsi e di vivere una società mascherata da
falsi perbenismi mi sono piaciuti moltissimo, così come la storia d’amore,
divertente e tormentata, parte integrante del racconto.
La
prosa dell’autrice è leggera ma ricca di particolari che mi hanno entusiasmata
e che, paradossalmente, mi sono rimasti impressi più di quelli riportati in
molti storici “pomposi”.
Credo
che la Gravina abbia esteso la modernità della sua protagonista alla scrittura:
una penna curata, ironica e precisa.
Lei,
musicista (da quanto ho letto nella biografia), ha creato un romanzo allegro e
vivace come le musiche che venivano suonate nelle grandi sale da ballo, senza
però far mancare la sensualità e lo scandalo tipici del valzer.
Chi
mi conosce sa che non baso la mia recensione sulla trama o sulla storia del
romanzo – quella possono leggerla tutti – ma parlo di ciò che il testo mi ha
lasciato.
E,
in questo caso, l’ho adorato
In
conclusione, è un romanzo che consiglio vivamente.
Liberatevi
però dagli stereotipi: leggetelo con mente aperta, priva di convinzioni e
preconcetti che portano a dire che un romanzo storico sia bello solo se scritto
in terza persona.
Non
è il POV a definire uno scritto, ma la penna dell’autrice e, in questo caso,
fidatevi: non ve ne farà pentire.
A
presto!
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