Titolo: "Nei tuoi occhi"
Pseudonimo: Valerie Moore
Autoconclusivo
Autopubblicazione su KDP
Genere: Historical Romance (Regency-Victorian)
Trope: Grumpy x
Sunshine - Guardian Ward - Age Gap -
First Love - Impossible Love
Lunghezza: circa 370 pagine
Data di uscita: 25/06/2026
Inghilterra, 1825
Lord James Rockwell, fratello minore del Duca di Pembroke, è stato a lungo un alto ufficiale dell’esercito britannico fino a quando, amareggiato e disilluso, non ha deciso di abbandonarlo e condurre una vita solitaria.
Lady Susan Warrington è la giovane nipote del Visconte di Maybourne, con il quale vive.
A dodici anni, a causa di una malattia improvvisa, ha perso la vista.
Da quel momento ha trascorso la sua giovinezza isolata nello
Yorkshire, tra le amorevoli cure del nonno deciso a non farle pesare la sua
condizione.
Quando il Visconte scopre di essere gravemente malato, chiede a Lord Rockwell protezione per la nipote.
James, infatuato della ragazza sin dal primo istante, decide comunque di tenere fede alle ultime volontà dell’uomo, assumendo il ruolo di suo tutore ufficioso e aiutandola a cercare un giovane pretendente che possa garantirle sicurezza.
L'attrazione tra i due è
travolgente ma, dopo essersi feriti a vicenda nel tentativo di negare i
sentimenti che provano, per poter coronare il loro amore dovranno fare i conti
con i propri pregiudizi: Susan scoprirà tutta la sua forza mentre James dovrà
accettare il rischio di essere amato per quello che è.
Bentrovate, anime belle,
con una nuova recensione per
uno storico ambientato nell’Inghilterra del 1825, un’epoca molto cara alle
lettrici.
In questo mese di giugno mi sono trovata a leggere
romanzi di autrici emergenti; mi ero ripromessa di dare una possibilità alle
scrittrici meno note, perché è giusto che nuovi nomi si aggiungano a quelli che
già conosciamo.
Molte di loro si sono rivelate una splendida scoperta,
tanto da farmi commuovere ed emozionare come non succedeva da un po’.
A mio parere, fra le loro righe si avverte una magia
che forse si è parzialmente persa: quella che ti porta a pubblicare perché
senti la storia profondamente tua, perché vivi in simbiosi con i protagonisti e
avverti la pura necessità di farsi scoprire.
Lungi da me criticare le autrici più celebri, ma credo
sia giusto dare un’opportunità a chi un nome deve ancora costruirselo, specie
se ha avuto il coraggio di esordire con uno dei generi più complessi e
strutturati dal punto di vista della ricostruzione: lo storico.
Ma veniamo all’autrice e alla sua umiltà nel chiedere
un’opinione reale sul proprio scritto; parliamo di come sia sapientemente
riuscita a catapultarmi in un’epoca dove una disabilità fisica significava l’emarginazione
sociale.
Valerie è stata magistrale nella descrizione
sensoriale di questo limite.
Lady Susan è
cieca dall’età di dodici anni e non è facile descrivere la quotidianità di chi
vive avvolto dalle tenebre; non è semplice far percepire al lettore come una
fanciulla riesca a destreggiarsi avendo come unico supporto un magnifico cane
da assistenza.
La perdita della vista ha acuito gli altri suoi sensi,
fra cui l’udito, e la musica che produce toccando i tasti bianchi e neri del
pianoforte incanta chiunque l’ascolti. Susan vive nel suo buio, guidata da una
voce che diviene per lei un amico, un conforto e un sostegno; una voce che la
fa emozionare, facendo battere un cuore che non ha ancora conosciuto l’amore.
Quel tono appartiene a Lord James Rockwell, fratello
minore del Duca di Pembroke: un uomo che, al contrario, ha l’oscurità dentro al
cuore.
James arriva quasi per caso in quella residenza e
rimane folgorato da una fanciulla che sembra un angelo.
Come sapete, non sono solita riassumere la trama,
preferisco trasmettere ciò che un romanzo mi lascia, e qui le emozioni sono
state intense.
L’arco di trasformazione dei personaggi è stato
studiato alla perfezione.
La tecnica dello show don’t tell si rivela qui
fondamentale per l’immersione del lettore: Susan non vede, ma ci permette di
vedere attraverso ciò che sfiora, sente e tocca.
Non nego di essermi emozionata davanti alla sua
fragilità, ma anche dinanzi alla sua forza: cade più volte nel corso della
vicenda, ma si rialza sempre, fino a trasformarsi in una guerriera che abbatte
i limiti che gli altri, anche inconsciamente, le impongono.
Ho adorato James, la sua pazienza e quella dolcezza
che forse non sapeva nemmeno di possedere, oltre alla consapevolezza maturata
quando comprende che non amare Susan sarebbe solo un’autopunizione.
Il finale, poi, è meraviglioso. Non c’è una sola
stonatura nell’opera della Moore: lo sviluppo della trama e la gestione dei
micro-climax, fino ad arrivare a quello finale, dimostrano un’attenta
progettazione narrativa.
I dialoghi,
gestiti anch’essi in modo magistrale, diventano una vera e propria mappa dei
sentimenti dei protagonisti.
L’unica piccola
sbavatura a livello di macrotesto trova un’esauriente spiegazione nelle note
dell’autrice, che vi invito a leggere.
Vi consiglio caldamente la lettura di questo romanzo
che, fidatevi, non vi deluderà. Rinnovo i miei complimenti all’autrice, insieme
a un grazie per la sua umiltà (ti prego, Valerie, non perderla mai) e per tutto
ciò che mi ha donato con questa storia.
A presto!


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