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06 ottobre 2026

REVIEW TOUR - Gocce d’argento- di Alessandra Cicerano

 



Titolo: Gocce d’argento

Autore: Alessandra Cicerano

Editore: O.D.E. Edizioni

Genere: Historical romance

Trope: Friends to Lovers, Second Chance, Broken Hero, Touch her and die, Forbidden Love

Pov: terza persona focalizzata

Prezzo ebook: € 3,49  Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: 30/09

Pagine: 350 circa

Autoconclusivo: sì

Raoul ha combattuto per anni come mercenario con il nome di Lupo, imparando a soffocare ogni sentimento prima che diventasse una debolezza e a dimenticare Ponteripa, la sua casa, e il ragazzo che era un tempo.

Adelisa ha consacrato la sua vita alla medicina e ai segreti antichi delle erbe. Ma in un'epoca dominata dall'ignoranza, la cura è una colpa e la conoscenza viene chiamata stregoneria.

Quando un'epidemia mortale inizia a dilagare i destini di Raoul e Adelisa si scontrano.

Lei diventa il bersaglio della superstizione e della caccia alle streghe e il Lupo comprende che non sta lottando solo per salvarle la vita, ma anche per preservare l'unica parte di sé che la guerra non è riuscita a uccidere.


Bentrovate, anime belle!

Oggi si torna al romanzo storico con la nuova opera di Alessandra Cicerano, edita da O.D.E. Edizioni.

Avevo già apprezzato lo stile di questa autrice nel suo libro d’esordio, Rubino Rosso Sangue, ma con Gocce d’argento le emozioni sono state così intense che l’ho divorato in una sola notte.

La Cicerano ha un modo di scrivere che coinvolge tutti i sensi.

Il suo non è un semplice romanzo storico: è ricerca, cura dei personaggi e dei dialoghi. 

Le fonti sono verificate e precise, ben lontane da informazioni buttate lì a caso; c’è un’attenzione meticolosa ai dettagli, che vanno dai costumi alle abitudini di un tempo lontano.

E, in mezzo a tutto questo, batte il cuore di un sentimento tra due persone che gli anni non hanno scalfito.

C’è la rabbia, il rancore per le parole non dette, e poi c’è quell’amore profondo che porta una persona a rinunciare all’altra pur di non distruggerla.

I protagonisti, Raoul e Adelisa, sono un incastro imperfetto in un’epoca che pretendeva la perfezione.

E proprio su di lei, Adelisa, mi voglio soffermare.

L’autrice ha saputo tessere una trama che mette perfettamente in evidenza come le donne del tempo dovessero, purtroppo, combattere contro l’ignoranza.

All’epoca, infatti, una femmina che usava la testa veniva etichettata come strega, e non vista semplicemente come una donna capace di curare attraverso lo studio.

Una medichessa… non sentivo questo termine da quando frequentavo l’università. 

E, questo dettaglio, mi ha fatto capire, pagina dopo pagina, quanta ricerca approfondita ci sia dietro alla narrazione.

L’autrice non ha inserito nozioni storiche senza dare una spiegazione, e questo mi è piaciuto moltissimo.

La sua penna, per nulla pesante, guida il lettore a comprendere ogni dinamica, persino la scelta della protagonista di utilizzare una pianta curativa al posto di un’altra.

Quella di Gocce d’argento è una storia affascinante.

Passa decisamente in secondo piano il fatto che Ponteripa sia una licenza poetica e non esista nella realtà, perché il lettore, tra quelle mura, ci entra davvero insieme ad Adelisa, ci ritorna con Raoul e varca quelle porte accanto a tutti i personaggi secondari che fanno da perfetta cornice ai protagonisti.

Ho apprezzato molto, infine, Il taccuino delle erbe di Lisa, che attenzione non è frutto di fantasia, ma è anch’esso il risultato di uno studio accurato.

Non mi resta che consigliarvi caldamente questo romanzo.

Ringrazio l’autrice per questa meraviglia che ha creato e la casa editrice O.D.E., perché ancora una volta si dimostra una delle poche realtà serie presenti sul mercato.

 Anche in questo va fatta una distinzione, imparatelo signore: c’è chi tratta i libri come semplici numeri, e poi ci sono Barbara e Anna, che invece si prendono cura di ogni scritto come se fosse un tesoro prezioso.

Alla prossima!










02 ottobre 2026

RECENSIONE - Il Barone che non amava le rose (Le figlie di Ashcombe Manor Vol. 2) - di Rossella D’Arcy

 



       Titolo: Il Barone che non amava le rose

        Autrice: Rossella D’Arcy

        Editore: SELF (Navila)

    Genere: Historical Romance

      Formato: ebook e cartaceo

   Data pubblicazione: 25/06/2026

        Protagonisti: Miss Cecily Gracefield e Lord Alistair Gracefield, barone di Ashcombe

      Pagine: 364

Dall’autrice di Scacco al Duca torna la saga Le figlie di Ashcombe Manor con un nuovo, travolgente capitolo di amore proibito, scandali e desideri impossibili.

Nell’Inghilterra della Reggenza, una donna senza onore non ha futuro. E una famiglia senza eredità non ha più una casa.

Dopo la morte del vecchio Barone, Ashcombe Manor rischia di essere perduta per sempre.
Per salvare ciò che resta della sua famiglia, Cecily Gracefield ha una sola possibilità: proteggere il proprio nome a ogni costo. Perché basta un errore… e il suo onore sarà distrutto.

Ma tutto cambia con l’arrivo del nuovo Barone.

Alistair Gracefield è freddo, inflessibile, deciso a reclamare ogni diritto sull’eredità. Non crede nell’amore. Non si fida delle donne. E non ha alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere… soprattutto da Cecily.

Quando uno scandalo minaccia di travolgerla, una sola soluzione resta possibile: un matrimonio imposto.

Un’unione che può salvare Ashcombe o distruggere entrambi.

Lei, in bilico tra dovere e desiderio, rischia di perdere tutto.

Lui, convinto che l’amore sia un inganno, non è pronto a ciò che prova.

E quando un uomo dal passato di Cecily torna a reclamarla, il fragile equilibrio si spezza.

Perché ad Ashcombe Manor non è in gioco solo un’eredità, ma l’onore, il cuore… e il diritto di scegliere il proprio destino.

Il Barone che non amava le rose è una storia di passione, rischio e redenzione. Perché, nel mondo della Reggenza, amare è lo scandalo più pericoloso di tutti.

 

 



Bentrovate anime belle,
nuova recensione per il secondo volume de “Le figlie di Ashcombe Manor”, una serie che seguo dall’inizio e che a ogni volume diventa sempre più accattivante e bella, come belli sono i personaggi costruiti dalla D’Arcy in modo impeccabile.
La serietà quando si scrive uno storico è fondamentale e Rossella la dimostra tutta in ogni dettaglio, particolare o parola che mette sul foglio.

L’educazione del tempo era rigida per le fanciulle, che non potevano di certo aspirare alla libertà.

Le madri erano impegnate più a interessarsi di sistemare le figlie, specie quando una famiglia era sull’orlo di una rovina, ignorando i sentimenti della progenie e la volontà di essere solo amata per quello che era.

Ma, tante volte, in quelle imposizioni riverberava una speranza e da un matrimonio imposto e combinato ne poteva nascere qualcosa di buono, a patto che il cuore dell’una o dell’altro fosse libero.

Devo essere sincera: per quanto mi sia piaciuta Cecily, è Alistair che ho amato.

La sua malinconia, quegli occhi velati di una tristezza che trova un barlume di luce quando vede lei.

Alistair e il suo passato segnato da una famiglia non propriamente affettiva. Capitava spesso, all’epoca, di essere visti solo come mezzi per protrarre una discendenza, un cognome che tante volte risultava ingombrante perché limitava la libertà di essere semplicemente se stessi.

Ma “Il Barone che non amava le rose” non è solo Cecily e Alistair, è anche quel passato che, se possibile, ti porta a voler scoprire di più, sempre di più sulla prossima mossa del famoso Duca e di quella donna, Evelina, ora mamma impegnata a sistemare la prole, che nonostante il tempo forse, e dico forse, non hanno mai smesso di amarsi.

Faccio i complimenti a Rossella, un’autrice che, solo per la cultura che dimostra, stimo dal profondo; perché lo storico che fa sognare è questo, quello del tempo che si ferma in mezzo alle pagine, che ti rimanda lì, in un’epoca dove bastava uno sguardo per amarsi o forse odiarsi, e una parola per distruggersi o ritrovarsi.

Aspetto con ansia la prossima “sorella”, anche se la mia attenzione è puntata sulla più piccola della famiglia.

Ancora complimenti Rossella, continua a farci sognare!

A presto

 




30 giugno 2026

RECENSIONE - Nei tuoi occhi - di Valerie Moore

 



Titolo: "Nei tuoi occhi"

Pseudonimo: Valerie Moore

Autoconclusivo

Autopubblicazione su KDP

Genere: Historical Romance (Regency-Victorian)

Trope:  Grumpy x Sunshine - Guardian Ward - Age Gap -  First Love - Impossible Love

Lunghezza: circa 370 pagine

Data di uscita: 25/06/2026


Inghilterra, 1825

Lord James Rockwell, fratello minore del Duca di Pembroke, è stato a lungo un alto ufficiale dell’esercito britannico fino a quando, amareggiato e disilluso, non ha deciso di abbandonarlo e condurre una vita solitaria. 

Lady Susan Warrington è la giovane nipote del Visconte di Maybourne, con il quale vive. 

A dodici anni, a causa di una malattia improvvisa, ha perso la vista. 

Da quel momento ha trascorso la sua giovinezza isolata nello Yorkshire, tra le amorevoli cure del nonno deciso a non farle pesare la sua condizione.

Quando il Visconte scopre di essere gravemente malato, chiede a Lord Rockwell protezione per la nipote. 

James, infatuato della ragazza sin dal primo istante, decide comunque di tenere fede alle ultime volontà dell’uomo, assumendo il ruolo di suo tutore ufficioso e aiutandola a cercare un giovane pretendente che possa garantirle sicurezza.

 L'attrazione tra i due è travolgente ma, dopo essersi feriti a vicenda nel tentativo di negare i sentimenti che provano, per poter coronare il loro amore dovranno fare i conti con i propri pregiudizi: Susan scoprirà tutta la sua forza mentre James dovrà accettare il rischio di essere amato per quello che è.




Bentrovate, anime belle, 

con una nuova recensione per uno storico ambientato nell’Inghilterra del 1825, un’epoca molto cara alle lettrici.

In questo mese di giugno mi sono trovata a leggere romanzi di autrici emergenti; mi ero ripromessa di dare una possibilità alle scrittrici meno note, perché è giusto che nuovi nomi si aggiungano a quelli che già conosciamo.

Molte di loro si sono rivelate una splendida scoperta, tanto da farmi commuovere ed emozionare come non succedeva da un po’.

A mio parere, fra le loro righe si avverte una magia che forse si è parzialmente persa: quella che ti porta a pubblicare perché senti la storia profondamente tua, perché vivi in simbiosi con i protagonisti e avverti la pura necessità di farsi scoprire.

Lungi da me criticare le autrici più celebri, ma credo sia giusto dare un’opportunità a chi un nome deve ancora costruirselo, specie se ha avuto il coraggio di esordire con uno dei generi più complessi e strutturati dal punto di vista della ricostruzione: lo storico.

Ma veniamo all’autrice e alla sua umiltà nel chiedere un’opinione reale sul proprio scritto; parliamo di come sia sapientemente riuscita a catapultarmi in un’epoca dove una disabilità fisica significava l’emarginazione sociale.

Valerie è stata magistrale nella descrizione sensoriale di questo limite.

 Lady Susan è cieca dall’età di dodici anni e non è facile descrivere la quotidianità di chi vive avvolto dalle tenebre; non è semplice far percepire al lettore come una fanciulla riesca a destreggiarsi avendo come unico supporto un magnifico cane da assistenza.

La perdita della vista ha acuito gli altri suoi sensi, fra cui l’udito, e la musica che produce toccando i tasti bianchi e neri del pianoforte incanta chiunque l’ascolti. Susan vive nel suo buio, guidata da una voce che diviene per lei un amico, un conforto e un sostegno; una voce che la fa emozionare, facendo battere un cuore che non ha ancora conosciuto l’amore.

Quel tono appartiene a Lord James Rockwell, fratello minore del Duca di Pembroke: un uomo che, al contrario, ha l’oscurità dentro al cuore.

James arriva quasi per caso in quella residenza e rimane folgorato da una fanciulla che sembra un angelo.

Come sapete, non sono solita riassumere la trama, preferisco trasmettere ciò che un romanzo mi lascia, e qui le emozioni sono state intense.

L’arco di trasformazione dei personaggi è stato studiato alla perfezione.

La tecnica dello show don’t tell si rivela qui fondamentale per l’immersione del lettore: Susan non vede, ma ci permette di vedere attraverso ciò che sfiora, sente e tocca.

Non nego di essermi emozionata davanti alla sua fragilità, ma anche dinanzi alla sua forza: cade più volte nel corso della vicenda, ma si rialza sempre, fino a trasformarsi in una guerriera che abbatte i limiti che gli altri, anche inconsciamente, le impongono.

Ho adorato James, la sua pazienza e quella dolcezza che forse non sapeva nemmeno di possedere, oltre alla consapevolezza maturata quando comprende che non amare Susan sarebbe solo un’autopunizione.

Il finale, poi, è meraviglioso. Non c’è una sola stonatura nell’opera della Moore: lo sviluppo della trama e la gestione dei micro-climax, fino ad arrivare a quello finale, dimostrano un’attenta progettazione narrativa.

 I dialoghi, gestiti anch’essi in modo magistrale, diventano una vera e propria mappa dei sentimenti dei protagonisti.

 L’unica piccola sbavatura a livello di macrotesto trova un’esauriente spiegazione nelle note dell’autrice, che vi invito a leggere.

Vi consiglio caldamente la lettura di questo romanzo che, fidatevi, non vi deluderà. Rinnovo i miei complimenti all’autrice, insieme a un grazie per la sua umiltà (ti prego, Valerie, non perderla mai) e per tutto ciò che mi ha donato con questa storia.

A presto!

 





08 aprile 2026

REVIEW PARTY - BASTARDO REGALE (Wild Lords vol. 1) - di Pamela Boiocchi & Michela Piazza




TITOLO: BASTARDO REGALE (Wild Lords vol. 1)

AUTRICI: Pamela Boiocchi & Michela Piazza

GENERE: Historical romance 

TROPE DI RIFERIMENTO: 
Historical Romance; Forbidden Love; spicy; royalty; OppositeAttracts

AUTOCONCLUSIVO

DATA DI USCITA: 30 marzo 2026

Pericoloso, ricchissimo, potente.
Zahir Khan è cresciuto nel lusso della corte di suo padre, viceré dell’India.
Affascinante e letale, su di lui grava l’ombra di una nascita illegittima.

Proprio a palazzo Zahir incontra l'innocente Lucinda Baxter, appena giunta dall’Inghilterra.
Lucinda per lui è un frutto proibito: la figlia di un ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali non può legarsi a un bastardo, per di più straniero.
E poi la ragazza è già promessa a un altro.

Il mondo intero li vorrebbe divisi. Eppure l'attrazione fra loro diventa feroce e bruciante.
In un vortice di peccati e inganni, la passione riuscirà ad avere la meglio sul dovere?

NB: Questa è la nuova versione aggiornata del nostro romanzo "Il bastardo dei Moghul"



Bentrovate, anime belle!
Resto ancora un po’ nell’ambito del romanzo storico e, con grande entusiasmo, torno dalle “Peperoncine”, autrici di questo gioiellino che è la versione aggiornata di un volume già pubblicato con Mondadori.

Pamela e Michela mi hanno accompagnata a Madras, nell’India del 1768, e come sempre sono rimasta affascinata da ciò che mi hanno mostrato.
Sì, “mostrato”: nella stesura di uno storico è fondamentale la ricerca su luoghi e abitudini così lontani da noi.
Le autrici hanno intessuto una vicenda che profuma di spezie, di stoffe cangianti e di palazzi dove ricchi cuscini fungono da troni.
Mi hanno fatta passeggiare in giardini popolati da creature maestose e in altri dove ho quasi sentito sotto le dita la morbida pelliccia di chi li abita.
Insieme a loro mi sono ritrovata in un mercato affollato di venditori urlanti, ho assaporato cibi speziati che mi hanno fatto arricciare il naso per poi lasciare un ottimo sapore in bocca.
In questa cornice ho incontrato i due protagonisti, Zahir e Lucinda: il sole e la luna, due mondi opposti che però, al primo sguardo, si sono riconosciuti.
Due culture agli antipodi che hanno trovato un punto d’incontro, stringendo un nodo fatto solo d’amore.

Il romanzo mi ha appassionata a tal punto da iniziarlo nel pomeriggio e finirlo a notte fonda. Non è stato solo per la storia d’amore o per la ricchezza di dettagli che correda le pagine, ma per il senso intrinseco nascosto tra le righe: io cerco sempre una morale in un libro, e qui è stata evidente.
Il suo nome è “aspettativa”.
Quante volte ci sentiamo legati al pensiero di non deludere gli altri?
Quanto ci sforziamo di indossare una maschera per compiacere chi abbiamo accanto?

Come la dolce Lucinda, mettiamo noi stesse da parte solo per non tradire la fiducia riposta in noi.
Ci annientiamo e sorridiamo, mentre dentro moriamo.
Il coraggio di dire “no” manca a chi non vuole apparire diversa dall’immagine che ha costruito per gli altri.
Lucinda si è cucita addosso un vestito fatto di responsabilità e attese che, intrecciandosi, hanno dato vita a una perfezione voluta dal mondo, ma non da se stessa.
“Tu cosa desideri?” è una domanda che può suonare ordinaria, ma nasconde una potenza enorme. Lucinda imparerà a capire cosa vuole davvero proprio perdendo ciò a cui tiene di più.

Non so se ho amato di più la fragilità e l’innocenza di Lucy o la sfrontatezza di Zahir; o almeno, questo è ciò che ho pensato all’inizio, per poi ricredermi quando ho capito che le autrici hanno costruito due personaggi che si incastrano alla perfezione.
Ciò che manca nell’uno viene compensato dall’altro.
Entrambi hanno compreso di essere legati da qualcosa di più profondo di un semplice sguardo: hanno capito che rinunciare allo sfarzo, alla ricchezza e all’agio per vivere la bellezza delle piccole cose è ciò che permette di dismettere ogni maschera.

Un sentimento puro – che sia amicizia, amore o persino odio – è capace di distruggere, ma anche di creare qualcosa di meraviglioso sulle fondamenta della fiducia.
D’altronde, non mi aspettavo nulla di diverso dalle Peperoncine: in fondo, loro sono anche questo… pura magia.
Una magia che ti resta addosso anche dopo aver chiuso l’ultima pagina, lasciandoti con la sensazione di aver fatto un viaggio non solo nel tempo e nello spazio, ma dritto dentro te stessa.

Se cercate una storia che faccia battere il cuore e, allo stesso tempo, riflettere sulle catene che ci autoimponiamo, questo romanzo è la risposta perfetta. Preparatevi a partire per Madras, non ve ne pentirete.

A presto!





07 aprile 2026

RECENSIONE - La lama della rivalsa - di Natalina Lomagistro

 





Titolo: La lama della rivalsa

Autore: Natalina Lomagistro 

Pagine: 234

Data di uscita: 13 MARZO 2026

Genere: HISTORICAL ROMANCE

Prezzo ebook: € 3,99

Prezzo copertina flessibile: € 13,90

Prezzo copertina rigida: € 17,90

Gratis con Kindle Unlimited

X sec. d.C.
Árni è un giovane bòndi di un piccolo villaggio costiero della Norvegia sud-occidentale che da alcuni anni naviga lungo il Mare del Nord insieme a suo padre, commerciando pelli nell’affollato porto di Bjarmaland.
Al suo ritorno in patria, porta con sé un dono speciale per la fanciulla che gli ha rubato il cuore, ma che non può avere perché di rango inferiore al suo.
Quel dono, però, si rivelerà essere l’inizio di una tragica serie di eventi che costringerà il ragazzo a fuggire, per avere salva la vita.
Una guerra incombe, non solo nel cuore di Árni, ma anche nella terra in cui è nato e cresciuto.
E sarà proprio in questo scenario di vendetta, che il giovane lotterà per ritrovare il suo amore.
«Gli dei ci hanno punito, Árni» sibilò Grið mentre le lacrime continuavano a bagnarle il volto. «Abbiamo desiderato entrambi qualcosa che non potremo mai avere.»


Bentrovate, anime belle!

La lama della rivalsa di Natalina Lomagistro è un romanzo storico che ripercorre le vicende di un popolo che mi ha sempre affascinato: i Vichinghi.

Tra climi impervi e regole sociali rigide — dove il divario tra un bòndi (uomo libero) e una fanciulla serva di famiglia appariva incolmabile — assistiamo a una guerra fatta di intrighi e bugie, il cui unico obiettivo è la ricchezza e la supremazia. In questo scenario, persino il dono di un giovane alla donna che ha sempre amato può trasformarsi nell’arma perfetta per scatenare un conflitto.

Sono terre e temi lontani quelli di cui parla la Lomagistro, autrice che avevo già apprezzato con L’Oplita Dorato.

Le abitudini e gli stili di vita dell’epoca sono descritti alla perfezione: tra le pagine si percepisce tutto l’amore per la storia, attraverso la narrazione di episodi che abbiamo imparato a conoscere anche in altre opere.

Quello di Natalina è un azzardo coraggioso.

Spesso i lettori sono attratti da epoche più “familiari” e si sentono affini a storie diverse, meno incentrate su battaglie con le spade o sulla dura quotidianità vissuta in piccole case e navi che solcano i mari.

Eppure, ho ammirato la sua determinazione nell’esporre fatti che ci riportano così indietro nei secoli.

Ognuno di noi custodisce un racconto che si porta dietro fin dall’adolescenza; la Lomagistro ha voluto scrivere il suo, basandosi su personaggi realmente esistiti.

 Ha messo il cuore nel protagonista, Árni, un uomo che non ha mai dimenticato la fanciulla con cui è cresciuto e che si è allontanato per nascondere sentimenti che lo hanno portato a mettere in discussione la sua stessa libertà.

A quei tempi non c’era molta scelta: l’esilio era forse una grazia, ma diventava una condanna quando significava stare lontani da chi si amava.

La penna della Lomagistro è raffinata, ricca di dettagli e frutto di una profonda ricerca. Siamo abituati a vedere i Vichinghi quasi come barbari, ma lei ribalta questa concezione donando un’anima ai suoi protagonisti e descrivendo sentimenti che, in certi momenti, mi hanno commossa.

Si conferma l’idea che mi ero fatta di lei: un’autrice che non segue le mode, ma il proprio pensiero, portando su carta una personale interpretazione di saghe e storie vere.

È facile dare ai lettori ciò che chiedono, ma in questo libro vedo soprattutto l’amore per i propri sogni e la caparbietà nell’affrontare temi non convenzionali. Chi avrà il piacere di scoprire questa autrice non ne rimarrà delusa.

Consiglio questo romanzo a tutti gli amanti del genere storico.

Nonostante l’epoca non sia tra le più comuni, è una storia ricca di particolari, battaglie e abitudini che vi faranno venire voglia di saperne sempre di più.

A presto!








26 marzo 2026

RECENSIONE - Australia: Un amore alla fine del mondo - Elizabeth Rose

 



Autore: Elizabeth Rose

Titolo: Australia – un amore alla fine del mondo

Serie: NO

Autoconclusivo: sì

Genere: Historical romance

Ebook: sì

Prezzo: prezzo lancio 0.99 poi a 2.99 euro

Kindle Unlimited: sì

Cartaceo: sì

Prezzo: 13,99 euro

 Nuovo Galles del Sud, 1831


Tobias Turner è giunto in Australia da bambino, figlio di genitori liberi che si sono lasciati alle spalle l’Inghilterra in cerca di un futuro migliore. Per lui quella terra è casa, lì ci sono le fondamenta su cui, con le proprie forze, vuole costruire la sua vita. Quando si trova costretto a chiedere l’assegnazione di una serva, non si aspetta certo di seminare i campi insieme alla figlia di un barone.

Deportata con l’accusa infamante di aver rubato un sigillo, 
Emma Redmayne ha perso la libertà ed è a un passo dal perdere sé stessa. Costretta a chinarsi sui solchi e a tosare pecore, cerca di sopravvivere e impara a resistere.
Eppure, in quella terra selvaggia e primitiva, scopre un sentimento che non ha mai conosciuto prima.
Lei è una serva, Tobias è il suo padrone.
Non dovrebbero sfiorarsi. Non dovrebbero amarsi perché provengono da due mondi diversi.
Ma lì, alla fine del mondo, avranno la loro possibilità?
L’oceano rischia di dividerli, il passato reclama Emma e il desiderio minaccia di distruggere entrambi.
Amore è restare, ma anche lasciar andare. Amore significa scegliere, anche con il cuore spezzato. Amore significa rischiare, anche quando l’inferno bussa alla porta.
E non tutti gli amori sono destinati a sopravvivere.

Bentrovate anime belle, siamo a una nuova recensione di un’altra autrice che stimo e che leggo da ancor prima di diventare blogger.
Parlo di Elizabeth Rose e riassumo questa sua ultima fatica con una sola parola: Coraggio.

Siamo abituati a storici ambientati per lo più nell’epoca Regency.
Ormai conosciamo quasi tutto dei pregi e dei difetti di una società che si basava molto sull’apparenza.
El ci porta ai confini del mondo, in Australia, una terra selvaggia fatta di uomini che vivevano del raccolto e di ciò che offriva il bestiame.
Uomini che con il sudore della fronte non vivevano, ma sopravvivevano a quei tempi.
Lì incontriamo i nostri protagonisti e quei comprimari che si sono guadagnati un posto speciale nel cuore.
Tobias e la dolce Emma non hanno nulla in comune.
E anche se all’apparenza è lui il padrone, diventa “schiavo” di quella fanciulla già al primo sguardo, nonostante sia vestita di stracci, nonostante il viso scavato e le mani piene di lividi.
Emma è una deportata, una donna che la Londra "per bene" ha condannato ed esiliato in un paese lontano dal suo.
Mi fermo qui perché non sopporto di fare il riassunto del libro; preferisco raccontarvi cosa mi ha lasciato.

Ho apprezzato ogni pagina di questo romanzo.
Tobias e i suoi silenzi, il suo riflettere troppo su ogni singola situazione della sua vita.
Tobias è quel senso di protezione verso l’unico membro della famiglia che gli è rimasto.
Lui, lavoratore instancabile, che ha preferito leggere l’odio negli occhi di chi lo aveva conquistato pur di proteggerla.
E poi c’è Emma e la sua forza, la sua paura che l’ha resa così umana.
C’è stato un momento specifico del romanzo (non faccio spoiler) in cui ho avvertito il senso di soffocamento che le stringeva la gola, i muscoli tesi dal terrore di dover riaffrontare ciò che pensava di essersi lasciata alle spalle.
Ho sentito il suo spegnersi perché tradita da chi le aveva fatto assaporare la fiducia, e poi ho visto il suo sbocciare, la crescita come persona, come donna.
Quei tempi ormai lontani non risparmiavano umiliazioni, e quello che mi ha colpito di più è stata la dignità con la quale la giovane ha affrontato tutto.
Il suo silenzio, le lacrime che versava solo quando era sola e quella fragilità che però non l’ha spezzata, eccetto in un determinato momento.
Perché è più semplice non conoscere l’amore piuttosto che assaggiarlo e poi perderlo.
Lì tutto crolla, anche la speranza che qualcosa possa cambiare.
Ho parlato dei comprimari prima, Edwin e Agnes, un padre e una madre che hanno avuto un ruolo cruciale nell’intera storia.
Edwin, in particolare, mi ha fatto sorridere e commuovere – le sue parole, quelle che solo un genitore disperato può pronunciare, sono state meravigliose – e Agnes… beh, lei è quella presenza che parla di speranza.
Perché, nonostante i tempi e le convinzioni, mi piace pensare che anche una donna che la società avrebbe ripudiato abbia trovato il suo lieto fine.
Tutto perfetto con El: la costruzione della storia, i personaggi, l’ambientazione e la ricerca che c’è dietro e di cui l’autrice ha parlato ampiamente, suscitando la curiosità di chi, come la sottoscritta, ignorava l’Australia del 1800.

Complimenti davvero Elizabeth.
L’editoria, in genere, segue un filone più dettato dalla moda che dai propri interessi e dalla voglia di raccontare determinate storie.
Tu sei andata controcorrente e hai la mia stima, forse perché anche io faccio come te.
Hai ascoltato il tuo cuore e hai dato vita a un romanzo che merita davvero di essere letto.

A presto.






24 marzo 2026

RECENSIONE - Scacco al Duca (Le figlie di Ashcombe Manor Vol. 1) - di Rossella D'Arcy

 




       Titolo: Scacco al Duca

      Autrice: Rossella D’Arcy

     Editore: SELF (Navila)

  Genere: Historical Romande

     Formato: ebook e cartaceo

  Data pubblicazione: 14/03/2026

       Protagonisti: Miss Althea Gracefield e Lord Evander Peregrine Radeclife, marchese di Ashworth

     Pagine: 501


Benvenuti nell'Inghilterra della Reggenza, dove l'amore è un lusso e l'onore di una famiglia è un debito da saldare.

Per Miss Althea Gracefield, i salotti di Londra non sono un sogno, ma un patibolo. In un’epoca in cui una donna è poco più di una pedina sulla scacchiera sociale, il suo unico desiderio è conquistare la vera libertà, quella che si ottiene con il sapere. Decisa a resistere a un matrimonio di convenienza, Althea persegue un obiettivo segreto: pubblicare un romanzo sotto pseudonimo maschile, l'unica via per l'indipendenza che merita.
Tuttavia, il destino le sfugge di mano. 
Ashcombe Manor è in rovina e, sotto il peso dell'imminente disonore, sua madre compie una mossa disperata: esigere nottetempo un vecchio, pericoloso debito dal glaciale duca di Ravenscourt, l'uomo più temuto e influente d'Inghilterra.
Così, Althea è costretta a debuttare in società, dove si scontra subito con l'insopportabile e irresistibile 
Lord Evander Peregrine Radcliffe, marchese di Ashworth. Cinico, arguto e noto libertino, Evander è l'erede presunto del Duca, ma la sua posizione vacilla, e, costretto a considerare una moglie con una cospicua dote, cerca disperatamente una contromossa. Quando Althea, con il suo spirito ribelle e la lingua affilata, finisce per attirare l'inaspettata attenzione del Duca, Evander vede la sua opportunità: sposare la ribelle senza dote è la mossa perfetta per assicurarsi il futuro e mettere alle strette Sua Grazia.
Per Althea, l'irresistibile proposta del Marchese è un 
compromesso pericoloso: Evander le offrirà il suo nome e la protezione sociale, in cambio della libertà di pubblicare il suo romanzo e di realizzare i suoi sogni.
Due ribelli intrappolati in un 
matrimonio di convenienza, uniti da un gioco di potere e seduzione: quando sono in palio un ducato, l’onore e il cuore, chi farà la mossa giusta per uno Scacco al Duca? E se, nel tentativo di vincere la partita, scoprissero di essere l'uno la vera trappola dell'altra?

Nel gioco della Reggenza, vince chi non teme di infrangere le regole.



Bentrovate, anime belle!

Rieccomi a recensire un’autrice che ha suscitato molto il mio interesse.

Per fortuna, non ho dovuto attendere a lungo per leggere di nuovo le sue opere e assaporare uno stile tanto delicato quanto curato.

Arriva il primo volume de Le figlie di Ashcombe Manor di Rossella D’Arcy e, se il prequel era stato toccante, questo libro regala una miriade di sensazioni. Ritroviamo protagonisti già noti e un amore che il tempo ha potuto solo allontanare, ma che brilla ancora negli occhi, nei gesti e in quelle parole dettate da una rabbia che ha inaridito il cuore.

In queste pagine incontriamo il frutto di quel sentimento proibito, ma non aggiungo altro: ogni sfumatura di questa storia perderebbe significato se non venisse scoperta leggendo.

Di certo ho amato il personaggio di Althea e il suo essere scrittrice in un’epoca in cui il nome di una donna doveva essere celato da uno pseudonimo.

Mi ha colpito il suo carattere e il suo sentirsi fuori posto in una realtà dove l’apparenza e il ton erano tutto.

Anche la figura di Evander è costruita alla perfezione: un libertino che, tuttavia, non ha fatto i conti con i propri sentimenti.

Quella ragazza così distante dai suoi canoni lo affascina, lo attrae e lo respinge al contempo.

Ma quando, all’epoca, scoppiava uno scandalo, l’unica soluzione era…

Mi fermo qui. 

Mi auguro di cuore che la D’Arcy pubblichi presto il secondo volume, perché una scrittura come la sua va davvero gustata con calma, ma anche con quella curiosità che spinge a porsi mille domande.

Ci si chiede se, infine, le ombre del passato si dissiperanno, svelando quegli scenari dove il tempo è rimasto sospeso a una promessa.

Tuttavia, se c’è un personaggio che mi ammalia come la prima volta, è il Duca di Ravenscourt.

Quindi, cara Rossella D’Arcy, ti aspetto per la prossima storia, certo che saprà donarmi lo stesso trasporto.

Le sorelle Gracefield sono un mondo tutto da scoprire, e non sono le sole.

A presto