11 dicembre 2025

RECENSIONE - Con i tacchi sull'amore - di Loretta Brusa





MADISON si è costruita un guscio di leggerezza e ironia che la protegge. Ha imparato presto che il desiderio può diventare armatura, che il corpo può essere rifugio quando il cuore fa paura.
BYRON ha fatto della disciplina e della perfezione il suo credo: controllare ogni parola, ogni gesto, ogni battito, come se fosse possibile governare anche l’imprevedibilità dell’amore.
Cresciuti con lo stesso istinto di proteggersi, si sono persi proprio quando l'amicizia che li legava stava diventando qualcosa di più.
Per anni hanno custodito il ricordo l’uno dell’altra come un segreto: un punto rimasto irrisolto.
Poi, l’età adulta.
Le vite che scorrono.
I doveri.
Gli affetti che si ricuciono o si strappano.
E un giorno, all’improvviso, a trent’anni passati, si ritrovano.
Non sono più i ragazzi che correvano sulla spiaggia negli Hamptons, ma due ambiziosi avvocati di New York.
Eppure basta uno sguardo, uno soltanto, perché tutto quello che credevano archiviato torni a pulsare.
Qualcosa si incrina.
Qualcosa cede.
Qualcosa riemerge, facendosi largo tra le paure.
Le emozioni vere non spariscono mai davvero.
Restano lì, sotto la pelle.
E quando il cuore riconosce la sua storia, non chiede il permesso: ricomincia a battere.
Fino all'ultimo passo.
Fino all'ultimo bacio.
Nel giorno più magico dell'anno.

Romanzo autoconclusivo
Contemporary Romance. Slow burn. Friends to lovers.

Per chi ha ricevuto graffi dalla vita e li ha sempre nascosti.
Per chi ha imparato da solo a proteggersi dalle tempeste.
Per chi ha compreso che l’amore non nasce da un bisogno.
Per chi ha capito che le corazze alla fine si incrinano.
Per chi ha imparato tardi a essere sé stesso.
Questo romanzo è per te.

Madison Halley è un’avvocata con “tacchi alti e cuore blindato” ed è un’ottima equazione di vita per lei per non farsi sanguinare il cuore. Purtroppo, nel momento in cui cambia e si trasferisce in un nuovo studio legale è costretta a fare i conti con il motivo che l’ha porta a questa scelta: Byron Greywood che da adesso in poi sarà suo collega. La loro è stata un’amicizia speciale, profonda, forte, ma che si è interrotta quando avevano diciotto anni e senza un vero motivo in apparenza se non i casi della vita, ma in profondità entrambi erano innamorati l’uno dell’altra, solo non hanno avuto il coraggio di esternarselo e si sono allontanati.

Belli, di spessore, questi due personaggi. Madison ha solo in apparenza tutto sotto controllo, ma ha continuamente il “cuore in subbuglio”, è convinta che l’amore sia sopravvalutato a causa del rapporto litigioso e contrastato dei suoi genitori che ha vissuto, o meglio, subito, da adolescente; anche la sua scelta di occuparsi di diritto di famiglia con un’attenzione sui minori “perché alla fine sono loro che soffrono in silenzio” ha radici nel suo dolore di ragazza che spesso si è trovata in mezzo a una guerra di cui si è sempre sentita una sopravvissuta.

Byron è ormai un avvocato affermato, prossimo a sposare Crystal “la donna più perfetta e scintillante di New York” e per questo si sente baciato dalla fortuna. Cosa desiderare di più? L’arrivo di Madison, sconvolge le sue certezze. Il ritrovarsi l’uno di fronte all’altra li mette davanti alla realtà che nessuno dei due ha mai dimenticato l’altro, perché entrambi sono stati il primo amore mai confessato l’uno dell’altra. Ma ritrovarsi fa anche altro: scopre tutto ciò che era stato sigillato e nascosto dentro di loro con conseguenze destabilizzanti perché entrambi devono, per forza di cose, fare i conti con se stessi. E qui è fondamentale e stupendo il tema dell’identità (che tra l’altro non riguarda solo i due protagonisti, ma tutti quanti i personaggi presenti nel romanzo della Brusa): Madison, avvocata in gamba, sfoga le sue inadeguatezze in rapporti occasionali con uno sconosciuto di nome Dexter; Byron, avvocato brillante e perfetto, ha una vita perfetta grazie alla sua futura sposa Crystal che piace a tutto il mondo… e a lui? Dalla sua bocca non esce mai un “ti amo” o un “sono innamorato di te”, quando Byron parla di Crystal si dice solo “fortunato” perché è stato scelto lui, fra tanti, quasi non lo meritasse. E in realtà lui non si sente meritevole di vivere la propria vita, ma solo una vita che sia perfetta per l’orgoglio dei suoi genitori, lui ha programmato la sua vita, per un atto d’amore verso i suoi, affinché sentano meno il peso della morte dell’altro figlio. C’è una consapevolezza distorta di se stesso di cui rompe gli argini l’arrivo di Madison che lo mette di fronte alla necessità di trovare la propria identità, di sapere chi è Byron per se stesso.

Sia Byron che Madison hanno in comune una solitudine di fondo, ma che non possono colmare se non impareranno prima ad aver valore per se stessi ai loro propri occhi! Il percorso d’amore si fa, quindi, più profondo, perché con questi due personaggi non si risolve nello scoprire di ritrovarsi ancora innamorati, ma nel dover affrontare un tipo d’amore che spesso mettiamo in secondo piano: quello verso noi stessi; e se a Byron basta un confronto diretto, di chiarimento, con la madre per non sentirsi più “un sostituto o spezzato a metà” e ritrovare la bussola, per Madison la strada è più tortuosa, perché deve fare luce dentro di sé e per imparare ad amarsi, deve scegliersi. Solo così entrambi potranno raggiungere la loro interezza, chiudere il cerchio e potersi aprire all’amore verso l’altro. E, certo, come dice l’autrice stessa: “il dolore del passato resterà ma (…) l’amore non guarisce, trasforma”.

Dicevo: belli anche i personaggi secondari la cui rilevanza non è indifferente: anche in loro il tema dell’identità è fondamentale, perché in effetti, se ci riflettiamo bene, nessuno al mondo è uguale e coerente con se stesso in ogni situazione, con tutte le persone con cui interagisce; non si tratta di “doppia personalità”, ma del fatto che ognuno di noi recita una parte, sempre e comunque, e questo lo mette in evidenza il buon Harold che aiuta con la sua saggezza Madison nel suo percorso di imparare ad amarsi, di “guardarsi allo specchio” perché lo specchio riflette quello che siamo, ma anche i nostri cambiamenti.

Una nota a parte per due figure che, a mio parere, rimangono uguali dall’inizio alla fine: Luke, amico di Byron sin dall’infanzia, ne è la vocina della coscienza, il “grillo parlante” della situazione e Dexter, l’amante occasionale di Madison: questa figura, ammaliante, sfrontata ha una consapevolezza estrema di se stesso e di ciò che lo circonda, lui sa bene di essere per Madison “una brezza inaspettata in una notte troppo afosa”, non è mai ambiguo, ma diretto, intelligente e profondo: “Il suo sguardo è fisso dentro il mio. Non chiude mai gli occhi, Dexter. Mi studia, mi decifra, mi legge”.

Lettura coinvolgente dall’inizio alla fine, grazie anche ai patemi e alle insicurezze che l’autrice ha messo in risalto nei due protagonisti che, se sul lavoro sono inappuntabili e precisi, nella vita sono un continuo caos, un po’ come gran parte della gente al mondo.

Ottimo.







 

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