26 ottobre 2026

RECENSIONE - DO YOU CHOOSE ME? - di Mimi Costalunga




Titolo: DO YOU CHOOSE ME?

Serie: Faking Love vol.2- Può essere letto come autoconclusivo.

Autrice: Mimi Costalunga

Genere: Contemporary romance

Sottogenere e trope: Matrimonio di convenienza, Forced proximity, Social gap, Found family, Slow Burn

Editore: Self published

Pagine versione cartacea: circa 300

Data di uscita: 24 settembre 2026

Versioni: Ebook a 2,99 € . Cartaceo 15 €. Gratis su Kindle Unlimited. Su Amazon.



TRAMA:

Un amore solo sulla carta. Una bambina da proteggere. Una sorella da salvare.

Viola ha trent’anni e tutto sotto controllo. Un’azienda tech, una villa di vetro e cemento, nessuno spazio per l’imprevisto. L’unica cosa che non riesce a controllare è il Tribunale dei Minori, che le nega l’affido di Stella, la figlia della sua amica morta per overdose. Il motivo? Viola non ha una rete familiare, è concentrata unicamente sul lavoro. Ed è troppo sola.

Così fa l’unica cosa irrazionale della sua vita: mente. Dice di avere un fidanzato e che si sposeranno presto. E adesso?

Aron ha ventotto anni e non è per niente il muratore di mezza età che Viola si immaginava. Arrivato dal suo Paese da ragazzo, ha braccia da cantiere, poche parole e la gentilezza di chi si occupa delle cose prima che qualcuno glielo chieda. Sua sorella è malata di cuore, e per farla operare in Italia gli serve la cittadinanza. Il matrimonio dimezzerebbe i tempi.

Viola ha bisogno di un marito. Aron ha bisogno di una possibilità. Nessuno dei due aveva bisogno di innamorarsi.

Ma Aron le ripara il tetto. Le prepara il tè quando è giù di corda. Non la giudica, mai. E fa ridere Stella.

Do you choose me?

Il sì che nessuno dei due crede di meritare, e che cambierà tutto.

“Do you choose me?” è un contemporary romance con matrimonio di convenienza, found family, social gap e un eroe che ti aggiusta la casa e ti smonta le difese.




Do you choose me? È il secondo volume della serie Faking love di Mimì Costalunga.

La protagonista, Viola Conti, “una delle menti più brillanti della sua generazione” che già a ventiquattro anni ha aperto la sua azienda high tech, ha una promessa da mantenere alla piccola Stella, figlia della sua amica deceduta: ottenere il suo affido. Impresa non facile, poiché l’assistente sociale, facendo leva sull’isolamento sociale di Viola mostra delle riserve riguardo alle sue capacità di costruire per Stella un ambiente familiare sereno. Viola, convinta che l’assistente sociale ce l’abbia con lei, tenta di aggirare l’ostacolo con un matrimonio di convenienza con un extracomunitario: Aaron Gjoca, muratore kosovaro e che, dal canto suo, accetta di sposare Viola per poter avere la cittadinanza che gli possa permettere di portare in Italia la sorella malata che necessita di un intervento chirurgico.

Pregevole quest’ultima fatica della Costalunga che fa sognare con una storia d’amore (su cui non si scommetterebbe nulla) ben intrecciata con problemi sociali non indifferenti: si parla di affido di minori, di matrimoni combinati, nonché di pregiudizi e solitudini…

L’affido di un minore è un argomento spinoso, eppure la Costalunga, nonostante l’inevitabile attenzione al fattore burocratico e legale ad esso legato, riesce a intrecciarvi il profondo affetto che lega Viola e la piccola Stella, riesce a pennellare con poche battute della piccola la sua delusione e la sua paura di “non essere voluta più” che mette in risalto la paura ben più grande di vedere sfumare quel bisogno di protezione e amore che le è venuto meno con la morte della madre e del quale Viola riflette un porto sicuro. E Viola si batte per lei attraverso il matrimonio combinato con Aaron affrontando anche il pericolo che ciò comporta se fossero scoperti attraverso i controlli a sorpresa (altro tema di vita vera che mette in evidenza la sensazione di chi li riceve di essere violato nella propria privacy, in qualche modo) , ma fa di più: si mette a nudo svelando i propri pregiudizi nei confronti di un uomo sconosciuto e non italiano: “sarà a posto con la legge?”, “dovrò solo tapparmi il naso per qualche anno”, “sei musulmano?”. E Aaron, nonostante in diverse occasioni si senta ferito, riesce a rispondere in maniera intelligente, paziente, fino al punto di far breccia nella dura scorza di Viola rivelando che entrambi, tutto sommato sono un impasto di solitudine da una vita e che non c’è nulla di male a darsi una mano vicendevolmente e, perché no?, a superare i pregiudizi, a piacersi e a innamorarsi…

Bello il personaggio di Viola, delineato nelle sue rudi insicurezze, che nonostante sia una “cervellona” cade in luoghi comuni sgradevoli, ma bello soprattutto perché ribalta tutto e, grazie all’amore per Aaron, rinasce migliore tirandosi fuori dal suo guscio di solitudine.

Ma più di tutti mi è piaciuto il personaggio di Aaron: generoso, perspicace (spesso più di Viola: “non siamo nemici e io non voglio fregarti (…) possiamo collaborare, non serve che ci facciamo la guerra”), che sa fare sempre quel passo in più che invece non riesce a Viola, e che, nonostante le preoccupazioni e le solitudini private, reagisce con la convinzione che dietro l’angolo qualcosa di meglio ci sarà sicuramente.

Ultimi non ultimi gli amici: quelli di Viola sono Melissa, Max (già protagonisti di Do you like me?) e Erica, fantastici perché per lei ci sono sempre con consigli frizzanti, ma supportano lui perché Viola il più delle volte è “un tantino chiusa”; Aaron ha un solo amico, Karim, unico “paracadute” in Italia contro il senso di sradicamento inevitabile che si può provare quando si è lontani dalla propria terra e dagli affetti familiari.

Ottimo lavoro.




 

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