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02 dicembre 2025

RECENSIONE - La sposa di Nebbia e d'argento - di Priska Nicoly

 




Titolo: La Sposa di Nebbia e d'Argento
Autrice: Priska Nicoly
Uscita: 30/10/2025
Genere: Romance storico
Trope: Forbidden Romance, Hate to Love, Mystery, Who Did This To You

Scozia, 1774
Mairead Lovett non ha mai sognato un matrimonio, e di certo non con Randall Day, l’uomo che aveva chiesto la mano della sua sorella maggiore. Ma quando quest'ultima muore improvvisamente alla vigilia delle nozze, il destino costringe Mairead a indossare il suo abito, a prendere il suo posto e a legarsi a uno sconosciuto dal sorriso ambiguo e dalle intenzioni oscure.
Tra le ombre del maniero di Grimstone, un bicchiere di whiskey di rose, un misterioso guardiacaccia con una cicatrice e un antico segreto di famiglia si intrecciano in una trama di inganni, maledizioni e tradimenti.
La croce d’argento che Mairead porta al collo non è solo un ricordo della madre, ma la chiave di un’eredità avvolta nella leggenda: il tesoro perduto dei MacDonald, custodito dalla nebbia e destinato a chi avrà il coraggio di affrontarne il mistero.
Tra Scozia e Inghilterra, in un’epoca in cui le donne non hanno diritto di scelta, Mairead dovrà imparare a combattere per difendere se stessa, l’onore della sua famiglia e l’amore che non aveva mai creduto di meritare.
Un romanzo gotico e romantico, dove la nebbia cela la verità e l’argento scintilla come promessa e condanna.

 


Ho sempre annoverato Priska fra le mie autrici preferite, lei ha questa capacità: i suoi romanzi non raccontano una storia ma costruiscono un mondo dove tu entri di fianco ai protagonisti.

Nella Sposa di Nebbia e d’Argento l’autrice parla di una Scozia, quella del 1744, che emerge a volte limpida, altre romantica ma allo stesso tempo violenta.

Un luogo dove promesse, folklore, paure e passioni si intrecciano come rampicanti su un vecchio maniero.

La dimensione storica in cui si muovono i protagonisti diventa palpabile: sei qui e al contempo in quelle lande desolate dove avverti l’odore di legno bagnato, percorri corridoi silenziosi e vedi candele che tremano di paura e speranza allo stesso tempo.

Lei coinvolge così tanto il lettore che ti ritrovi a impiegare i cinque sensi per seguire una vicenda che diventa sempre più incalzante.

Alcuni passaggi risultano così intensi, quasi dolorosi, da avvertirli sulla pelle.

 Nicoly non cade mai nella retorica, riesce a rendere credibili i tormenti interiori di Mairead: la sua rabbia, la sua paura, ma anche quella scintilla di ribellione che si accende piano, come una fiamma in un camino sommesso.

L’autrice lavora con una sensibilità rara, con una professionalità impeccabile, scolpendo un mondo dove realtà e finzione si intrecciano in una vicenda che ti porta ad avere quasi il fiatone sul finale.

C’è grazia, ma anche una malinconia sottile che accompagna ogni pagina.

 Al centro ritroviamo una protagonista modellata con cura, non l’eroina, ma una giovane donna segnata dal dubbio, dall’attesa, da ciò che il mondo le ha chiesto troppo presto.

 E quel coraggio di cui ha bisogno lei se lo prende, lo alimenta giorno dopo giorno, imparando a non piegare la testa ma a sollevarla davanti al suo carnefice.

È proprio questa sua fragilità a renderla potente: la sua forza non deriva dalla sicurezza, ma dalla capacità di camminare nella nebbia senza sapere dove conduce il passo successivo.

 Il personaggio maschile, Killar Locke, che le fa da contraltare, ha la complessità giusta per non cadere nei cliché del genere: ombroso quanto basta, tormentato dove serve, ma mai caricaturale.

Tra i due si forma un legame che non esplode nell’immediato, ma cresce come un incendio silenzioso che inizia ad ardere dal centro e si diffonde piano, obbligandoli a guardarsi oltre i ruoli imposti, oltre le maschere che indossano, oltre ciò che credevano di meritare.

 Non mi stanco mai di leggere Priska, di incantarmi in quel suo ruolo di tessitrice che intreccia trame dove non sai quando racconta fatti reali mischiandoli a personaggi inventati.

Lei non scrive, lei ti porta dentro la storia.

Ti insegna a conoscere i suoi personaggi, ad amarli non perché belli e invincibili ma proprio per la loro umanità.

 Anche il folklore che attraversa la storia dà una profondità che affascina senza appesantire.

Tutto ha una coerenza, tutto è incastrato.

Il ritmo della narrazione è fluido ma non affrettato: Priska si prende il tempo per far maturare ogni emozione.

E funziona sempre.

 L’arco evolutivo della protagonista diventa il cuore pulsante dell’opera e, quando arrivi all’ultima pagina, hai quella sensazione particolare di aver attraversato un sentiero insieme a lei, di averla vista cambiare, scegliere, rinascere, perdersi nella nebbia e ritrovarsi.

Priska non indora la pillola con vicende romantiche che filano lisce come l’olio: la realtà dell’epoca non era una favola con il principe che sposava la principessa. 

Molte volte, dietro le fattezze reali, si nascondevano orchi.

E allora non esisteva più la storia d’amore felice, ma un palcoscenico dove il regista privava della libertà la donna, trattandola come merce di scambio.

 La sposa di Nebbia e d’Argento è un romanzo che colpisce perché reale.

È una vicenda che resta, che lascia una sorta di dolce eco dopo la chiusura del libro e ogni volta che io arrivo all’ultima pagina accade la stessa cosa: mi chiedo quando uscirà il prossimo.

Perché Priska è anche questa: capace di toccare corde sottili che molti romanzi romantici nemmeno sfiorano.




15 ottobre 2025

RECENSIONE - HENDELION CLUB - Caroline - di Camilla Greco

 



Titolo: Caroline.

Autrice: Camilla Greco.

Serie: Hendelion Club (prima parte).

Genere: Romance storico.

Prezzo: euro 1,99 (eBook).

Editore: Self-Publishing.



Londra 1867.
Tutti conoscono l’Hendelion, l'esclusiva sala da gioco creata da Cameron Martin.

Quando il destino consegna il club alla sua giovane vedova Caroline, alla ragazza non resta che continuare a gestirlo insieme al suo amico d’infanzia Leo Sutherland. L'arrivo di Jordan Maddison, l’affascinante socio di Martin, agita le acque di un passato che intreccia affetti, ricordi e paure.
Un segreto da custodire a qualunque costo spingerà Caroline alla fuga, ma per curare un cuore ferito l’unica opzione è cancellare il passato e credere nel futuro.

(Questo romanzo è autoconclusivo anche se fa parte di una dilogia. Il Club fa da sfondo anche per la prossima storia e i protagonisti di questo primo volume torneranno nella seconda parte).




Non è detto che per essere una brava autrice bisogni aver pubblicato un numero infinito di libri. Non è detto che per arrivare a un lettore tu debba aver scritto di tutto.
Ci sono scrittrici che nascono con un dono, un talento naturale.
Credo che, se si avverte un richiamo verso il genere di appartenenza, questo diventa come un abito che sta comodo, senza costrizioni.

Ho accettato questo romanzo perché amo lo storico, soprattutto quello ambientato nella Londra dell’Ottocento.

A scatola chiusa ho detto sì, anche se non conoscevo Camilla Greco.

Se dovessi chiudere la recensione con un solo termine direi: affascinata.

Già, lo sono stata dai primi capitoli, da quelle righe che preannunciavano una storia che mi ha tenuta legata a ogni battuta, a ogni vicenda.
A quel meraviglioso viaggio che mi ha portata da Londra all’America, inseguendo un sogno chiamato libertà.
Caroline, o Caro, come ho finito per chiamarla al termine del libro, è una di quelle donne che – a dispetto dei tempi – cerca la sua indipendenza.

La trova con un matrimonio di convenienza, la consolida divenendo titolare di una casa da gioco, l’Handelion.
Tutto fila liscio finché non arriva lui: Jordan Maddison.
E tutto ciò che era certo, crolla, come un castello di carta per Caro.

Dire di più significherebbe rovinare la lettura, anticipare quei segreti che fanno da contorno alla storia, gli stessi per cui Caroline si è sacrificata.
Posso solo consigliarlo a tutti gli amanti del genere, a chi è stanco della solita solfa, a chi ricerca una penna raffinata, capace di trasportarti lì dove era quasi vergogna cercare la propria libertà.

Lì dove una nave solca i mari verso la terra dei sogni: l’America.
Lì dove due persone si appartengono da sempre ma non si riconoscono, non subito; lottano in quelle schermaglie che ti tengono incollata alle pagine, che ti fanno imprecare, sorridere ed emozionare.
Due personaggi forti, Caroline e Jordan, due guerrieri a cui la vita non ha risparmiato dolori.
Vestono una corazza fatta di sentimenti contrastanti che crolla davanti all’abbandono…
Bello, bello, uno di quei romanzi che ti porti dietro per giorni e di cui non aspetti altro che leggere il seguito, vergato da un’autrice che, per la sottoscritta, è stata una rivelazione.
Complimenti, Camilla: le cinque stelle sono solo un simbolo, in questo caso, per un romanzo che ne vale molte di più.

A presto.






08 aprile 2025

RECENSIONE - A.D. 1324. Alice Kyteler. La Strega di Kilkenny - di Lorena Marcelli

 




Chi era Alice Kyteler? Una ricchissima nobildonna, una druidessa o una strega? Di quale tremendo segreto, capace di far tremare re e papi, è stata l'ultima custode? di Lorena Marcelli Per la prima volta nella storia, Richard de Ledrede, vescovo di Kilkenny, accusa una nobildonna, Dame Alice Kyteler, di essere a capo di una setta eretica dedita alla stregoneria e alla magia nera. Dame Alice Kyteler doveva essere una donna bella e avvenente, e questa supposizione è avvalorata dal fatto che si sposò per ben quattro volte, ogni volta, con uomini ricchissimi e importanti, oltre che nobili. All'inizio del 1300 Alice decide di trasformare l'ostello di famiglia, il Kyteler's Inn, in un punto di ritrovo per uomini e donne dediti all'Antica Religione. Presto si comincia vociferare che nella locanda si svolgano riti satanici e che vi siano nascosti oggetti “molto importanti e pericolosi”. Quando l'anziano quarto marito della nobildonna inizia a perdere peli e unghie, una serva lo convince a denunciarla al vescovo, che già dal suo arrivo in Irlanda sta raccogliendo prove contro di lei, e, soprattutto, sta cercando di entrare in possesso di un importante segreto che la donna conserva. Una storia mozzafiato, tratta dagli atti originali del processo redatti personalmente dal vescovo de Ledrede.


È il terzo romanzo che leggo di questa autrice e, ogni volta rimango sempre più estasiata.

Questa vola la Marcelli ci porta nell’Irlanda del XIV secolo, non si limita a una storia che fa parte della fantasia.

Con abile maestria racconta il vero, la storia di Alice Kyteler.

Si ha sempre il pregiudizio verso le donne forti, i tempi passano ma alcune teorie restano.

Il motivo è semplice: una donna forte e intelligente fa paura.

A quell’epoca si aggiungeva un altro fattore, la discriminazione verso chi sapeva usare arti che venivano tramandate da generazioni.

Allora la donna diventava strega, adoratrice di chi non doveva essere nominato.

La Marcelli ha saputo dar vita a una storia che basa le sue fondamenta su quegli atti del processo redatti dal vescovo De Ledrede.

Un linguaggio dal sapore antico che ti trascina a fianco di una donna che per l’epoca aveva un’unica colpa: essere forte e bella. 

L'invidia, quante maldicenze crea. Le mette su piazza, condanna chi non ha commesso alcun reato, accompagnata da un'altra delle più grandi piaghe dell’umanità: l’ignoranza.

L’ergersi a maestro, quando non si sa un bel niente di chi si ha di fronte.

I secoli, gli anni passano, ma non si può dimenticare a cosa ha portato tutto ciò.

E allora una donna sapiente diventa vittima di chi la addita come facente parte delle forze del male.

Ma il male, in realtà, si nasconde dietro alle facce in apparenza di angeli, dietro a icone che dovrebbero essere sacre,

I complimenti sono d’obbligo per questa scrittrice che ha avuto la capacità di portarmi accanto ad Alice, in quell’epoca fatta di sussurri perché il parlare ad alta voce era peccato, ai tempi dove la religione celtica si mescola e a volte veniva schiacciata da quella cristiana.

Meravigliosa in tutti i generi la Marcelli, lei è una di quelle autrici che dovrebbe arrivare in alto, ma esattamente come la storia ci ha insegnato, molte volte la meritocrazia non paga.

A presto






26 marzo 2025

RECENSIONE - La Proposta di Hunter - di Elizabeth Rose



Titolo: LA PROPOSTA DI HUNTER

Autore: Elizabeth Rose

Editore: Self Publishing

Genere: Romanzo Storico Western

Data Pubblicazione: 5 febbraio 2025

Pagine: 344

Autoconclusivo 

Arkansas, 1885
Tutti i progetti di Hunter Braxton sono appesi a un filo sottile: deve trovare una sistemazione per i suoi nipoti. 
Solo allora potrà finalmente sposare la figlia di un ricco uomo d'affari e consolidare la sua posizione.
Mentre si adopera affinché tutto vada secondo i suoi piani, una donna scesa dal treno fa letteralmente irruzione nella sua vita. 
Cosa vuole questa sconosciuta insignificante e senza un soldo? 
Perché i suoi nipoti sembrano adorarla fin dal primo istante?
 Cosa sta nascondendo a tutta la città? 
Ma soprattutto, per quale motivo non riesce a liberarsi dell'inspiegabile attrazione che prova per lei?
Eleanor Chandler vuole lasciarsi alle spalle un passato pieno di dolore e inseguire il suo sogno: aprire una piccola bottega da sarta. 
La fiorente Arkville sembra il posto perfetto per un nuovo inizio.
 Purtroppo, il luogo si rivela più ostile del previsto e i suoi piani incontrano subito un ostacolo insidioso: Hunter Braxton, l'arrogante banchiere della cittadina.
 Quell'uomo, con la sua proposta, farà tremare il suo mondo, ma non quanto il passato che, con sgomento, la travolgerà ancora.



Ho finito il romanzo e subito ho deciso di scrivere la recensione.

Non volevo perdermi nemmeno una delle sensazioni che mi ha lasciato il nuovo storico di Elizabeth Rose.

Si ritorna nel vecchio western lì, fra chi cercava la fortuna con la corsa all'oro e chi pian piano quel futuro se lo costruiva mettendo in piedi un’attività.

In una città, ancora poco popolata, troviamo un uomo che ha fatto del denaro la sua ragione di vita.

Hunter il cuore  lo ha chiuso in una cassaforte, la stessa dove conserva i risparmi di chi si rivolge alla sua banca.

Hunter, il denaro, una pseudo fidanzata e due nipoti che sono arrivati fra capo e collo.
Ma il burbero banchiere, non avvezzo alle effusioni, si scontrerà ben presto con una donna che non teme la sua autorità, la sfida con garbo, e senza mai abbassare la testa.

Le donne di cui parla Elizabeth non sono deboli, con coraggio tentano di farsi una vita, mettendo da parte le paure cercano la propria strada, inseguono un sogno, e mantengono quella dignità e l'umiltà che poi è ciò che rende grande una persona.

Eleanor, con dolcezza, pian piano, abbatte le barriere di Hunter, e lui tenta di opporsi a quel sentimento che inesorabilmente prende il sopravvento.

Due protagonisti che si salvano a vicenda, che curano le proprie ferite donando fiducia uno all' altra.

Ho amato i comprimari, Travis e consorte sono quegli amici che con il sorriso ti fanno capire i tuoi sbagli.

Ma è tutto il romanzo a essere una meraviglia, gli scenari di quelle terre incontaminate, la forza di una donna che si oppone al suo destino, un uomo che infine viene piegato dal sentimento dell’amore.
Ah i pregiudizi, marchi, etichette che vengono affibbiati a un solo sguardo.

Sono sempre esistiti e hanno sempre innalzato un muro per chi cerca di inserirsi in una comunità.

Elizabeth rende bene l’idea nel libro, con garbo e la sua solita delicatezza, ci mette davanti a quelle realtà che fanno ancora parte della quotidianità.

Ci si ferma sempre all’apparenza e si cerca poco l'essenza di una persona e l’autrice, con la sua protagonista Eleanor, a indorato quella pillola che tante volte con difficoltà si manda giù, soprattutto per chi quella diffidenza la vive, la riscontra nelle occhiate taglienti che riceve, nei sussurri e in quelle parole che feriscono.

Eleanor si è stretta nel suo mantello logoro, ma con dignità ha affrontato ogni accusa che le veniva rivolta, ha donato senza chiedere nulla in cambio, conquistandosi quella fiducia che non sempre viene data a uno "straniero".

Fra i tre storici letti questo lo preferisco su tutti, certo molte volte avrei voluto prendere a sberle Hunter, ma sono dettagli.

I personaggi creati da Elizabeth sono reali e soprattutto attuali, si intersecano alla realtà, anche se appartengono al passato.

Uno storico che ha come ideale la modernità. Un romanzo da leggere non solo a cuore aperto, ma soprattutto con gli occhi ben spalancati, in modo da cogliere il senso del testo che si trasforma in morale per chi sa leggere fra le righe.

Le cinque piume, come sempre, sono solo un simbolo per Elizabeth che continua, a ogni suo scritto, a farmi emozionare e soprattutto sognare

A presto






21 gennaio 2025

Recensione : - Azzurra dei Cipressi Bianchi (I Romanzi Passione)- di Mathilda Blake

 




Titolo: Azzurra dei Cipressi Bianchi

Autrice: Mathilda Blake

Genere: Romanzo storico

Editore: I romanzi Passione  Mondadori, 7 dicembre 2024

Azzurra non ricorda nulla della sua vita, a parte il suo nome e il luogo in cui è nata. La sua amnesia purtroppo è completa.
 Non sa di essere scappata di casa a soli sedici anni per realizzare il sogno di diventare pittrice, né di aver vissuto nella dissoluta Parigi. 
Soprattutto, non sa di essersi sposata proprio con l'uomo che sente di dover fuggire: l'investigatore privato che la sorella ha ingaggiato per ritrovarla.
 Demetrio Della Francesca dichiara di essere suo marito, ma lei non ricorda nemmeno di averlo incontrato. 
Eppure l'attrazione che prova per lui è potente e viscerale.
 Così come è innegabile il sentimento che risveglia nel suo cuore. 
Ma il vero nemico da cui Azzurra si stava nascondendo è già sulle sue tracce…

Se dovessi descrivere Mathilda con un termine direi: elegante.

La Blake regala emozioni con tutti i suoi romanzi, storie che ti trascinano in quei viaggi che vivi a fianco dei protagonisti.

In “Azzurra dei Cipressi Bianchi” non è diverso.

Ho sentito molto vicina la protagonista del libro, accumunate dall’amore dell’arte che la Blake ha descritto in modo magistrale.

Così come la cura che ha messo nel disegnare - perché la scrittura è arte, e le autrici disegnano letteralmente i protagonisti delle loro storie - la personalità complessa e accurata di Demetrio.

Ma non è solo questo, sono molte le scrittrici che si concentrano solo sui protagonisti, trascurando dettagli che sono fondamentali nella stesura di un romanzo, soprattutto quando si parla di storici.

Mathilda cura ogni dettaglio; dall’ambientazione da Parigi a Siena, ai sentimenti di quella famiglia, composta da due sorelle maggiori che tentano di aiutare la piccola di casa a recuperare ricordi che sono avvolti dalla nebbia.

Ogni cosa è messa al punto giusto e tutto converge verso loro: Demetrio e Azzurra.

Su quel matrimonio di cui lei non ha memoria, su un rapporto che viene ricostruito passo dopo passo.

Magnifici i dialoghi, l’interazione fra i due ti strappa sempre il sorriso.

Così come quello strano gioco fatto d’intimità - mai volgare - che ha lo scopo di recuperare ciò che è andato perduto, e ciò che deve ancora nascere.

Fino ad arrivare a quel finale che lascia con il fiato sospeso.

Chi legge le mie recensioni sa bene che odio ridurre le mie parole al racconto di una trama.

Un romanzo, quando lo si legge, deve essere vissuto in maniera individuale.

Così come sono soggettive le sensazioni che lascia uno scritto.

Con Mathilda, per quel che mi riguarda, è sempre una grande emozione.

Il suo stile narrativo è così realistico che ti sembra di assistere a un film durante la lettura, e per questo in primis lei non lascia nulla al caso.

Personaggi delineati in modo diverso per ogni romanzo, ambientazione, dialoghi, vicende incastrate e briciole seminate che trovano il loro raccolto sul finale.

Ci vuole maestria per creare queste storie, ancora più difficile se si considera che narrano vicende che non si svolgono nella contemporaneità.

Complimenti all’autrice e alla sua penna - mai pesante - che fa sempre sognare.

A presto








11 luglio 2024

RECENSIONE - "Alba di ferro" - di Stefania De Prai Sidoretti




 Alba di ferro
 Simonetta De Prai Sidoretti
 Romanzo storico
 Selfpublishing
 ebook, cartaceo
 236

La Grande Guerra  è finita, ma non c'è pace per Fernando. Gli amici lo hanno sempre chiamato Ferro, per il coraggio e la forza, però l' amore lo ha piegato. Alabarossa gli  è entrata nel cuore. Lo ha curato quando è stato ferito in battaglia. Ha ballato con lui tra sorrisi e sguardi rubati. Lo ha conquistato con l' animo indomito e la cascata di capelli rossi. Ma Alba è irraggiungibile. È la fidanzata di un commilitone. L' onore li costringe a restare solo amici. In un mondo in fiamme dove giusto e sbagliato si mescolano e si confondono, in cui gli ideali fascisti prendono piede, Alba e  Ferro si allontanano per poi riavvicinarsi. Divisi dal destino, uniti dall' amore. Un affresco realistico e  grandioso dell' impresa di Fiume, un racconto corale in cui si intrecciano vite, sentimenti e Storia




Alba di Ferro è un romanzo storico che abbraccia il periodo che va dalla prima guerra mondiale all’avvento del fascismo. Il protagonista è Fernando Brandimarte che, da orfano cresciuto dallo zio nella sua tenuta di Mantova, mandato dallo stesso zio in guerra come volontario, diviene l’eroe pluridecorato dell’aviazione, Ferro. Sarà, in seguito a una delle ferite di guerra riportate che avrà modo di conoscere, in ospedale, Alba, la donna di cui s’innamorerà.

Ferro è importante perché, oltre a essere il filo conduttore dell’intero periodo storico, ci dà la possibilità di scandagliarne le dinamiche, investigarne motivi sconosciuti.

La fine della prima guerra mondiale, fu salutata con gioia, certo, ma aveva fatto innumerevoli vittime e molte di queste erano ancora viventi, come i reduci che, seppure eroi, non così vennero trattati dalla società che li emarginò e, infatti, troviamo un Fernando Brandimarte che, nonostante le medaglie e i riconoscimenti è un povero diavolo mutilato che subisce il disprezzo di quella stessa società che ha difeso con il suo sangue: “Sono stufo di essere disprezzato, considerato niente. (…) Questo è ciò che sono diventato (…). Vuoto e maledettamente solo. Sono niente, come ho fatto a ridurmi così?”. Cerca di inserirsi in questa nuova società, piegandosi a diventare tuttofare a servizio dello zio, ma ciò non lo rende fiero di se stesso. È qui che si inserisce l’argomento storico principale che è legato alle vicende della città di Fiume alla conquista della quale si mosse il Poeta, il Vate, Gabriele D’Annunzio subito seguito dagli Arditi (le sue milizie personali, a cui aderisce lo stesso Ferro) e dalle ausiliarie, le Legionarie, donne “libere”, o che tali volevano essere, facendo in modo che la storia vera si mescoli con quella di fantasia. Raggiungere la libertà della città di Fiume significava non solo rivendicarne la nazionalità italiana, ma anche e soprattutto, raggiungere la libertà di stile di vita e di pensiero, non solo per le donne, ma anche per gli uomini e per certi comportamenti ritenuti “innaturali”. In una parola, Fiume significava emancipazione. Il romanzo ci mostra benissimo come, d’altronde, per tanti “emancipazione” fu sinonimo di dissolutezza. A questo proposito merita, secondo me, un cenno la seconda protagonista, Alba. Figlia di genitori anarchici, è la vera “libera” di pensiero nonostante sia bollata, con scherno, “vergine”. Essere libere non significa correre alla cavallina come tante nobildonne intorno a lei, ma essere legata a un uomo pur non avendolo sposato e rispettarlo rimanendogli fedele. Alba ha ideali saldi che sbaglia chi pensa che non possano ben sposarsi con ideali di emancipazione. Per Alba, Fiume significa davvero “libertà”, per le altre donne è solo sinonimo di licenziosità. In realtà Fiume avrebbe dovuto essere sinonimo di progresso, invece divenne sinonimo di smodatezza per tutti coloro che vissero la società contemporanea come “chiusa”, piena di regole e di gretto perbenismo.

Ottimo libro in cui la ricerca storica dettagliata ed esatta non è affatto noiosa grazie all’abilità dell’autrice che sa ben calibrare e unire la parte della narrazione storica con quella di pura invenzione.







 

05 giugno 2024

RECENSIONE: - "Lo Scapolo perfetto" - di Valentina Piazza

 




Titolo: Lo Scapolo perfetto

Autrice: Valentina Piazza

Genere: Romance storico, Regency

Uscita: 3 Giugno

Prezzo lancio per qualche giorno a 0.99€.



Inghilterra, 1816.

Il barone Andrew Hastings è un furfante della peggior specie: libertino, arrogante e

 pieno di sé, è soprannominato il Selvaggio di Hungerford, e non ha mai fatto nulla

 per smentire la sua fama, ma quando rivede Rhiannon deve fare i conti con il suo

 passato e con tutti gli errori che ha commesso.

Rhiannon deve sposarsi, o finirà i suoi giorni da zitella. Resta solo un dubbio: quale

 pretendente scegliere, se l’unico che l’attrae è anche il solo da cui deve tenersi alla larga?

La Stagione non si preannuncia per nulla tranquilla e la fanciulla dovrà destreggiarsi

 tra una passione indomabile, nemici insospettabili, una famiglia ingombrante e un

 cuore ribelle che non riesce calmarsi, soprattutto quando i suoi occhi incrociano

 quelli neri e brucianti del barone…


Credo che la Piazza sia ormai così immersa nel mondo Regency da riuscire a trasferire al lettore ogni sfumatura di quel periodo.

Un’epoca dove l’apparenza era tutto, dove una donna era ripudiata dal Ton se non seguiva l’etichetta

Una discriminazione che si estendeva agli uomini che non tenevano un comportamento consono.

Ho letto tutti i suoi romanzi, belli, non ce n'è uno che supera l’altro, ma questo, care lettrici, me lo sono portata dietro per giorni.

Valentina è riuscita a far passare quel dolore che logora un’anima nel tempo, quell’amore che non ha avuto il coraggio di dichiararsi, quei pregiudizi che purtroppo la società odierna non ha dimenticato.

Non è una storia, sono tre, intrecciate con maestria a quella principale.

Amori ritrovati, che si negano, che non si accettano e la sofferenza di due anime che non sono riuscite a regalare il proprio cuore a nessun altro, dopo quel bacio proibito.

Ho vissuto con intensità la storia dell’affascinante Andrew, della dolce ma determinata Rhiannon.

Ma è stato il contorno a farmi innamorare, le famose altre storie di cui non parlerò, ma che vanno lette.

Sono stati i paesaggi a incantarmi, narrano leggende, miti che il tempo ha logorato come le pietre che rimango a testimonianza di un Re che governerà sempre sugli altri.

E poi quel passato, che pesa come un macigno, che genera rancore e la fine di una amicizia verso chi si chiamava fratello.

Incalzante la narrazione, il voler scoprire chi nasconde cosa.

E quando le maschere cadono, ciò che rimane sul volto di chi le indossa, può essere verità oppure menzogna.

Delicata l’autrice in quelle scene spicy che sanno di amore, anche quelle mai eccessive, ma adeguate al contesto; perché, soprattutto uno storico, non può essere trattato alla stregua di un erotico.

Si perde la magia di quei tempi, dove una donna era ancora innocente, ingenua.

La cosa che più mi ha affascinato in questo libro è che non seguivo più solo la storia dei protagonisti principali, ma anche dei comprimari che sono stati trattati con eguale intensità.

E non è per nulla facile, si rischia sempre di non riuscire a dosare quella componente che può rendere un romanzo bello, ma anche noioso.

Valentina è stata attenta a tutto e per l’ennesima volta le faccio i complimenti, perché ogni romanzo significa una crescita per l’autrice e non è detto che ci sia sempre.

Lei va sempre avanti, donando sempre qualcosa di nuovo, incantando una lettrice che a fine libro si chiede: Quando pubblicherà il prossimo?

A presto