Titolo:
Il Barone che non amava le rose
Autrice:
Rossella D’Arcy
Editore:
SELF (Navila)
Genere:
Historical Romance
Data
pubblicazione: 25/06/2026
Protagonisti:
Miss Cecily Gracefield e Lord Alistair Gracefield, barone di Ashcombe
Pagine: 364
Dall’autrice di Scacco al Duca torna la saga Le
figlie di Ashcombe Manor con un nuovo, travolgente capitolo di amore
proibito, scandali e desideri impossibili.
Nell’Inghilterra della Reggenza, una donna senza onore non
ha futuro. E una famiglia senza eredità non ha più una casa.
Dopo la morte del vecchio Barone, Ashcombe Manor
rischia di essere perduta per sempre.
Per salvare ciò che resta della sua famiglia, Cecily Gracefield ha una
sola possibilità: proteggere il proprio nome a ogni costo. Perché basta un
errore… e il suo onore sarà distrutto.
Ma tutto cambia con l’arrivo del nuovo Barone.
Alistair Gracefield è freddo, inflessibile, deciso a
reclamare ogni diritto sull’eredità. Non crede nell’amore. Non si fida delle
donne. E non ha alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere… soprattutto da
Cecily.
Quando uno scandalo minaccia di travolgerla, una sola
soluzione resta possibile: un matrimonio imposto.
Un’unione che può salvare Ashcombe o distruggere entrambi.
Lei, in bilico tra dovere e desiderio, rischia di perdere tutto.
Lui, convinto che l’amore sia un inganno, non è pronto a ciò che prova.
E quando un uomo dal passato di Cecily torna a reclamarla,
il fragile equilibrio si spezza.
Perché ad Ashcombe Manor non è in gioco solo un’eredità, ma l’onore,
il cuore… e il diritto di scegliere il proprio destino.
Il Barone che non amava le rose è una storia di
passione, rischio e redenzione. Perché, nel mondo della Reggenza, amare è lo
scandalo più pericoloso di tutti.
Bentrovate anime belle,
nuova recensione per il secondo volume de “Le figlie di Ashcombe Manor”, una serie che seguo dall’inizio e che a ogni volume diventa sempre più accattivante e bella, come belli sono i personaggi costruiti dalla D’Arcy in modo impeccabile.
La serietà quando si scrive uno storico è fondamentale e Rossella la dimostra tutta in ogni dettaglio, particolare o parola che mette sul foglio.
L’educazione del tempo era rigida per le fanciulle, che non potevano di certo aspirare alla libertà.
Le madri erano impegnate più a interessarsi di sistemare le figlie, specie quando una famiglia era sull’orlo di una rovina, ignorando i sentimenti della progenie e la volontà di essere solo amata per quello che era.
Ma, tante volte, in quelle imposizioni riverberava una speranza e da un matrimonio imposto e combinato ne poteva nascere qualcosa di buono, a patto che il cuore dell’una o dell’altro fosse libero.
Devo essere sincera: per quanto mi sia piaciuta Cecily, è Alistair che ho amato.
La sua malinconia, quegli occhi velati di una tristezza che trova un barlume di luce quando vede lei.
Alistair e il suo passato segnato da una famiglia non propriamente affettiva. Capitava spesso, all’epoca, di essere visti solo come mezzi per protrarre una discendenza, un cognome che tante volte risultava ingombrante perché limitava la libertà di essere semplicemente se stessi.
Ma “Il Barone che non amava le rose” non è solo Cecily e Alistair, è anche quel passato che, se possibile, ti porta a voler scoprire di più, sempre di più sulla prossima mossa del famoso Duca e di quella donna, Evelina, ora mamma impegnata a sistemare la prole, che nonostante il tempo forse, e dico forse, non hanno mai smesso di amarsi.
Faccio i complimenti a Rossella, un’autrice che, solo per la cultura che dimostra, stimo dal profondo; perché lo storico che fa sognare è questo, quello del tempo che si ferma in mezzo alle pagine, che ti rimanda lì, in un’epoca dove bastava uno sguardo per amarsi o forse odiarsi, e una parola per distruggersi o ritrovarsi.
Aspetto con ansia la prossima “sorella”, anche se la mia attenzione è puntata sulla più piccola della famiglia.
Ancora complimenti Rossella, continua a farci sognare!
A presto


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