20 marzo 2026
RECENSIONE - Diario di un Angelo - di Nicky Scarlett
18 marzo 2026
RECENSIONE - IL PROFUMO DEI LAMPONI - di Monica Brizzi
La quiete della campagna non potrebbe essere spezzata in modo peggiore che dall’arrivo di Damiano Diadori. Camilla gli ha affittato la villa ai margini della sua tenuta senza sapere che, insieme alle sue valigie, avrebbe portato con sé il rumore dei ricordi, una malinconia sottile e un fascino ingombrante. Uno scompiglio che non riguarda solo la pace del luogo, ma anche – e soprattutto – la sua testa e il suo cuore. Damiano è fuggito. Da un passato troppo pesante, da un presente che lo soffoca. Di certo non era nei suoi piani perdersi in una donna che sembra sempre sul punto di cadere, che conosce la terra meglio dei pensieri, che dice la verità con la stessa naturalezza con cui raccoglie pomodori o parla alla sua capra.
Eppure, qualcosa tra loro comincia a vibrare. Un’intesa stonata, fragile, inspiegabile, fatta di gesti piccoli e verità sospese. Camilla è un mistero lieve e luminoso, con un prima e un dopo che l’hanno cambiata. E quel passaggio silenzioso potrebbe insegnare anche a Damiano come si fa a tornare a respirare.
Due anime spezzate. Un bed and breakfast tra le colline. Un cane, un gatto e una capra a fare da coro. E la possibilità, forse, di rimettere insieme i pezzi.
Monica Brizzi ci dona una commedia romantica e poetica, che profuma di legna arsa e di pane caldo, e racconta cosa succede quando due anime sgualcite si riconoscono e insieme cercano il coraggio di tornare a vivere.
Nel B&B della tenuta di Camilla, sita nell’immaginario borgo di Lucumone, “al crocevia tra Arezzo, Siena e Perugia”, giunge il famoso nuotatore olimpico Damiano Diadori con il bisogno di pace e isolamento dal caos del mondo da cui proviene e da quello che ha dentro che lo ha sprofondato in un inferno personale.
Meravigliosi, questi due protagonisti “rotti”. Damiano, fatto di tatuaggi, braccialetti, piercing al sopracciglio “è tutto una contraddizione. I modi da borghese, i vestiti da ricco, l’aspetto da bullo”. Non vuole essere “assaltato” da chi lo riconosce, ma si stizzisce quando Camilla, in modo candido e semplice, ammette di non avere alcuna idea di chi lui sia. Damiano cova dentro una rabbia acida che lo corrode da quando ha perso il fratello della cui morte si sente responsabile.
Anche Camilla è fatta di pezzetti che con determinazione e dolcezza, ha incollato dopo un problema di salute; Camilla è fatta di parole semplici, è goffa, non riesce a cogliere le battute ironiche, le emozioni le giungono in modo quasi impercettibile, c’è in lei qualcosa che Damiano non riesce a decifrare oltre “quella sua facciata stralunata ma cordiale”. Eppure è proprio lei che lo indirizza per ritrovare la strada diritta invitandolo a prendere i contatti con l’origine di tutto: la terra.
Risalire la china non è semplice, ci sono delle cadute, ma il contatto con la terra aiuta, la pazienza di Camilla aiuta e questo romanzo del “sentire”, ci mostra che pian piano Damiano inizia a sentire la voce del vecchio se stesso, del bravo ragazzo. Ma anche Camilla, grazie a Damiano, torna a sentire emozioni ormai dimenticate che adesso prorompono in modo prepotente, a volte doloroso, ma di cui lei è felice perché, finalmente, “sente”: “Dopo anni senza provare niente, è arrivato lui e il mio cuore, la mia testa e il mio spirito sono pieni di COSE a cui non so dare un nome e che mi fanno paura”. Camilla e Damiano si curano e si guariscono vicendevolmente.
Bellissima la figura della madre di Damiano, presente in gran parte del libro solo al telefono, ma è di una dolcezza tangibile, sconfinata, con l’appellativo accorato che rivolge sempre, instancabilmente, al figlio: “Amore”; una parola che all’inizio lo ferisce, gli fa sentire forte la colpa che solo lui si addossa e di cui non riesce a perdonarsi; con “amore” inizia ogni chiamata quasi lei volesse dirgli in una sola parola, “io ti aspetto, aspetto che tu guarisca”. Poetico e semplice, quanto vero, anche il modo in cui l’autrice ci mostra la riapertura di Damiano verso il padre con quella telefonata piena di silenzi, imbarazzata, ma colma d’amore fino a ritrovare il sorriso vicendevole, seppure impacciato.
Ultimo, non ultimo, lo scandire del tempo attraverso le stagioni e il respiro della terra, elemento fondamentale in tutto il libro perché guaritrice dell’anima, ma solo se si è disposti a “immergerci le mani, spaccarsi di stanchezza, sudarci sopra, tirarne fuori le potenzialità e far crescere ciò che la natura ha in serbo”.
Lettura scorrevole e dai contenuti tutt’altro che banali.
REVIEW TOUR - Ruins - prima stella della sera - di Ilaria Merafina
Titolo:
Ruins
- prima stella della sera
Autore: Ilaria Merafina
Editore:
O.D.E. Edizioni
Genere: Contemporary
romance
Trope:#contemporaryromance #forcedproximity #slowburn
#hatetolove #smalltown #secretsandlies #emotionalscars #grumpyxsunshine
Pov: prima persona
Prezzo ebook: € 3,49
prezzo lancio prime 24h 2,99
Prezzo cartaceo: da
definire
Data pubblicazione: 11/03
Pagine:
400 circa
Dilogia: Sì
Autoconclusivo: no
Quando
mi è stato proposto il nuovo lavoro della Merafina, non ci ho pensato due volte
ad accettare.
Avevo
già conosciuto l’autrice con il suo precedente libro, Dove batte ancora l’amore,
restando affascinata da uno stile narrativo che sfiora la poesia: una
caratteristica che ho ritrovato intatta anche in Ruins - prima stella della
sera.
Ilaria
possiede un dono raro: la sua penna è intrisa di passione, capace di dar vita a
sentimenti che senti scivolare addosso, che si insinuano nell’intimo e
trasformano la lettura in qualcosa di magico.
In
quest’ultima opera, accanto al legame tra due persone “rotte”, emerge l’amore
viscerale della scrittrice per la sua terra, la Sardegna, descritta con una
nitidezza tale da darmi l’impressione di poterla vedere davvero.
Tra
spiagge selvagge, architetture d’altri tempi e una cittadina dove tutti si
conoscono e si aiutano, preservando le tradizioni tipiche di quei luoghi, ho
incontrato i protagonisti.
Hesper e Alluene: lui è prigioniero di un
dolore che non comprende appieno, poiché parte di ciò che era è andato perduto;
lei, dalla lingua affilata, sa tenere testa a quell’essere taciturno che il
destino le ha messo sulla strada, una guida che cerca di far risplendere le
terre che l’hanno riportata alla vita.
Un
uomo la cui esistenza sembra risucchiata da un’apatia che lo avvolge come un’aura
oscura.
Non
aggiungo altro, perché è giusto che scopriate questi due personaggi sfogliando
le pagine.
Sono un uomo e una donna capaci di catturarvi
e sollevare interrogativi a cui cerco ancora risposta; e non perché vi siano
nodi narrativi irrisolti per incuria, tutt’altro: il mistero che avvolge le due
figure è assolutamente voluto.
Immaginate
me che, arrivata all’ultima pagina, continuavo a cercare ancora qualcosa da
leggere.
Sono rimasta interdetta per un po’ e allora, cara Ilaria, la mia preghiera è solo una: scrivi, dacci modo di scoprire cosa si nasconde dietro ciò che hai lasciato celato.
Fammi capire se la mia intuizione (che non svelerò) è
corretta.
Diamine,
non si lascia così una lettrice ammaliata dal tuo modo di costruire i
personaggi!
Creature
che parlano nel profondo, non solo attraverso le parole scritte, ma comunicando
direttamente al cuore e lasciando un’impronta che resta vivida anche dopo aver
spento il Kindle.
Sei
meravigliosa, Ilaria, anche in quel finale aperto che lascia una voglia matta
di saperne di più.
Non
posso che complimentarmi per questa tua nuova fatica letteraria, per la tua
prosa e per le emozioni che hai seminato in ogni singola riga.
Le
cinque piume sono strameritate, in attesa del capitolo conclusivo che spero
arrivi il prima possibile.
A
presto,
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