Autrice: Priska Nicoly
Uscita: 30/10/2025
Genere: Romance storico
Trope: Forbidden Romance, Hate to Love, Mystery, Who Did This To You
Scozia, 1774
Mairead Lovett non ha mai sognato un matrimonio, e di certo non con Randall
Day, l’uomo che aveva chiesto la mano della sua sorella maggiore. Ma quando
quest'ultima muore improvvisamente alla vigilia delle nozze, il destino
costringe Mairead a indossare il suo abito, a prendere il suo posto e a legarsi
a uno sconosciuto dal sorriso ambiguo e dalle intenzioni oscure.
Tra le ombre del maniero di Grimstone, un bicchiere di whiskey di rose, un
misterioso guardiacaccia con una cicatrice e un antico segreto di famiglia si
intrecciano in una trama di inganni, maledizioni e tradimenti.
La croce d’argento che Mairead porta al collo non è solo un ricordo della
madre, ma la chiave di un’eredità avvolta nella leggenda: il tesoro perduto dei
MacDonald, custodito dalla nebbia e destinato a chi avrà il coraggio di
affrontarne il mistero.
Tra Scozia e Inghilterra, in un’epoca in cui le donne non hanno diritto di
scelta, Mairead dovrà imparare a combattere per difendere se stessa, l’onore
della sua famiglia e l’amore che non aveva mai creduto di meritare.
Un romanzo gotico e romantico, dove la nebbia cela la verità e l’argento
scintilla come promessa e condanna.
Ho sempre annoverato Priska fra le mie autrici
preferite, lei ha questa capacità: i suoi romanzi non raccontano una storia ma
costruiscono un mondo dove tu entri di fianco ai protagonisti.
Nella Sposa di Nebbia e d’Argento l’autrice parla di
una Scozia, quella del 1744, che emerge a volte limpida, altre romantica ma
allo stesso tempo violenta.
Un luogo dove promesse, folklore, paure e passioni si
intrecciano come rampicanti su un vecchio maniero.
La dimensione storica in cui si muovono i protagonisti diventa palpabile: sei qui e al contempo in quelle lande desolate dove avverti l’odore di legno bagnato, percorri corridoi silenziosi e vedi candele che tremano di paura e speranza allo stesso tempo.
Lei coinvolge così tanto il lettore che ti ritrovi a
impiegare i cinque sensi per seguire una vicenda che diventa sempre più
incalzante.
Alcuni passaggi risultano così intensi, quasi
dolorosi, da avvertirli sulla pelle.
Nicoly non cade mai nella retorica, riesce a rendere credibili i tormenti interiori di Mairead: la sua rabbia, la sua paura, ma anche quella scintilla di ribellione che si accende piano, come una fiamma in un camino sommesso.
L’autrice lavora con una sensibilità rara, con una
professionalità impeccabile, scolpendo un mondo dove realtà e finzione si
intrecciano in una vicenda che ti porta ad avere quasi il fiatone sul finale.
C’è grazia, ma anche una malinconia sottile che
accompagna ogni pagina.
Al centro ritroviamo una protagonista modellata con cura, non l’eroina, ma una giovane donna segnata dal dubbio, dall’attesa, da ciò che il mondo le ha chiesto troppo presto.
E quel coraggio di cui ha bisogno lei se lo prende, lo alimenta giorno dopo giorno, imparando a non piegare la testa ma a sollevarla davanti al suo carnefice.
È proprio questa sua fragilità a renderla potente: la
sua forza non deriva dalla sicurezza, ma dalla capacità di camminare nella
nebbia senza sapere dove conduce il passo successivo.
Il personaggio maschile, Killar Locke, che le fa da contraltare, ha la complessità giusta per non cadere nei cliché del genere: ombroso quanto basta, tormentato dove serve, ma mai caricaturale.
Tra i due si forma un legame che non esplode
nell’immediato, ma cresce come un incendio silenzioso che inizia ad ardere dal
centro e si diffonde piano, obbligandoli a guardarsi oltre i ruoli imposti,
oltre le maschere che indossano, oltre ciò che credevano di meritare.
Non mi stanco mai di leggere Priska, di incantarmi in quel suo ruolo di tessitrice che intreccia trame dove non sai quando racconta fatti reali mischiandoli a personaggi inventati.
Lei non scrive, lei ti porta dentro la storia.
Ti insegna a conoscere i suoi personaggi, ad amarli
non perché belli e invincibili ma proprio per la loro umanità.
Anche il folklore che attraversa la storia dà una profondità che affascina senza appesantire.
Tutto ha una coerenza, tutto è incastrato.
Il ritmo della narrazione è fluido ma non affrettato:
Priska si prende il tempo per far maturare ogni emozione.
E funziona sempre.
L’arco evolutivo della protagonista diventa il cuore pulsante dell’opera e, quando arrivi all’ultima pagina, hai quella sensazione particolare di aver attraversato un sentiero insieme a lei, di averla vista cambiare, scegliere, rinascere, perdersi nella nebbia e ritrovarsi.
Priska non indora la pillola con vicende romantiche che filano lisce come l’olio: la realtà dell’epoca non era una favola con il principe che sposava la principessa.
Molte volte, dietro le fattezze reali, si
nascondevano orchi.
E allora non esisteva più la storia d’amore felice, ma
un palcoscenico dove il regista privava della libertà la donna, trattandola
come merce di scambio.
La sposa di Nebbia e d’Argento è un romanzo che colpisce perché reale.
È una vicenda che resta, che lascia una sorta di dolce
eco dopo la chiusura del libro e ogni volta che io arrivo all’ultima pagina
accade la stessa cosa: mi chiedo quando uscirà il prossimo.
Perché Priska è anche questa: capace di toccare corde
sottili che molti romanzi romantici nemmeno sfiorano.


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