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23 novembre 2023

RECENSIONE: - "La mia ordinaria vita straordinaria" - di Tamara Fumagalli




 La mia ordinaria vita straordinaria
 Tamara Fumagalli
 autobiografia
 LuoghInteriori
 2022
 Cartaceo
 145


Cosa rende straordinaria una vita ordinaria? Tamara ci insegna che c’è sempre una soluzione, anche se il problema si chiama sclerosi multipla, non c’è ostacolo che non si possa affrontare e, se questo richiede una deviazione del percorso, non è detto che la nuova strada sia meno entusiasmante.

A diventare eccezionali, così, non sono solo le difficoltà ma anche le soluzioni e, soprattutto, le persone che ci circondano e ci vengono in aiuto per fare in modo che tutto sia perfettamente ordinario, che insomma tutto funzioni, nonostante le barriere, anche grazie alla resilienza che ciascuno di noi può trovare dentro di sé.




Vi parlo oggi del libro "La mia ordinaria vita straordinaria" è la storia di Tamara, una donna che affronta la sclerosi multipla con coraggio e determinazione. Tamara non si lascia scoraggiare dalla malattia, ma cerca di vivere una vita piena e felice, circondata dall’affetto delle persone che le vogliono bene. Il libro è una testimonianza di forza e resilienza, ma anche di umorismo e ironia, parole che mi son sempre ronzate nella mente mentre leggevo.. Tamara ci mostra che si può essere straordinari anche nelle situazioni più difficili, e che la felicità non dipende dalle circostanze, ma dal modo in cui le affrontiamo. Il libro è scritto in modo semplice e coinvolgente, con uno stile che alterna momenti tristi e di riflessione a episodi divertenti e commoventi. 

Non leggo spesso libri autobiografici e questo ha lasciato il segno, fin dalle prime pagine è scattata subito un'empatia con Tamara, attraverso le sue parole e il suo amore per la vita, inutile dire che non tutto è stato facile per lei , ma la forza di questa donna, il modo di affrontare la sua malattia mi ha scosso perché sono rare le persone che si auto ironizzano e poi ho sentito tutto il calore della sua famiglia di come anche nei momenti più bui dove Tamara vorrebbe buttare tutto all'aria sente quel filo che la lega agli amori della sua vita, il marito, la figlia, sua madre, pronti solo ad amarla a non giudicare le sue scelte ma anzi spronarla e sostenerla in tutte le sue scelte. Uno spaccato di vita che Tamara ci regala dove deve combattere con una malattia incurabile, ingestibile che ha trasformato la sua vita, ma non ha ucciso la sua voglia di viaggiare e di stare in mezzo alla gente, di poter far di tutto per essere indipendente.

Come consiglia l'autrice si potrebbero saltare le pagine, i capitoli e arrivare alla fine, ma io non ce l'ho fatta a staccarmi dalla sua vita, l'ho letto tutto. Il modo di raccontarsi è stato piacevole, amichevole e con una dolcezza tale che il solo pensiero di saltare soltanto una riga era come fare un torto a lei e alla sua scrittura. La sua lotta contro la malattia e il suo non soccombere dovrebbe essere un esempio per molti. Un inno alla vita.

Consiglio la lettura a chi vuole scoprire come trasformare le sfide in opportunità, e come trovare la bellezza e il senso in una vita ordinaria ma straordinaria.











20 luglio 2022

RECENSIONE: - "OLTRE L’IMPOSSIBILE" - di Katia Garzotto

 



Titolo: Oltre l’impossibile
Autore: Katia Garzotto

Genere: Autobiografia, memoria del dolore

Casa editrice: Brè Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 12,00


Oltre l’impossibile è molte cose: un’autobiografia, un atto d’accusa contro la malasanità, è lo sfogo di una madre che ha molto sofferto, è un grido. Aurora, la figlia di Katia, nasce con una malformazione che la rende invalida e lotta insieme ai neogenitori una battaglia durissima per la vita, tra incapacità, incompetenze, incuria. Per fortuna non è così dappertutto, c’è anche chi si prende a cuore con amore. Qui non c’è lieto fine, qui si piange davvero. Perché dunque scrivere? Per accusare? Ormai il danno è fatto e nessuno cerca vendetta o rivalsa. Per informare, quello sì, perché accadrà di nuovo, e i mezzi per evitare il dolore ci sono, dolorosi anch’essi, ma si tratta di sceglie tra dolore grande e dolore “piccolo”.

È l’autobiografia di Katia in un momento particolare della sua vita, che poi è anche la vita, purtroppo breve, della sua figlioletta Aurora, piccola combattente che ha fatto fronte al dolore e alla sofferenza per tredici mesi. È anche un atto d’accusa contro la malasanità e, di contro, un ringraziamento a chi invece l’ha sostenuta. È un grande grido di dolore che si libera dal cuore di una madre la quale, anche dopo diversi anni, sente forte il bisogno di chiedere: “Perché?”.

Katia è alla sua prima gravidanza, quella che si porta con un senso di gioia e dolcezza, non le stesse che si vivono nelle volte successive; sta attenta a tutto pur di non ledere alla piccola vita che cresce dentro di lei, eppure partorisce una bambina affetta da una sindrome che la porterà alla morte. Il responso immobilizza i neogenitori nel dolore. In questa sorta di limbo ospedaliero in cui tutto sembra avere ritmi, leggi e gestione diversi dal mondo esterno, cambia ogni prospettiva, tutto risulta estraniato e ovattato in modo quasi irreale… invece, è tutto troppo reale e Katia spera in un miracolo: “prego tutti i giorni e tutte le notti perché ciò avvenga, non so più a cosa attaccarmi, mi sembra di vivere in un incubo”; la disperazione di Katia è tangibile, come è tangibile la sua rabbia di madre impotente dinnanzi all’insensibilità e alla negligenza di certi mediconzoli (lasciatemi passare il termine perché i Medici , quelli con la “M” maiuscola, sono altri!) come quello che deve, prima di fare il suo dovere, finire di ingozzarsi di bignè o quello che si urta di dover andar in sala parto proprio mentre sta per finire il suo turno… però ci tengono a rimproverarla e a ricordarle per bene le gerarchie: “Signora sono io il medico non lei (…)”, poco importa se tutto ciò è infarcito di mancanza di tatto e di crudeltà : “(…) lo vuole capire che sua figlia non arriverà a domani mattina?”. Si rendono conto questi dottorucoli di aver a che fare con mamme che stanno cercando di accettare l’imminente morte del proprio figlio? Fortuna, non sono tutti così pessimi, ci sono anche dottori e infermieri comprensivi e umani che fanno il loro lavoro con coscienza; fortuna ci sono altre mamme, quelle che soffrono come Katia, che sanno offrirle quelle parole di conforto che vorrebbe sentirsi dire senza, per questo, alimentare false speranze… perché nasce la necessità di confrontarsi con persone che vivono un’esperienza analoga, solo per il semplice motivo che possono capire fino in fondo il dramma che lei sta attraversando…

“Bambini (…) tutti con il sorriso innocente che ti illumina il cuore e subito dopo ti sprofonda nella disperazione, quella che vedo negli occhi delle mamme (…)”: è quando vivi dolori come questo di Katia che tutto, alla fine, risulta irrilevante e inutile, “si accentuano i sentimenti veri, si annullano le banalità”.

All’inizio ho detto che Oltre l’impossibile è un’autobiografia e una denuncia della malasanità uniformandomi al genere del libro; con il cuore dico a voi lettori che è di più: è, dopo tutte quelle che questa mamma dolcissima ha cantato alla sua Aurora, l’ennesima ninna-nanna amorevole verso la propria creatura ormai non più sofferente, un ulteriore gesto d’amore oltre il dolore.






17 maggio 2022

RECENSIONE: - "Quando l'amore supera il dolore" - di Hounda Ameur



 Quando la forza supera il dolore
 Houda Ameur
 romanzo autobiografico
 Armando editore
 10 giugno 2021
 ebook/cartaceo
 176


 Questa è la storia di Houda, la voce narrante di questo racconto autobiografico. Houda nasce a metà degli anni settanta in una famiglia numerosa nel cuore di un quartiere residenziale del Marocco. Da molte generazioni ormai, la famiglia di Houda viveva sparsa intorno a Casablanca e a causa di discutibili tradizioni culturali, i matrimoni potevano essere combinati generando tanti figli.

Nascono anche incomprensioni tra le famiglie, riguardo alla professione o al quartiere di residenza, dettate da antiche culture bigotte le quali separavano e spezzavano i rapporti di parentela dando più importanza ai soldi (spesso di contestabile provenienza) e all'apparenza, anziché un mestiere rispettoso in un quartiere modesto.   Per di più, in famiglia regnava la violenza da parte di alcuni zii dipendenti ormai da droga e alcool, i quali rappresentavano i teppisti del quartiere vantandosene in quanto maschi. Purtroppo la loro reputazione era ben nota nel quartiere e questo per Houda fu motivo di grande disagio sociale durante la sua adolescenza sentendosi esclusa da tutti.

Quando il padre è costretto a stare via da casa per lavoro, Houda e i suoi fratelli con la madre si trasferiscono a casa dei nonni materni. È una famiglia di delinquenti e Houda ci parla della sua infanzia e adolescenza trascorse in un ambiente violento e criminale.

Houda è per sua madre “motivo di vergogna” perché illegittima, disabile e “brutta”, di conseguenza tutta la famiglia la considera inutile e lei sin da piccola è la serva: deve accudire il fratello minore, pulire casa e poi “diventare invisibile, scomparire per non dare fastidio”.

All’età di cinque anni diviene oggetto dei piaceri dei fratelli e di uno zio: da adesso e fino a quando, adolescente, lascerà la casa, verrà sodomizzata, stuprata e piegata ad ogni tipo di torture fisiche e psicologiche. Perché non chiedere aiuto?, si potrebbe ribattere. A chi? A una madre che è una donna “fredda, insensibile, dedita alle menzogne, ai tradimenti, ai furti e alle violenze”? Eppure Houdra l’ha fatto: l’ha scongiurata di porre fine a tutto, invano… dal canto loro i fratelli danno una spiegazione religiosa: le loro attenzioni non sono violenze, ma gesti in nome di Allah per farla diventare donna. L’orrore è che anche il maestro coranico avalla le tesi dei fratelli. Houda è praticamente sola “trattata come un animale” sia a casa che nella società in cui vive dove “il senso dell’umanità è inesistente, i disabili non vengono considerati”. Houda, però, è anche molto intelligente e studiosa: prende sempre più consapevolezza e si documenta comprendendo che la cultura islamica non tiene conto delle donne che sono considerate “un campo in cui l’uomo può comportarsi a suo piacimento”. Si informa approfonditamente e nota che “tutti i testi sono finalizzati a operare un sano terrorismo psicologico”. Houda inizia a prendere le distanze dalla fede islamica. Nel frattempo inizia a lavorare e ciò, finalmente, le dà la possibilità di mettere soldi di lato (di nascosto) per poter fuggire da quel mondo atroce che a volte l’ha portata sull’orlo del suicidio.

Ma la forza di questa ragazzina va oltre il dolore: con tenacia riesce a coronare il suo sogno di libertà giungendo in Italia. Non sono tutte rose e fiori, ma oggi è una donna laureata, affermata e che lavora “per i bambini che vivono violenze e maltrattamenti” per dare loro la Giustizia che lei non ha mai avuto.

Un’autobiografia cruda, realistica con un linguaggio asciutto ed essenziale: un grido garbato e composto che finalmente si sprigiona dopo tanti anni e il motivo lo dice la stessa Houda: “perché non sono più terrorizzata, oppressa e muta come una H. anche se il mio nome inizia con H”.

Ottimo.