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TITOLO: I cercatori di pace.
AUTRICE: Laura Costantini.
GENERE: Fantasy post-apocalittico.
EDITORE: I Merangoli.
Illustrazioni: Niccolò Pizzorni
PREZZO: euro 17,10 (cartaceo).
“I cercatori di pace”, eroi o forse vittime designate da chi detiene il potere, partono verso una ignota avventura, alla ricerca di un futuro che viene dal passato e che li condurrà a incrociare i loro destini: Ghillean, Litia, Kimen e Tarnell non si conoscono e non si fidano uno dell’altro, ma sono giovani e umani. È il 518° anno di guerra e nessuno ricorda più come e perché sia iniziata. Un enigma che potrà essere risolto catturando un leggendario Mutato, figura misteriosa nella quale si cela l’arma speciale inventata prima del lungo e distruttivo periodo bellico, che ha generato un ritorno al passato, un medioevo privo di tecnologia, cultura e memoria storica.
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Non amo le storie che cominciano con
una macro descrizione. Preferisco leggere azione, dialoghi,
riflessioni, nelle prime righe di un romanzo. Quindi avrei preferito
che Erien avesse iniziato parlandomi di Ghillean, piuttosto che
descrivere la situazione politica mondiale. l'incipit ha uno scopo
ben preciso, è l’unica occasione che ha l’autore di catturare
subito l’attenzione del lettore. Ciò che, però, cattura la mia
attenzione, non significa che funzioni anche con gli altri lettori,
il modo è bello perché è vario. L’autrice, quindi, prenda questa
mia piccola critica per quello che è: un punto di vista personale.
Ho un idea tutta mia del (o dei)
protagonista assoluto di una storia, secondo me è un appendice
tecnica della storia stessa, del suo messaggio intrinseco, è il suo
volto, il biglietto da visita, e per questo non riesco quasi mai a
identificarlo come un personaggio vero e proprio. Non lo umanizzo, è
come se fosse la copertina (quindi comunque molto importante, non
fraintendete ). Questo significa che i veri personaggi, in senso
stretto, diventano quelli secondari e il loro spessore diventa
fondamentale per giudicare la coerenza generale dell’opera. Ci
sono, invece, quelle storie dove il protagonista è prefetto. Non si
limita a portare avanti l’azione, ma la vive, aumentando il proprio
spessore pagina dopo pagina. Allora inizi a chiederti cose, curiosità
sul suo carattere, sui suoi pensieri, proprio come faresti con una
nuova conoscenza che ti piace. Gli altri personaggi acquisiscono
valore ogni volta che interagiscono con lui, o lei, come nel caso di
Ghillean. Che donna ragazzi! Quasi inerme contro la forza fisica
degli uomini (è realistico). Sottomessa, suo malgrado, ma non
sempre, al potere. Forte dei valori, soprattutto femminili, della
pace e dell’amore. Eroica secondo le peculiarità del gentil sesso.
Più astuta che spietata, più coraggiosa che disinibita, più pudica
che sexy. Si ma anche sexy! (lo ripeto, è una donna vera, non un
costrutto idealistico dell’emancipazione, ma una figura credibile,
realistica) Arresa al destino, ma solo perché era quello che
cercava, la sua missione e il suo sogno. Potrei continuare a lungo,
credetemi, ma… leggete e scopritelo da soli.
Mi è piaciuta la morale che emerge, a
più puntate durante la lettura, sull’uso della tecnologia. Il
confronto tra scienza conoscenza e magia scaturisce da una grande
apertura mentale. Un coraggio visionario, come a dire: nulla è
impossibile e tutto è spiegabile. L’autrice dimostra coraggio con
la c maiuscola, però, quando affronta il tema della violenza
sessuale. Anche se introdotto quasi come “sottotitolo” esprime
bene la sua drammaticità. Complimenti.
Una delle cose più difficili per un
post apocalittico è far quadrare i conti con la passato. Il lettore
mentre legge si fa un sacco di domande: (a titolo di esempio non
riferito a quest’opera) perché sono diventati tutti cannibali?
Perché sono diventati maghi? Perché qualcuno è deforme e qualcuno
no? Etc. Le risposte non possono tardare altrimenti l’attenzione
del lettore si sposta dalla trama principale a queste futilità. In
“i cercatori di pace” il debito con la coerenza viene pagato
senza obiezioni, a mio avviso, e questa è la cosa più importante,
ma alle volte le risposte tardano un po’ad arrivare ed è un
peccato perché la caccia al “mutato” è un motore ben oliato.
L’ansia di sapere cosa, o chi sia il mutato, che capacità abbia,
chi lo troverà etc. tiene il lettore incollato alle pagine, lo dico
con grande piacere. Le domande secondarie sul passato del mondo di “i
cercatori di pace” distraggono un po’quando le risposte tardano,
rischiando di far scemare l’entusiasmo del lettore per gli sviluppi
della caccia.
D’altro canto le avventure e
disavventure che si susseguono durante la ricerca del mutato sono
davvero ben costruite, originali, ansiogene al punto giusto.
L’autrice è capace di dosare il ritmo della narrazione, e le
descrizioni creano la giusta atmosfera. Il mix horror/sexy degli
attacchi da parte della creatura non è nuovo, ma è ben strutturato
e funziona. Ho trovato originale, invece, l’intreccio che scioglie
il mistero del mutato, e ho trovato geniale il suo potere fuori….
L’autrice ha capito di cosa parlo, gli altri leggano il libro,
perché ne vale davvero la pena.