Titolo: Risvegli
Autrice: Gronchi Laura
Genere: Avventura/azione/sentimentale
Pagine: 376
Casa Editrice: Free Edition
Data di pubblicazione: 02 marzo 2026
QUARTA
RISVEGLI
Pisa, settembre 2014. - La bolla di rassegnazione, nella quale Sara ha racchiuso la sua vita, dà segni di cedimento. Inizia a porsi delle domande, ha delle priorità che il compagno non condivide.
Il pilota dell’aeronautica militare Sergio Morelli è diviso tra la nostalgia per una vita che non c’è più e una realtà fatta più di burocrazia che di azioni sul campo, cui si è adeguato per stare vicino alla famiglia.
Eventi imprevisti metteranno a soqquadro le esistenze di entrambi, strappandoli alle loro routine consolidate.
Si ritroveranno in Etiopia da soli, in ambienti e situazioni ostili che metteranno alla prova la loro capacità di reagire davanti alle difficoltà.
Risvegli è un romanzo articolato: lo leggi con scorrevolezza, ma non è affatto semplice. C’è tanto dentro. Intanto: perché questo titolo, “Risvegli”? Perché i protagonisti, ognuno a modo loro e secondo il proprio vissuto, si “destano”, si rendono conto che la vita che finora hanno condotto va loro stretta e si rende necessario il cambiamento: così Sara, insoddisfatta ragioniera presso la ditta “De Nicola e Zilio impianti” che si divide fra i genitori malati e un marito geloso e possessivo, studia per diventare infermiera professionale nonostante abbia tutta la famiglia contro; così Sergio tenente colonnello pilota dell’Aeronautica militare, dopo la morte della moglie decide di stabilirsi a Pisa per stare vicino ai genitori e per essere più presente per il figlio Filippo; così anche Samantha, figlia dell’illustre onorevole Dini del quale ha elemosinato l’attenzione per tutta la vita, decide di prendere in mano le redini della sua esistenza per se stessa. È il romanzo delle seconde possibilità che però non sono ricercate dai protagonisti con forza di volontà, ma che vengono offerte loro dalle circostanze, così Sara laureatasi in scienze infermieristiche e ritenuta idonea per Medici Senza Frontiere, parte alla volta dell’Africa, ponendo fine al suo matrimonio, poiché l’acrimonia del marito Marco che non l’appoggia, sfocia in una violenza tale che lei ne porterà i segni a lungo.
A questo punto lo sguardo si amplia inglobando il momento storico fra il 2014 e il 2016, delle tensioni tra Etiopia e Somalia: la guerriglia è talmente aspra da richiedere la presenza tanto militare quanto medica anche da parte dell’Italia in qualità di alleata degli Stati Uniti. Da questo momento in poi, le vicende storiche determineranno le dinamiche della storia di Sara e Sergio. È avvincente scoprire come, nonostante la precarietà e i pericoli di questo continuo stato di guerra, fra i protagonisti nasca lentamente l’amore. L’autrice spazia con l’occhio nel mondo africano facendoci toccare con mano non solo le condizioni in cui versano gli abitanti (denutrizione infantile, malattie di vario tipo, siccità, terrore generato dalla guerra e dalle bande dei terroristi), ma anche gli stati d’animo che si riflettono negli “sguardi vuoti e lontani di chi ha perso tutto”. Condizioni difficili da capire per chi è vissuto lontano da tutto ciò, eppure Sara spinta dalla sua profonda umanità si lega a questa popolazione sofferente e ne abbraccia ogni respiro, curandola con quell’empatia che la collega Silvana le rimprovera: “(…) ti invito a essere professionale e a mantenere il giusto distacco”. Ma è difficile.
C’è, nel libro, inevitabilmente, anche la violenza che serpeggia sotto diverse sfaccettature: c’è quella sessuale del “mondo civile”, domestica e brutale quanto quella nei campi africani; c’è quella legata alla guerra fatta di sabotaggi, rapidi attacchi, massacri, esecuzioni… e ci sono, di conseguenza, le vittime: tante, troppe, innumerevoli e se, fra queste, ce n’è qualcuna che ne esce viva, preferisce, a volte, morire. A questo proposito mi è piaciuta molto la figura delicata di Faraa, la ragazzina violentata e che giunge all’ospedale profughi: nel suo silenzio è racchiuso tutto l’orrore della guerra e, no, non ci si può “abituare” a ciò, come invita spesso Silvana, non è proprio possibile rimanere indifferenti a un essere umano che soffre ed è dilaniato da dentro da un dolore profondo, non solo fisico ma anche psicologico.
Romanzo corale, ricco e ben intrecciato dal finale aperto che lascia presagire una continuazione.
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