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02 dicembre 2025

RECENSIONE - La sposa di Nebbia e d'argento - di Priska Nicoly

 




Titolo: La Sposa di Nebbia e d'Argento
Autrice: Priska Nicoly
Uscita: 30/10/2025
Genere: Romance storico
Trope: Forbidden Romance, Hate to Love, Mystery, Who Did This To You

Scozia, 1774
Mairead Lovett non ha mai sognato un matrimonio, e di certo non con Randall Day, l’uomo che aveva chiesto la mano della sua sorella maggiore. Ma quando quest'ultima muore improvvisamente alla vigilia delle nozze, il destino costringe Mairead a indossare il suo abito, a prendere il suo posto e a legarsi a uno sconosciuto dal sorriso ambiguo e dalle intenzioni oscure.
Tra le ombre del maniero di Grimstone, un bicchiere di whiskey di rose, un misterioso guardiacaccia con una cicatrice e un antico segreto di famiglia si intrecciano in una trama di inganni, maledizioni e tradimenti.
La croce d’argento che Mairead porta al collo non è solo un ricordo della madre, ma la chiave di un’eredità avvolta nella leggenda: il tesoro perduto dei MacDonald, custodito dalla nebbia e destinato a chi avrà il coraggio di affrontarne il mistero.
Tra Scozia e Inghilterra, in un’epoca in cui le donne non hanno diritto di scelta, Mairead dovrà imparare a combattere per difendere se stessa, l’onore della sua famiglia e l’amore che non aveva mai creduto di meritare.
Un romanzo gotico e romantico, dove la nebbia cela la verità e l’argento scintilla come promessa e condanna.

 


Ho sempre annoverato Priska fra le mie autrici preferite, lei ha questa capacità: i suoi romanzi non raccontano una storia ma costruiscono un mondo dove tu entri di fianco ai protagonisti.

Nella Sposa di Nebbia e d’Argento l’autrice parla di una Scozia, quella del 1744, che emerge a volte limpida, altre romantica ma allo stesso tempo violenta.

Un luogo dove promesse, folklore, paure e passioni si intrecciano come rampicanti su un vecchio maniero.

La dimensione storica in cui si muovono i protagonisti diventa palpabile: sei qui e al contempo in quelle lande desolate dove avverti l’odore di legno bagnato, percorri corridoi silenziosi e vedi candele che tremano di paura e speranza allo stesso tempo.

Lei coinvolge così tanto il lettore che ti ritrovi a impiegare i cinque sensi per seguire una vicenda che diventa sempre più incalzante.

Alcuni passaggi risultano così intensi, quasi dolorosi, da avvertirli sulla pelle.

 Nicoly non cade mai nella retorica, riesce a rendere credibili i tormenti interiori di Mairead: la sua rabbia, la sua paura, ma anche quella scintilla di ribellione che si accende piano, come una fiamma in un camino sommesso.

L’autrice lavora con una sensibilità rara, con una professionalità impeccabile, scolpendo un mondo dove realtà e finzione si intrecciano in una vicenda che ti porta ad avere quasi il fiatone sul finale.

C’è grazia, ma anche una malinconia sottile che accompagna ogni pagina.

 Al centro ritroviamo una protagonista modellata con cura, non l’eroina, ma una giovane donna segnata dal dubbio, dall’attesa, da ciò che il mondo le ha chiesto troppo presto.

 E quel coraggio di cui ha bisogno lei se lo prende, lo alimenta giorno dopo giorno, imparando a non piegare la testa ma a sollevarla davanti al suo carnefice.

È proprio questa sua fragilità a renderla potente: la sua forza non deriva dalla sicurezza, ma dalla capacità di camminare nella nebbia senza sapere dove conduce il passo successivo.

 Il personaggio maschile, Killar Locke, che le fa da contraltare, ha la complessità giusta per non cadere nei cliché del genere: ombroso quanto basta, tormentato dove serve, ma mai caricaturale.

Tra i due si forma un legame che non esplode nell’immediato, ma cresce come un incendio silenzioso che inizia ad ardere dal centro e si diffonde piano, obbligandoli a guardarsi oltre i ruoli imposti, oltre le maschere che indossano, oltre ciò che credevano di meritare.

 Non mi stanco mai di leggere Priska, di incantarmi in quel suo ruolo di tessitrice che intreccia trame dove non sai quando racconta fatti reali mischiandoli a personaggi inventati.

Lei non scrive, lei ti porta dentro la storia.

Ti insegna a conoscere i suoi personaggi, ad amarli non perché belli e invincibili ma proprio per la loro umanità.

 Anche il folklore che attraversa la storia dà una profondità che affascina senza appesantire.

Tutto ha una coerenza, tutto è incastrato.

Il ritmo della narrazione è fluido ma non affrettato: Priska si prende il tempo per far maturare ogni emozione.

E funziona sempre.

 L’arco evolutivo della protagonista diventa il cuore pulsante dell’opera e, quando arrivi all’ultima pagina, hai quella sensazione particolare di aver attraversato un sentiero insieme a lei, di averla vista cambiare, scegliere, rinascere, perdersi nella nebbia e ritrovarsi.

Priska non indora la pillola con vicende romantiche che filano lisce come l’olio: la realtà dell’epoca non era una favola con il principe che sposava la principessa. 

Molte volte, dietro le fattezze reali, si nascondevano orchi.

E allora non esisteva più la storia d’amore felice, ma un palcoscenico dove il regista privava della libertà la donna, trattandola come merce di scambio.

 La sposa di Nebbia e d’Argento è un romanzo che colpisce perché reale.

È una vicenda che resta, che lascia una sorta di dolce eco dopo la chiusura del libro e ogni volta che io arrivo all’ultima pagina accade la stessa cosa: mi chiedo quando uscirà il prossimo.

Perché Priska è anche questa: capace di toccare corde sottili che molti romanzi romantici nemmeno sfiorano.




08 novembre 2024

RECENSIONE - Rosen : La serva di Gravewood - di Priska Nicoly

 




Titolo: Rosen - La serva di Gravewood

Autrice: Priska Nicoly

Genere: Romance storico

Casa editrice: Land Editore

Uscita: 10/10/2024

Pagine: 382
Prezzo di lancio: € 0,99

Cornovaglia, 1785.

 Il lavoro come dama di compagnia dell'anziana signora della tenuta di Gravewood è l'ultima speranza per la giovane Rosen Lamorna; l'unico modo che le rimane per salvare la madre e le sorelline dalla miseria, anche se ciò significa allontanarsi dalla casa in cui è cresciuta e mettersi al servizio della potente famiglia Carveth. 

Nel maniero, Rosen si costringe a sopportare le attenzioni di Arthyen, il figlio bastardo dei Carveth. 

Ma quando l'erede legittimo dei Carveth, Cadan, torna dalla guerra, Rosen si trova al centro di un gioco perverso tra i due fratellastri; un gioco in cui lei è il premio più ambito, e dove quell’innocenza che ha tentato sempre di proteggere può diventare la sua salvezza, o la sua rovina.



Ormai sono rassegnata, ogni qual volta arriva un romanzo di Priska la nottata non me la leva nessuno.

Che sia uno Storico ricco d’amore, con sfumature dark, o una semplice novella, il risultato è sempre uguale.

Non riesco a mollare la lettura.

Ho letto quasi tutti i suoi romanzi, ognuno di essi si porta dietro un pezzettino di cuore.

Priska non è solo scrittura, è stile narrativo perfetto, personaggi creati a opera d’arte che si incastrano alla perfezione con gli altri protagonisti principali e secondari.

Priska è costruzione di una scena storica di amore o guerra, studiata e descritta nei minimi particolari.

In quest’ultimo tomo si assiste non solo ha uno scenario che ti catapulta nella Cornovaglia del 1785, no.

Rosen: la serva di Gravewood è l’esaltazione del coraggio di tutte quelle donne che, all’epoca, dovevano piegarsi ai doveri che imponevano i ranghi sociali.

Rosen è forza, il non mollare per amore di quella famiglia che conta su quella figlia per mangiare e curarsi.

È l’esempio della donna che si annulla, per amore dei suoi cari, che barcolla, cade nel fango, viene sferzata dal vento che si infrange sulle scogliere della Cornovaglia, ma come l’Alstroemeria – il giglio del Perù- sopravvive alla tempesta.

Innocenza, amore, ossessione, e quella dualità che appartiene a due fratelli che hanno lo stesso padre, ma che sono cresciuti diversamente, sono solo alcuni elementi che si possono trovare in questo romanzo.

La trama è stata costruita alla perfezione e, niente è come sembra nel nuovo libro dell’autrice.

 Tutto è celato da quel sottile velo che Priska solleva piano a piano.

Senti un tuffo al cuore per quella suspance che pervade le pagine, e ti commuovi davanti alle fragilità di uomo da tutti considerato un demonio.

Affascinante solo così si può definire ogni scritto di Priska, che mente in evidenza quelle ombre che la storia tante volte tace.

Quelle che vedono la donna come oggetto di lussuria e violenza, fuscelli che si piegano ma non si spezzano.

Complimenti di cuore Priska, sai come toccare le corde dell’anima con argomenti che, nonostante il passare degli anni, rimangono comunque attuali.

A presto




 

 

 




21 giugno 2024

Recensione: - LA CASA DEI DODICI FIORI- di PRISKA NICOLY

 




TITOLO: LA CASA DEI DODICI FIORI

AUTRICE: PRISKA NICOLY

CASA EDITRICE: WORDS EDIZIONI

GENERE: HISTORICAL ROMANCE

FORMATO: EBOOK (IN PRE ORDER A 2,99 €)


Inghilterra, 1790
Sydonie Archester, primogenita di una delle più antiche stirpi del Wiltshire, non ha mai disobbedito ai genitori. 
Quando viene promessa in sposa ad Adrian Guthrie, erede di una ricca famiglia in ascesa, non le resta che fare ancora una volta ciò che le viene ordinato: partire per trascorrere un mese con lui nelle Cotswolds, per abituarsi all’altro in vista delle nozze. 
Non importa che Guthrie abbia la fama di burbero ubriacone o che il maniero in cui dovrà passare quelle quattro settimane sia la casa in cui Sydonie ha perso il fratellino a causa di un incidente che ancora le dà il tormento.
Adrian Guthrie porta con sé il terrore di una guerra combattuta anni prima e i rimpianti di un amore che lo ha consumato.
 Quando il padre morente gli fa promettere di sposare la primogenita degli Archester, sa di non poter fuggire dal proprio dovere. 
Ma l’isolamento che gli viene imposto al Meridian Manor, con la sua antica storia di sangue che serpeggia lungo i corridoi labirintici, riserverà a lui e a Sydonie molto più di quanto si aspettano.


Ormai è assodato che Priska sia una delle mie autrici preferite e diventa inevitabile, per la sottoscritta, farsi coinvolgere a 360° nella lettura.

Lei non lascia nulla al caso, semina tanti piccoli pezzi durante l’avventura in cui ti trascina, tasselli di un puzzle che metti insieme quando arrivi all’epilogo di un romanzo che, anche questa volta, mi ha conquistata.

E sarà stata Sydonie, la sua arte, quel voler a tutti i costi scappare dalla tempesta che la travolge a ogni tuono che squarcia il cielo.

Sarà Guthrie, con quegli incubi in cui viene catapultato, non importa se con gli occhi aperti o chiusi lui le vive, e te li fa vivere.

La senti l’acqua che lambisce la pelle, lo senti l’urlo che spezza il gioco di due ragazzini.

Tutto perfetto, come Meridian Manor, la sua architettura studiata nei minimi particolari.

 Dodici fiori che convergono in uno.

Dodici gioielli che riportano i colori di quelle corolle che si protendono verso la magnolia.

Una convivenza forzata, che si trasforma in ancora per entrambi, per non affondare lì dove il buio diventa pece, quando sopraggiunge il tuono.

Ma la luce di un sentimento nato come imposizione, rende tutto luminoso, come il bagliore accecate delle pietre su un soffitto in cui viene impressa una Meridiana.

Non scandisce il tempo, lo ha fermato a quando il mondo è crollato per la protagonista…

Sorprendente Priska nella descrizione dei luoghi, degli abiti, delle abitudini che diventano costrizioni a quell’epoca e in mezzo a tutto la voglia smisurata di libertà di entrambi i ragazzi.

Una scrittura coinvolgente che ti porta nei pensieri dei protagonisti, nei ragionamenti che fanno, nella loro rabbia in quel terrore che soffoca.

Un romanzo di crescita per Sydonie e Guthrie e tu la vivi questa evoluzione riflessa in un viso che si ammorbidisce, in uno sguardo che da austero diventa dolce.

L’autrice ha usato gli stessi pennelli della sua protagonista.

 È partita dal buio e ogni tocco si è tradotto in colore, in un particolare che alla fine ha reso l’opera perfetta.

Poche sono le scrittrici che posseggono il dono di trascinarti nel proprio testo, altrettanto poche sono menzionabili quando si tratta di storici, non tutte coinvolgono al punto da farti trattenere il fiato, mentre ricerchi la verità fra le pagine di un libro che, per l’ennesima volta, conferma Priska come bravissima.

La seguo dall’inizio è cambiata nel tempo, andando a migliorare qualcosa di già eccezionale.

Ogni qual volta chiudo un suo libro il pensiero è: quando pubblicherà l’atro.

E anche per questo le cinque piume sono solo un simbolo, perché ne vale davvero tante tante di più.

A presto  










20 maggio 2024

Recensione: Figlia della Palude- di Priska Nicoly

 






Titolo: Figlia della Palude

Autrice: Priska Nicoly

Pagine: 485

Genere: romance storico/southern gothic

Uscita: 15/05/24






Carolina del Sud, 1782
Liam Cunningham è conosciuto come Bloody Bill. Di lui, le storie raccontano che sia un mostro alla guida di un gruppo di macellai, i Bloody Scout, miliziani dediti a seminare morte e distruzione per conto degli inglesi.
Laodicea "Dicey" Langston è la sorella del suo peggior nemico. Di lei, le storie raccontano che viva rinchiusa in una casa nella palude, che sia figlia di una strega, e una strega lei stessa.
Quando Bloody Bill invade la sua piantagione, le lega una corda al collo e la condanna a morte, c'è solo una cosa che Dicey può fare per salvarsi: dirgli che lo porterà da suo fratello. Cunningham non ha altra scelta: dovrà risparmiarla e tenerla con sé finché non avrà ucciso il capitano dei ribelli.

«In questa terra maledetta voglio tenerti con me».


In una terra dannata ribollente di sangue, c'è un segreto che attende di emergere dal fango; una colpa che Cunningham si porta sulle spalle, qualcosa di più grave di tutto ciò che dicono di lui. È il segreto di un salice bianco, di un baule senza una chiave, di piedi nudi sul terreno; un segreto di cicatrici, di spiriti danzanti, di antiche bugie. Un segreto di fumo e tabacco, di giunchi e falene. Un segreto di amore e di morte che può fare battere insieme un cuore nero in catene e uno grigio devastato dalla guerra. O che può uccidere entrambi.



“…ma l’amore non assomiglia a bacio, non davvero. Assomiglia a un pugnale che si attorciglia, scava, e lascia ferite che non possono guarire.”

La inizio così questa recensione, con una citazione che è l’essenza stessa del romanzo.

L’ultimo di Priska, ma quello che forse più ho amato.

L’autrice attraversa le ere, ti catapulta lì in un mondo fatto di guerre, di un passato che grava sulle spalle di un uomo, di una ragazza che deve convivere con Kusa, il cuore nero.

Siamo nella Carolina del sud nel 1782, una terra martoriata dalla guerra, da quegli uomini che dovrebbero difendere i propri natali, ma che si accaniscono contro i loro compatrioti.

 Siamo circondati dalle paludi che offrono riparo, ma costituiscono anche il pericolo, che viene da mostri, fantasmi che si annidano nella mente e nel cuore di uomini e donne che troppo hanno sofferto.

In mezzo al pregiudizio a quel “strega” sputato con disprezzo, due anime lottano, tentano di annientarsi, per poi fondersi in qualcosa che non dovrebbe essere.

Il cuore nero di Dicey, quello che lo è diventato nero di Liam…

Liam sopranominato Bloody Bill, lui e il suo passato chiuso in un baule di cui cerca la chiave,  una chiave che potrebbe essere un insieme di lettere o un simbolo…

Priska non delude mai, lei quel dolore dei protagonisti te lo fa sentire addosso, ti fa vivere con gli occhi le condizioni di popolazioni ridotte in ginocchio dalla guerra.

Affanni con Dicey, stringi il petto in cerca di aria e di quelle risposte che due occhi taglienti come l’acciaio negano.

Negazione… di un sentimento, di due corpi che si fondono, di anime che si consumano, si distruggono per poi ricomporsi.

Piccoli frammenti di vita, cocci che tagliano, ferite che diventano cicatrici che il tempo non lenisce, non cura.

Mi sono emozionata davanti a un uomo che indossa una maschera con uno scopo ben preciso.

Ho vissuto la forza di una ragazzina che non sente quel pregiudizio di chi l’addita come strega.

Lo fa suo, si aggrappa a una speranza che può essere racchiusa in un sacchettino che porta al collo, piuttosto che in quell’uomo che si porta dietro un mostro.

Sulle parti finali del romanzo sono arrivata senza respiro, un libro terminato in una notte.

 Questa è Priska, una delle mie autrici preferite, lei che volutamente ha scelto un’epoca poco trattata, ma che si porta dietro orrori e terre che grondano sangue.

In tutto questo marasma quell’amore che può uccidere, il Kusa che rimbomba nelle orecchie e l’Hoodoo, quella magia popolare che genera terrore per chi la vive con occhi carichi di preconcetti.

È stato un viaggio indimenticabile questo e Priska mi ha accompagnato in ogni momento, in ogni anfratto di quella palude che ha come tetto i salici, gli stessi che nascondono i segreti.

Lei è la poesia che mette anche nelle scene spicy, quel sentimento che non è un atto, ma il culmine di qualcosa che va oltre la vita stessa.

I complimenti non sono mai troppi, così come le cinque piume, un simbolo per una scrittrice che da anima e cuore in ogni suo scritto, in ogni frase e parola che riempie le pagine.

A presto

 






 

 


23 febbraio 2024

REVIEW PARTY: - "Run Run Rebel" - di Priska Nicoly

 





TITOLO: Run Run Rebel 

(Graves Harcoe 2)

Secondo e ultimo volume della dilogia "Graves Harcoe"

Autrice: Priska Nicoly

Genere: romanzo storico/romance/thriller

Pagine: 537

Uscita: 27/1/2024

"Di giorno, sono il maggiore inglese che la vuole uccidere.
Di notte, lascio che le sue labbra soffino sul mio rogo."

Philadelphia, 1777.
Graves Harcoe è un tenente inglese che si è innamorato di una spia americana.
Lei gli ha salvato la vita.
E poi lo ha pugnalato alle spalle.

Come maggiore dei Ranger della Regina, Graves non ha abbandonato i suoi propositi di vendetta verso la donna che l'ha amato e tradito: li ha inseguiti per dieci mesi attraverso un'America in guerra, e ora, finalmente, lo hanno portato alle mura di Philadelphia, entro cui batte il cuore traditore che non ha mai smesso di cercare, e che intende consegnare alla giustizia. Con i suoi sfarzi, i suoi balli e i suoi eccessi, Philadelphia è una parentesi dorata in un mondo divorato dal conflitto, ma per Graves non è che la ragnatela intessuta intorno a Chastity, e lui il ragno venuto per catturarla.

Ma le feste scintillanti della città celano un segreto: la scomparsa di donne importanti legate agli ufficiali, un cadavere in un labirinto, un messaggio vergato in un codice fin troppo familiare. Soprattutto, il sospetto che Chastity stessa si nasconda dietro il complotto: uno in cui lei, che per continuare la sua missione come spia ha sposato il più acerrimo rivale di Graves, può essere artefice o vittima.

"Una festa. Donne scomparse. Un maggiore distratto.
Una libellula intrappolata in una ragnatela."



Siamo arrivati all’epilogo di un’altra storia.

 La voce narrante di Priska ci riporta lì, dove avevamo lasciato Graves e Chastity.

Lei scappa, lui la insegue.

Vendetta, odio, voglia di rivalsa verso quella donna che ha scavato nel suo cuore, che ha smosso un sentimento oscurato dalle brutture della guerra, quella che fa da sfondo all’intera storia.

E Priska scrive poesia con quelle frasi che rimangono nel cuore, le stesse scritte su un diario dilaniato di cui non è rimasto nulla o quasi.

Un frammento, parole conservate nel corpetto di una donna, che lo usa per proteggersi da ciò che la circonda.

Vittime e carnefici in un gioco di potere, perché è la guerra che lo vuole; regina incontrastata di terre che trasudano sangue.

Padrona di madri che abbandonano i propri figli, di fratelli che perdono le proprie sorelle.

Giudice in quel sentimento che oscilla fra amore e odio, fra menzogne e false verità… e in mezzo a tutto ciò, loro.

Un uomo che ritrova quel bambino perduto nel momento in cui ha assisto all’ennesima violenza.

Ho amato Graves Harcoe e quella fragilità che nasconde dietro la divisa, quel dolore, quella dualità che lo vede diviso fra la luce e il buio.

 E poi Chastity che sopporta, che fa viaggiare la mente altrove, in quella prigione dove è diventata donna e tutto per allontanare l’ennesimo orrore, per allontanarsi da quel gioco che la fa carnefice inconsapevole.

Run Run Rebel… Corri Corri Ribelle…questo cita il titolo e non è solo dei protagonisti quella corsa.

Sapete che amo andare al di là delle righe, capire cosa si nasconde dietro una e il messaggio dell’autrice è stato chiarissimo: la rivalsa di quelle donne che l’uomo può solo credere di piegare, che sollevano il capo davanti alla violenza, che hanno il coraggio di dire basta.

Priska è maestra di quelle descrizioni che diventano scenari, che tu puoi vedere come se trovassi a un passo da loro, da Graves e Chastity, da quei personaggi che non sono solo presenze, ma protagonisti a loro volta di altre storie che raccontano di vendette, di voglia di rivalsa su una società prevalentemente maschilista.

Gli ultimi capitoli si sono trasformati in un nodo alla gola, perché amo entrare nelle storie, viverle a trecento sessanta gradi, per arrivare a quell’epilogo in cui non speravo.

Bravissima Priska, la degna conclusione di una dilogia che ho amato dal primo volume, forse perché racconta di quell’oscurità che è nel cuore di ogni essere umano, di quel buio che lotta con la luce, e di quell’anima che inevitabilmente riconosce la sua gemella.

Perché che sia la guerra, due fazioni opposte o schieramenti che tentano di distruggersi, rimane sempre un sentimento che niente e nessuno potrà mai spezzare.

A presto

 








10 luglio 2023

Review Party : - Sugar House - di Priska Nicoly



Titolo: Sugar House

Autrice: Priska Nicoly

Editore: Self Publishing

Genere: Romance storico, dark

Lunghezza: 500 pagine

Uscita: 31  maggio 2023

Formato: Ebook € 3,99; copertina flessibile € 17,00

«Che cosa siete disposta a fare, Chastity?».
Gentiluomo.
(mostro)
Tenente Harcoe.
(Graves)
New York, 1776.
Il tenente Graves Harcoe è un interrogatore incaricato di estrarre la verità dai prigionieri di Livingston, uno zuccherificio trasformato in carcere.
Nessuno ha mai resistito ai suoi interrogatori, perché quando lega un ribelle nel suo sotterraneo, Graves Harcoe non è più un gentiluomo.
Con una frusta in mano, Harcoe diventa un 
mostro.
Chastity Bayswater ha una missione. Sedurre l'ufficiale che tiene prigioniero il suo fidanzato, e trovare la lettera che nasconde: un'informazione che può cambiare le sorti della guerra.
Ma 
nessuno è mai riuscito a ingannare Graves Harcoe.
E nei sotterranei dello zuccherificio, sotto la mano di Graves sulla sua pelle nuda, tra segreti, seduzioni e bugie, Chastity troverà molto di più di quello che era venuta a cercare...
 

Ed eccoci, con un nuovo Review dedicato a Priska Nicoly, questa volta ci porta a New York, 1776. In uno zuccherificio, trasformato in prigione, forse nella vana stupidità umana di rendere più dolce quelle torture a cui venivano sottoposti i prigionieri, ribelli agli occhi di chi si erge a padrone. Qui troviamo lui, loro, il Tenente Harcoe e Chastity Bayswater. Lei, che ha il compito di sedurlo per raggiungere quegli scopi imposti da chi le donne le trattava alla stregua di oggetti. Lui, che non crede a quella ragazzina che sicuramente sta nascondendo qualcosa dietro a quell'innocenza a quel voler apparire donna vissuta.

Mi fermo a questo accenno di trama perché Sugar House è un libro da leggere, assaporare per quel dolore che impregna le pareti di un carcere dove ad essere prigionieri non sono solo i ribelli, ma anche il cuore di un uomo, Harcoe che vive nel rimorso di quel passato che non può cancellare. Chastity che matura fra le pagine del libro di Priska, perché lei i personaggi te le fa vivere sulla pelle. Lei, autrice in grado di prendere il passato, storie, vicende realmente vissute, manipolarle e costruirci un mondo nel mondo. Dà un nuovo volto a quello che la storia decanta, sfumature che qui si rivestono di un unico colore, l'indaco, come un corpetto le cui tasche nascondo segreti o pugnali, atti a offendere o difendere. Chastity e Harcoe, diversi, ma simili nel dolore, nelle scelte politiche che li portano a essere oggetti in mano ai potenti che hanno scritto la storia. Priska intesse, anche in questo libro, la trama nella trama, correlando tutto con sentimenti, che probabilmente nemmeno i protagonisti riescono ad indentificare, fino a che non è troppo tardi, fino a quel “non essere più libera dopo stanotte”. Un linguaggio cantato il suo, perso fra intrighi, codici, mezze verità fino ad arrivare a quella cruda, che in faccia sbatte l'orrore che una guerra si può portare dietro e in mezzo ad essa i protagonisti che non sanno se amare o odiare il loro avversario, che può ledere o distruggere. Personaggi che abbiamo incontrato nei romanzi precedenti, ma in questo assumono contorni definiti, rivelando mille sfaccettature di un carattere delineato alla perfezione. Io rimango coinvolta sempre dalla leggerezza, dalla delicatezza con cui l'autrice tratta determinati argomenti anche con l'oscurità che si porta dietro la guerra, con le sue catene, con le tortura con l'indecisione che non dipende dal colore dalla bandiera, ma da un sentimento che può nascere per un nemico. Ho avuto un nodo alla gola mentre leggevo quell'amore mascherato con una menzogna. La durezza e la tenerezza di un uomo che rifugia nella violenza per dimenticare l'orrore della sua infanzia. Sono rimasta affascinata da Chastity dalla crescita, dall'acquisizione di quella consapevolezza che porta a quel passaggio che rende una ragazza donna.

Come sempre le cinque piume sono solo indicative per l'ennesimo romanzo di cui aspetto con ansia il seguito. 








27 febbraio 2023

Review Party : - "Salice e Piombo" - di Priska Nicoly

 




Titolo: Salice e Piombo
Autrice: Priska Nicoly

Editore: Self Publishing
Genere: Romance Storico
Lunghezza: 450 pagine
Sequel di "Zenzero e Sangue", volume conclusivo
Uscita: 26 gennaio 2023
Formato: Ebook € 3,49; copertina flessibile € 15,00


Virginia, 1781.
Dopo l’attacco dei ribelli alla sua fattoria, Drew Halliwell ha compiuto una scelta: seguire il colonnello Banastre Tarleton nel cuore della guerra. Ma nell’accampamento dei Dragoni il passato continua a inseguirla: è nei volti dei soldati che la considerano solo una prostituta, nella disapprovazione di chi la vede come l’amante del colonnello, e nell’insidia di un nemico che complotta per rapirla.
Nella guerra brutale che minaccia di portare via il solo uomo che abbia mai amato, Drew cade nella spirale di violenza che si abbatte sulla sua terra: una crudeltà seminata per lei, un duello tra due nemici dove lei non è che il bottino del vincitore.
La corteccia di salice è il rimedio con cui allevia il dolore dei pazienti della sua infermeria. Il piombo è la devastazione che Banastre è pronto a seminare per proteggerla dall’uomo che vuole strapparla dalle sue braccia. Con il dissiparsi del fumo della battaglia, sarà solo uno dei due a prevalere, e solo uno a salvarla.


Ho preso un grosso respiro prima di scrivere questa recensione, nell’ultimo romanzo di Priska, le emozioni sono state talmente tante e talmente intense che molte volte ho dovuto staccarmi dal kindle per prendere fiato. Quando succede questo, vuol dire che la storia mi prende cosi tanto da aver l’impressione di esserci dentro. È stato emozionante ritrovare la giovane Drew Halliwell a fianco del colonnello Banastre Tarleton, un susseguirsi di sensazioni che non mi hanno lasciato nemmeno per un attimo. La guerra imperversa intorno a loro, che la sfidano ricavandosi quell’attimo di amore in una tenda, piuttosto che nel fango della palude, e il tutto descritto senza mai scendere nel volgare, sembrava di vedere un pittore nell'atto di dipingere quelle scene che rendono due individui uno solo. Impressionante la quantità di particolari che Priska ha aggiunto al volume conclusivo della duologia iniziata con Zenzero e sangue. Un romanzo se mi posso permettere talmente realistico che è bastato chiudere gli occhi per trovarmi in mezzo alla lotta, li dove l’umanità si annulla, dove il tacere dei cannoni è solo l’ansia che precede la battaglia. I miei occhi hanno guardato il cielo denso di fumo frutto degli incendi che devastavano le case al passaggio del Sanguinario. Lui che cerca di distruggere il male che ha circondato Drew, i suoi nemici. Lei che lo teme, ma da cui ha imparato a non aver paura. Una donna che porta cicatrici che non sono solo quelle sulla schiena , ma ciò che ha lacerato l’anima che le ha fatto costruire quel giardino dove basta un nulla a dissotterrare quei fantasmi che con tanta fatica Drew ha seppellito. E allora il titolo acquista il giusto significato quando ai capelli si intreccia una corteccia di salice piuttosto che il piombo. Cioè che il dolore lo lenisce e ciò che lo produce in quelle scene dove un uomo cambiato dalla battaglia ha bisogno di una ragazza che la guerra la vive da che ha memoria. Mi sono emozionata, tanto con Drew, avrei voluto essere al suo fianco a difenderla per prima dalle donne che le puntavano il dito contro additandola per ciò che lei non ha mai voluto sentirsi. Confortala, quando il mondo le è crollato addosso alla presenza di quella che dovrebbe essere la sua nemica , ma che in realtà è solo un'altra vittima della società e dei costumi dell’epoca. Ho cavalcato a fianco al colonnello Banastre, con a seguito i Dragoni Verdi alla ricerca di ciò che lui temeva perduto per sempre, guidato da quello che sono state le memorie di una fanciulla, pagine su cui ha riversato tutto il suo dolore. Priska si annovera fra le mie autrici preferite, perché quando si scrive uno storico, non è solo la ricerca, l’utilizzo delle parole, è tutto il contorno che non deve mancare in primis il cuore che l’autrice mette in ogni suo scritto. L’ho immaginata con il romanzo aperto sulle gambe a farsi voce narrante delle vicende di Drew e Ban, mettendoci l’anima in ciò che le sue mani hanno scritto. Non ci sono stelle per quantificare tale capolavoro, né recensioni che possano in qualche modo esprimere cosa questo mondo creato da Priska possa donare. Dico e sostengo che l’autrice per colpire un lettore deve donare parte della sua anima a chi la legge e Priska l’ha fatto. Su quelle terre su cui il sangue versato rimane come monito a ciò che la guerra può portare, la stessa regina che non ha né a vincitori né a vinti, perché la guerra volente o nolente leva sempre qualcosa, l’autrice ha costruito un suo mondo facendo dei protagonisti quelle mani che si congiungono quando a divederli è il fuoco, lo stesso che brucia le loro anime quando i corpi diventano uno , il cuore batte all’unisono.

Non riesco a dire altro, perché anche sulle ultime battute di questa recensione l’emozione è la stessa di quella che mi ha accompagnato per tutta la durata del romanzo. A Priska vanno i miei complimenti con la speranza di leggere presto altro di suo e mi piacerebbe leggerla anche in veste non storica perché sono convinta che anche li mi prenderebbe per mano trascinandomi dentro la storia

A presto