La polvere della cantina si insinua ovunque: il marito Michael diventa un estraneo nel letto. Il sesso scompare e tra loro si apre una crepa silenziosa, difficile da nominare e ancora più complicata da attraversare. La madre e le amiche la spingono a mollare.
Nessuno la vede.
In una discesa kafkiana verso l'invisibilità, Violet scopre che la cantina non è solo un ufficio senza finestre: è il luogo dove il potere nasconde ciò che non vuole affrontare. Ma è proprio da lì, dal punto più basso, che Violet inizierà a vedere davvero e a smontare, un segreto alla volta, la trappola che l’ha cancellata.
Certi luoghi non nascondono solo polvere, ma anche chi potresti diventare, mentre nessuno ti guarda.
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Violet Kane lavora come avvocato presso il dipartimento legale della Nicholson Cosmetics: lei è quella che agisce, si dà da fare, non molla e dà il colpo decisivo per chiudere contratti impossibili e per questo si è meritata il soprannome the Closer di cui va fiera.
Le cose cambiano e due anni dopo si ritrova a spingere la carrozzina della figlia Kate, di cinque mesi, per portarla al nido e poter, così, riprendere il suo lavoro lì dove lo ha lasciato… ma il destino ha riservato altro: Violet al rientro si trova catapultata al piano -1, quello che lei chiama “cantina”, dove gli impiegati che vi trova sono impegnatissimi “a fare cose” e di lei non sembrano accorgersi. Violet si ritrova con la vita sottosopra, cambiata e… non solo nel luogo di lavoro, ma anche a casa, negli affetti più intimi.
Mi ha colpito una frase della stessa autrice: “L’importanza di essere visti nel mondo. Quando questo manca diventiamo fragili come granelli di sabbia portati dal vento”, ed è ciò che accade a Violet. Questa donna in carriera, forte e determinata, si trova “scoperta” dal momento in cui vuol ritornare a riprendersi ciò che ha lasciato prima della maternità, scoprendo che il tempo passa e di certo nessuno è stato lì ad aspettarla. Non è più “the Closer”, ma una neomamma e come tale deve fare i conti con il forte senso di colpa verso la piccola Kate che già a cinque mesi è portata al nido e piange disperatamente per il distacco; come tale si fa carico di tutto ciò che concerne la piccola: nutrirla, vestirla, cullarla e così via. La sua dedizione è totale, ma Violet vuole anche lavorare. Lo fa, ma non trova il suo ambiente, viene catapultata al piano -1, quello che lei chiama “cantina”, dove tutti sono impegnatissimi “a fare cose” e “dove nessuno controlla ma tutti fanno finta di sì”. Violet vive male, malissimo ma il suo malessere non viene capito a fondo, perché “è normale per una neomamma”. La pensano così i suoi genitori che le consigliano di mollare il lavoro e dedicarsi a crescere la figlia, sollevando una rabbia che ha radici ben più profonde e antiche in Violet e che adesso prorompono con forza mettendo in risalto un rapporto complicato con la madre.
E suo marito Michael? Qual è il suo ruolo in tutto ciò? Pur essendo innamoratissimo di Violet e sostenendola, lui in qualche modo tiene una posizione mediana tra le lamentele della moglie e ciò che succede in ufficio, anzi tende a giustificare chi ha “declassato” in cantina Violet: “se lo hanno fatto, avranno le loro ragioni”, perché per lui “il lavoro è sacro” e va bene qualsiasi lavoro. Sì, ma per chi, vale questa convinzione? Certo non per lui che continua la sua scalata da ingegnere strutturale in carriera, non per lui che continua la sua vita alla stessa maniera di prima e che non viene intaccato come Violet dai cambiamenti che inevitabilmente la nascita di un figlio porta. È per questo che Violet non si sente compresa da Michael e, come succede a tante coppie, il fatto di “non essere vista” la porta ad allontanarsi da quell’uomo che pure ama tanto.
La Brusa ci offre, con la storia di Violet, il profilo di una qualsiasi donna che, dopo la maternità, si trova ad affrontare un forte carico psicologico ed emotivo, problematiche importanti, ma ci offre anche una luce: una donna che riesce a guardare oltre e che dopo un momento di sofferenza, prende di nuovo in mano la sua vita, ne diviene padrona e la trasforma in meglio reinventandosi e anche dimostrando, nel caso di Violet, che the Closer è sempre in pista…
Il libro si legge d’un fiato, molto dinamico e intrigante con tematiche accattivanti. Un ottimo lavoro.

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