Non è una favola.È la mia pelle.È la mia verità.In questo primo volume, l’autrice rompe un silenzio durato decenni per raccontare un'infanzia dove l'amore è stato barattato con l'abbandono. Dal profumo di latte e biscotti della casa dei nonni, al degrado di una cucina popolare dove una porta chiusa a chiave separava una madre dai gemiti di una figlia sacrificata.Tra un padre assente e una madre che sceglie di non vedere,questo memoir crudo e senza filtri ripercorre i momenti che hanno segnato una vita: il rossetto rosso di una bambina, un pugno in pieno viso e l'orrore delle tre di notte.Questa non è solo una storia di violenza, ma l'urlo di chi ha deciso di spalancare le porte del buio per tornare finalmente a respirare.
Un racconto crudo e, purtroppo, vero.
Una narrazione senza infiorettature: semplice, lineare e tremendamente da brividi: non perché sia horror, anche se è molto peggio. La storia di una bambina che non vive la sua infanzia come dovrebbe, che si fa scudo contro le brutture dei grandi con tutti i mezzi che conosce, continuando a vedere in loro, nella sua infinita innocenza, qualcosa di buono, che si aggrappa all’unico amore che vorrebbe con sé, sua madre, la “sua Regina”… e poi scoprire, nonostante ne abbia una percezione remota dentro di sé, che proprio la sua regina è anaffettiva e di lei non avrà altro che “i suoi capelli” stretti fra le mani solo per il tempo, breve, di cadere fra le braccia di Morfeo…
Una storia di violenza morale, psicologica e fisica… una storia che ti lascia muta, senza parole, perché non c’è niente di appropriato da dire, perché qualsiasi parola di conforto è inadeguata… qualsiasi commento non ha motivo di esistere se è sulla base dell’inesperienza e della non conoscenza… e io non dirò nulla se non che è una storia che nessuno dovrebbe vivere…
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