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09 aprile 2026

RECENSIONE - Come petali sulla neve - di Antonella Iuliano




“Come petali sulla neve
recisi dallo stesso fiore,
sospinti da un impetuoso vento
in remoti luoghi,
ad appassir lontani.”

Il giorno in cui Philip scrive questi versi è seduto dietro una finestra. Il suo cuore è affranto mentre lo sguardo langue sull’ultima neve di marzo. Sente di essere parte di un fiore travolto dalla tormenta, il cui ricordo sarà spazzato via.
Pochi mesi prima, a migliaia di chilometri di distanza, un altro vetro lo separava dalla vita fuori dall’Istituto per orfani S. Vincent, in Irlanda del Nord: il posto in cui è cresciuto e da cui è fuggito a causa di una fotografia. Un volto di bambino identico al suo. L’immagine nitida di un passato nebbioso.
Ora Philip è in Inghilterra e ha ritrovato il suo gemello, ma nulla è andato come sperava. Tra lui è Leonardo vi è un muro invisibile di menzogne e follia. Ha bisogno di molto coraggio per abbatterlo e ristabilire così quel legame di sangue che crudelmente gli è stato strappato dalla culla.


Philip Shannon è cresciuto in un orfanotrofio e solo ora, a ventitré anni, trova una fotografia che ritrae i suoi genitori, morti in un incidente stradale, con in braccio non uno, bensì due neonati.
Perché nessuno gli aveva mai parlato di un gemello?
Come mai un solo bambino è stato dato in adozione mentre lui è stato lasciato in orfanotrofio?

Dietro i vetri di una finestra che sembra versare lacrime, Philips ha una sola certezza: cercare il fratello perduto e cercare risposte ai tanti perché che gli agitano la mente.

Dall’Irlanda del Nord all’Inghilterra il destino di due fratelli cresciuti in modi completamente diversi.
L’uno in solitudine con l’amarezza di non aver mai conosciuto l’affetto dei genitori e l’altro adottato da una famiglia ricca che lo ha coccolato e viziato.

Riuscirà l’umile Philip a scalfire la freddezza snob di Leonardo ed a trasmettergli i suoi stessi dubbi sulla strana e anomala adozione?

È questo un romanzo che parla dell’amore, delle tante sfaccettature di un sentimento che può portare a compiere scelte sbagliate.
Da un amore insano può nascere il male, l’egoismo dell’uomo è capace di causare tanta sofferenza.
In questa sua opera prima la scrittrice già rivela la predisposizione alla narrazione dei dettagli, la sua è una scrittura capace di dipingere con le parole.
Trasmette emozioni con delicatezza, suggestioni lievi come petali rossi che cadono sulla neve.

Non manca l’omaggio alla lettura e alla letteratura con richiami ai classici russi, Tolstoj e Dostoevskij.
Concordo con la riflessione: scrivere non è solo un sogno, mettere su carta le emozioni ferma per sempre un momento e dà un senso alla vita.




30 gennaio 2026

RECENSIONE - "La Falena" - di Raffaella Ferrari





Pubblicato il 03/11/2025
pagine: 128
collana: LE OPERE E I GIORNI
genere: Narrativa


Prezzo di Copertina € 15.00

La Falena non è solo un night, è un'ossessione. E Lucio non è solo un barista, è un cinico alchimista che mescola cocktail e destini. Tra le pareti vellutate del locale, dove il fumo si fonde con l'aria densa di segreti e peccati, si muovono le ombre di una notte infinita. Cortigiane dagli sguardi taglienti, figure equivoche e persino un professore esperto di occulto alla ricerca di verità dimenticate. Al centro di questo inquietante universo c'è Nora, una donna misteriosa e pericolosa come una lama di rasoio. Intanto, lontano dai neon e dalla perdizione del night, un vecchio ex imbalsamatore, prigioniero di un corpo ormai stanco, consuma le sue giornate fra i ricordi di un lavoro ormai lontano e di un amore perduto. La sua unica compagnia è una badante devota. Due mondi apparentemente lontani, due storie che sembrano non avere nulla in comune, ma, in un labirinto di segreti, oscure sparizioni e passioni proibite, qualcosa li unisce nell'oscurità della Falena, e quando emergerà dall'ombra svelerà un disegno più spaventoso di qualsiasi incubo.




Il titolo stesso, La Falena, non è solo il nome del night club ma funge da perfetta metafora per l'intera narrazione: un volo incerto, notturno, spinto da un'attrazione irresistibile verso una luce che promette oblio e godimento ma che rischia di bruciare chi si avvicina.

Raffaella Ferrari costruisce un romanzo dove il confine tra realtà e ossessione si fa sottile, trascinando il lettore in un labirinto di specchi.

Al centro della storia troviamo una protagonista complessa: Nora. La sua doppia vita, ci mostra nella sua quotidianità, una donna fragile, curiosa con un aspetto angelico, ma quando arriva il venerdì si traveste, si trasforma e diventa la Cortigiana. Sensuale e diabolica, è l'ossessione degli uomini che frequentano la  Falena. Lei li sceglie li cattura con lo sguardo, chi entra nelle sue grazie, si volatizza senza lasciare traccia.

La trama si dipana attraverso i segreti del passato che riemergono come ombre lunghe sulla vita presente di alcuni personaggi che ruotano intorno a Nora. L'amore e la dipendenza psicologica si intrecciano in modo pericoloso, diventando tormento, quello che logora fino al centro del cuore. La ricerca continua di collezionare la bellezza rendendola immortale a tutti i costi.

 La scrittura della Ferrari si distingue per un'eleganza sobria, capace di evocare atmosfere cupe e cariche di tensione senza mai scadere nel melodramma, anzi tiene sempre il lettore in apprensione e curioso di sapere cosa accade andando avanti con la lettura.

 Consigliato a chi ama i noir psicologici, i colpi di scena e i personaggi femminili sfaccettati e lontani dagli stereotipi.

Buona Lettura!





 

04 giugno 2025

REVIEW TOUR - Un padre - di Andrea Bonati e Sylvia Kant






Titolo: Un Padre

Autore: Sylvia Kant e Andrea Bonati

Editore: O.D.E. Edizioni

Genere: Narrativa contemporanea

Trope: #secretandlie #emotionalscars

#Divorce #figlicontesi

Pov: 3 persona focalizzata

Prezzo ebook: 2,99

Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: Anteprima Salone interazionale del libro di Torino 15 maggio; ebook 28 maggio

Pagine: 500 circa

Trilogia: no

Autoconclusivo: sì


Nessuno racconta mai cosa succede dopo il vissero felici e contenti.

Nessuno ama parlare del lato buio, nascosto. Quello delle prime discussioni, dei tradimenti e del lento allontanarsi da quel sì, lo voglio che è stato detto col cuore anche se forse troppo presto.

Sandro e Maura hanno vissuto anni felici, hanno avuto una bambina e si sono amati. Nonostante le differenze sociali e le incomprensioni hanno trovato in Eva il loro punto di unione.

Eppure, non basta.

Non basta aver condiviso una parte di vita né aver messo al mondo una bambina per rimanere insieme. E quel legame che dovrebbe essere indissolubile diventa l’arma da usare per spezzare ogni certezza e cancellare tutto ciò che c’è stato prima.

Un padre è una storia feroce, il resoconto di una guerra senza fine. La lotta di un genitore contro l’ingiustizia.

E questa è la sua storia.

 L’amore in una coppia può finire. Succede. Quello che non dovrebbe mai succedere è che a pagarne le conseguenze debbano essere i figli. È ciò che avviene alla famiglia Ferretti: dopo dieci anni trascorsi fra alti e bassi con vicendevoli colpe, Maura lascia Sandro. Fin qui tutto potrebbe essere accettabile, ma la donna, consapevole del forte legame che c’è tra Sandro e la loro piccola Eva, sancisce la disperazione dell’uomo con la firma di un atto di separazione in base al quale la figlia verrà affidata esclusivamente alla madre, mentre il padre potrà vederla tutte le che vorrà previo accordo con Maura… ma Maura sarà sempre indaffarata in qualcosa e Sandro si vedrà forzato a vedere la sua piccola sempre più di rado nel corso del tempo perché la burocrazia è lenta e lui non è tutelato neanche dalla legge che si rivela illusoria e i suoi diritti solo apparenti.

Devo dire: personaggi realistici e di forte impatto.

Sandro adora la sua bambina, “la sua patatina” con cui condivide la passione per le piante; sono molto complici. La tenerezza di quest’uomo verso la figlia è disarmante e l’amore della piccina lo riempie, ecco perché nel momento in cui non può vederla ogni giorno perde il respiro. Sandro lotta (contro Maura e contro le leggi che non lo tutelano come padre) per vedere e stare con Eva e lo farà per infiniti anni sottolineati da amarezze, dolori, rabbia e sconforto.

Maura è una donna aggressiva, sboccata, senza un briciolo di empatia né di rispetto verso nessuno, oserei dire che il suo non è neanche amore verso sua figlia Eva, ma solo senso di possesso su di lei e di vittoria sull’ex marito che reputa un fallito. C’è in Maura qualcosa di più del puro odio verso Sandro, sembra più tendere a qualcosa di patologico, di folle; certo è una donna egoista se mette in primo piano i suoi sentimenti ai bisogni di Eva. Ostacola in ogni modo che Eva e Sandro si vedano regolarmente. Non si rende conto del danno psicologico che sta infliggendo alla figlia.

Ed Eva? Figura immensa nel suo essere “vittima”: provi tenerezza verso quel frugoletto che piange e si dispera perché non può stare col suo papà, che chiede “perché?” a una mamma che non ha orecchie per sentirla; provi compassione per quella bambina che sempre più piano si domanda il motivo di ciò che succede, ma non lo esterna; provi pena per quell’adolescente che si trasforma e che assomiglia sempre più a sua madre, dura e impassibile, scontrosa e che ha rimosso quasi del tutto il padre dal suo cuore; provi delusione per una giovane donna che non è stata in grado di “pensare con la sua testa” e rendersi conto che in quel modo non andava bene… eppure non si riesce a odiare o condannare Eva: si ha solo pena per lei, perché tanto piccola e fragile, è stata plagiata e plasmata in toto dalla madre. “Eva travolta dalla follia degli adulti”. Una vita distrutta.

I personaggi secondari sono funzionali al farci sapere cosa succede e a favorire il progredire della storia: è il caso di Rita che ragguaglia Sandro sulla vita di Eva lontana da lui; Federico, bimbo vispo e intelligente che con la sua presenza riempie in Sandro un po’ il vuoto lasciato da Eva e “la cappa di piombo che sempre gli grava sul cuore, pare farsi più leggera”; Maddalena che con la sua storia simile a quella di Eva ci offre una proiezione del futuro della bambina plagiata dalla madre. Nel cerchio dei personaggi secondari sono da ricordare i genitori di Sandro e quelli di Maura con le loro inappropriate interferenze in una vicenda già delicata di suo, ma anche in loro sembra prevalere il personale egoismo, per cui non si risparmiano battute avvelenate e frecciate intossicate pur di liberarsi di quello che covano dentro, senza riuscire a essere comprensivi verso il dramma che racchiude nel cuore Sandro, che sceglie di lottare nonostante tutto gli remi contro, perché non vuole che Eva cresca senza di lui, dimenticandolo. Fra tutte le figure, si erge, salvifica, quella di Sabrina che sta al fianco di Sandro come presenza solida e intelligente. Sono tutti personaggi di spessore dei quali gli autori hanno tratteggiato i caratteri in modo coerente.

Il libro è nato sulla base di una buona documentazione su certi meccanismi che si innescano e sulle iniziative messe in atto in situazioni di separazione e divorzio avendo dei figli. Particolare attenzione viene data alla figura del padre (come da titolo) proprio perché in una separazione/divorzio è quella meno tutelata dalla legge in fatto di figli. È come se si considerasse che la separazione non scalfisse l’uomo (ma solo la donna), non fosse anche per lui un’esperienza traumatica aggravata dal fatto di essere escluso dalla vita dei propri figli. Si reputa quasi che un uomo sia un “super-uomo” e come tale in grado di potersela sbrigare da solo nel superare il dolore della separazione dai figli, senza prestare attenzione al fatto che anche i papà soffrono e spesso hanno bisogno di supporto psichico ed empatico. Forse, basterebbe semplicemente essere adulti e maturi al punto da capire che i figli sono il bene primario da proteggere e per loro bisogna garantire una stabilità emotiva e una vita quanto più serena possibile anche quando i genitori non si amano più.

È un libro realistico dal finale aperto: fino alla fine c’è la speranza che qualcosa possa mutare grazie a una legge che, forse, cambierà le cose nel diritto di famiglia… e noi lettori, compartecipi, ci troviamo a sperarlo per padri come Sandro e per figli plagiati come Eva.

Ottimo.







 

25 marzo 2025

RECENSIONE - "A passo disuguale - Mattia, la rossa del treno e il Dylan Dog n. 49" - di Ilaria Simonini




Titolo: A passo disuguale

Sottotitolo: Mattia, la rossa del treno e il Dylan Dog n.49

Autore: Ilaria Simonini

Genere: Narrativa Contemporanea – Commedia romantica – Narrativa Umoristica

Numero pagine: 370

Prezzi Ebook: 3,90€ - Cartaceo: 16,90€

Editore: Spirito Libero Edizioni - Pubblicazione: novembre 2024



È luglio a Bologna: il cielo pesante, il caldo che preme. Mattia è sul treno del venerdì dopo la sua settimana da studente universitario, assorto come d’abitudine in un Dylan Dog. Quando, a un tratto, un calcetto a piede nudo lo distoglie dalla lettura: «Ce l’ho anch’io, quello». È Sara, capelli rossi e una confusione di lentiggini.
Lungo lo sferragliare delle rotaie, i due iniziano a parlare e si perdono presto in una dimensione tutta loro; tanto che, nel momento in cui dal finestrino lei scorge la sua stazione e scende di fretta, per l’altro è già scattato il più infantile dei colpi di fulmine.
Questo almeno racconta Loris, amico fraterno del protagonista e divertita voce narrante, che segue Mattia nell’evoluzione dei suoi ‘neuroni malmessi’. È Loris la spalla che lo regge quando lui s’irrigidisce e cambia. E lo sarà ancor più, insieme a una colorata schiera di personaggi e con un gatto nero a tenere il punto, di fronte a una patologia che li travolgerà senza preavviso. Fatta di insidie, passi incerti e stereotipi da sovvertire.

Oggi vi parlo di "A passo disuguale - Mattia, la rossa del treno e il Dylan Dog n. 49" di Ilaria Simonini, una lettura che mi ha colpito per la sua sensibilità e originalità, con un tocco delicato e al contempo incisivo, ci porta nella vita di Mattia, un personaggio complesso e affascinante, insieme a tanti altri personaggi che non fanno solo da sfondo. L'incontro con la misteriosa "rossa del treno" aggiunge un elemento di intrigo e scoperta, infatti Mattia per un periodo sarà ossessionato da lei, mentre tutti, compreso Loris e sua sorella, pensano che sia solo una fantasia. Ben presto il destino fa rincontrare i due dopo alcuni anni, portando Sara nella vita di Mattia, ma non tutto sarà rose e fiori, Sara porta con se un bagaglio emotivo e dei segreti che scompiglieranno la vita del ragazzo, già scossa da una perdita dolorosa.

Un romanzo che offre una prospettiva originale sulla disabilità. La Simonini affronta questo tema con sensibilità e senza retorica, mostrando la forza e la fragilità di chi vive una condizione diversa, dimostrando una notevole sensibilità nel descrivere le sfide quotidiane, ma senza cadere in stereotipi o pietismi, perché non ci si deve nascondere dietro la malattia, diventando vittime di se stessi oppure erogarsi il diritto di avere ragione perché ammalati e prendersela con il mondo intero. Devo essere sincera mi è piaciuto molto questo suo modo di vedere sopra le righe e non essere perbenista, amo la schiettezza di come è stato descritto il tutto, uscire fuori dagli stereotipi a volte fa bene e fa emergere la vita vera.

 La costruzione dei personaggi è meticolosa e ricca di sfumature, rendendoli estremamente realistici e credibili. Loris sarà il personaggio jolly che dona al libro tanto colore e allegria.

Un romanzo che merita di essere letto e apprezzato per la sua profondità emotiva e la sua narrazione avvincente, a volte fa scappare anche qualche sorriso, rendendo la lettura piacevole e non pesante.

Buona Lettura!




 

27 settembre 2024

RECENSIONE - NANCY podcast emozionale - di Filomena Emozionale





Nancy è una intrepida giornalista che con il suo podcast ha dato vita ad una interazione virtuale complessa ma veritiera.
Nancy si muove a tuttotondo nella sua ricerca interiore, con l’aiuto di un Maestro speciale che tiene in vita le sue opere giornalistiche attraverso un nuovo podcast che porta il suo nome e racconta le news dal mondo, con sagacia e forza.
La sua vita è una lunga metafora dell’arte del giornalismo e della comunicazione, sullo sfondo la manipolazione e l’annebbiamento, quella sua voce seguita da milioni di persone, che tutto svela.

Sei una donna forte,
sei riuscita a trascinare sul tuo canale milioni di persone,
fedeli e attenti ad ogni tua parola








Con vero piacere ho potuto di nuovo leggere un libro scritto da Filomena Iovinella, questa volta con  "Nancy Podcast Emozionale"  ho potuto assistere ad un cambiamento nello stile dell'autrice, partendo proprio dalla copertina con quel tocco di colore che come primo impatto trasmette serenità ed allegria.
Il  libro intreccia abilmente la narrativa con l'acuta osservazione del mondo del giornalismo e segue le vicende della protagonista Nancy, già presente nel precedente lavoro dell'autrice, "Il Direttore". 
Attraverso una prosa incisiva e una trama avvincente, Iovinella invita i lettori a riflettere sulla realtà con uno sguardo critico e consapevole. La maturità narrativa raggiunta dall'autrice si manifesta nelle atmosfere intense e nella profondità psicologica dei personaggi, che sono trattati con una sensibilità raffinata e una scrittura decisa. 
Nancy, la giornalista protagonista, si rivela una figura di grande rilievo, simbolo di integrità e determinazione, che lotta per svelare la verità in un mare di falsità e ipocrisie. 
Con i suoi crolli e riprese ci fa viaggiare con lei non solo nella rete dei media ma anche in posti suggestivi, descritti in modo vivido dall'autrice.
 Il suo podcast diventa il mezzo attraverso il quale combatte le ambiguità dell'informazione, trasformandosi in un faro di verità.
"Nancy Podcast Emozionale" secondo me, rappresenta una provocazione letteraria che stimola una riflessione critica sul ruolo cruciale del giornalismo nella società contemporanea.
Una lettura molto particolare, che va affrontata con una mente aperta e senza pregiudizi.

Alla prossima!


29 maggio 2024

RECENSIONE: - "Narghilè al mirtillo nero" - di Paolo Murano




Paolo, per molti Paul, racconta la sua storia.
Non la racconta a noi, ma alla psicologa che lo tiene in cura.
Nel lungo viaggio a ritroso nel passato, scopriremo il dipanarsi di una vita di eccessi: risse, droghe, alcol e sesso, che altro non sono che il suo modo per affrontare le grosse insicurezze generate dal padre che lo ha mortificato e sminuito sin da quando era piccolo.

Il romanzo è la confessione sincera e spudorata di un ragazzo che, provato dal difficile rapporto con il padre e dalla prospettiva di una vita senza sbocchi, decide di costruirsi un proprio mondo, fatto di esagerazioni, di eccessi e di smoderatezze che, alla fine, accentueranno i suoi problemi di ansia.

In questo viaggio, lungo quindici anni, vedremo il protagonista trasformarsi da adolescente tranquillo, insicuro e innamorato in un uomo insaziabile, smisurato e affamato di donne. L’assenza di filtri e la mancanza totale di ogni censura ci restituiscono lo scabroso arco di trasformazione di un uomo alla ricerca della propria dimensione, tramite il piacere più sfrenato, quello senza alcuna morale e senza alcuna regola.

Narghilè al mirtillo nero è il diario autentico di una persona incapace di trovare un giusto equilibrio tra le diverse personalità che albergano in lui come, in fondo, in ognuno di noi.




Il protagonista, Paolo, va a visita dalla nuova psicoterapista per combattere i suoi problemi, di insonnia, stanchezza cronica e crisi d’ansia. Per poter comprendere a fondo, però, dice la dottoressa, “Paolo dovrà parlare del suo passato” e subito l’occhio va alla famiglia; la madre sostiene sempre i figli, mentre il profilo che viene fuori del padre è assolutamente negativo: è un uomo con la mania del controllo anche sulla ex moglie che ormai sta da tempo con un altro uomo, ha un umore variabile, è asfissiante e offensivo con i figli, Paolo e Mario. Paolo, che narra in prima persona, odia suo padre e tutta la ribellione adolescenziale non è altro che desiderio di sentirsi amato da lui. Il protagonista percepisce nel padre solo l’uomo benestante che vuole che il figlio continui la sua attività dopo il diploma e il senso di soffocamento cresce in modo esponenziale al punto che, all’ennesimo litigio, Paolo va via. Da questo momento in poi, il giovane uomo condurrà una vita di eccessi e sregolatezze fra alcool, spinelli e soprattutto sesso, tanto sesso: “era tutta lì la felicità”. Diviene sesso dipendente pur non essendone consapevole poiché la nuova vita gli dà quell’identità “altra” che non è sottomessa alla figura paterna: a Londra Paolo diviene “Paul”, addirittura “Paul the Head”, quello senza il quale la festa non funziona e così sarà negli altri innumerevoli viaggi per il mondo. In quest’altra fantastica dimensione è facile dimenticarsi di “Paolo”: meglio essere “Paul”, perché essere Paul significa “libertà”. Ma a conti fatti, nonostante questa libertà, Paul è bloccato e di tutto ciò, per lui, ha colpa il padre che gli ha sempre instillato insicurezza. Grazie al prendere coscienza di ciò, però Paolo inizia a domandarsi cosa vuole davvero fare nella vita, a parte il tanto sesso di cui sono disseminate le pagine del libro: “Io non volevo fare quella vita (…) io non ero quella persona. (…) avevo solo voglia di fare casino”. Prendendo coscienza, forse aiutandolo inconsapevolmente un nuovo sentimento verso la ragazza che gli sta accanto, Paolo esce dalla fase di disordine, inizia a costruire per il suo futuro sia dal punto di vista lavorativo che di guarigione attraverso la psicoterapia. È un percorso difficile dal momento che non è la prima volta che lui l’affronta, ma quest’ultima volta sembra esserci una più matura consapevolezza che potrebbe condurlo alla chiusura del cerchio.

Il processo di maturazione del protagonista è lungo, travagliato nonostante sia disseminato di incontri occasionali numerosissimi e, per questo, testimoni di un disagio interiore non da poco.

Il linguaggio è semplice e schietto.





 

29 novembre 2023

RECENSIONE: - "La Dannata" - di Luigi Quarta Colosso

 


Titolo: La dannata
 Autore: Luigi Quarta Colosso
Editore: Scatole parlanti 
Collana: Voci
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 28 Giugno 2023

Marta è una giovane e bella contadina di Nardò, un paese del Salento. Il tacco d’Italia nel tardo Medioevo è un luogo dove la povertà è una condanna da scontare sotto il giogo del nobile di turno. Salvatore è un pescatore orfano che sfugge alle angherie vivendo ritirato tra il piccolo porto di Santa Caterina e la sua pagghiara. Le vite dei due ragazzi si incrociano e presto si innamorano, nascondendosi dai compaesani. Quando Salvatore si decide ad affrontare il padre della sua amata, quest’ultimo si rende partecipe di uno scontro violento. Il matrimonio può essere celebrato, ma la festa viene funestata dalla prepotenza del Barone Tondi D’Arneo. La tensione tra lo strato più umile della popolazione e l’arroganza dei padroni giunge all’apice. L’antica leggenda riportata in questo romanzo svela l’origine della Rupe della Dannata, che sovrasta ancora il Parco Naturale di Porto Selvaggio.



È un canto antico quello che proviene dalla Torre dell’Alto di Nardò, una voce che narra una storia d’amore pura e innocente nata in questo angolo del Salento, quando le terre erano di proprietà del Barone Tondi d’Arneo.

Ricco e potente, si avvale dei diritti atavici che derivano dalla sua posizione, governa con prepotenza e dispone della vita e della morte dei contadini che lavorano per lui.

Salvatore invece è libero, è un pescatore e la sua vita è affidata al mare, con dedizione e con rispetto ne trae il sostentamento per vivere. Una vita povera ma dignitosa.

Dal mare Salvatore osserva la Torre, il suo punto di riferimento.

È lì che il ragazzo si incontra furtivamente con Marta, la ragazza di cui è innamorato, in attesa di ufficializzare la storia d’amore e chiedere la mano al padre di lei.

Marta è molto bella, attira gli sguardi lascivi dei caporali mentre lavora nei campi ma lei ha imparato a camminare a testa bassa e a non esporsi.

Non è facile per Salvatore trovare il momento giusto per parlare con Il padre di Marta: Antonio è fumantino, litigioso. Logorato da una vita di stenti e di fatica, affoga i rancori nell’alcool e sfoga il malcontento su chi gli sta vicino.

Gli sgherri del Barone hanno gli occhi puntati su Antonio a causa del suo animo nero e su Marta, vittima inconsapevole della propria bellezza.

La Torre dell’Alto custodisce per sempre la storia d’amore fra Salvatore e Marta, la felicità nel giorno del matrimonio e l’inevitabile tragedia: ancora oggi, se si guarda con attenzione, quella sposa bellissima apparirà ai vostri occhi e trasmetterà quel canto antico al vostro cuore.

Un canto che parla di una terra sporca di sangue, che il mare ha lavato, una leggenda da tramandare di padre in figlio, per non dimenticare.









19 ottobre 2023

RECENSIONE: - "Il vento soffia dove vuole" - di Susanna Tamaro




Ci sono momenti nella vita in cui si sente il bisogno di prendersi una pausa e ripercorrere con calma, senza le continue incombenze quotidiane, le tappe della nostra esistenza. Un viaggio che, anche nei momenti difficili e bui, ci ha portato a provare un sentimento di riconoscenza e gratitudine verso chi ha condiviso con noi il cammino, le prove, le epifanie. Così Chiara, alla soglia dei sessant’anni, approfittando dell’improvviso silenzio che avvolge la sua casa in collina, decide di scrivere tre lettere. La prima alla luminosa figlia adottiva, Alisha, ormai ventenne; la seconda alla diciottenne Ginevra, la problematica figlia naturale; e la terza all’amato e solido marito Davide, con il segreto intento che un giorno la farà leggere anche al piccolo Elia, arrivato in un momento di grande crisi familiare. Sono tutte, in qualche modo, lettere d’amore, declinate nei diversi linguaggi in cui si esprime questo sentimento invincibile e misterioso che ci lega indissolubilmente gli uni agli altri, aprendo nel nostro cuore porte segrete che non sapevamo di avere. Trent’anni dopo Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro ci riporta all’interno di complesse dinamiche generazionali, regalandoci pagine preziose che sovrastano il vociare confuso di questi tempi. Il vento soffia dove vuole ci cattura, ci consola e ci guarisce. Un romanzo profondo, appassionante e ricco di umorismo che è un inno alla forza dei legami familiari e all’importanza di dare un senso alla nostra vita.


Oggi vi parlo di  "Il vento soffia dove vuole", l'ultimo romanzo di Susanna Tamaro, che raccoglie l'eredità del suo bestseller "Và dove ti porta il cuore".

 Il libro è composto da tre lettere che Chiara, la protagonista, scrive a tre dei suoi affetti più cari: la figlia adottiva Alisha, la figlia biologica Ginevra e il marito Davide. In queste lettere, Chiara racconta la sua storia, le sue sfide, le sue passioni e le sue scoperte, condividendo con i suoi cari il suo vissuto e la sua spiritualità ritrovata. Alcune cose sono ricordi di momenti vissuti insieme, altri segreti tenuti nascosti nel profondo per tanto tempo.

Il romanzo è una celebrazione dell'amore familiare e della ricerca di un senso nella vita, anche quando sembra tutto perduto.

 Susanna Tamaro con la sua scrittura profonda ma nello stesso tempo scorrevole, ci offre pagine emozionanti, piene di saggezza e di ironia, che mi hanno coinvolto nella vita di queste persone a me estranee, ma che ho sentito vicine, affrontando problemi reali e entrando nella loro vita. 

 Nelle lettere Chiara parla di Elia, il figlio più piccolo, ma a lui non scrive, forse lo considera ancora giovane per capire certe scelte o avvenimenti, ma sarebbe stato carino, donargli del tempo, visto che ha portato serenità nella famiglia e unito di più le due sorelle, sempre in contrasto. Mi sarebbe piaciuto leggere e scoprire che parole avrebbe dedicato al piccolo di casa.

Secondo me,  "Il vento soffia dove vuole" è un libro da leggere e, perché no, da donare, per ritrovare la fiducia e la gratitudine verso chi ci vuole bene, io l'ho trovato davvero profondo e alcune volte mi sono soffermata su alcuni concetti, scoprendo una spiritualità al di fuori dei soliti canoni.







02 agosto 2023

RECENSIONE: - "La Collana" - di Cristina Rotoloni

 



Titolo: La collana
Autore: Cristina Rotoloni
Genere: Narrativa contemporanea - Paranormal
Editore: Self Publishing
Pagine: 188
Costo e-book: euro 2,99
Costo cartaceo: euro 12,00
Disponibile anche per KindleUnlimited
Data di uscita: 15 giugno 2023


Laura vorrebbe chiudere con il passato e non sa perché ha accettato di partecipare a quell’incontro in un paese nell’Alta Valle dell’Aterno, in Abruzzo. È sicuramente una follia trascorrere dei giorni con un gruppo di estranei, degli studiosi e le sue ex amiche; per lo più in un luogo suggestivo come la vecchia stazione di Capitignano e a caccia di fantasmi. Si presenta all’appuntamento intenzionata a non farsi influenzare, ma ci sono cose che vanno chiarite, confronti a cui non può sfuggire e quel luogo ha un fascino inquietante che non la lascia indifferente. Una volta lì capisce di aver commesso un errore. Le porte che voleva chiudere saranno spalancate, poiché la stazione nasconde un segreto che vuole essere rivelato.



Oggi voglio parlarvi del romanzo intitolato “La collana”, un mistery paranormal scritto da Cristina Rotoloni.

Per tenere fede alla sincerità che accompagna tutte le mie recensioni, parto col dire che per me questa storia è da 3.5 stelle, ma ho comunque deciso di darne 4 piene perché desidero supportare gli autori italiani che hanno del potenziale.
I primi 5 capitoli sono stati duri da leggere, proprio non riuscivo a entrare nella storia, anche se è scritta bene ed è ben costruita.
Poi, piano piano, ho cercato di farmi strada tra le parole e di vivere con i personaggi ciò che viene raccontato. Laura, in particolare, mi è piaciuta per la sua determinazione.
Va detto, però, che la seconda metà del romanzo è sicuramente più interessante della prima. Man mano che si va avanti, la situazione cambia e la trama comincia a delinearsi, annullando quel senso di insofferenza che, almeno io, ho provato all’inizio. Ciononostante, non sono stata coinvolta come speravo e le mie emozioni non sono decollate: avevo aspettative alte, considerato il presupposto di un grande mistero, cupamente circondato da entità soprannaturali su cui indagare.
Naturalmente, voglio precisare che si tratta di una valutazione soggettiva e non oggettiva. Ogni lettore ha le sue percezioni e una propria sensibilità.
A ogni modo, trovo lo stile dell’autrice piacevole. Una penna che credo possa dare tanto nei suoi scritti, ragion per cui ho deciso di leggere qualcos’altro di suo, in appresso.

Se consiglio questo romanzo? Sicuramente sì, ma senza troppe aspettative su emozioni come suspence e batticuore, quelle tipiche che dovrebbero accompagnare il lettore in generi come questo.

Alla prossima.



03 luglio 2023

Review Party: - "La tela di Cloto" - di Monica Vanni

 





Titolo: La tela di Cloto

Autrice: Monica Vanni

Editore: Golem edizioni

Genere: Narrativa contemporanea

Data Pubblicazione: 17 febbraio 2023

Pagine: 356

Prezzo: 8.99€ (Ebook) 18.52€ (Cartaceo)


Emma è una ragazza come tante.

Lavora come citologa nell’ospedale di Siena e vive due vite, quella di oggi e quella di ieri, tra le quali non è mai riuscita a stabilire un ponte.

Un giorno in laboratorio arriva Dennis, un medico affascinante e taciturno che scongelerà il suo cuore, facendole ricordare le ragioni del silenzio e cosa si nasconde dietro la tagliafuoco con cui lei ha chiuso tutto il suo vecchio mondo fuori.

Così inizia il racconto del suo passato, e si apre una storia nella storia, su cui scivoleranno i loro segreti più inconfessabili.

Una comunità riabilitativa e un istituto psichiatrico, amori del passato mai dimenticati e tanto silenzio.

Dennis ed Emma: due frutti diversi con la stessa buccia, quella che li ha fatti sopravvivere al freddo.

Cloto è la parca tessitrice della vita, ed è il soprannome che lui ha trovato per lei, senza sapere che la tela di Emma alla fine intrappolerà entrambi costringendoli a scegliere.

 Una storia forte, dove la cruda realtà si scontra coi sogni. Un romanzo in cui il tema della giustizia regna sovrano, bussando alle coscienze dei protagonisti e guidandone le reazioni.

 Tra dolore e speranza, il loro amore rimarrà sospeso su un ponte tibetano fino alla fine, quando la forza della verità supererà gli argini, sullo sfondo di due città meravigliose, Firenze e Siena, e delle loro opere d’arte.

 La storia di Emma è la storia della liberazione di un’anima da sé stessa. Il racconto di una caduta, di un’espiazione e di un’assoluzione dai mali del mondo. È la storia di ognuno di noi, anime fragili ma potenti creature mitologiche, libere di decidere cosa diventare, libere di scegliere se essere i nani delle proprie paure o i giganti dei propri sogni.

 

Ed eccomi a cercare le parole per uno di quei romanzi che te le toglie, a provare a esprimere ciò che ho dentro da quando sono arrivata alla sua fine. La realtà, è che ci sono scritti che alla loro chiusura ti lasciano così tanto, troppo, che un prologo e un epilogo non bastano per quantificarli. Si è sempre un po' restii verso un emergente e tante volte ci si ferma prima dell'immenso che magari può offrire. Quando la mia Flavia mi ha presentato il romanzo, non sono andata a guardare molto la trama, ma la parola "citologa' ha attirato la mia attenzione così tanto che ho voluto leggerlo e senza pensarci ho detto: Lo prendo.

Ho conosciuto così, attraverso la penna delicata dell'autrice: Emma.

Emma si porta un mondo dietro sempre in bilico fra un passato che non la lascia libera e un presente che la vede come una ragazza chiusa, dietro il bancone di un laboratorio, a guardare attraverso il monocolo di un microscopio un mondo che non è visibile a occhio nudo, un modo dove i nemici si camuffano dietro un colore o una forma particolare. Affascinano, ma possono decretare la morte di qualcuno…un po' come la vita no, ci si fida delle apparenze, si creano santini su persone che possono essere la nostra rovina. Emma, così umana nella sua fragilità quella che racchiude un po' tutti quelli che il passato alle spalle non riescono a lasciarlo.

Le anime rotte tuttavia si riconoscono lo fanno in mezzo alla folla, perché il loro dolore lo riconoscono negli occhi degli altri e quelle crepe si trovavano a combaciare a cercare di colmare un vuoto, una voragine, che gli anni hanno solo reso più profonda.

Emma e Dennis, bellissimi nelle loro cicatrici, quelle che sono lì che fanno male per la pioggia e il sole che si susseguono, per quel tempo che mai nessuno potrà restituite. E io mi sono persa nella bellezza della scrittura, in quella sorta di diario che racconta vite con fardelli troppo pesanti da sopportare.

Una penna leggera, ricca di sentimenti, di insegnamenti che te le porti dietro anche a copertina chiusa. La tela di Cloto, come la parca che dona la vita, la stessa che Emma cerca di restituire a Dennis, ma egoisticamente ne cede un po' della sua per abbracciarsi e perdersi in una totalità che solo due anime complementari possono trovare.

Mi sono commossa sulla vita di questi due giovani che, chissà, forse racconta altre vite, di quelle che ne escono spezzate, ma che non trovano o forse non voglio trovare il coraggio di farsene una nuova.

Un angelo silenzioso a vegliare su di loro o forse più di uno e Don Camillo spicca fra questi, te lo porti dietro quando chiudi il libro, con quel sorriso, con quelle mezze parole di cui solo tu puoi cercare l'altra metà. Quell'amico che ti lascia la libertà di scegliere insinuandosi il dubbio, che la strada che stai per percorrendo, non è forse la migliore, ma il libero arbitrio esiste e quindi quale via vuoi imboccare la devi scegliere solo tu. Perché capita nella vita di trovarsi in mezzo al mare, stanchi di continuare a nuotare contro le onde e le correnti che ti vogliono trascinare a fondo, però si può sempre fingere di fare il morto per rimanere a galla e trovare quello scoglio a cui aggrapparsi prima che le membra si intorpidiscano e sapete cosa? Che quella roccia che si erge e sopporta le avversità della natura tante volte è rappresentata da chi nella vita ne ha viste più di te, ma sa dare ugualmente senza avere mai pretesa di ricevere se non quell'amore che ha solo intravisto. La tela di Cloto, si aggiudica le cinque piume, ma sono solo simboliche per un romanzo che è una lezione di vita e che ne vale molte, molte di più.

A presto