


Flavia deve sostenere l'ultimo esame alla facoltà di Filosofia. Il più temibile di tutti: Storia e cultura del Mediterraneo, con il professor Zeno Martini, bizzarro docente, sul quale corrono voci sbalorditive. Siamo nei primi anni del Duemila a L'Aquila. E' febbraio. E' buio. Fa freddo. Flavia s'incammina di notte per le viuzze storiche della città, perché la sessione inizia alle 6 di mattina. Imprevedibilmente, quello che per la ragazza si prospetta come un incubo, si trasforma nel sogno della vita. Martini le propone di entrare nella sua equipe di ricerca e di partire per la Grecia e la Turchia. Con lei ci sono Federica, Anna, Simona e Angela, studentesse molto diverse tra loro, per indole e aspetto. Le aiuterà Ilkay, la loro guida, insieme alle sue amiche. Ed eccole diventare amiche e Fiori d'Oriente. Bellissimi boccioli di piante diverse, che sbocceranno in donne, durante questo viaggio dei viaggi. Le giovani saranno traghettate in un mondo fascinoso, di spezie orientali, fragranze inusuali, colori sgargianti, danza del ventre, complicità rassicuranti, ricchezza del Gran Bazar, povertà delle campagne. Ognuna di loro cela un segreto. Quale?

Flavia, voce
narrante e protagonista, attrae l’interesse del suo professore di
storia e cultura del Mediterraneo, Zeno Martini, quando dimostra di
conoscere la storia di Scherazade. Ѐ così che le propone di
affrontare un viaggio in Grecia e in Turchia insieme ad altre quattro
colleghe per una ricerca in cui dovranno studiare gli usi e i costumi
del luogo.
Non è un
viaggio di ricerca qualunque, Flavia se ne rende subito conto quando,
in Grecia, ascolta la lezione di vita di Martini: “non è
fondamentale solo la meta che ci siamo prefissati, è soprattutto
importante il viaggio che abbiamo intrapreso per arrivarci”. In
virtù di ciò, il professore invita le sue allieve a tenere un
diario emozionale di questo viaggio. Facendo tesoro di ogni
consiglio,
e in linea
con il contesto del viaggio, Flavia si rivolgerà nel suo diario a
Scherazade, perché proprio dal racconto della sua storia è iniziata
questa sua esperienza.
Martini
viene trattenuto alla dogana e le ragazze procedono per la Turchia da
sole. Il mondo che s’impegnano a conoscere, fatto di profumi e
fragranze speziate, di tè alla mela e alla cannella, di danze del
ventre, di caffeomanzia le conquista e le avvolge con la sua
ospitalità genuina e sorridente; le conduce a rapporti più veri e
più sinceri basati sulla complicità; con i suoi gesti rituali
comunica loro l’esistenza ancora densa delle cose importanti per
l’essere umano; mette alla porta la freneticità e lo stress
occidentale, banditi e piacevolmente dimenticati.
L’esperienza
del soggiorno in Turchia tinge la vita delle studentesse di nuove
aspettative per il futuro perché come dice il poeta turco Nazim
Hikmet “i più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora
vissuti”; dona loro la capacità di aprirsi generosamente all’altro
e Flavia questa lezione l’ha fatta sua: “se un nostro caro, un
nostro amico, un nostro parente, non chiede aiuto, (…) non
significa che non ne abbia bisogno. A volte la mano si deve tendere
comunque, per evitare che una persona affondi nella solitudine”.
Questo viaggio le ha rese donne consapevoli.
Ho trovato
davvero gradevole la figura del professore, vissuto come temibile e
terribile all’inizio, seppur stimato per la sua profonda cultura,
ma ricco di una sua grande umanità e vulnerabilità che conquista
l’affetto delle sue studentesse.
Ho molto
apprezzato lo stile dell’autrice: le descrizioni sono leggiadre
come lievi tocchi di pennello, ma hanno la capacità di comporre
nella mente immagini vivide di quanto narrato, quasi fosse un
dipinto, ma scritto. Davvero apprezzabilissimo!
Voto 💜💜💜💜💜