Titolo: Dahlia
– Il Vivaio delle Assassine
Autore:
Laura Fiamenghi
Editore:
DeAgostini
Genere: romance
dalle tinte cupe, spy academy, revenge plot, forbidden love, spicy
Autoconclusivo:
SI
Data
uscita: 9 giugno
Bentrovate,
anime belle!
Nuova
recensione per Laura Fiamenghi, che ci porta nella spietata realtà del Vivaio.
Sei
lettere che, in genere, richiamano un posto fatto di profumi e di colori, ma
che si tingono di grigio e di odori sgradevoli quando i fiori si trasformano in
veleno, e le grate, nate per proteggere un luogo in cui crescere, diventano una
prigione per chi lo abita.
Il
Vivaio è il punto d’inizio di questa storia e, tra “fiori” che altro non sono
se non agenti spietate e bellissime, c’è lei: Dahlia, la Rifiorentissima, l’agente
più preziosa.
Dahlia
è legata a un passato che ha scelto di non dimenticare, rifiutando un farmaco
che rende più simili ad automi che a esseri pensanti.
Finge;
finge di non provare emozioni o dolore, di aver rimosso chi l’ha portata in
quel luogo dove si addestrano soldati speciali, e preferisce soffocare i suoi
urli contro un cuscino.
Cammina
a testa alta e mente agli altri, perché la vendetta è un motore capace di
rendere la coscienza ferrea e la volontà d’acciaio.
Ma
il destino sa come divertirsi.
Quella
stessa missione che l’avrebbe consacrata come la Rifiorentissima diventa il
teatro di un bacio che Dahlia conserva nei momenti in cui sta per cedere, lo
stesso bacio che si trasforma in uno schiaffo in pieno viso quando si ritrova
davanti agli occhi di ghiaccio di Rune.
Rune,
un nome che richiama quasi il fantasy, ha una bellezza glaciale come il suo
sguardo.
È
un maniaco del controllo che dal brutto tenta di creare il bello, e per lui
sarebbe tutto più facile se si limitasse ad attenersi ai piani.
In
fondo, lui programma ogni minima cosa eccetto lei: l’incognita, la variabile
che non era prevista.
Rune
e Dahlia sono agli antipodi, eppure è proprio sulla linea di confine che si
crea un punto d’incontro, anche uno solo, capace di ridisegnare la vita di due
persone.
Il
romanzo della Fiamenghi è stato... inaspettato.
La
partenza potrebbe sembrare un po’ lenta, ma attenzione, dico “un po’” perché
ogni singola parola, ogni movimento o gesto ha un suo preciso perché.
Non
mancano i colpi di scena, né gli amici che diventano quella famiglia che non ci
viene data alla nascita, ma che si chiude a corolla quando arriva il momento
del bisogno.
Ed
è proprio in quei passaggi che ho avvertito di più la penna di Laura, come se
il suo fosse un tributo a chi non le ha mai voltato le spalle, a chi c’è stato
anche nei momenti bui.
Intrighi,
segreti, rivelazioni e suspense sono solo alcune delle caratteristiche che
hanno reso la storia di Dahlia una bellissima avventura.
Non
manca l’ironia che si scorge in tutti i libri di Laura, un modo perfetto per
spezzare la tensione senza però creare discontinuità nella lettura.
Lo
spicy c’è, senza dubbio, ma non è mai qualcosa di “sporco”: è un atto
inizialmente dettato dalla chimica tra i due, che poi diviene un gesto di
liberazione e di venerazione verso un corpo che porta cicatrici fisiche, ma
anche dell’anima. Perché il male subito, che arrivi da estranei o meno, si
tramuta in ferite che non possono essere curate se non con l’amore.
Ed
è proprio lì, tra quelle di quel sentimento, che rimani bloccata a guardare
loro, Rune e Dahlia.
A
guardare lui che, per quanto freddo possa sembrare, si prende cura di lei
persino durante quegli incubi che le intrappolano la coscienza.
Mi
ha fatto sorridere Rune con quei suoi rimproveri verso le parolacce; in quel
momento ho pensato: “Dio, con me perderebbe la battaglia!”.
O
forse no, perché a un uomo come lui è davvero difficile negare qualcosa.
Direi
che è stato un viaggio stupendo, uno di quelli che ti lascia addosso la
curiosità per le prossime avventure e per i personaggi che, sono sciura,
sapranno regalarci altre grandi emozioni.
Complimenti
a Laura!
Le
cinque stelle sono meritatissime per questo romanzo, e un bel un po’ di più vanno
a Rune… leggere per credere, amiche!
A
presto!

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