Autore: Elizabeth Rose
Titolo: Australia – un amore alla fine
del mondo
Serie: NO
Autoconclusivo: sì
Genere: Historical romance
Ebook: sì
Prezzo: prezzo lancio 0.99 poi a 2.99
euro
Kindle
Unlimited: sì
Cartaceo: sì
Prezzo: 13,99 euro
Nuovo Galles del Sud, 1831
Tobias Turner è giunto in Australia da bambino, figlio di genitori liberi che si sono lasciati alle spalle l’Inghilterra in cerca di un futuro migliore. Per lui quella terra è casa, lì ci sono le fondamenta su cui, con le proprie forze, vuole costruire la sua vita. Quando si trova costretto a chiedere l’assegnazione di una serva, non si aspetta certo di seminare i campi insieme alla figlia di un barone.
Deportata con l’accusa infamante di aver rubato un sigillo, Emma Redmayne ha perso la libertà ed è a un passo dal perdere sé stessa. Costretta a chinarsi sui solchi e a tosare pecore, cerca di sopravvivere e impara a resistere.
Eppure, in quella terra selvaggia e primitiva, scopre un sentimento che non ha mai conosciuto prima.
Lei è una serva, Tobias è il suo padrone.
Non dovrebbero sfiorarsi. Non dovrebbero amarsi perché provengono da due mondi diversi.
Ma lì, alla fine del mondo, avranno la loro possibilità?
L’oceano rischia di dividerli, il passato reclama Emma e il desiderio minaccia di distruggere entrambi.
Amore è restare, ma anche lasciar andare. Amore significa scegliere, anche con il cuore spezzato. Amore significa rischiare, anche quando l’inferno bussa alla porta.
E non tutti gli amori sono destinati a sopravvivere.
Bentrovate anime belle, siamo a una nuova recensione di un’altra autrice che stimo e che leggo da ancor prima di diventare blogger.
Parlo di Elizabeth Rose e riassumo questa sua ultima fatica con una sola parola: Coraggio.
Siamo abituati a storici ambientati per lo più nell’epoca Regency.
Ormai conosciamo quasi tutto dei pregi e dei difetti di una società che si basava molto sull’apparenza.
El ci porta ai confini del mondo, in Australia, una terra selvaggia fatta di uomini che vivevano del raccolto e di ciò che offriva il bestiame.
Uomini che con il sudore della fronte non vivevano, ma sopravvivevano a quei tempi.
Lì incontriamo i nostri protagonisti e quei comprimari che si sono guadagnati un posto speciale nel cuore.
Tobias e la dolce Emma non hanno nulla in comune.
E anche se all’apparenza è lui il padrone, diventa “schiavo” di quella fanciulla già al primo sguardo, nonostante sia vestita di stracci, nonostante il viso scavato e le mani piene di lividi.
Emma è una deportata, una donna che la Londra "per bene" ha condannato ed esiliato in un paese lontano dal suo.
Mi fermo qui perché non sopporto di fare il riassunto del libro; preferisco raccontarvi cosa mi ha lasciato.
Ho apprezzato ogni pagina di questo romanzo.
Tobias e i suoi silenzi, il suo riflettere troppo su ogni singola situazione della sua vita.
Tobias è quel senso di protezione verso l’unico membro della famiglia che gli è rimasto.
Lui, lavoratore instancabile, che ha preferito leggere l’odio negli occhi di chi lo aveva conquistato pur di proteggerla.
E poi c’è Emma e la sua forza, la sua paura che l’ha resa così umana.
C’è stato un momento specifico del romanzo (non faccio spoiler) in cui ho avvertito il senso di soffocamento che le stringeva la gola, i muscoli tesi dal terrore di dover riaffrontare ciò che pensava di essersi lasciata alle spalle.
Ho sentito il suo spegnersi perché tradita da chi le aveva fatto assaporare la fiducia, e poi ho visto il suo sbocciare, la crescita come persona, come donna.
Quei tempi ormai lontani non risparmiavano umiliazioni, e quello che mi ha colpito di più è stata la dignità con la quale la giovane ha affrontato tutto.
Il suo silenzio, le lacrime che versava solo quando era sola e quella fragilità che però non l’ha spezzata, eccetto in un determinato momento.
Perché è più semplice non conoscere l’amore piuttosto che assaggiarlo e poi perderlo.
Lì tutto crolla, anche la speranza che qualcosa possa cambiare.
Ho parlato dei comprimari prima, Edwin e Agnes, un padre e una madre che hanno avuto un ruolo cruciale nell’intera storia.
Edwin, in particolare, mi ha fatto sorridere e commuovere – le sue parole, quelle che solo un genitore disperato può pronunciare, sono state meravigliose – e Agnes… beh, lei è quella presenza che parla di speranza.
Perché, nonostante i tempi e le convinzioni, mi piace pensare che anche una donna che la società avrebbe ripudiato abbia trovato il suo lieto fine.
Tutto perfetto con El: la costruzione della storia, i personaggi, l’ambientazione e la ricerca che c’è dietro e di cui l’autrice ha parlato ampiamente, suscitando la curiosità di chi, come la sottoscritta, ignorava l’Australia del 1800.
Complimenti davvero Elizabeth.
L’editoria, in genere, segue un filone più dettato dalla moda che dai propri interessi e dalla voglia di raccontare determinate storie.
Tu sei andata controcorrente e hai la mia stima, forse perché anche io faccio come te.
Hai ascoltato il tuo cuore e hai dato vita a un romanzo che merita davvero di essere letto.
A presto.


.png)



Nessun commento:
Posta un commento