10 marzo 2026

RECENSIONI - Ushanka: I ponti di Leningrado - Ljubov': La neve tra le betulle (Cieli di Russia Vol. 1 e 2) - di Antonella Iuliano

 





Pavel Metjanov è incapace di dimenticare Aleksandra e i suoi bellissimi occhi verdi. L’immagine di lei, con l’Ushanka bianco sul capo, non lo abbandona mai. Le sue pene d’amore hanno un colpevole, suo fratello Yurij. Anche il loro rapporto, da sempre speciale, è andato in frantumi, ma Pasha ignora il sottilissimo filo che la vita ha ripreso a intrecciare a loro insaputa e per mano di un personaggio ambiguo, Ivan Orlev. Un filo che lega tutti loro a una storia d’amore sepolta sotto le bombe dell’assedio di Leningrado, vent’anni prima. Ed è solo seguendo a ritroso il filo, lungo i poetici ponti che solcano la Neva e i canali ghiacciati tra gli argini di granito rosso e le superbe cattedrali con le guglie rigonfie, che i nodi iniziano a sciogliersi.
Un romanzo che aspira a essere corale, in cui la forza avvolgente dei rapporti umani si contrappone al freddo dell’inverno russo. Una storia nella Storia che profuma di neve, di cioccolata calda alla cannella, ma anche di guerra e fango.




Cioccolata calda e cannella, un colbacco bianco come la neve, il freddo e il ghiaccio che ovattano i rumori, l’atmosfera suggestiva di Leningrado e delle foreste siberiane.

La storia d’amore fra Pavel e Alexandra scalda i cinque sensi, nei due protagonisti riconosciamo il carattere tipico della letteratura slava: lui è coraggioso, determinato, coscienzioso mentre lei è la più classica delle eroine russe, dorati i capelli, smeraldini gli occhi, timida e garbata.
Siamo nei primi anni ’60, in pieno regime, la libertà è limitata però ci si è lasciati alle spalle gli orrori della guerra.

Dopo i fasti degli Zar, la Rivoluzione prima e l’assedio poi hanno impoverito una popolazione già sottomessa, stremata da anni di fame, di miseria, quando morire per inedia era la quotidianità.

Eppure, anche in mezzo all’indigenza perdura la solidarietà, la capacità di aiutare, si condivide anche un solo tozzo di pane e quel misero pasto permette di sopravvivere.

Pavel aveva pochi anni, Alexandra una neonata e non ricordano nulla di quel periodo ma le maglie del passato minano la felicità dei due giovani.
I tormenti di una storia d’amore che sembra impossibile, incomprensioni e dubbi troveranno pace nel racconto di un trascorso tanto difficile quanto romantico.

Oltre all’ambientazione affascinante questo libro rende onore alla storia di un grande paese dando risalto ad artisti unici, musicisti e scrittori; racconta riti e tradizioni religiosi e pagani che fondano le radici in epoche remote e riporta ricette di piatti tipici, alcuni che derivano alla cultura contadina quindi semplici e poveri, altri superbi, torte e pasticcini che risplendono nelle lussuose e dorate pasticcerie cittadine.




















“Domani da Fëdor Michajlovich. Alle 15:00. Ti aspetterò lì ogni sabato finché non verrai.”

È un luogo tristemente bello quello in cui il destino conduce Yurij Metjanov dalla ragazza che, inconsapevolmente, stava aspettando. Ha imparato dai suoi errori e quando per puro caso, ritrova una copia di Delitto e castigo, romanzo di Dostoevskij censurato dal regime, non immagina che proprio quelle pagine, lette in clandestinità, cambieranno la sua vita. In un freddo sabato pomeriggio, si reca nel Cimitero degli Artisti e lì, sulla tomba del grande scrittore russo, ad attenderlo ci sono due grandi occhi da cerbiatta. Lei è Nina Kameneva o almeno è così che si presenta quando, tra le isbe innevate di Vyrica e Mironov, la sorte li fa incontrare ancora. Nina è attratta da lui ma sfuggente. Indossa una corazza per proteggere se stessa e la dolce sorellina, Polina, chiusa nel suo mutismo, da un passato doloroso. La caparbietà di Yurij, attraverso la voce di chi è fuggito dai ponti di una Leningrado assediata, lo riporta in quel passato che in parte già conosce, perché non tutto è stato svelato e, a volte, anche se il fato riavvolge lunghe matasse, lascia dietro di sé fili spezzati.
Una storia venata di malinconia, travolgente e pura come la neve tra le betulle.





Secondo volume della saga, protagonista è Yurij, il fratello di Pavel che nel precedente romanzo Ushanka – aveva suo malgrado ostacolato la storia d’amore fra Pavel stesso e Alexandra.

È sufficiente uno sguardo e Yurij si innamora di Nina, una bellissima ragazza incontrata a Leningrado, sulla tomba di Dostoevskij.

È il 1964, il grande scrittore è proibito, ogni suo libro è stato distrutto perché considerato sovversivo per le sue idee liberali e progressiste.
Questo romanzo omaggia l’autore che forse è il più grande di sempre, che più di ogni altro ha saputo raccontare la psicologia umana, i tormenti, le oppressioni, la lotta fra il bene e il male che affligge ognuno di noi.

Nina è cresciuta in una famiglia difficile, anaffettiva, violenta.
Ogni giorno deve difendersi dalle prepotenze dei fratellastri e deve tutelare la sorellina, che ha perso l’uso della parola dopo aver subito un trauma.
Forse Yurij rappresenta la salvezza, ma la strada verso la felicità è lunga e tortuosa, i due giovani dovranno lottare, e non poco, per il loro amore.

Anche in questo secondo romanzo il punto di forza è l’ambientazione sempre affascinate delle foreste di betulle argentee, fiumi e laghi ghiacciati, notti buie e lunghissime, piccoli villaggi dalle isbe colorate nei quali il tempo resta sospeso.
Bellissimi e forti i protagonisti, che riflettono i caratteri dei personaggi dei romanzi di Dostoevskij, pregni di quella malinconia e tristezza che è insita nella natura russa ma nello stesso tempo capaci di trasmettere la bontà e l’amore che, malgrado, tutto l’umanità non ha mai perso.










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