Amore, Vita, Morte…
Un camice bianco. Cento battiti al minuto. Un'anima che non sa più respirare.
Un medico che riesce a salvare una vita si sente invincibile, come un supereroe che salva la città dall’attacco dei cattivi.
Niente è paragonabile alla gioia di sentire il suono prodotto da un cuore che riprende a battere, o al sollievo scaturito dal risveglio di un paziente, dopo settimane intere intrappolato in un sonno profondo da cui sembrava non esserci una via d’uscita.
Ma, purtroppo, non è sempre così.
A volte basta poco per far crollare la nostra armatura sul pavimento; per trasformare la nostra gioia in sofferenza e la nostra forza in impotenza. Perché noi medici siamo consapevoli della presenza di un nemico imbattibile che si appropria ingiustamente della vita di una persona sotto ai nostri occhi, facendoci sentire così inutili e piccoli dinnanzi alla sua grandezza.
Questo nemico, seppur invisibile agli occhi degli umani, l’ho sempre immaginato come un’entità oscura vestita di nero, con un enorme cappuccio volto a coprirgli il viso scarno e grigiastro. E l’odore che emana… sì, quello è inconfondibile.
Sa di dolore e fallimento.
Di perdita e disperazione.
Ha l’odore della consapevolezza che, oltre alla vita e alle cose belle, c’è anche altro.
Qualcosa di inaccettabile che crea sconforto.
Qualcosa di imprevedibile e irrimediabile.
Qualcosa di terribile e spaventoso… come la morte.
“Tornerò a essere felice come un tempo, ma… probabilmente non oggi. Riuscirò a sconfiggere le mie paure e i sensi di colpa, ma non oggi. Oggi cadrò, come al solito, nelle loro grinfie. Graffierò l’aria, dimenandomi nel sonno, bloccato nel mio incubo personale da cui cerco disperatamente di fuggire. Annasperò in cerca d’ossigeno nel buio pesto della notte e cercherò invano di impedire al mio cuore di spezzarsi ancora, dinnanzi alla consapevolezza di aver abbandonato Becky per la seconda volta. Un giorno smetterò di sentirmi in colpa per essere ancora vivo, di appropriarmi dell’aria che lei non può più respirare, ma… Non oggi”.
Questa volta vi parlo di un medical romance, che ci avvolge parlando di dolore, amore e paura immensa di lasciarsi andare, e della difficoltà di far entrare qualcuno nuovamente nella tua vita poiché fino a quel momento non hai vissuto ma sopravvissuto…
Pagine malinconiche che però donano la forza di aggrapparsi alla speranza e mi ha dato la possibilità di immergermi nelle atmosfere mediche (io sono una fan di Grey’s Anatomy), quindi ho avvertito sulla pelle la tensione medica ed emotiva che oggi giorno i dottori vivono ogni giorno…
Una storia che sa di umanità, forse è un qualcosa che al giorno d’oggi abbiamo perso ed è per questo che le pagine scritte in questo romanzo mi hanno conquistato.
Questa storia ruota intorno a quattro protagonisti tutti con profonde ferite non visibili ad occhio nudo ma che hanno profondamente segnato le loro esistenze, Edith e Eli hanno catturato il mio cuore con le loro storie.
La prima è fredda sembra senza nessun sentimento e senza cuore, in realtà il suo cuore è bisognoso di un amore vero. Dietro ogni suo gesto, dietro ogni sua parola si nasconde una grande solitudine…e poi c’è Eli, un ragazzo da amare e proteggere, brillante nel suo lavoro e incredibilmente empatico, nonostante conosca il dolore continua a essere gentile…tutto ciò manda in confusione Edith perché lui riesce a farla sentire non più sola e nonostante lei lo mandi via, lui resta…sempre...
Pagine bellissime che meritano di essere lette e rilette, pagine che difficilmente di dimenticano…pagine che restano!


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