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14 aprile 2026

RECENSIONE - L'amante di mio marito - di Jess Ryder





Una moglie. Un’amante. Una settimana lontano da tutto… senza via di fuga.

Mentre io e le mie amiche sorseggiamo vino e ci confidiamo segreti alla luce tremolante delle candele nel nostro rifugio isolato tra le colline scozzesi, siamo tutte d’accordo: avevamo davvero bisogno di questa pausa. Ogni mattina nuoteremo nei laghi gelidi e cammineremo fino a spiagge remote, e ogni sera berremo vino e ci racconteremo storie, accoccolate accanto al fuoco. Sarà una vacanza che nessuna di noi dimenticherà mai.

Ma dietro il mio sorriso caloroso, nel mio cuore c’è solo gelo. Una delle mie amiche è l’amante di mio marito, e non passerà molto tempo prima che io scopra chi è. Lei crede di ingannarmi, ma non è l’unica ad avere dei segreti.

Non lascio trasparire nulla, ma più mi avvicino alla verità, più diventa chiaro che, tra queste colline scozzesi isolate, lontane da qualsiasi aiuto, qualcuno pagherà le proprie bugie con la vita…

Un thriller avvincente e impossibile da mettere giù. I fan di La coppia perfetta, Freida McFadden e Jeneva Rose saranno completamente catturati da L’amante di mio marito.



Cosa porta un gruppo di sei donne, le Sophie’s Swimmers, che non sono neanche amiche da tempo, a partire insieme per una vacanza digital detox a base di nuoto nelle Highlands scozzesi? Il nuoto, si sa, rigenera e tonifica, ma non è questa la motivazione portante di alcune del gruppo che ci aprono lo sguardo al loro mondo privato fatto di bugie, scheletri nell’armadio e segreti. Così apprendiamo che una sta cercando di superare il tradimento del marito, un’altra si macera nell’odio e nella vendetta, e tutte sono coinvolte in una girandola di umori, pensieri, dubbi, sospetti che le porta a non potersi fidare al cento per cento le une delle altre, perché in realtà non si conoscono bene. Se poi aggiungiamo anche il ritrovamento di un cadavere, questo thriller psicologico si arricchisce di suspense tenuta su altresì dall’ambiente suggestivo offerto da una Scozia dai toni cupi e inquieti.

L’indagine psicologica non riguarda solo la parte del thriller: ci troviamo anche di fronte a una donna che si lacera l’anima nel chiedersi se è il caso di ripescare da qualche parte, dentro di sé, l’affetto verso il marito fedifrago per amore della serenità dei figli o dare un taglio netto a un rapporto basato sulle menzogne; ci troviamo anche di fronte a chi vuole ritrovare se stessa, a chi cerca delle risposte che solo una delle sue compagne di nuoto potrà darle…

Volutamente nella recensione ho omesso i nomi delle donne che compongono il gruppo: trattandosi di un thriller ho paura di svelare inconsapevolmente ciò che non si deve, di conseguenza dico solo, in modo generico che il lettore si troverà di fronte a personalità complesse, disturbate anche.

Non mancano vittime e carnefici, ma i tratti distintivi sono labili, così come effimero è il confine finale che separa il trionfo dalla vergogna.





 

03 novembre 2025

RECENSIONE - Il morso del lupo - di Marco De Fazi

 




Renton Walsh pensava che la guerra fosse finita. Ma il vero campo di battaglia lo attendeva a casa.

Ex marine, ora contabile, Renton conduce una vita monotona e sicura... fino al giorno in cui trova la porta di casa spalancata e sua moglie Mindy svanita nel nulla. Un biglietto, un orario, un simbolo misterioso: così inizia l'incubo.

Rapito da un’organizzazione criminale nota come Reparto 24, Renton scopre di essere solo un ingranaggio in un sistema spietato che trasforma innocenti in assassini su commissione. Per salvare Mindy, gli viene imposta una missione: uccidere uno sconosciuto entro tre giorni. Ma quando scopre che tra i fornitori d’armi figura il poligono del suo migliore amico Jake, tutto cambia.


La tranquilla vita del contabile Renton Walsh viene stravolta quando un giorno, di ritorno a casa, scopre che la moglie è stata rapita dal Reparto 24 che gli ha commissionato un omicidio: se entro tre giorni ci riuscirà rivedrà la moglie altrimenti lei verrà uccisa. Renton viene così brutalmente catapultato in una catena di assassini commissionati a gente comune che si trova costretta a commetterli pena la morte di un loro caro. Ma in questo caso, Renton non è un civile qualunque: è un ex marine conosciuto nell’ambiente come “il Lupo” per la sua “propensione a escogitare in maniera eccellente schemi vincenti”. La lotta contro il tempo concesso per mettere in atto l’assassinio commissionato, nelle mani di Renton diviene strategica e ponderata, misurata nei minimi dettagli.

Nella figura di Renton c’è una specie di “Rambo” che risolve con sicurezza ogni difficoltà, che attraversa mille ostacoli e tanti nemici, ma poi è lui ad avere la meglio uscendone solo con qualche graffio; c’è una sorta di mito del “superuomo” supportata da una certa scenografia degna delle pellicole d’azione americane di cui conserva il filo conduttore nervoso e scandito dal tempo che passa inesorabile, ma che basta al protagonista per risolvere tutto a filo dell’ultimo secondo.

L’autore ci offre una narrazione agile e precisa soprattutto nelle descrizioni di strategie e di armi e ho apprezzato il modo con cui ha reso fluido un filo conduttore articolato e al cardiopalma.

Per amanti del genere.








29 maggio 2025

RECENSIONE - Il mostro del Buio - di Davide Stocovaz





 Collana: Madre Shipton

Genere: Thriller

Editore: ‎ Dark Abyss Edizioni

Copertina flessibile: ‎ 170 pagine


Un corpo mutilato e senza vita viene ritrovato nella foresta.
Un investigatore mandato lì, tra le montagne della Carnia, a indagare.
Così inizia il viaggio al limite del soprannaturale di Lorenzo De Filippi, perché ogni indizio pare condurre a un enorme cane nero.
Ma Lorenzo deve confrontarsi con questa assurda realtà e con gli spettri del proprio passato, non può indugiare nel dubbio perché l’assassino continua a colpire.
Riuscirà De Filippi a trovare il colpevole di tanta ferocia e a riportare la pace nel paese di Valverde?



Davide Stocovaz ci porta nel cuore oscuro della Carnia con "Il mostro del buio", un thriller dalle tinte horror che mescola folklore e indagine poliziesca in un intreccio avvincente. Il romanzo segue Lorenzo De Filippi, un investigatore tormentato dai dolorosi ricordi del passato, che diventano veri incubi, a volte ad occhi aperti. Dopo parecchi mesi lontano dal lavoro viene mandato ad investigare e risolvere una serie di omicidi brutali che sembrano collegati a un'oscura creatura che si aggira nei boschi di Valverde.

La narrazione si muove tra il soprannaturale e la realtà, creando un’atmosfera inquietante e immersiva. Stocovaz costruisce un mondo ricco di dettagli, dove la superstizione si intreccia con la razionalità dell’indagine. La figura della giovane Lucilla che vive sola nel bosco e additata da tutti come "strega", insieme agli avvistamenti di un'enorme ombra nera in agguato negli angoli bui, aggiungono un ulteriore strato di mistero alla storia, rendendo il lettore incerto se il tutto sia reale o appartenga alle fantasie partorite dalla paura o suggestione degli abitanti del luogo.

Stocovaz dimostra una grande abilità nel creare atmosfere suggestive e spesso cupe che, non fanno da semplice sfondo all'azione, ma diventano un vero e proprio personaggio aggiuntivo, riflettendo e amplificando lo stato d'animo dei protagonisti e l'atmosfera generale del racconto.

 Sebbene alcuni passaggi nella trama possano apparire prevedibili, la tensione rimane alta grazie alla costruzione dei personaggi e alla loro evoluzione nel corso della storia.

Un romanzo che consiglio agli amanti del thriller soprannaturale e delle storie di mistero.







 

14 maggio 2025

RECENSIONE - L'Appuntamento - di Giuseppe Raso





Titolo: L’appuntamento

Autore: Giuseppe Raso

Collana: Voci

Genere: Thriller

Prezzo di copertina: 15,00

Un ispettore di polizia di San Francisco. Un monaco asceta. Un giovane prete di Perugia. Un astronomo di Berkeley. Un misterioso personaggio di Parigi che potrebbe essere la chiave di svolta. Questi gli interpreti di un thriller intrigante che mescola fisica e mistero, scienza e fede. A guidarli, una frase: Veritas non omnibus, la Verità non è per tutti. I protagonisti avranno un appuntamento cruciale per la loro vita, anche con esiti devastanti. Ma è l’umanità intera che ha un appuntamento con la Storia, e forse non è pronta.






Un astronomo americano, Zaccheus Foster, viene trovato morto sotto un ponte a San Francisco: il caso è destinato a chiudersi con un verbale che dichiara la morte dell’uomo per suicidio. Ma l’ispettore della squadra omicidi, Gabriel Wood, decide di indagare in modo più approfondito perché non è convinto di ciò dal momento che l’astronomo, ateo in vita, è stato trovato con un rosario strappato in mano. Che ci faceva un ateo con un rosario in mano? L’ispettore inizia le sue indagini; filo conduttore è una enigmatica frase in latino custodita nel rosario: “Veritas non omnibus”, la verità non è per tutti, che passerà come testimone di una staffetta fra i personaggi salienti: l’ispettore Gabriel, l’Asceta, Don Angelo e Lemaire, per confluire nell’ Appuntamento finale, scoperta epocale e snodo di tutti i nodi.

Intensi i personaggi: Gabriel potrebbe continuare a vivere la sua vita tranquilla, invece il suo istinto di poliziotto lo spinge a indagare per uscire dall’anonima mediocrità di sempre, “per dimostrare agli altri che ci sapeva fare. Al suo capo. A sua moglie”; l’Asceta consapevole della propria intelligenza, attanagliato dall’horror vacui, dal concetto di eternità e scienza, che “avrebbe voluto essere un semplice, un timorato di Dio che ubbidisce senza discutere”, ma che ha il compito di salvare la fede a ogni costo; Don Angelo, empatico, acuto conoscitore della fisica, dalla memoria fotografica e dalla profonda sete di sapere: “la mia curiosità è l’arco che tende la freccia della mia esistenza verso il bersaglio finale: la conoscenza di Dio”.

Anche la scelta dei nomi dei personaggi, a mio avviso, dato l’argomento trattato, non è fatto a caso: Zaccheus (l’astronomo morto), ipocoristico di Zaccaria, è “l’innocente”; Gabriel, l’ispettore di polizia, è “l’araldo di Dio” (che fa da ponte di unione fra il divino e il terreno); Don Angelo è “il messaggero” (dal greco ànghelos); Lemaire è un cognome la cui origine, legata alla carica di sindaco nel medioevo, gli conferisce connotazioni di potere e prestigio.

Il thriller, che si articola in tesi, antitesi e confutazioni, è pregno di riferimenti letterari e musicologici di spessore, di disquisizioni teologiche, filosofico-scientifiche che, apparentemente separate, convergono in “un’unica informazione (…) un unico Logos. Un unico Verbo”.

Lettura impegnativa. Ottimo.





 

19 dicembre 2024

RECENSIONE - Assassinio sulle scogliere di Ballycastle - di Siryana Marshal

 


Un'alba gelida tinge di rosso le scogliere di Ballycastle, rivelando un corpo senza nome sulla sabbia. Per il detective Finn O'Connor, quell'immagine segna l'inizio di un'indagine che lo trascinerà in un vortice di segreti di famiglia e verità sepolte nel tempo. Un ciondolo antico, inciso con un nome dimenticato, diventa la chiave per svelare un passato di amori proibiti, tragedie inconfessabili e un legame indissolubile tra due donne, separate da un secolo ma unite da un destino comune. Preparati a immergerti nell'atmosfera suggestiva dell'Irlanda, tra paesaggi selvaggi e leggende ancestrali, dove ogni indizio è un tassello di un mosaico intricato e la verità si cela dietro il silenzio implacabile delle scogliere.



I romanzi ambientati in Irlanda hanno un fascino particolare.

Complici i colori della natura, la magia delle brughiere, le scogliere a picco sul mare, il vento e le nebbie che creano una suggestione fiabesca uniti al carattere degli irlandesi, popolo ospitale che affonda le radici nella storia più antica.
Se anche voi, come me, amate questa atmosfera, questo giallo è il libro che fa per voi.

Una giovane donna sconosciuta caduta dalla scogliera, una morte agghiacciante e misteriosa anche per la mancanza di indizi.
Il ritrovamento vicino al cadavere di un medaglione dalla foggia antica e composto da elementi che provengono da varie parti del mondo, incuriosisce da subito il detective Finn O’Connor.

Il presente va a braccetto con il passato, si scoprono amori, passioni e tradimenti, la memoria diventa follia e la speranza illumina il futuro.
Oltre la trama intrigante, quello che mi ha colpita in questo romanzo è l’attenzione ai particolari, la dovizia di dettagli e spiegazioni che aiutano ad entrare nella vicenda, rendendo chiari tutti i vari passaggi dell’indagine.

Ben definiti anche i protagonisti.





25 ottobre 2024

RECENSIONE - La Casa sulla Scogliera - di Riley Sager

 



Gli omicidi della famiglia Hope sconvolsero la costa del Maine in una notte del 1929. Sebbene la maggior parte delle persone ritenesse responsabile la diciassettenne Lenora Hope, la polizia non è mai riuscita a dimostrarlo. A parte la sua smentita dopo gli omicidi, non ne ha mai più parlato pubblicamente, né è mai più uscita da Hope’s End, la casa sulla scogliera dove avvenne il massacro. È il 1983 e l’assistente domiciliare Kit McDeere arriva alla villa per occuparsi di Lenora, sulla settantina e costretta su una sedia a rotelle. Negli anni, è diventata muta in seguito a una serie di ictus e può comunicare solo attraverso una vecchia macchina da scrivere. Una notte, le fa una proposta: raccontarle ciò che è successo veramente. Mentre Kit l’aiuta a scrivere gli eventi che hanno portato al massacro della sua famiglia, diventa chiaro che c’è molto di più di quanto si sia mai scoperto. Quando vengono alla luce nuovi dettagli sulla precedente infermiera, Kit inizia a sospettare che Lenora non stia dicendo tutta la verità e che la donna, apparentemente innocua, possa essere molto più pericolosa di quanto pensasse.


Devo essere sincera ho sempre seguito le uscite di Riley Sager con la promessa che prima o poi avrei letto qualcosa di suo, proprio per tutti gli elogi fatti per la sua maestria nel tessere trame intricate e personaggi ambigui. Beh finalmente ho potuto con "La casa sulla scogliera" trovare e provare tutto questo. Essendo il primo libro che leggo non posso fare paragoni con gli altri, ma di una cosa sono sicura che prima o poi recupererò quelli passati.

 La storia è ambientata in una dimora isolata sulla costa, dove l'atmosfera si fa cupa e sospesa e dove il passato incombe minaccioso sul presente.

 Ho notato che in questo romanzo, l'elemento investigativo passa in secondo piano, lasciando spazio a un'analisi profonda dei personaggi. Kit, la protagonista, non è solo una semplice osservatrice, ma un'ingranaggio fondamentale della macchina narrativa.
Tutti i personaggi sono ben costruiti e sfaccettati. Lenora Hope, in particolare, è un personaggio affascinante e ambiguo, che mi ha lasciato con più domande che risposte. Anche i personaggi secondari, come Archie e la signora Baker, hanno un ruolo fondamentale nel dipanarsi della trama e nel rivelare i segreti nascosti della casa.

 La casa isolata, le tempeste in mare, i segreti nascosti: ogni elemento contribuisce a creare un'atmosfera di inquietudine che accompagna noi lettori fino all'ultima pagina. 
I colpi di scena, ben dosati e inaspettati, mantengono alta la tensione e mi hanno costretto a rivalutare continuamente le ipotesi che avevo costruito nella mente.

Un finale sorprendente che lascia il segno, quello di "La casa sulla scogliera". 
Mi ha costretto a rivedere l'intera storia sotto una nuova luce. Sager è riuscito a sciogliere tutti i nodi della trama in modo coerente e soddisfacente, lasciandomi però allo stesso tempo con una sensazione di inquietudine e di incompletezza, leggendolo capiterete anche voi a cosa mi riferisco.

I complimenti non vanno solo all'autore ma anche a chi ha tradotto che non ha tolto nulla del clima cupo che si voleva dare all'intera storia.
Se amate i romanzi di Riley Sager e siete amanti dei thriller psicologici non potete perdervi questo nuovo capitolo della sua produzione che a me è piaciuto moltissimo.

Alla Prossima!









16 ottobre 2024

RECENSIONE - The Perfect Couple - La coppia perfetta - di Elin Hilderbrand

 



L’estate è la stagione dei matrimoni a Nantucket: la vista di una sposa che corre lungo Main Street è comune come il sole che tramonta a Madaket Beach. Il matrimonio Otis-Winbury si annuncia come un evento da ricordare, definito memorabile: i ricchi genitori dello sposo non hanno badato a spese per ospitare una cerimonia sontuosa nella loro tenuta sull’oceano. Ma quando un cadavere viene ritrovato nel porto di Nantucket poche ore prima del matrimonio, tutti i partecipanti diventano improvvisamente dei sospettati. Il capo della polizia, Ed Kapenash, interroga gli sposi, una famosa scrittrice di gialli e persino un membro della sua famiglia, e più indaga più porta alla luce segreti inconfessabili. Scopre così che ogni matrimonio è un campo minato e che nessuna coppia è perfetta.



Elin Hilderbrand, nota autrice di bestseller, ci regala con "La coppia perfetta" un thriller avvincente che esplora le complessità delle relazioni familiari e amorose. Ambientato nella pittoresca isola di Nantucket, un luogo che evoca immediatamente immagini di vacanze estive e ritiri idilliaci.

La trama si snoda attorno al matrimonio di Celeste Otis e Benjamin Winbury, un evento che promette di essere l'apice dell'eleganza e del glamour, organizzato dalla madre di lui che è una scrittrice di gialli. Tuttavia, sotto la superficie perfetta si nascondono segreti e tensioni pronte a esplodere. 

Il libro si apre con la scoperta di un cadavere sulle spiagge di Nantucket poche ore prima del matrimonio, trasformando un giorno di festa in un intricato giallo. Tutti i partecipanti al matrimonio diventano sospettati, e il capo della polizia, Ed Kapenash, si trova a dover districare una rete di segreti e menzogne.

Vi troverete a navigare tra le complicate dinamiche familiari e le relazioni interpersonali, tutte descritte con una prosa scorrevole e coinvolgente. La tensione cresce pagina dopo pagina fino all'ultimo capitolo, dove si scoprirà la verità, un bel colpo di scena a cui non avrei mai pensato. Omicidio o incidente? Starà a voi scoprirlo leggendo il libro.

Un aspetto interessante del libro è la riflessione sul concetto di "coppia perfetta". Attraverso le vicende di Celeste e Benjamin e le altre coppie, l'autrice ci mostra come anche la coppia che sembra più solida possa nascondere fragilità insospettate. E ci ricorda che nessuna relazione è immune dalle prove della vita e che spesso è nei momenti di crisi che si rivelano i veri legami.

 Un libro che ho letto tutto di un fiato e che consiglio a chi ama i thriller psicologici e le storie che esaminano le sfumature dell'animo umano.

Alla Prossima!




10 ottobre 2024

RECENSIONE - Il passo del ragno - di Gabriella Grieco

 




SECONDA EDIZIONE illustrata e con nuovi contenuti


«Vieni» disse il ragno alla mosca. «Non correrai alcun pericolo. C'è la rete.»

Era la morte sotto mentite spoglie.
Era l’ombra di una vita che non era più.
L’ombra prima del ragno.
Una voce nei suoi sogni: «~~ ~~, non mi lasciare.»
In quello spazio vuoto, nella sospensione del suono, si celava la sua vita di prima.
Prima.
Adesso, era ragno.

Il titolo mi ha incuriosito: perché “Il passo del ragno”? Perché il ritmo del romanzo procede gradualmente, si articola lentamente allo stesso modo di come il ragno tesse la sua tela, adagio, con pazienza, per catturare la sua preda e ci prepara alla soluzione finale.

Màrila Vannucci, una donna molto riservata e silenziosa, si è da poco trasferita in un piccolo paese; lavora “come responsabile del marketing e della sostenibilità ecologica presso una grossa azienda” che le permette di lavorare in smart working da remoto garantendole la necessaria solitudine.

Francesco Tositti è l’unico medico del paesino dove si è trasferita Marila, anche lui è dedito al suo lavoro e tendenzialmente un uomo solitario.

I due si conoscono, si piacciono e si sposano.

Il registro narrativo di questa prima parte, quello della storia d’amore di Marila e Francesco ha un procedere disteso, nonostante ogni tanto ci siano particolari “stonanti” che, con andamento crescente, pungolano la lettura spingendo il lettore a stare sempre in guardia, poiché si tratta pur sempre di una lettura thriller! Queste note “incomode” sono sottolineate anche da altri tre elementi la cui costante presenza mi porta a considerare anche loro protagonisti: l’ombra, il ragno e la mosca. I primi due parlano in prima persona, l’una è angosciata e angosciante, l’altro sinistramente inquietante e sicuro di sé; al contrario l’introduzione della mosca risulta più morbida, distesa, è inoltre in terza persona quasi a voler sottolineare l’insulsaggine di quest’insetto. C’è nel ragno la consapevolezza di essere un essere superiore, feroce, intelligente e su ciò fa leva per far cadere, senza pietà, nel suo tranello costruito con pazienza, la mosca ignara e stupida. L’ombra, come tale, è qualcosa di fumoso e non teme il ragno. L’ombra ha già avuto la sua dose di dolore nel suo continuo reiterare “fiammeurlasangue”, per lei è tutto estremamente piatto, l’ombra è talmente indistinta che anche nel suo modo di esprimersi l’autrice le dà una voce velata usando l’espediente della parola minuscola dopo il punto fermo.

Necessario anche il paesino di provincia che vortica intorno ai protagonisti, con i suoi pensieri, le sue paure, le chiacchiere di quartiere bisbigliate, suggerite, ventilate… palesate con il timore di ferire o provocare sdegno perché dettate da affetto sincero, come nel caso della mite signora Lucia o della più sanguigna Elvira: “Come in qualsiasi paesino, nulla di quanto accadeva passava inosservato. (…) Tutti sapevano tutto, di chiunque, ancora prima del diretto interessato quando era possibile”.

Il romanzo lascia, nonostante i suggerimenti seminati sapientemente, il seme del dubbio fino alla fine della lettura dei capitoli intervallati, a tratti, da un “capitolo zero”.

Ben scritto.









09 luglio 2024

RECENSIONE: - "Eclissi Totale" - di Filippo Mammoli

 



Titolo: Eclissi totale

Autore: Filippo Mammoli 

Genere: Thriller

Pagine: 282 pagine

Casa editrice: Dark Zone

Data di pubblicazione: 09 Maggio 2024

Prezzo: ebook 2,99€  - cartaceo 14€


Un uomo vola giù dal tetto di un edificio e a indagare viene chiamato il commissario Marcello Tarantini, insediatosi nel nuovo ruolo di capo della Squadra Mobile della questura di Prato da appena due settimane. Tutto fa propendere per l'archiviazione del caso come suicidio, quando una seconda e una terza morte in situazioni analoghe arrivano a complicare le cose, complici anche i messaggi scritti a mano dalle vittime e collegati ai disturbi mentali per cui erano in cura da alcuni specialisti.
La lente d'ingrandimento di Tarantini si sposta su una influencer e il suo ragazzo, sempre i primi ad arrivare sui luoghi delle tragedie per girare e pubblicare video di dubbio gusto. Ci sono loro dietro la catena di suicidi? O lo psicologo che si rifiuta di collaborare?
Filippo Mammoli regala ai suoi lettori la nuova indagine del commissario Tarantini, che questa volta dovrà vedersela non solo con una serie di morti sospette, ma anche con una questora che non vede l'ora di liberarsi di lui.




Una catena inspiegabile di suicidi scuote la città di Pisa, tutti differenti fra loro per modalità, le vittime sono persone in cura ed ognuno di loro ha lasciato un messaggio che richiama il tormento, il male oscuro che l’ha portato al triste gesto.
La Squadra mobile di Pisa, capitanata da Marcello Tarantini, indaga perché il numero di suicidi è effettivamente anomalo, allertata anche da video che vengono postati sui social subito dopo il ritrovamento del cadavere, ancor prima che la notizia sia resa pubblica.
Semplici coincidenze, cattivo gusto e mancanza di rispetto o il tutto cela un macabro disegno ordito da una mano malvagia?
Un’indagine dolorosa e affatto semplice, fino all’intuizione incredibile: Tarantini dovrà ampliare il campo visivo, comprendere l’insieme, e, come in un puzzle, finalmente tutti i dettagli andranno al posto giusto.

Thriller psicologico di grande effetto, mai scontato e ricco di colpi di scena, a mio avviso ha tre componenti che lo rendono attuale e che fanno riflettere sulla società moderna.

L’utilizzo irrazionale dei social, l’impatto spesso sottovalutato di un video o di una foto postati senza tenere conto della sensibilità degli altri, la spettacolarizzazione del dolore, a volte anche inconsapevole.

La solitudine, l’incapacità di relazionarci e di costruire rapporti duraturi.
Depressione e disperazione, il dolore che toglie il fiato, impossibile da sopportare, le fobie che prendono il sopravvento e che annientano.

E, infine, la follia latente, quella invisibile, che non si palesa, persone apparentemente normali che conducono una vita ordinaria, quelli che – dopo – comunque vengono descritti come brave persone.

L’insania che li anima spesso permette loro di costruire una facciata di grande credibilità, spesso sono abili manipolatori, freddi e dotati di grande capacità logica.
Avevamo il mostro in casa e non lo sapevamo.





25 giugno 2024

RECENSIONE: - "CERCAMI" - di Margherita Gagliardi Tonin






Laura non ha mai creduto nell'esistenza dei fantasmi.
Perlomeno, non da che ne ha memoria.
Un trauma ha cancellato ogni ricordo dei suoi primi dieci anni di vita.
Con l'alibi di indagare sulla leggenda di un fantasma che aleggia attorno a un'antica giostra di cavalli,
Laura si imbarca in una ricerca della verità che la porterà indietro nella sua città natale.
Ma quali segreti si nascondono nel passato e nella mente di Laura?
Cosa è successo realmente quella sera di sedici anni prima?
E in che modo Laura è legata a quella giostra e a quella bambina misteriosamente scomparsa?

Con la tensione che sale e le rivelazioni scioccanti che emergono, Laura si trova ad affrontare i fantasmi del suo passato e ad affrontare una verità devastante che potrebbe sconvolgere tutto ciò che credeva di sapere.
Preparati a immergerti in un giro di vite pieno di suspense, colpi di scena e un mistero intricato che ti terrà incollato alle pagine fino all'ultima parola.



Oggi vi parlo del romanzo “Cercami”, primo libro scritto da Margherita Gagliardi Tonin. 

La storia ruota attorno a Laura, un trauma ha cancellato i ricordi dei suoi primi dieci anni di vita. Decisa a indagare sulla leggenda di un fantasma che aleggia attorno a un’antica giostra di cavalli, Laura si imbarca in una ricerca della verità che la porterà indietro nella sua città natale. Allo stesso tempo cerca di scoprire di più sul suo turbamento e la causa della sua perdita di memoria.

Nel corso della storia, emergono rivelazioni scioccanti e Laura si trova ad affrontare i fantasmi del suo passato. Un susseguirsi di eventi a cui ho assistito non capendo quale fosse la realtà e quale l'immaginazione di una mente traumatizzata.

Solo grazie alla sua tenacia Laura finalmente scoprirà molte cose della sua infanzia che ha dimenticato. Non sarà facile, il pericolo è in agguato come chi vuole tenere tutto a tacere. La sua vita sarà in bilico, come la sua mente.

Bravissima la Gagliardi a spargere indizi in ogni capitolo, tasselli di un complicato puzzle che formeranno una realtà che la mente umana farà fatica ad elaborare.

Una scrittura pulita e scorrevole, quella dell'autrice, che ha reso la lettura piacevole e sempre sul filo della tensione e del mistero. Ho divorato il libro con poco, perché ogni pagina chiamava l'altra e senza rendermene conto sono arrivata all'epilogo, dove quella nebbia fitta di bugie si è diradata mostrando finalmente ogni verità.

Verità per Sara e verità per Laura.

Alla Prossima!