30 giugno 2026

RECENSIONE - Nei tuoi occhi - di Valerie Moore

 



Titolo: "Nei tuoi occhi"

Pseudonimo: Valerie Moore

Autoconclusivo

Autopubblicazione su KDP

Genere: Historical Romance (Regency-Victorian)

Trope:  Grumpy x Sunshine - Guardian Ward - Age Gap -  First Love - Impossible Love

Lunghezza: circa 370 pagine

Data di uscita: 25/06/2026


Inghilterra, 1825

Lord James Rockwell, fratello minore del Duca di Pembroke, è stato a lungo un alto ufficiale dell’esercito britannico fino a quando, amareggiato e disilluso, non ha deciso di abbandonarlo e condurre una vita solitaria. 

Lady Susan Warrington è la giovane nipote del Visconte di Maybourne, con il quale vive. 

A dodici anni, a causa di una malattia improvvisa, ha perso la vista. 

Da quel momento ha trascorso la sua giovinezza isolata nello Yorkshire, tra le amorevoli cure del nonno deciso a non farle pesare la sua condizione.

Quando il Visconte scopre di essere gravemente malato, chiede a Lord Rockwell protezione per la nipote. 

James, infatuato della ragazza sin dal primo istante, decide comunque di tenere fede alle ultime volontà dell’uomo, assumendo il ruolo di suo tutore ufficioso e aiutandola a cercare un giovane pretendente che possa garantirle sicurezza.

 L'attrazione tra i due è travolgente ma, dopo essersi feriti a vicenda nel tentativo di negare i sentimenti che provano, per poter coronare il loro amore dovranno fare i conti con i propri pregiudizi: Susan scoprirà tutta la sua forza mentre James dovrà accettare il rischio di essere amato per quello che è.




Bentrovate, anime belle, 

con una nuova recensione per uno storico ambientato nell’Inghilterra del 1825, un’epoca molto cara alle lettrici.

In questo mese di giugno mi sono trovata a leggere romanzi di autrici emergenti; mi ero ripromessa di dare una possibilità alle scrittrici meno note, perché è giusto che nuovi nomi si aggiungano a quelli che già conosciamo.

Molte di loro si sono rivelate una splendida scoperta, tanto da farmi commuovere ed emozionare come non succedeva da un po’.

A mio parere, fra le loro righe si avverte una magia che forse si è parzialmente persa: quella che ti porta a pubblicare perché senti la storia profondamente tua, perché vivi in simbiosi con i protagonisti e avverti la pura necessità di farsi scoprire.

Lungi da me criticare le autrici più celebri, ma credo sia giusto dare un’opportunità a chi un nome deve ancora costruirselo, specie se ha avuto il coraggio di esordire con uno dei generi più complessi e strutturati dal punto di vista della ricostruzione: lo storico.

Ma veniamo all’autrice e alla sua umiltà nel chiedere un’opinione reale sul proprio scritto; parliamo di come sia sapientemente riuscita a catapultarmi in un’epoca dove una disabilità fisica significava l’emarginazione sociale.

Valerie è stata magistrale nella descrizione sensoriale di questo limite.

 Lady Susan è cieca dall’età di dodici anni e non è facile descrivere la quotidianità di chi vive avvolto dalle tenebre; non è semplice far percepire al lettore come una fanciulla riesca a destreggiarsi avendo come unico supporto un magnifico cane da assistenza.

La perdita della vista ha acuito gli altri suoi sensi, fra cui l’udito, e la musica che produce toccando i tasti bianchi e neri del pianoforte incanta chiunque l’ascolti. Susan vive nel suo buio, guidata da una voce che diviene per lei un amico, un conforto e un sostegno; una voce che la fa emozionare, facendo battere un cuore che non ha ancora conosciuto l’amore.

Quel tono appartiene a Lord James Rockwell, fratello minore del Duca di Pembroke: un uomo che, al contrario, ha l’oscurità dentro al cuore.

James arriva quasi per caso in quella residenza e rimane folgorato da una fanciulla che sembra un angelo.

Come sapete, non sono solita riassumere la trama, preferisco trasmettere ciò che un romanzo mi lascia, e qui le emozioni sono state intense.

L’arco di trasformazione dei personaggi è stato studiato alla perfezione.

La tecnica dello show don’t tell si rivela qui fondamentale per l’immersione del lettore: Susan non vede, ma ci permette di vedere attraverso ciò che sfiora, sente e tocca.

Non nego di essermi emozionata davanti alla sua fragilità, ma anche dinanzi alla sua forza: cade più volte nel corso della vicenda, ma si rialza sempre, fino a trasformarsi in una guerriera che abbatte i limiti che gli altri, anche inconsciamente, le impongono.

Ho adorato James, la sua pazienza e quella dolcezza che forse non sapeva nemmeno di possedere, oltre alla consapevolezza maturata quando comprende che non amare Susan sarebbe solo un’autopunizione.

Il finale, poi, è meraviglioso. Non c’è una sola stonatura nell’opera della Moore: lo sviluppo della trama e la gestione dei micro-climax, fino ad arrivare a quello finale, dimostrano un’attenta progettazione narrativa.

 I dialoghi, gestiti anch’essi in modo magistrale, diventano una vera e propria mappa dei sentimenti dei protagonisti.

 L’unica piccola sbavatura a livello di macrotesto trova un’esauriente spiegazione nelle note dell’autrice, che vi invito a leggere.

Vi consiglio caldamente la lettura di questo romanzo che, fidatevi, non vi deluderà. Rinnovo i miei complimenti all’autrice, insieme a un grazie per la sua umiltà (ti prego, Valerie, non perderla mai) e per tutto ciò che mi ha donato con questa storia.

A presto!

 





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