Titolo: AUGURI
UN PAR DI CORNA
Autore: Elisabeth Martini
Genere: narrativa, adult, rom-com natalizia con elementi fantasy dark.
Target: lettrici e lettori di romance contemporaneo, amanti di storie
natalizie alternative, fan di Bridget
Jones, The Holiday e L’Orso e l’Usignolo.
Formato ideale: romanzo autoconclusivo, 250-300 pagine.
Il Natale
e io non siamo mai andati d’accordo: lui brilla, canta e profuma di cannella;
io brillo solo di occhiaie, stono pure sotto la doccia e con la cannella ci
litigo da anni.
La mia situazione attuale: trentasei anni, una laurea in storia antica con
fissazione per la mitologia che vale meno di un gratta e vinci già usato, un ex
che mi ha piantata via SMS la Vigilia – Merry Christmas, stronzone – e
un’insofferenza cronica verso lucine, panettoni e playlist natalizie.
Così, per
sfogarmi, ho scritto un post intitolato Ventiquattro
maledizioni per stronzi allegri.
Doveva
restare una cavolata tra me, il vino e Internet.
Avrebbe
dovuto farmi guadagnare due like e una risata.
Adesso invece sono bloccata in un villaggio che sembra una cartolina natalizia
psichedelica: neve ovunque, biscotti inquietanti e persino le tombole sono
trappole infernali.
E nel
pacchetto deluxe c’è pure un falegname: parla poco, guarda troppo e ha mani che
meriterebbero una voce dedicata su Wikipedia.
Io volevo
ridere del Natale.
Adesso è
il Natale che ride di me. E in mezzo a tutto questo c’è lui, con lo sguardo di
uno che non promette regali… ma decisamente pacchi.
Conoscevo
la Martini dai precedenti libri e non ho avuto dubbi quando è arrivata la
richiesta di recensione per questo romanzo.
Il
titolo è già un programma, se poi aggiungete una protagonista (Gioia Verde,
attenzione) che il Natale lo ha messo in black list, stanca di tradizioni che
sanno di ipocrisia e di promesse che non reggono mai alla prova dei fatti, il
gioco è fatto.
Gioia
non cerca favole né l’amore.
Almeno
è quello che si racconta mentre tenta di riprendersi da una delusione che le ha
tolto anche l’ultimo residuo di entusiasmo.
È
proprio in quel suo tentativo di auto-protezione che arriva il post sarcastico,
la raffica di smorfie e battutine velenose che suonano fin troppo vere.
Un
calendario dell’Avvento fatto di maledizioni.
E
da lì parte la “punizione”.
Perché
sì, Martini la scaraventa in un contesto che sa tanto di cartolina natalizia
incantata, ma con quella punta straniante che la rende tutto tranne che
rassicurante.
Una
baita nel bosco, una quiete che è solo apparenza, un’atmosfera surreale e poi
lui, signore: il falegname.
Adriano
è taciturno, brusco, quasi una controfigura dell’eroe delle fiabe.
Non
è il tipico soggetto che ti consola o ti salva.
Osserva
senza mai giudicare.
Il
tuttofare del paese è avvolto da quell’alone di mistero che lo rende
affascinante e inquietante al contempo.
Sapete
quando vi dicono di non avvicinarvi al fuoco perché rischiate di bruciarvi, ma
voi lo fate comunque perché la curiosità è più forte?
Be’,
la cara Gioia ci sbatte contro.
Letteralmente
e metaforicamente.
Tuttavia, ciò che mi ha colpito è stata l’originalità della storia. In tanti libri che ho letto (e garantisco, sono molti) mai avevo trovato qualcosa che unisse un determinato soggetto legato al folklore a una storia d’amore.
Tra
i due, poi, l’alchimia è forte.
La
Martini lavora bene proprio lì: nella tensione, nello scontro tra due caratteri
in difesa, due persone che non si fidano della felicità e nemmeno di se stesse.
La
scrittura dell’autrice si muove con un ritmo vivace, diretto, senza mai
scivolare nel melenso.
Le
scene brillano di un’ironia che funziona sia nelle battute sia nei silenzi, e
le descrizioni dell’ambiente natalizio sono curate ma mai stucchevoli: la neve
non è un orpello romantico, è una coperta fredda che amplifica emozioni, paure
e desideri.
Le
atmosfere natalizie, solitamente sbrodolate di zucchero, qui diventano un
contorno inquietante.
Passeggiate
voi in mezzo a decorazioni che sembrano seguirvi e poi ne parliamo.
Lo
stile dell’autrice è schietto, diretto; è un racconto che ti dà una scusa per
ridere e ti ricorda che il Natale può anche ferire, perché porta a galla quei
vuoti che solo un altro può colmare.
Auguri
un par di corna è una rom-com natalizia con sfumature dark, che dà il senso di
come anche la festa più luminosa possa nascondere ombre, delusioni e qualche
scintilla che non arriva, in questo caso, da Babbo Natale.
A
presto






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