Sicilia, primi del Novecento. Una donna arriva a villa Lisi sotto la pioggia: è sola, incinta e in fuga dal suo passato. Quella notte d’estate, mentre il vento scuote gli agrumeti e il mare si infrange furioso sulla costa, Sofia viene alla luce nello stesso istante in cui nasce Alessandro, l’erede del casato dei Lisi. Cresciuti nei giardini della villa, circondati da statue antiche e mostruose e da stanze tanto fiabesche quanto cariche di segreti, Sofia e Alessandro imparano ad amarsi ancora prima di comprendere davvero chi sono. Il loro legame, profondo e inevitabile, sfida le distanze sociali, le convenzioni e i desideri delle loro famiglie. Ma il destino ha in serbo per loro strade diverse, che li porteranno lontano dalla Sicilia e da villa Lisi, fino agli antipodi del mondo: in un’India piena di colori, fascino e insidie, e attraverso una guerra destinata a cambiare ogni cosa. Divisi dal tempo, dalla distanza e dalle scelte imposte dalla vita, Sofia e Alessandro dovranno scoprire se esistono davvero amori capaci di sopravvivere a tutto.
Con la sua scrittura avvolgente, Sarah I. Belmonte ci accompagna dentro una storia indimenticabile, quella di un amore scritto nel destino. Di quei sentimenti che restano dentro come l’incanto della pioggia: improvvisi, struggenti, eterni.
Come
l’incanto della pioggia ci porta nella Sicilia dei primi del
Novecento, dove si intrecciano le vite di Sofia e Alessandro: due anime
destinate ad amarsi, ma costrette a fare i conti con circostanze che sembrano
volerle separare a ogni costo. La loro storia nasce sullo sfondo di un passato
ingombrante.
C’è
Lena, che in una notte di tempesta prende una decisione radicale; ci sono i due
protagonisti, il cui amore si scontra con ostacoli sempre più complessi; e ci
sono figure come Rajahn ed Emma a complicare il percorso.
Il
mare, infine, diventa una barriera che allontana i corpi, mentre i sentimenti
restano intrappolati nella distanza.
L’idea
di fondo mi piace molto: un amore assoluto che cerca di sopravvivere al tempo,
alle convenzioni e alle separazioni storiche.
Il
problema, per me, è stato il continuo susseguirsi delle tragedie.
Appena
la storia sembrava concedere a Sofia e Alessandro un po’ di respiro, arrivava
puntualmente un nuovo dramma a rimettere tutto in discussione. Attenzione: non
è il tormento in sé a infastidirmi.
Amo
i romance complessi, quelli capaci di farmi soffrire e versare qualche lacrima.
C’è una differenza, però, tra una narrazione
che ti emoziona attraverso il dolore e una in cui le disgrazie diventano così
costanti da rischiare di perdere forza, finendo per stancare il lettore anziché
coinvolgerlo.
Per
rendere una storia intensa non basta accumulare ostacoli; serve mostrare come
quegli ostacoli cambino i personaggi.
Avrei
voluto che le difficoltà trovassero un equilibrio maggiore con i momenti di
crescita e di serenità, anche solo per permettere alle emozioni di sedimentare.
Anche l’amore più tormentato ha bisogno di piccoli momenti di luce per dare un
significato ai sacrifici.
Quando
la sensazione dominante diventa quella di una tragedia continua, il rischio è
di allontanarsi emotivamente dai protagonisti.
Una
storia costruita attorno a sentimenti intensi e a una cornice storica
interessante, ma che per i miei gusti insiste troppo sulla sofferenza,
appesantendo la lettura.
Sono
disposta a piangere per amore, ma vorrei che quelle lacrime avessero una
ragione narrativa che vada oltre l’ennesima sfortuna.
In fondo, non pretendo che smetta di piovere:
mi basta che, tra una tempesta e l’altra, l’autrice mi lasci intravedere il
sole.
A presto


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