15 ottobre 2026

RECENSIONE - Come l'incanto della pioggia - di Sarah I. Belmonte

 



Una villa popolata da ombre.
Una notte di tempesta.
Due bambini che nascono nello stesso istante.

Sicilia, primi del Novecento. Una donna arriva a villa Lisi sotto la pioggia: è sola, incinta e in fuga dal suo passato. Quella notte d’estate, mentre il vento scuote gli agrumeti e il mare si infrange furioso sulla costa, Sofia viene alla luce nello stesso istante in cui nasce Alessandro, l’erede del casato dei Lisi. Cresciuti nei giardini della villa, circondati da statue antiche e mostruose e da stanze tanto fiabesche quanto cariche di segreti, Sofia e Alessandro imparano ad amarsi ancora prima di comprendere davvero chi sono. Il loro legame, profondo e inevitabile, sfida le distanze sociali, le convenzioni e i desideri delle loro famiglie. Ma il destino ha in serbo per loro strade diverse, che li porteranno lontano dalla Sicilia e da villa Lisi, fino agli antipodi del mondo: in un’India piena di colori, fascino e insidie, e attraverso una guerra destinata a cambiare ogni cosa. Divisi dal tempo, dalla distanza e dalle scelte imposte dalla vita, Sofia e Alessandro dovranno scoprire se esistono davvero amori capaci di sopravvivere a tutto.

Con la sua scrittura avvolgente, Sarah I. Belmonte ci accompagna dentro una storia indimenticabile, quella di un amore scritto nel destino. Di quei sentimenti che restano dentro come l’incanto della pioggia: improvvisi, struggenti, eterni.


Come l’incanto della pioggia ci porta nella Sicilia dei primi del Novecento, dove si intrecciano le vite di Sofia e Alessandro: due anime destinate ad amarsi, ma costrette a fare i conti con circostanze che sembrano volerle separare a ogni costo. La loro storia nasce sullo sfondo di un passato ingombrante.

C’è Lena, che in una notte di tempesta prende una decisione radicale; ci sono i due protagonisti, il cui amore si scontra con ostacoli sempre più complessi; e ci sono figure come Rajahn ed Emma a complicare il percorso.

Il mare, infine, diventa una barriera che allontana i corpi, mentre i sentimenti restano intrappolati nella distanza.

L’idea di fondo mi piace molto: un amore assoluto che cerca di sopravvivere al tempo, alle convenzioni e alle separazioni storiche.

Il problema, per me, è stato il continuo susseguirsi delle tragedie.

Appena la storia sembrava concedere a Sofia e Alessandro un po’ di respiro, arrivava puntualmente un nuovo dramma a rimettere tutto in discussione. Attenzione: non è il tormento in sé a infastidirmi.

Amo i romance complessi, quelli capaci di farmi soffrire e versare qualche lacrima.

 C’è una differenza, però, tra una narrazione che ti emoziona attraverso il dolore e una in cui le disgrazie diventano così costanti da rischiare di perdere forza, finendo per stancare il lettore anziché coinvolgerlo.

Per rendere una storia intensa non basta accumulare ostacoli; serve mostrare come quegli ostacoli cambino i personaggi.

Avrei voluto che le difficoltà trovassero un equilibrio maggiore con i momenti di crescita e di serenità, anche solo per permettere alle emozioni di sedimentare. Anche l’amore più tormentato ha bisogno di piccoli momenti di luce per dare un significato ai sacrifici.

Quando la sensazione dominante diventa quella di una tragedia continua, il rischio è di allontanarsi emotivamente dai protagonisti.

Una storia costruita attorno a sentimenti intensi e a una cornice storica interessante, ma che per i miei gusti insiste troppo sulla sofferenza, appesantendo la lettura.

Sono disposta a piangere per amore, ma vorrei che quelle lacrime avessero una ragione narrativa che vada oltre l’ennesima sfortuna.

 In fondo, non pretendo che smetta di piovere: mi basta che, tra una tempesta e l’altra, l’autrice mi lasci intravedere il sole.

A presto












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