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Kintsugi: l'arte giapponese di ricostruire gli oggetti usando l'oro per saldare i cocci, creando nuova bellezza. Perdono: l'oro capace di rimettere insieme i cocci di un'amicizia o di un amore, restituendo felicità. di Lorena Marcelli Per ogni cicatrice c'è un rimedio. Massimo lo ha imparato a dodici anni, quando suo nonno gli ha trasmesso l'antica arte giapponese del kintsugi, l'arte di creare nuova bellezza da porcellane ridotte in cocci. Da subito intuisce che il kintsugi è anche la metafora di un modo di pensare la vita, l'unico per mezzo del quale anche le cicatrici più profonde possono essere curate; anche i dolori più grandi possono portare a una rinascita, a una “nuova bellezza”. La comprensione, però, per lui e per Martina, Maia e Maria arriverà col passare degli anni. Amici dall'infanzia e cresciuti nella cittadina di Roseto degli Abruzzi, nel corso del loro viaggio verso l'età adulta impareranno che la vita non è mai semplice, così come non lo sono i rapporti di amicizia e d'amore. Ciascuno di loro troverà la sua strada, e qualche volta la smarrirà, ma quello che conta è il profondo rapporto che unisce soprattutto Massimo, Maia e Martina, i tre moschettieri, l'oro che rimetterà insieme i cocci della loro amicizia, facendone nuova bellezza.
Kintsugi è un romanzo “vero”, perché nelle vicende dei
protagonisti, nel loro modo di essere, di relazionarsi e di pensare,
inserisce sentimenti non sempre necessariamente positivi. Massimo,
Martina, Maia e Maria sono sì amici, ma il loro legame non è privo
di scossoni, né di alti e bassi. Nel corso del libro, che abbraccia
25 anni della loro vita, li vediamo crescere, scontrarsi, amarsi,
ferirsi, separarsi e ricongiungersi diverse volte perché è vero che
sono uniti, ma sono anche molto diversi l’uno dall’altro e le
esperienze di vita li danneggeranno per poi rifoggiarli in modo
differente, probabilmente più bello. Sì perché l’arte del
kintsugi, della quale è detentore Aki, il nonno di Massimo, non è
applicabile solo ai vasi rotti che possono essere rimessi insieme con
una lacca arricchita da polvere d’oro, ma è una filosofia di vita
che va bene anche per l’uomo in generale: l’uomo, rovinato, messo
alla prova dall’esistenza, si crepa, si spezza, ma ha la forza di
rimettere insieme i cocci e rinascere, e non importa se si vedranno
cicatrici profonde, perché per l’arte del kintsugi esse non sono
altro che una nuova bellezza: “nella vita si deve cercare il
modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di
crescere attraverso le proprie esperienza dolorose, di valorizzarle,
esibirle, e convincersi che sono proprio queste cose che rendono ogni
persona unica, preziosa”.
È una lettura solo in apparenza semplice: nella linearità si svela
profondità e saggezza, è un romanzo ricco, intriso di tematiche
forti come la maternità (nelle diverse sfaccettature: desiderata,
non cercata, accettata); l’anoressia; la gelosia; l’invidia,
poderosa nonostante l’amicizia; il tradimento amaro dell’amore e
della fiducia…
Il
percorso verso la guarigione è lungo e doloroso e non privo di
ferite e, ovviamente, delle relative, dignitose, cicatrici.