Eccoci a un nuovo romanzo di Bea
Hawks, un’altra autrice conosciuta tramite il blog e che vale davvero la pena
scoprire.
La Hawks non solo si distingue per
le discipline sportive che descrive nei suoi lavori, ma anche per le tematiche
attuali che affronta senza indorare la pillola.
Siamo in una realtà in cui le
vittime di violenza ormai non si contano: anime distrutte che cercano di
ritrovare il proprio posto nel mondo.
È il caso di Ember, una giovane donna che
tenta di ricostruire la sua esistenza e lo fa in un luogo che considera casa,
dove l’odore che impregna le narici è quello della neve.
Le coltri bianche donano pace al
suo cuore, che di cicatrici ne ha fin troppe; tuttavia gli incubi sono dietro l’angolo
e chiudere gli occhi non significa sempre sognare.
La vita, però, è imprevedibile:
lei, che ripudia persino la carezza di un uomo, si ritrova a cercare
consolazione tra le braccia del gelido Ian.
Lui, campione di half pipe, inizialmente non
si fida di quella ragazza che agli occhi del mondo appare come una ladra.
Ma ben presto scoprirà quanto sia
più semplice giudicare senza sapere, piuttosto che conoscere la realtà dei
fatti.
Non è stata una storia semplice,
non una di quelle che ti fa sospirare, bensì imprecare; eppure la Hawks ha la
capacità di tenerti legata alle pagine, di farti innamorare dei suoi volumi e
dei suoi racconti.
Non usa lo spicy come espediente
per attrarre le lettrici, ma come un elemento che può restituire a una donna la
femminilità che sente ormai perduta.
Ember e Ian sono due personaggi che
soffrono, che combattono per se stessi e per quell’amore che non credevano
potesse arrivare.
È stato un libro fatto di partenze
e arrivi, di abbracci e di mani che si allontanavano; è stata una storia di un'intensità pazzesca.
Sopra ho accennato al fatto che l’autrice
non indora la pillola ed è vero: lei la realtà non la nasconde. Affronta
argomenti che molte volte (anzi, quasi sempre) vengono evitati per timore dell’impatto
che potrebbero avere sul pubblico.
Lo ha fatto nel precedente romanzo
e torna a ribadirlo ora; ne ammiro non solo il coraggio, ma anche la bravura
nel mostrare le cose come sono realmente.
La delicatezza di alcuni momenti si
contrappone alla durezza di altri e, in mezzo a tutto, ci sono loro: Ember e
Ian, che in qualche modo hanno smarrito entrambi un pezzo d’anima.
Possono ritrovarla solo diventando
uno, abbattendo il passato e un presente frammentato per riuscire a costruire
un futuro dove i brutti ricordi rimangano polvere negli angoli.
Complimenti all’autrice che ha
saputo stupirmi per l’ennesima volta.
Spesso sento dire: «Leggo una
commedia perché non voglio drammi».
Bene, signore, i drammi fanno parte
della vita: bene o male, chi più chi meno, ne veniamo toccati, seppur in modo
diverso.
Evitarli non significa
allontanarli, ma rinnegare momenti che probabilmente appartengono ad altre
realtà, ma che ci aiutano a comprendere cosa si nasconde dietro un sorriso
tirato, dietro occhi che hanno perso la luce e davanti a volti che altro non
sono che maschere che si indossano o che la società spinge a portare.
Leggere un romanzo di tale portata
ti fa capire come, spesso, sia più facile fermarsi all’apparenza dettata dalle
chiacchiere e puntare il dito verso chi non si conosce se non per sentito dire.
Basterebbe sforzarsi di guardare al di là del
silenzio dell’altro per comprendere quanto dolore possa celarsi in un cuore.
Esattamente come ha fatto Ian con Ember.
Complimenti a Bea per questo nuovo
romanzo.
Nella speranza di leggere presto il
suo prossimo lavoro, le cinque stelle sono meritatissime.
A presto.






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