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17 settembre 2026

RECENSIONE - Dahlia. Il vivaio delle assassine - di Laura Fiamenghi

 



Titolo: Dahlia – Il Vivaio delle Assassine

Autore: Laura Fiamenghi

Editore: DeAgostini

Genere: romance dalle tinte cupe, spy academy, revenge plot, forbidden love, spicy

Autoconclusivo: SI

Data uscita: 9 giugno

Dahlia è la Rifiorentissima, l’agente più quotata del Vivaio, un’organizzazione segreta di spie e assassine: si fanno chiamare Fiori. Agenti bellissime e letali, prive di emozioni. Ma non Dahlia: lei è... il Fiore fuori dal bouquet. È maldestra, pigra, imprevedibile, le sue emozioni sono tutt’altro che sopite. Eppure, per un colpo di (s)fortuna, è considerata la migliore. Intoccabile. Inarrivabile. Quello di Rifiorentissima è un titolo che non sente suo... e che potrebbe farle crollare il mondo addosso da un momento all’altro. Il suo passato la tormenta come un chiodo fisso, di ruggine e vendetta, e l’unico che può offrirle la libertà è lui... Rune: l’uomo scontroso ed enigmatico che le ha salvato la vita. Occhi di ghiaccio, l’accento svedese, le mani sempre coperte da guanti di cuoio. L’uomo che l’ha sottratta a morte certa e a cui deve tutto. Colui che le ha rubato il suo primo, vero bacio. Eppure, gli uomini come Rune non salvano qualcuno senza un tornaconto personale. E quando il momento di riscattare il debito arriva, Dahlia capisce che il conto da pagare è più alto di quanto non avrebbe mai immaginato. A volte, la libertà, come la vendetta, può valere un caro prezzo... Ma è meglio avere un cuore spezzato o perdere tutto?

Bentrovate, anime belle!

Nuova recensione per Laura Fiamenghi, che ci porta nella spietata realtà del Vivaio.

Sei lettere che, in genere, richiamano un posto fatto di profumi e di colori, ma che si tingono di grigio e di odori sgradevoli quando i fiori si trasformano in veleno, e le grate, nate per proteggere un luogo in cui crescere, diventano una prigione per chi lo abita.

Il Vivaio è il punto d’inizio di questa storia e, tra “fiori” che altro non sono se non agenti spietate e bellissime, c’è lei: Dahlia, la Rifiorentissima, l’agente più preziosa.

Dahlia è legata a un passato che ha scelto di non dimenticare, rifiutando un farmaco che rende più simili ad automi che a esseri pensanti.

Finge; finge di non provare emozioni o dolore, di aver rimosso chi l’ha portata in quel luogo dove si addestrano soldati speciali, e preferisce soffocare i suoi urli contro un cuscino.

Cammina a testa alta e mente agli altri, perché la vendetta è un motore capace di rendere la coscienza ferrea e la volontà d’acciaio.

Ma il destino sa come divertirsi.

Quella stessa missione che l’avrebbe consacrata come la Rifiorentissima diventa il teatro di un bacio che Dahlia conserva nei momenti in cui sta per cedere, lo stesso bacio che si trasforma in uno schiaffo in pieno viso quando si ritrova davanti agli occhi di ghiaccio di Rune.

Rune, un nome che richiama quasi il fantasy, ha una bellezza glaciale come il suo sguardo.

È un maniaco del controllo che dal brutto tenta di creare il bello, e per lui sarebbe tutto più facile se si limitasse ad attenersi ai piani.

In fondo, lui programma ogni minima cosa eccetto lei: l’incognita, la variabile che non era prevista.

Rune e Dahlia sono agli antipodi, eppure è proprio sulla linea di confine che si crea un punto d’incontro, anche uno solo, capace di ridisegnare la vita di due persone.

Il romanzo della Fiamenghi è stato... inaspettato.

La partenza potrebbe sembrare un po’ lenta, ma attenzione, dico “un po’” perché ogni singola parola, ogni movimento o gesto ha un suo preciso perché.

Non mancano i colpi di scena, né gli amici che diventano quella famiglia che non ci viene data alla nascita, ma che si chiude a corolla quando arriva il momento del bisogno.

Ed è proprio in quei passaggi che ho avvertito di più la penna di Laura, come se il suo fosse un tributo a chi non le ha mai voltato le spalle, a chi c’è stato anche nei momenti bui.

Intrighi, segreti, rivelazioni e suspense sono solo alcune delle caratteristiche che hanno reso la storia di Dahlia una bellissima avventura.

Non manca l’ironia che si scorge in tutti i libri di Laura, un modo perfetto per spezzare la tensione senza però creare discontinuità nella lettura.

Lo spicy c’è, senza dubbio, ma non è mai qualcosa di “sporco”: è un atto inizialmente dettato dalla chimica tra i due, che poi diviene un gesto di liberazione e di venerazione verso un corpo che porta cicatrici fisiche, ma anche dell’anima. Perché il male subito, che arrivi da estranei o meno, si tramuta in ferite che non possono essere curate se non con l’amore.

Ed è proprio lì, tra quelle di quel sentimento, che rimani bloccata a guardare loro, Rune e Dahlia.

A guardare lui che, per quanto freddo possa sembrare, si prende cura di lei persino durante quegli incubi che le intrappolano la coscienza.

Mi ha fatto sorridere Rune con quei suoi rimproveri verso le parolacce; in quel momento ho pensato: “Dio, con me perderebbe la battaglia!”.

O forse no, perché a un uomo come lui è davvero difficile negare qualcosa.

Direi che è stato un viaggio stupendo, uno di quelli che ti lascia addosso la curiosità per le prossime avventure e per i personaggi che, sono sciura, sapranno regalarci altre grandi emozioni.

Complimenti a Laura!

Le cinque stelle sono meritatissime per questo romanzo, e un bel un po’ di più vanno a Rune… leggere per credere, amiche!

A presto!