08 giugno 2026

RECENSIONE - La famiglia affidataria - di Nicole Trope




Nella loro casa per le vacanze, a pochi passi dalla spiaggia, Elizabeth compone il numero della polizia con le mani tremanti. «Il mio bambino… è scomparso.»

Elizabeth è la madre affidataria di Joe, ma lo ama come se fosse suo. Il piccolo di cinque anni, che adora i supereroi e osservare gli uccellini fuori dalla finestra, è il figlio che ha sempre sognato. Guardando il giardino dove stava giocando pochi istanti prima, sente il cuore strapparsi dal petto.

Avrebbe dovuto salvare Joe dalla madre naturale, la donna che quasi gli ha negato la possibilità di vivere. La stessa che ora cerca disperatamente di riaverlo con sé.

Avrebbe dovuto proteggere Joe da suo marito. L’uomo che, in questo momento, mente alla polizia dicendo di essere in cucina a preparare la colazione quando Joe è sparito. Colui che le stringe la spalla, intimandole di tacere.

Avrebbe dovuto vegliare su Joe. Ora sono a pochi passi dall’oceano, e il piccolo Joe non sa nuotare.

Poi, nell’acqua, viene trovato il piccolo sandalo blu di Joe. Se è successo davvero il peggio – l’impensabile – Elizabeth non potrà mai perdonarsi. E se fosse stato il segreto che nasconde da anni, la colpa che la divora dentro, a mettere in pericolo il suo bambino?

È arrivato il momento di dire la verità – anche se significa perdere il figlio che è il suo intero mondo. Anche se potrebbe costarle la vita.

Un thriller psicologico assolutamente avvincente, pieno di colpi di scena, sui segreti di famiglia, un matrimonio al limite e il confine mortale tra amore e odio. Perfetto per i lettori di Lisa Jewell, Liane Moriarty e Freida McFadden.



Australia, Gilmore Beach.

Gordon Perry, che vive nella casa di fronte a quella presa in affitto dagli Ealy, quella mattina, di ritorno dalla passeggiata in spiaggia, non è affatto sorpreso dal trovare un’auto della polizia davanti alla loro abitazione.
Lui stesso non saprebbe spiegare il perché, la sua memoria lo tradisce, sa che c’è qualcosa che dovrebbe ricordare, ma il pensiero, così come si affaccia alla sua mente, fugge via, lasciandolo con un gravoso senso di vuoto.
È stata Elizabeth a chiamare la polizia, pochi istanti di distrazione e Joe, il figlio adottivo di cinque anni, è scomparso.
All’arrivo degli agenti la donna è visibilmente agitata, a disagio di fronte alle domande che le vengono poste.
Invece il marito, Howard, anche se il tono di voce lascia trasparire la preoccupazione, mostra calma e tranquillità, il suo viso è una maschera.

La narrazione di questo thriller psicologico si muove seguendo spazi temporali diversi, il crescendo della tensione è dettata dal doppio punto di vista, quello di Elizabeth e quello di Gordon.
La donna, partendo dal giorno della scomparsa del bambino, si apre confessando una vita infelice, dominata dalla paura e dalla solitudine, consapevole di non avere le forze necessarie per uscire dalla spirale di violenza e di soprusi che la sta annientando.
L’adozione del bambino sembrava essere un nuovo inizio ma il breve periodo di felicità è stato spazzato via dalla sua incapacità di rompere l’insano vincolo che la lega ad un uomo aggressivo e manipolatore, egocentrico e mentalmente instabile.
Gordon, ex insegnante che nel corso della sua carriera ha visto tanti ragazzi in difficoltà e che non ha mai taciuto di fronte alle ingiustizie, oggi è anziano, debole, tanto che lui stesso dubita dei propri ricordi, eppure si accorge, in quei pochi giorni, che Howard non è una brava persona.
La forsennata ricerca del bambino è una lotta contro il tempo che mette a nudo le debolezze umane. Non è più tempo né di tacere né di mentire.
La vita a volte riserva sorprese e strane coincidenze ma quel che emerge prepotentemente dalla lettura di questo thriller è la frustrazione che deriva dall’impotenza nel contrastare la violenza, dalla consapevolezza che nessuno dà peso a ciò che dicono le persone più fragili.

Più si è vulnerabili e più si diventa vittime.

Eppure, alla fine, la soluzione paradossalmente la si trova prestando attenzione ai vuoti di memoria di un anziano affetto da demenza senile.




 

RECENSIONE - Il mio miglior errore - di Mariarosaria Guarino



Titolo: Il mio miglior errore

Autori: Mariarosaria Guarino

Editore: Self publishing 

Trope: Age gap, Sport romance, Social gap, Rich vs poor, Spicy

 Data di pubblicazione: 8 maggio 2026

Formati: ebook e cartaceo

Pagine: 350 circa

Una notte per dimenticare. Un attimo per complicare tutto.

 Caterina ha sempre seguito le regole, finché il suo fidanzato, una stella del tennis, non le ha spezzato il cuore. La vendetta? Una notte di follia tra le braccia di un estraneo, che finisce prima dell'alba.

Ma il destino ha il senso dell'umorismo perché quando Caterina ottiene il lavoro dei sogni nel circolo più esclusivo di Napoli, si ritrova davanti l’ultima persona che avrebbe voluto rivedere: Alessandro. Lo sconosciuto di una notte e via.

Lui è una leggenda del tennis caduta in disgrazia, un uomo molto più grande di lei e, soprattutto, il socio più importante del Club dove sta lavorando.

Alessandro sembra non riconoscerla, o forse si diverte a guardarla tormentarsi mentre la tiene sotto controllo. Ogni sguardo tra loro brucia di una tensione insopportabile, rimanere professionale è un dovere e cadere di nuovo in tentazione è un azzardo, ma potrebbe essere inevitabile. 

Tra i campi in terra rossa e i panorami di una Napoli che ti ruba l'anima, Caterina scoprirà che certi errori sono troppo belli per essere dimenticati. 


Bentrovate, anime belle!

Nuova recensione per Mariarosaria Guarino, che torna con un contemporary romance che oserei dire spumeggiante.

Ambientato nella splendida Napoli, il romanzo racconta la storia di Caterina e Alessandro.

 Una sola notte insieme che, all’apparenza, dovrebbe rimanere un’avventura passeggera con una sconosciuta.

Ma il destino ama giocare: Caterina e Alessandro si ritrovano improvvisamente faccia a faccia.

 Lei è la dipendente di un club di tennis, lui un ex campione imprigionato in una vita fatta di soldi, che lascia però pochissimo spazio ai veri sentimenti.

Eppure Caterina, con la sua genuinità e semplicità, riuscirà ad abbattere le barriere che Alessandro si è eretto intorno, portando a una bellissima evoluzione del personaggio.

Il romanzo della Guarino è accattivante e divertente, ricco di piccoli colpi di scena e momenti di tensione che ti spingono a voltare pagina freneticamente per capire cosa succederà fra i due.

I dialoghi sono un botta e risposta esilarante e naturale, mentre le descrizioni di Napoli risultano spettacolari.

La cosa, tuttavia, che più mi ha colpito è la crescita dei protagonisti, l’accettazione di se stessi, dei propri limiti e dei propri sentimenti.

La dolcezza di Alessandro è ben nascosta dal suo fare irriverente, mentre la caparbietà di Caterina emerge nella sua lotta con le unghie e con i denti per raggiungere i propri obiettivi.

A fare da splendida cornice c’è il senso di famiglia: quelle realtà semplici che diventano veri e propri angeli custodi quando qualcuno del proprio sangue, e non solo, si trova in difficoltà.

C’è stato un punto preciso, quando ho letto della disperazione di Alessandro dopo la presa di coscienza dei suoi sentimenti, in cui volevo continuare a leggere eppure non volevo.

Mariarosaria ha una scrittura così immersiva da farti sentire sulla pelle tutto ciò che lui avverte, così come le insicurezze di Caterina, una giovane donna che, nonostante le difficoltà, non esita a rimboccarsi le maniche.

La Guarino non indora la pillola e non si allontana dalla realtà: fotografa le difficoltà di tante famiglie nel Sud Italia e il divario tra chi ha la fortuna di nascere ricco e chi quella ricchezza deve crearsela da zero.

Una narrazione onesta che mostra come l’affetto della famiglia possa compensare qualsiasi mancanza economica, regalando un calore autentico che i personaggi più “viziati” tante volte non hanno.

 Perché il prezzo da pagare per la notorietà è alto.

Le cinque stelle sono meritatissime per un romanzo che si rivela un ottimo compagno per una giornata di relax al mare.

A presto!

 



 






 

26 maggio 2026

RECENSIONE - Il gioco delle bugie - di Serena Timossi

 



Titolo: Il gioco delle bugie

Autrice: Serena Timossi

Genere: rom-com (autoconclusiva) 

Narratore: prima persona, doppio POV

Trope principali: Neighbors, Slow burn, Strangers to friends to lovers

Micro trope: Secrets and lies, She falls first he falls harder, Golden retriever boy, un pizzico di Fake dating, Princess treatment, Big city rom-com

Livello spicy: è slow burn. Prima di arrivare allo spicy, dovrete pazientare. Del resto, l’attesa del piacere non è il piacere stesso? 😊

Ambientazione principale: New York

Setting: mondo dell’alta moda e del giornalismo

Data di uscita: 26/05

Disponibile su Amazon e Kindle Unlimited in self-publishing


Ryan mente da sempre, persino a sé stesso.

Alice non ha mai mentito, finché non è arrivata a New York.

Ma dopo la prima bugia, fermarsi è impossibile.

Soprattutto se è solo una parete a separarti da tutto ciò che desideri.

A ventitré anni, Alice Browne lascia il Montana per affermarsi come stilista a New York: la aspetta un anno di gavetta nel prestigioso Atelier Castillo. 

Ma la Grande Mela non è come la dipingono i film: il mondo della moda – tra fashion designer isterici e una rivale competitiva – è spietato, la città caotica e i ritmi folli. 

Dirlo ai suoi genitori iperprotettivi? Escluso. Tanto vale inventare una carriera in ascesa e un’intensa vita sociale prima che tornino alla carica sponsorizzando il suo ex.

A ventisei anni, Ryan Morgan è intrappolato nell’immagine che i media gli hanno cucito addosso: giornalista tagliente, critico cinematografico spietato e seduttore implacabile.

 Come se non bastasse, il patto stretto con suo padre – cinico magnate delle telecomunicazioni – sta per scadere: gli restano pochi mesi prima di ricoprire il ruolo a cui è destinato e sposare un’ereditiera per salvare il business di famiglia. 

Ma muoversi sul filo sottile delle bugie diventa arduo quando la nuova vicina bussa alla porta e lo aiuta a scacciare una conquista insistente.

Un’amicizia inaspettata, un’attrazione proibita che mette tutto in discussione.

 Fingere di non provare nulla per lei e aiutarla con una app di dating darà il via al vero gioco delle bugie: una spirale di equivoci, autosabotaggi e segreti.

 Quello con cui anche Alice capirà che, dopotutto, la sua vita si è trasformata davvero in una scoppiettante commedia romantica!

 

Bentrovate anime belle,

ammetto di essere molto emozionata nello scrivere questa recensione.

 Non solo per il romanzo in sé che, credetemi, è una coccola per il cuore e l’anima, ma soprattutto per la mano che lo ha scritto.

Serena Timossi l’ho conosciuta quattro anni fa; il suo è uno stile narrativo fatto di parole semplici e intense.

Una scrittura capace di far nascere un sorriso e far venire le lacrime, perché satura di emozioni che solo le anime belle possono trasmettere.

Poi, ahimè, è arrivato il silenzio.

La vita ci mette davanti a eventi che lasciano il vuoto dentro, ma è lì che nasce il coraggio, nella volontà di rialzarsi nonostante tutto.

Lo sapete ormai, lo avrò ripetuto mille e una volta: non sono la blogger che fa un sunto della trama, quella la si può trovare ovunque.

Sono quella delle sensazioni, che vive di empatia mentre legge, perché sono convinta che fra le pagine di un romanzo ci sia sempre l’anima di un’autrice.

La scrittura diventa terapia, in alcuni frangenti, un’opera d’arte che ferma il momento e intrappola un ricordo rendendolo immortale.

 E qui Serena è stata scenografa, regista e attrice.

Sono nati così Ryan e Alice e il loro piccolo mondo in una grande metropoli.

 Due personaggi che indossano maschere e un vestito fatto di bugie, perché è più facile apparire che mostrarsi per ciò che si è; è più semplice non deludere le aspettative degli altri, non considerando che così facendo rischiamo di annullarci.

Ma Ry e la sua Meraviglia si vedono, si scoprono e diventano prima amici, anche se il cuore perde un battito a ogni sguardo, a ogni schermaglia, a ogni abbraccio. 

Ci avete mai pensato a quanto sia importante un abbraccio?

 Si forma un piccolo universo che conosce un solo ritmo, quello di due cuori che battono all’unisono contro la gabbia toracica.

 In quello spazio non esistono problemi, ma solo due persone che si ritrovano e si prendono cura l’una dell’altra.

L’analogia con il bruco di Licena Azzurra, che offre zucchero alle formiche in cambio della loro protezione, è stata emozionante.

Mi sono commossa perché ho pensato a quante volte avremmo bisogno di un po’ di dolcezza quando tutto ciò che ci circonda diventa amaro.

 Alice per Ryan è questo, questo è l’immagine di due meravigliose farfalle che volano insieme.

Così come Ry, per Alice, è quel pettirosso  che si prende cura del nido e della sua compagna per tutta la vita.

La lettura è stata così coinvolgente che ho finito il romanzo in pochissimo tempo, rapita non solo dai personaggi principali ma anche dal contorno: dai protagonisti secondari agli antagonisti, dal mondo spietato della moda a quello del giornalismo. 

Dal ricordo di una zia, che diventa un angelo, alla figura di un padre troppo preso a mandare avanti il suo impero per accorgersi del malessere di un figlio.

 Un figlio come pochi perché, una volta conosciuto Ryan, vi renderete conto che il personaggio di un romanzo non deve per forza essere un bad boy per rimanere nel cuore di un lettore una volta chiuso il libro.

 Ry e la sua Meraviglia ve li porterete dietro per giorni.

Vorrei dire ancora tanto, perché è davvero incredibile ciò che questo romanzo mi ha saputo dare.

La storia di Serena è fatta di tante piccole cose, pezzi della sua quotidianità che ci ha regalato.

 Me la sono immaginata davanti al PC, così minuta e bella, a leggere ad alta voce per quell’angelo speciale che avrà sempre alle sue spalle.

In un’epoca in cui l’editoria è basata molto sull’apparenza e quindi su storie che poco hanno di reale, su romanzi che hanno come scopo più la vendita che il sentimento, Il senso delle bugie diventa una piccola luce a cui auguro di splendere. Così come auguro a Serena di brillare e di continuare a regalare a noi lettori emozioni come il suo romanzo ha saputo donare.

La scala delle recensioni arriva a cinque, ma la Timossi ne merita molte di più.

Alla prossima