21 maggio 2024

RECENSIONE: - "Il Mistero di Apple Street" - di Manuela Oruçaj

 





A Yellowgreen, un paesino della campagna inglese, i poliziotti Oxford Tank e Breen hanno a che fare con il ritrovamento di una gamba mozzata nel piccolo cimitero del paese.

I fantasmi sembrano essere gli unici testimoni, ma tra gli abitanti di Yellowgreen c’è chi osserva, chi spettegola e, a quanto pare, anche chi uccide.




Oggi vi parlo di “Il mistero di Apple Street” di Manuela Oruçai è un intrigante thriller che si svolge nel tranquillo paesino inglese di Yellowgreen, dove qualsiasi cosa diversa dal solito per i cittadini era sospetta. Un macabro ritrovamento nel piccolo cimitero del paese: una gamba mozzata con dita smaltate di rosso, mette in allarme la comunità e dà il via a un’indagine condotta dai poliziotti locali Oxford Tank e Breen con l'auto di Scotland Yard.

I personaggi sono scritti con una profondità che va oltre il solito stereotipo, rendendo ogni figura del romanzo memorabile e autentica.
 La prosa di Oruçai è fluida e coinvolgente, con descrizioni vivide che mi hanno trasportato nelle strade nebbiose di Yellowgreen.
Il libro brilla per la sua capacità di mantenere un equilibrio tra tensione e umorismo, tra il grottesco e il quotidiano, grazie al quale ho potuto leggere il romanzo tutto d’un fiato con il giusto coinvolgimento.
La rete di sospetti e misteri e la risoluzione del mistero sono ingegnosi e soddisfacenti, mi hanno lasciato con la piacevole sensazione di aver partecipato attivamente alle indagini.

La narrazione è accattivante e ricca di colpi di scena, con personaggi ben sviluppati che rappresentano la variegata umanità di un piccolo centro rurale. Il romanzo esplora la natura umana e le dinamiche sociali di una comunità chiusa, dove ogni abitante potrebbe nascondere segreti oscuri.

Un libro che consiglio a chi cerca un thriller con un tocco di originalità e un pizzico di humour britannico.

Alla Prossima!




Recensione: - L'Oplita Dorato - di Natalina Lomagistro

 



TITOLO: L'Oplita Dorato

GENERE: Romanzo Storico

PAGINE: 273  

PREZZO EBOOK: € 3,99

 PREZZO CARTACEO: € 13,90

GRATIS CON KINDLE UNLIMITED

DATA DI USCITA: 19 APRILE 2024


Sparta VIII secolo a. C. Compiuti trent'anni, Agapios fa ritorno alla sua casa, lasciandosi alle spalle la lunga e sofferta permanenza in caserma. 
La gioia di riabbracciare l'anziano padre e la serva che l'ha accudito sin da bambino, viene presto soffocata da un incubo ricorrente in cui è spettatore inerme di un incontrollabile rogo che inghiottisce la polis. 
Le ombre del passato, celato da un pericoloso segreto, riemergono sgretolando la speranza di una tranquillità che egli aveva atteso da tempo. 
In una Sparta segnata dalle ribellioni e dallo spettro della ormai conclusa prima guerra messenica, Agapios dovrà scegliere la via da percorrere e prendere consapevolezza di ciò che alberga nel suo cuore.

《Dovete trovare il coraggio di accettare voi stesso. Solo allora potrete lottare per ciò in cui credete e per il desiderio che arde dentro di voi. Indossate l’armatura, Agapios, ma non per Sparta, impugnate la lancia, nascondete le membra dietro lo scudo, ma fatelo solo per voi stesso. Non permettete mai più ad altri di controllarvi.》

Leggere un libro proposto da Lilliana significa andare sul sicuro.

Tuttavia, questa volta, oltre che alla Marchesi, il merito va a questa autrice per due motivi: il primo è per la bellezza del romanzo in sé, il secondo motivo riguarda il coraggio che ha avuto la scrittrice che è in primis un emergente.

Ho parlato di coraggio per un motivo preciso; esordire con uno storico è già un rischio se poi lo storico in questione abbraccia un’epoca come VIII secolo a. C la cosa si fa alquanto complicata.

Ma… c’è un ma, se dovessi descrivere questo tomo con una parola direi: impeccabile.

La Lomagistro non solo ha uno stile letterario impeccabile, ma altrettanto impeccabile è stato il suo narrare le vicende di un popolo lontano da noi anni luce.

Sono appassionata di storia, antica o moderna che sia, ho sempre apprezzato gli spartani, la loro disciplina, il loro foggiare corpi che diventano armi.

Le madri spartane quando donavano uno scudo ai propri figli dicevano: “O con questo o su questo”.

Una madre pensateci, metteva il bene del popolo prima dell’amore che nutriva verso colui a cui aveva donato la vita.

In mezzo ai campi, alla gente che si porta dietro ferite di guerra conosciamo Agapios, lui quel peso della guerra se lo porta dietro, diventa un incubo che lo perseguita, gli toglie il sonno.

Fiamme che lambiscono l’anima, un’anima che anela solo alla liberta, e non perché ne è schiavo il corpo, ma la mente rimane chiusa spesso in orrori che ognuno si porta dietro, e questo vale per il passato, ma anche per il presente.

Fra fughe, ingiurie, segreti e tradimenti nasce un timido sentimento che è l’amore….

Affasciante come l’autrice abbia trattato temi così lontani, con la bravura che nulla ha da invidiare ai nomi più conosciuti.

Intrigante la capacità che ha avuto di intessere una trama dove non ha tralasciato nulla, dalle abitudini alimentari, alla vita giornaliera, ai costumi.

Complimenti ancora, l’ennesima dimostrazione che ci sono tanti talenti in giro,

basta prendere coraggio, come ha fatto la Lomagistro, e creare un sogno.

A presto 





20 maggio 2024

Recensione: Figlia della Palude- di Priska Nicoly

 






Titolo: Figlia della Palude

Autrice: Priska Nicoly

Pagine: 485

Genere: romance storico/southern gothic

Uscita: 15/05/24






Carolina del Sud, 1782
Liam Cunningham è conosciuto come Bloody Bill. Di lui, le storie raccontano che sia un mostro alla guida di un gruppo di macellai, i Bloody Scout, miliziani dediti a seminare morte e distruzione per conto degli inglesi.
Laodicea "Dicey" Langston è la sorella del suo peggior nemico. Di lei, le storie raccontano che viva rinchiusa in una casa nella palude, che sia figlia di una strega, e una strega lei stessa.
Quando Bloody Bill invade la sua piantagione, le lega una corda al collo e la condanna a morte, c'è solo una cosa che Dicey può fare per salvarsi: dirgli che lo porterà da suo fratello. Cunningham non ha altra scelta: dovrà risparmiarla e tenerla con sé finché non avrà ucciso il capitano dei ribelli.

«In questa terra maledetta voglio tenerti con me».


In una terra dannata ribollente di sangue, c'è un segreto che attende di emergere dal fango; una colpa che Cunningham si porta sulle spalle, qualcosa di più grave di tutto ciò che dicono di lui. È il segreto di un salice bianco, di un baule senza una chiave, di piedi nudi sul terreno; un segreto di cicatrici, di spiriti danzanti, di antiche bugie. Un segreto di fumo e tabacco, di giunchi e falene. Un segreto di amore e di morte che può fare battere insieme un cuore nero in catene e uno grigio devastato dalla guerra. O che può uccidere entrambi.



“…ma l’amore non assomiglia a bacio, non davvero. Assomiglia a un pugnale che si attorciglia, scava, e lascia ferite che non possono guarire.”

La inizio così questa recensione, con una citazione che è l’essenza stessa del romanzo.

L’ultimo di Priska, ma quello che forse più ho amato.

L’autrice attraversa le ere, ti catapulta lì in un mondo fatto di guerre, di un passato che grava sulle spalle di un uomo, di una ragazza che deve convivere con Kusa, il cuore nero.

Siamo nella Carolina del sud nel 1782, una terra martoriata dalla guerra, da quegli uomini che dovrebbero difendere i propri natali, ma che si accaniscono contro i loro compatrioti.

 Siamo circondati dalle paludi che offrono riparo, ma costituiscono anche il pericolo, che viene da mostri, fantasmi che si annidano nella mente e nel cuore di uomini e donne che troppo hanno sofferto.

In mezzo al pregiudizio a quel “strega” sputato con disprezzo, due anime lottano, tentano di annientarsi, per poi fondersi in qualcosa che non dovrebbe essere.

Il cuore nero di Dicey, quello che lo è diventato nero di Liam…

Liam sopranominato Bloody Bill, lui e il suo passato chiuso in un baule di cui cerca la chiave,  una chiave che potrebbe essere un insieme di lettere o un simbolo…

Priska non delude mai, lei quel dolore dei protagonisti te lo fa sentire addosso, ti fa vivere con gli occhi le condizioni di popolazioni ridotte in ginocchio dalla guerra.

Affanni con Dicey, stringi il petto in cerca di aria e di quelle risposte che due occhi taglienti come l’acciaio negano.

Negazione… di un sentimento, di due corpi che si fondono, di anime che si consumano, si distruggono per poi ricomporsi.

Piccoli frammenti di vita, cocci che tagliano, ferite che diventano cicatrici che il tempo non lenisce, non cura.

Mi sono emozionata davanti a un uomo che indossa una maschera con uno scopo ben preciso.

Ho vissuto la forza di una ragazzina che non sente quel pregiudizio di chi l’addita come strega.

Lo fa suo, si aggrappa a una speranza che può essere racchiusa in un sacchettino che porta al collo, piuttosto che in quell’uomo che si porta dietro un mostro.

Sulle parti finali del romanzo sono arrivata senza respiro, un libro terminato in una notte.

 Questa è Priska, una delle mie autrici preferite, lei che volutamente ha scelto un’epoca poco trattata, ma che si porta dietro orrori e terre che grondano sangue.

In tutto questo marasma quell’amore che può uccidere, il Kusa che rimbomba nelle orecchie e l’Hoodoo, quella magia popolare che genera terrore per chi la vive con occhi carichi di preconcetti.

È stato un viaggio indimenticabile questo e Priska mi ha accompagnato in ogni momento, in ogni anfratto di quella palude che ha come tetto i salici, gli stessi che nascondono i segreti.

Lei è la poesia che mette anche nelle scene spicy, quel sentimento che non è un atto, ma il culmine di qualcosa che va oltre la vita stessa.

I complimenti non sono mai troppi, così come le cinque piume, un simbolo per una scrittrice che da anima e cuore in ogni suo scritto, in ogni frase e parola che riempie le pagine.

A presto