27 aprile 2026

REVIEW TOUR - La Lady di Didcot House - di Angela Gravina

 




Titolo: La Lady di Didcot House
Autore: Angela Gravina
Editore: O.D.E. Edizioni
Genere: regency
Trope: 
#recencyromance
#rebellady
#Stagionelondinese
#hatetolove
#matrimonidiconvenienza
Pov: prima persona
Prezzo ebook: € 3,49 
Prezzo cartaceo: da definire
Data pubblicazione: 22/04
Pagine: 350 circa
Autoconclusivo: si

 Oxfordshire, 1820

 

Emily Kipling, figlia del Duca di Bunbury, ha ventisette anni ed è ancora nubile.

È una giovane donna brillante, con idee moderne, forse troppo sia per la società sia per il quieto vivere con la madre.

Il giorno del suo compleanno, il padre le intesta l'intera tenuta di Didcot suscitando lo stupore dell'intera comunità. Eppure, è solo quando il misterioso americano scapolo Lord Nicholas Knight diventa proprietario della tenuta confinante che le cose, per Emily, cambiano davvero.

 

Con la Stagione alle porte, la Lady di Didcot House dovrà fare i conti con Lord Knight e, soprattutto, con il suo cuore ribelle.



Bentrovate, anime belle! Oggi un nuovo review tour per la O.D.E. Edizioni. Questa volta parliamo di un romanzo ambientato in epoca Regency.

Ma partiamo proprio da questo: di storici ne leggo tanti e, a mio parere, pochi riescono davvero a conquistare il lettore.

Quasi tutti, inoltre, sono caratterizzati dalla terza persona con narratore esterno. Avevo letto un unico storico in prima persona e mi ero ripromessa di non farlo più; immaginate quindi la mia faccia quando ho iniziato a sfogliare questo romanzo.

Direte voi: “Ma c’è la scheda tecnica da cui si evince!”.

Il punto è che, quando arriva un libro della O.D.E., non guardo mai nulla: accetto e basta, perché è una delle poche case editrici che, a mio avviso, lavora benissimo.

Ma torniamo alla mia espressione...

Ho fatto un respiro profondo, ho iniziato a leggere e... ho finito senza rendermene conto. Sono dunque arrivata alla conclusione che non sia il POV (punto di vista) a fare un libro, ma chi lo scrive.

Che sia uno storico, un contemporaneo o un fantasy, ciò che definisce il romanzo è la penna dell’autrice.

Nello specifico quella di Angela Gravina, a cui faccio i miei complimenti.

Vivere uno storico per come lei lo ha scritto è stato come osservare tutto attraverso gli occhi della protagonista: studiarsi allo specchio indossando un abito di quelli che ognuno di noi ha sognato di portare almeno una volta; sentire i profumi, le sensazioni e le emozioni che arrivavano dritte allo stomaco ogni volta che la ribelle Lady Emily Kipling si scontrava con l’enigmatico Lord Knight.

Esilaranti i loro battibecchi e l’incapacità di trattenersi di Lady Emily, una donna che suscita scalpore in una società dove la figura femminile è vista quasi come una presenza incapace di intendere e volere.

Lady Kipling spiazza tutti con le sue idee moderne, che la mettono in cattiva luce nei salotti della Londra “per bene”.

Alcune storceranno il naso leggendolo, ne sono convinta, ma andiamo, signore: leggere significa aprire i propri orizzonti, e c’è chi si prende licenze “poetiche” molto più evidenti.

Io sono per la modernità, proprio come la cara signorina di Didcot House.

Le sue idee, il suo modo di rapportarsi e di vivere una società mascherata da falsi perbenismi mi sono piaciuti moltissimo, così come la storia d’amore, divertente e tormentata, parte integrante del racconto.

La prosa dell’autrice è leggera ma ricca di particolari che mi hanno entusiasmata e che, paradossalmente, mi sono rimasti impressi più di quelli riportati in molti storici “pomposi”.

Credo che la Gravina abbia esteso la modernità della sua protagonista alla scrittura: una penna curata, ironica e precisa.

Lei, musicista (da quanto ho letto nella biografia), ha creato un romanzo allegro e vivace come le musiche che venivano suonate nelle grandi sale da ballo, senza però far mancare la sensualità e lo scandalo tipici del valzer.

Chi mi conosce sa che non baso la mia recensione sulla trama o sulla storia del romanzo – quella possono leggerla tutti – ma parlo di ciò che il testo mi ha lasciato.

E, in questo caso, l’ho adorato

In conclusione, è un romanzo che consiglio vivamente.

Liberatevi però dagli stereotipi: leggetelo con mente aperta, priva di convinzioni e preconcetti che portano a dire che un romanzo storico sia bello solo se scritto in terza persona.

Non è il POV a definire uno scritto, ma la penna dell’autrice e, in questo caso, fidatevi: non ve ne farà pentire.

A presto!






24 aprile 2026

REVIEW TOUR - Perfect for me - di Alessandra Cigalino

 




Titolo: Perfect for me

Autore: Alessandra Cigalino

Editore: O.D.E. Edizioni

Genere: College romance

Trope:

#Bullyromance

#Collageromance

#sportromance

#touchherandyoudie

#suspense

Pov: prima persona

Prezzo ebook: € 3,49 prezzo lancio prime 24h 2,99

Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: 15/04

Pagine: 300 circa

Dilogia: si

Autoconclusivo: no

Da dieci anni, Eleanor cerca di sopravvivere nascondendosi dietro quella corazza che ha costruito con tanta fatica.

Da tutta una vita, Tyler finge di essere solo un ragazzino viziato pieno di soldi fino al midollo.

Due giovani devastati da un passato colmo di dolore e un Amore che dovrebbe essere unico e perfetto come la rosa tatuata sul petto di Tyler.

Ma ogni rosa ha le sue spine e in Eleanor e Tyler affondano nella carne e nell'anima.



Nonostante abbia finito di leggere il romanzo in tempi brevissimi, ho dovuto prendermi un paio di giorni per elaborare la recensione.

In genere scrivo di pancia, eppure in questo caso le emozioni sono state così tante che ho dovuto “respirare”.

Quando dico “respirare” non mi riferisco a qualcosa di brutto, ma a un'intensità tale che ti lascia, al momento, senza parole.

Sostengo sempre che siamo ciò che scriviamo o, almeno, per molte di noi è così.

E forse è stato proprio questo a bloccarmi nello scrivere la recensione nell’immediato.

 La storia di Alessandra si porta dietro un carico di emozioni e sentimenti che, mi auguro, possano arrivare a tutti.

Non è un semplice college romance, né un romanzo con scene spicy buttate lì giusto per riempire le pagine. Se dovessi descrivere il libro, o meglio la sua protagonista, con un solo termine, sarebbe “Resilienza”.

Ho visto – è il caso di dirlo quando leggi un romanzo come questo – il volto di Eleanor attraversato da una miriade di espressioni.

Ho letto nei suoi occhi quella tristezza profonda che solo chi ha perso qualcuno di importante può comprendere.

Ho sentito il suo dolore quando veniva ferita con parole che non dovrebbero mai uscire dalla bocca delle persone.

 E poi, attraverso il suo sguardo, ho incrociato quello di un giovane che fa di tutto per non mostrarsi per ciò che realmente è.

Due pezzi di un puzzle chiamato vita.

Una vita che non ha risparmiato niente a entrambi, ma che li ha condotti l'uno nelle braccia dell’altra.

Forse perché chi conosce la parola “dolore” sa riconoscerlo nell’altro, o forse, chissà, fa parte di un intreccio di trama costruito a regola d’arte dall’autrice.

 I misteri verranno svelati nel secondo volume ma, nel primo, care amiche lettrici, il vostro cuore rimarrà lì con loro, imbrigliato in parole e situazioni che vi lasceranno comunque qualcosa addosso.

Io non so cosa riserverà il sequel di questa storia, ma non vedo l’ora di scoprirlo. Un capitolo extra non basta a racchiudere due protagonisti deboli e forti allo stesso tempo; due protagonisti che non hanno ancora coscienza della portata del sentimento che li tiene legati, nonostante tutto.

 Faccio i complimenti ad Alessandra, che conosco come una persona dolce e sempre rispettosa.

E quel rispetto lo senti anche nel suo romanzo: nella carezza che Tyler lascia sul viso di Eleanor, nel suo sguardo e in quel prendersi cura di lei senza una ragione apparente.

Le cinque piume sono meritatissime, in attesa del volume finale di questa dilogia che consiglio a tutti coloro che, in qualche modo, hanno conosciuto la parte meno dolce della vita, ma che hanno ricominciato a crederci trovando alle loro spalle un angelo silenzioso, disposto a tutto pur di rivedere il sorriso su un volto che ha conosciuto ben altro.

 









21 aprile 2026

RECENSIONE - Without Honor: Vendetta e Giustizia - di Barbara Scotto


AUTRICE: Barbara Scotto

TITOLO: Without Honor: Vendetta e Giustizia

GENERE: Retelling del mito di Medusa

TROPELegal Romance Enemies to Lovers Emotional Scars Secrets and Lies Soft dark

Autoconclusivo – Stand-alone

PAGINE: 330

FORMATI: Cartaceo ed ebook

Editore: Self Publishing


𝐍𝐎𝐓𝐀 𝐈𝐌𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀𝐍𝐓𝐄
Without Honor è la nuova edizione di Honor, pubblicato per la prima volta nel 2025 con editore.
Torna con un editing rivisitato che ne mantiene struttura e contenuto, e con una nuova veste grafica, interna ed esterna.
Anche il titolo è stato aggiornato, per riflettere in modo più incisivo l’anima della storia.


Madeleine Stone è il giudice più giovane e temuto di Houston. In
aula non concede sconti, soprattutto agli uomini accusati di violenza.
Percy Long è un avvocato brillante, arrogante, l’unico capace di
tenerle testa senza arretrare. Peccato che difenda uomini potenti
accusati dei reati peggiori.
I due si ritrovano coinvolti in avvenimenti che li costringono a
passare del tempo insieme, e l’attrazione si trasforma in un vincolo
che li spinge oltre ogni limite.
Un nuovo processo li riporta l’uno contro l’altro, fa emergere ciò
che credevano sepolto e il confine tra giustizia e vendetta si spezza,
obbligandoli a fare la scelta più difficile di sempre.
Una rivisitazione in chiave contemporanea del mito di Medusa, dove l’amore nasce dalle ferite e pretende riscatto, dove i veri mostri abitano i pensieri e, per annientarli, il confine che separa la vendetta dalla giustizia si assottiglia fin quasi a scomparire.





Chi decide chi è il cattivo della storia?

Spesso il termine “mostro” serve solo a screditare chi custodisce segreti scomodi e, per questo, deve essere isolato e temuto.
Il senso di questa riflessione trova la sua risposta nel romanzo di Barbara Scotto, un retelling del famoso mito di Medusa.
Medusa: una donna bellissima che venne violata nel tempio di Atena dal re del mare, Poseidone.
Non incontrò però il favore della dea: il suo viso venne deturpato e i suoi meravigliosi capelli neri divennero serpi, con il potere di pietrificare ogni essere vivente.

La leggenda vuole che venne poi decapitata dal giovane Perseo…
La leggenda, appunto.
Barbara ha manipolato il mito e ha fatto sua questa storia, mettendo in evidenza un male che affligge la nostra società.
Ha reso Medusa non una condannata, ma un giudice disposto a tutto pur di far trionfare la giustizia e mettere a tacere quel passato che l’ha segnata.
È un retelling che lascia un nodo in gola e ti costringe a guardare i fatti al di là del mito.
Mi sono sempre chiesta come la dea che impersonificava la “guerra giusta” abbia potuto condannare una donna il cui unico errore era la bellezza.
È sempre stata una domanda senza risposta.
Qui, in un certo senso, l’ho trovata.

È stato emozionante e commovente vedere come Barbara abbia reso giustizia non solo a Madeleine, ma un po’ a tutte quelle donne che ancora oggi non si danno pace per cicatrici che nemmeno il tempo riesce a lenire.
L’ingiustizia di essere colpevolizzate per la propria sofferenza può trasformare uno sguardo in pietra, ma non è un atto di malvagità: è l’unica difesa possibile contro un mondo che ha condannato invece di assolvere.
Spesso definiamo “pericoloso” chi non riusciamo a comprendere, limitandoci all’apparenza e non riconoscendo il grido di chi ha dovuto imparare a proteggersi da solo.

So che le mie parole possono apparire criptiche, ma credetemi se vi dico che troverete tante risposte in questo romanzo che merita davvero di essere letto; la contemporaneità dell’argomento tocca corde profonde.
Ho amato la protagonista, la sua resilienza e la volontà di non piegare la testa davanti a nulla.
Ovviamente l’autrice non rende nulla facile, è un marchio di fabbrica di Barbara il Secrets and Lies, ma tutti i nodi vengono al pettine e, credetemi, vi lasceranno senza parole.

Complimenti a Barbara per questa nuova fatica: ne è valsa la pena, se il risultato è un romanzo che ti porti dentro per giorni.
Sapete che io cerco la morale in ogni storia che leggo e qui la morale è una soltanto, ed è disarmante nella sua verità: dietro ogni “mostro” si nasconde spesso una vittima colpevolizzata.
Il dolore non elaborato può trasformarsi in uno scudo che pietrifica il cuore, ma questo è anche il risultato dell’ingiustizia di un mondo che punisce chi è stato ferito anziché chi ha ferito.
Chiudere questo libro significa portarsi dietro questa consapevolezza: la vera forza non sta nel non provare dolore, ma nel trovare il modo di difendere la propria anima, anche quando tutto intorno sembra volerla distruggere.
Cinque stelle sono poche per un romanzo che vale davvero la pena leggere.

A presto!