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19 ottobre 2023

RECENSIONE: - "Il vento soffia dove vuole" - di Susanna Tamaro




Ci sono momenti nella vita in cui si sente il bisogno di prendersi una pausa e ripercorrere con calma, senza le continue incombenze quotidiane, le tappe della nostra esistenza. Un viaggio che, anche nei momenti difficili e bui, ci ha portato a provare un sentimento di riconoscenza e gratitudine verso chi ha condiviso con noi il cammino, le prove, le epifanie. Così Chiara, alla soglia dei sessant’anni, approfittando dell’improvviso silenzio che avvolge la sua casa in collina, decide di scrivere tre lettere. La prima alla luminosa figlia adottiva, Alisha, ormai ventenne; la seconda alla diciottenne Ginevra, la problematica figlia naturale; e la terza all’amato e solido marito Davide, con il segreto intento che un giorno la farà leggere anche al piccolo Elia, arrivato in un momento di grande crisi familiare. Sono tutte, in qualche modo, lettere d’amore, declinate nei diversi linguaggi in cui si esprime questo sentimento invincibile e misterioso che ci lega indissolubilmente gli uni agli altri, aprendo nel nostro cuore porte segrete che non sapevamo di avere. Trent’anni dopo Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro ci riporta all’interno di complesse dinamiche generazionali, regalandoci pagine preziose che sovrastano il vociare confuso di questi tempi. Il vento soffia dove vuole ci cattura, ci consola e ci guarisce. Un romanzo profondo, appassionante e ricco di umorismo che è un inno alla forza dei legami familiari e all’importanza di dare un senso alla nostra vita.


Oggi vi parlo di  "Il vento soffia dove vuole", l'ultimo romanzo di Susanna Tamaro, che raccoglie l'eredità del suo bestseller "Và dove ti porta il cuore".

 Il libro è composto da tre lettere che Chiara, la protagonista, scrive a tre dei suoi affetti più cari: la figlia adottiva Alisha, la figlia biologica Ginevra e il marito Davide. In queste lettere, Chiara racconta la sua storia, le sue sfide, le sue passioni e le sue scoperte, condividendo con i suoi cari il suo vissuto e la sua spiritualità ritrovata. Alcune cose sono ricordi di momenti vissuti insieme, altri segreti tenuti nascosti nel profondo per tanto tempo.

Il romanzo è una celebrazione dell'amore familiare e della ricerca di un senso nella vita, anche quando sembra tutto perduto.

 Susanna Tamaro con la sua scrittura profonda ma nello stesso tempo scorrevole, ci offre pagine emozionanti, piene di saggezza e di ironia, che mi hanno coinvolto nella vita di queste persone a me estranee, ma che ho sentito vicine, affrontando problemi reali e entrando nella loro vita. 

 Nelle lettere Chiara parla di Elia, il figlio più piccolo, ma a lui non scrive, forse lo considera ancora giovane per capire certe scelte o avvenimenti, ma sarebbe stato carino, donargli del tempo, visto che ha portato serenità nella famiglia e unito di più le due sorelle, sempre in contrasto. Mi sarebbe piaciuto leggere e scoprire che parole avrebbe dedicato al piccolo di casa.

Secondo me,  "Il vento soffia dove vuole" è un libro da leggere e, perché no, da donare, per ritrovare la fiducia e la gratitudine verso chi ci vuole bene, io l'ho trovato davvero profondo e alcune volte mi sono soffermata su alcuni concetti, scoprendo una spiritualità al di fuori dei soliti canoni.







24 settembre 2023

RECENSIONE: - "Và dove ti porta il cuore" - di Susanna Tamaro

 






Un incidente, un ricovero, una vita che all’improvviso si fa più breve: quanti giorni restano a Olga, sola in casa con il cane Buck e i ricordi? Abbastanza, pensa, per condensare quei ricordi in una lettera, da lasciare alla nipote impegnata in un viaggio americano. Queste pagine sono un diario, una confessione, un flusso di coscienza in cui Olga racconta, finalmente, una verità che ha al centro un’ammissione terribile: «Da quando sono nata ho detto una sola bugia. Con essa ho distrutto tre vite». Riga dopo riga si dipana la sua storia segnata da conflitti e disillusioni: genitori duri e distanti, il matrimonio con un uomo anaffettivo, la guerra, gli scontri con la figlia Ilaria e la tragedia della sua morte prematura. Ma anche le gioie e le passioni, un grande amore clandestino e il legame più forte di tutti, quello con la nipote, la bambina a cui ha fatto da madre e che adesso sta cercando di ritrovare, da lontano, nella giovane donna che si è allontanata da lei. «Sei felice? È questo più di ogni altra cosa che mi sta a cuore» le scrive Olga, e in questa domanda accorata c’è il nucleo pulsante della maternità. Nel riversare sulla pagina eventi e sentimenti di tutta la sua esistenza, Olga supera le sue durezze e le sue fragilità, le ribellioni subite e le menzogne raccontate per proteggere chi amava, e passa il testimone di una vita: una grande, catartica verità, un addio e una rosa. Mostrando come la potenza delle parole e dei gesti più semplici possa interrompere le catene con cui il destino ci imprigiona attraverso le generazioni, e renderci liberi.




Olga spinta dalla sua paura di non rivedere più la nipote, decide di scriverle una lettera. Prende un quaderno e incomincia a scrivere, frasi, pensieri, tutti quei sentimenti rimasti celati per anni. Se voliamo una sorta di diario-confessione, di accorata richiesta di perdono, la voglia di lasciar per iscritto tutti quei sentimenti sinceri e profondi che non è riuscita mai a dire alle persone care e specialmente a quella nipote che le ricorda tanto Ilaria, la sua figlia morta troppo presto, a cui si è dovuta sostituire come mamma nella vita della nipote. Una nonna-mamma, che non vive di rimpianti ma di dolore profondo, che si sente colpevole di alcune scelte che l'hanno portata a rimanere da "sola". Ma merita veramente di morire sola?

Letto per un readalong, e di questo sono grata per essere stata scelta, perché ho avuto la possibilità di leggere il libro, molti anni fa ho visto il film, ma devo dire che il libro è tutta un'altra cosa, le emozioni che ho provato leggendo sono state molteplici e mi sono rimaste nell'anima.

Con la sua scrittura coinvolgente e dinamica l'autrice Tamaro, mi ha conquistato, mi ha commosso, mi ha fatto sorridere, ma più di tutto mi ha fatto pensare a quella nonna che tanto mi manca e che mi ha insegnato molto, a modo suo, un'altra mentalità, un'altra generazione che mi ha lasciato nella mente tanti aneddoti, modi di dire, e ricordi. Avrei tanto voluto, anche io, ricevere una lettera da tenere sul cuore e rileggere ogni volta che mi sento sola.

Cosa altro posso dire, magari molti di voi hanno già letto il libro, ma per chi non lo ha fatto, dovrebbe farci un pensierino, sono convinta che quelle frasi, quelle pagine scritte dalla Tamaro dando voce ad Olga, sapranno conquistare anche voi.






08 ottobre 2022

RECENSIONE: - "Il taglio freddo della luna" - di Piera Carlomagno

 




Titolo: Il taglio freddo della luna

Autore: Piera Carlomagno

Editore: Solferino Editore

Pagine: 352

Formato: ebook, cartaceo

Prezzo: ebook €11.99, cartaceo €19





Gli ultimi istanti di quiete, l’ultimo lampo di spensieratezza: è l’inizio del pranzo di fine estate che Marina Pietrofesa Cortese, matriarca ottantenne, ha imbandito per la famiglia, in uno degli eleganti lidi della costa ionica lucana. Certo è strano che Wlady, nipote prediletto di Marina, non sia arrivato, ma la sua assenza è solo un’increspatura nell’atmosfera dorata che avvolge quella famiglia di antichi latifondisti. Ben diversa la giornata di Viola Guarino, chiamata ad analizzare una scena del crimine che sembra una quinta teatrale: il professor Vittorio Ambroselli ucciso come Marat nella vasca da bagno della sua casa ricca di opere d’arte. Uno come Ambroselli, riflettono gli inquirenti, tra cui l’affascinante sostituto procuratore Loris Ferrara, poteva avere molti nemici: era il fisico della Fossa Irreversibile in cui, a pochi chilometri da lì, negli anni Cinquanta, erano state nascoste le scorie nucleari americane. E quando viene a galla la relazione di sua figlia diciassettenne, Ginevra, con il giovane Wlady – la cui assenza comincia ad assumere i contorni di una scomparsa – i due casi appaiono inequivocabilmente collegati. La soluzione si trova solo nel presente o in un passato che, come le scorie nucleari, è sepolto nelle profondità della colpa?




Il taglio freddo della luna, noir scritto da Piera Carlomagno ed edito da Solferino, è il terzo romanzo della serie che vede come protagonista l’anatomopatologa Viola Guarino, nipote di una lamentatrice di professione, nella quale convivono la donna di medicina e la strega che “avverte” le cose più che vederle.

Il prologo si apre su un viaggio in auto verso una destinazione vacanziera nel pieno dell’estate del 1982 che si rileverà lo spartiacque nella vita dei protagonisti, l’ultima estate della loro innocenza.

Il primo personaggio con cui il lettore entra in confidenza è l’altera matriarca ottantenne della famiglia Cortese, Marina Pietrafesa Cortese. Una donna che ostenta ricchezza e fama ormai sbiadite e che tiene stretto al cuore un segreto che poi tanto segreto non è.

La quiete del luculliano pranzo di fine estate allestito dalla donna è turbata dall’assenza del nipote prediletto Wlady, ma è una lieve stonatura che si accorda al tramonto storto che offre l’elegante lido sulla costa lucana.

Dal placido e artefatto banchetto dei Cortese la scena si sposta all’interno di villa Ambroselli, dove Viola Guarino è chiamata a intervenire per analizzare il cadavere trovato all’interno di una vasca da bagno. La vittima è Vittorio Ambroselli, professore ordinario all’Università La Sapienza.

L’intuito di Viola scova subito la messa in scena, lo staging dietro il delitto. “L’arte riflette i fatti a modo suo e anche qui l’assassino ci offre una visione diversa dalla realtà.”

La morte di Ambroselli è l’allestimento apocrifo del quadro La morte di Marat nel quale non è raffigurato il momento del delitto, bensì la scena del crimine. Dall’assassinio di Ambroselli si dipana una trama lunga e complessa e scovare il colpevole sarà un percorso lungo e accidentato che scoperchierà vasi di Pandora e riesumerà segreti inconfessabili, intrecciando le vite di tre generazioni, attingendo a un passato che torna con prepotenza a riscuotere il suo tributo dopo quarant’anni

Ne Il taglio freddo della luna ritroviamo una Piera Carlomagno ispiratissima che delizia il lettore col suo continuo mescolare passato e presente con accostamenti a volte azzardati, altri sublimi, tra una canzone di Alice e l’ultimo spot della Coca Cola. Come in Verga e Deledda in quest’opera sono soprattutto i luoghi a ergersi a protagonisti e a parlare, e l’autrice dà alla Basilicata voce e respiro con descrizioni incantevoli, minuziose e a tratti fiabesche.

I personaggi di cui la trama è ricca sono magistralmente caratterizzati, a partire da Viola, legata alla morte a doppio filo, che lavora sui cadaveri ma ne cerca l’anima prima di lasciarli andare presente, passando per l’enigmatica e monolitica matriarca dei Cortese fino a Bepi – il figlio legittimo di Marina – la cui vita gli scivola addosso senza colpo ferire, quasi fosse uno spettatore passivo della storia, soldato scelto in una guerra perdente.

La verità, che Piera Carlomagno ci svela proprio sul finale disseminando la narrazione di piccoli indizi, tasselli che andranno a ricomporre un puzzle ciclopico, deflagra come una bomba destabilizzando il lettore, scatenando una semplice domanda. “Perché?”

Il romanzo di Piera Carlomagno è un noir colto, letterario, nel quale lo stile dell’autrice soverchia persino la trama, sale in cattedra e ammalia il lettore, coinvolgendolo in un turbinio di emozioni mentre lo guida a dipanare il prezioso ordito di un arazzo dalle mille tonalità cangianti.

Perché non è tutto oro ciò che riluce e il passato torna sempre a bussare alle porte delle coscienze.

Magistrale.