06 ottobre 2026

REVIEW TOUR - Gocce d’argento- di Alessandra Cicerano

 



Titolo: Gocce d’argento

Autore: Alessandra Cicerano

Editore: O.D.E. Edizioni

Genere: Historical romance

Trope: Friends to Lovers, Second Chance, Broken Hero, Touch her and die, Forbidden Love

Pov: terza persona focalizzata

Prezzo ebook: € 3,49  Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: 30/09

Pagine: 350 circa

Autoconclusivo: sì

Raoul ha combattuto per anni come mercenario con il nome di Lupo, imparando a soffocare ogni sentimento prima che diventasse una debolezza e a dimenticare Ponteripa, la sua casa, e il ragazzo che era un tempo.

Adelisa ha consacrato la sua vita alla medicina e ai segreti antichi delle erbe. Ma in un'epoca dominata dall'ignoranza, la cura è una colpa e la conoscenza viene chiamata stregoneria.

Quando un'epidemia mortale inizia a dilagare i destini di Raoul e Adelisa si scontrano.

Lei diventa il bersaglio della superstizione e della caccia alle streghe e il Lupo comprende che non sta lottando solo per salvarle la vita, ma anche per preservare l'unica parte di sé che la guerra non è riuscita a uccidere.


Bentrovate, anime belle!

Oggi si torna al romanzo storico con la nuova opera di Alessandra Cicerano, edita da O.D.E. Edizioni.

Avevo già apprezzato lo stile di questa autrice nel suo libro d’esordio, Rubino Rosso Sangue, ma con Gocce d’argento le emozioni sono state così intense che l’ho divorato in una sola notte.

La Cicerano ha un modo di scrivere che coinvolge tutti i sensi.

Il suo non è un semplice romanzo storico: è ricerca, cura dei personaggi e dei dialoghi. 

Le fonti sono verificate e precise, ben lontane da informazioni buttate lì a caso; c’è un’attenzione meticolosa ai dettagli, che vanno dai costumi alle abitudini di un tempo lontano.

E, in mezzo a tutto questo, batte il cuore di un sentimento tra due persone che gli anni non hanno scalfito.

C’è la rabbia, il rancore per le parole non dette, e poi c’è quell’amore profondo che porta una persona a rinunciare all’altra pur di non distruggerla.

I protagonisti, Raoul e Adelisa, sono un incastro imperfetto in un’epoca che pretendeva la perfezione.

E proprio su di lei, Adelisa, mi voglio soffermare.

L’autrice ha saputo tessere una trama che mette perfettamente in evidenza come le donne del tempo dovessero, purtroppo, combattere contro l’ignoranza.

All’epoca, infatti, una femmina che usava la testa veniva etichettata come strega, e non vista semplicemente come una donna capace di curare attraverso lo studio.

Una medichessa… non sentivo questo termine da quando frequentavo l’università. 

E, questo dettaglio, mi ha fatto capire, pagina dopo pagina, quanta ricerca approfondita ci sia dietro alla narrazione.

L’autrice non ha inserito nozioni storiche senza dare una spiegazione, e questo mi è piaciuto moltissimo.

La sua penna, per nulla pesante, guida il lettore a comprendere ogni dinamica, persino la scelta della protagonista di utilizzare una pianta curativa al posto di un’altra.

Quella di Gocce d’argento è una storia affascinante.

Passa decisamente in secondo piano il fatto che Ponteripa sia una licenza poetica e non esista nella realtà, perché il lettore, tra quelle mura, ci entra davvero insieme ad Adelisa, ci ritorna con Raoul e varca quelle porte accanto a tutti i personaggi secondari che fanno da perfetta cornice ai protagonisti.

Ho apprezzato molto, infine, Il taccuino delle erbe di Lisa, che attenzione non è frutto di fantasia, ma è anch’esso il risultato di uno studio accurato.

Non mi resta che consigliarvi caldamente questo romanzo.

Ringrazio l’autrice per questa meraviglia che ha creato e la casa editrice O.D.E., perché ancora una volta si dimostra una delle poche realtà serie presenti sul mercato.

 Anche in questo va fatta una distinzione, imparatelo signore: c’è chi tratta i libri come semplici numeri, e poi ci sono Barbara e Anna, che invece si prendono cura di ogni scritto come se fosse un tesoro prezioso.

Alla prossima!










02 ottobre 2026

RECENSIONE - Amami per Scherzo - di Alis Renzi




Un’isola da sogno.
Un gioco pericoloso.
Due migliori amici che stanno per superare il punto di non ritorno.

Kalina e Nicolas sono sempre stati perfetti… come amici.
Si conoscono troppo bene per rischiare tutto.
O almeno è quello che continuano a ripetersi.

Quando però partono per un’estate alle Maldive insieme a Joshua e Myriam, qualcosa cambia. Tra sfide provocanti, verità scomode e baci dati “per scherzo”, il confine tra amicizia e desiderio inizia a sgretolarsi.

Kalina non riesce più a ignorare ciò che prova.
Nicolas ha paura che la verità possa distruggere tutto.

Ma sull’isola del Coral Pearl i segreti vengono sempre a galla… e il gioco diventa sempre più pericoloso.
Perché quando il desiderio smette di essere un gioco, qualcuno rischia davvero di farsi male.




La prima cosa che metto in valigia quando sono in procinto di partire è inserire un libro o un kindle a seconda di ciò che ho…beh questo romanzo è proprio ciò mi ha fatto ricordare…poiché è stata proprio una lettura estiva (ho letto tanto e scritto poco, non prendetevela con la boss ma con me per il ritardo), queste pagine mi hanno fatto davvero compagnia ed essendo scorrevoli e intriganti ho avuto modo di leggere non pensando a niente…

Ci troviamo alle Maldive e già questo dice molto…protagonisti KALINA e NICOLAS, due amici di vecchia data che si trovano a dover affrontare sfide e segreti e baci dati per scherzo che fanno ribaltare tutto…

Dov’è il confine tra amicizia e amore?

La loro chimica è palpabile dalle pagine, pagine che accarezzano il cuore del lettore con leggerezza, attraverso dei battibecchi e del romanticismo che non guasta…

A dire tutta la verità nella mia testa le valigie erano pronte…peccato che ero a casa…

Autrice per me nuova ma piacevole…spero di leggere altro…perché la semplicità della storia mi ha reso la lettura davvero molto piacevole

Quando l’amore chiama non c’è scherzo che tenga!







 

RECENSIONE - Migliore di Me - di Chiara N.



“Eravamo sempre stati questo: due anime che riuscivano a trovarsi anche in mezzo al caos”.


Edoardo è cresciuto in un mondo dove la violenza, i guai e le regole della strada sembrano lasciare poco spazio ai sogni. Ha imparato presto a nascondere il cuore dietro una corazza, convinto che persone come lui non siano destinate a essere amate.
Poi arriva Maria.
Lei non si lascia spaventare dalla sua fama, dai suoi errori o dalle ombre che si porta dentro. È l'unica capace di vedere oltre quella corazza. L'unica che riesce a riconoscere la luce nascosta dentro un ragazzo convinto di meritare soltanto il buio.

Tra loro nasce un amore travolgente, fatto di sguardi che parlano più delle parole, promesse sussurrate, risate, passione, mani che si cercano anche quando tutto sembra dividerle e sogni così grandi da sembrare più forti di qualsiasi ostacolo.

Ma il passato di Edoardo non ha mai smesso di inseguirlo. E quando i fantasmi della sua vita tornano a reclamare ciò che credono appartenga loro, amare Maria potrebbe avere un prezzo troppo alto. Perché il confine tra proteggere la persona che ami e distruggere il suo cuore diventa sottilissimo.

Migliore di me è un romance intenso, romantico ed emozionante. Una storia che parla di primi amori, di amicizie, di seconde possibilità, di ferite che insegnano a crescere e di quel filo invisibile che continua a unire due anime anche quando il destino sembra volerle dividere.

Perché il vero amore è quello che ti insegna a diventare la versione migliore di te stesso.






Migliore di me è la storia di Edoardo e Maria, una storia d’amore dolcissima e tormentata, piena di delicatezza, ma anche di amarezza e odio.

La storia è narrata interamente dal punto di vista di Edoardo, e solo in seguito ho scoperto perché: il punto di vista di Maria si trova nel primo volume intitolato L’altalena dei ricordi.

I personaggi dei protagonisti conquistano, non c’è che dire: lui fa parte di una famiglia il cui cognome è meglio non pronunciare (infatti non viene mai menzionato!), ma è una famiglia che tutti, nell’ambito della gente di malaffare, temono. A Edoardo questo sta bene: si muove nell’ambiente con una certa scioltezza sicuro che tanto nessuno gli farà del male perché alle sue spalle c’è la madre che lo protegge e per la quale lui fa “dei lavoretti” e “risolve delle grane”. È un tipo sicuro di sé e non lo spaventano affatto cattivi come il Diavolo e il suo tirapiedi Simone. Tutto ciò finché non rivede lei, Maria che è tornata in paese ed è una gran bella ragazza. I due si piacciono subito e si innamorano ed è qui che Edoardo dovrà fare i conti con se stesso e con l’ambiente da cui proviene.

Bello il personaggio di Edoardo con la sua dolcezza e il suo voler proteggere a tutti i costi la purezza di Maria dal suo mondo sporco, il suo lottare con determinazione pur di impedire che i suoi nemici le facciano del male e la sua disperazione sempre più cupa nel comprendere che da quel mondo a cui appartiene non potrà mai allontanarsi veramente; drammatico e struggente il suo personaggio fino alla sua decisione finale e pure mai melenso perché l’autrice riesce a imbastire bene anche la parte insolente e delinquente di lui mettendoci di fronte alla realtà di questo ragazzo costretto a essere uomo prima ancora di quanto glielo permetta la sua età anagrafica.

Bello anche il personaggio di Maria, apparentemente delicato, eppure con la forza dettata dall’amore per lui di sopportare le angherie e le paure. La sua dolcezza riesce a far sentire accettato e amato Edoardo per quello che è, facendogli desiderare e fare di tutto per diventare migliore di quanto non sia mai stato.

Determinante la figura della madre di Edoardo: in effetti la parola “madre” qui è proprio sprecata: questa donna è prima di tutto un boss spietato e come tale tratta suo figlio che non è altro che “un soldatino”. Non una parola o un gesto d’affetto, solo ordini e sorrisi affilati. Chi veramente salva Edoardo, a parte Maria con il suo amore, è l’amicizia fraterna e indissolubile di Paolo, il suo fratello non di sangue, che è meglio di un fratello di sangue. Paolo è il suo alter ego, il ragazzo per bene che avrebbe potuto essere Edoardo se fosse nato in un contesto sociale diverso, Paolo è l’amico che c’è sempre e comunque, quello che lo sostiene, ma anche quello che lo prende a pugni, se necessario. La loro è un’amicizia sincera, in cui si dicono in faccia tutto, anche e soprattutto le cose brutte.

La narrazione è scorrevole, mista tra il tenero e il divertente e il drammatico.







 

RECENSIONE - Il Barone che non amava le rose (Le figlie di Ashcombe Manor Vol. 2) - di Rossella D’Arcy

 



       Titolo: Il Barone che non amava le rose

        Autrice: Rossella D’Arcy

        Editore: SELF (Navila)

    Genere: Historical Romance

      Formato: ebook e cartaceo

   Data pubblicazione: 25/06/2026

        Protagonisti: Miss Cecily Gracefield e Lord Alistair Gracefield, barone di Ashcombe

      Pagine: 364

Dall’autrice di Scacco al Duca torna la saga Le figlie di Ashcombe Manor con un nuovo, travolgente capitolo di amore proibito, scandali e desideri impossibili.

Nell’Inghilterra della Reggenza, una donna senza onore non ha futuro. E una famiglia senza eredità non ha più una casa.

Dopo la morte del vecchio Barone, Ashcombe Manor rischia di essere perduta per sempre.
Per salvare ciò che resta della sua famiglia, Cecily Gracefield ha una sola possibilità: proteggere il proprio nome a ogni costo. Perché basta un errore… e il suo onore sarà distrutto.

Ma tutto cambia con l’arrivo del nuovo Barone.

Alistair Gracefield è freddo, inflessibile, deciso a reclamare ogni diritto sull’eredità. Non crede nell’amore. Non si fida delle donne. E non ha alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere… soprattutto da Cecily.

Quando uno scandalo minaccia di travolgerla, una sola soluzione resta possibile: un matrimonio imposto.

Un’unione che può salvare Ashcombe o distruggere entrambi.

Lei, in bilico tra dovere e desiderio, rischia di perdere tutto.

Lui, convinto che l’amore sia un inganno, non è pronto a ciò che prova.

E quando un uomo dal passato di Cecily torna a reclamarla, il fragile equilibrio si spezza.

Perché ad Ashcombe Manor non è in gioco solo un’eredità, ma l’onore, il cuore… e il diritto di scegliere il proprio destino.

Il Barone che non amava le rose è una storia di passione, rischio e redenzione. Perché, nel mondo della Reggenza, amare è lo scandalo più pericoloso di tutti.

 

 



Bentrovate anime belle,
nuova recensione per il secondo volume de “Le figlie di Ashcombe Manor”, una serie che seguo dall’inizio e che a ogni volume diventa sempre più accattivante e bella, come belli sono i personaggi costruiti dalla D’Arcy in modo impeccabile.
La serietà quando si scrive uno storico è fondamentale e Rossella la dimostra tutta in ogni dettaglio, particolare o parola che mette sul foglio.

L’educazione del tempo era rigida per le fanciulle, che non potevano di certo aspirare alla libertà.

Le madri erano impegnate più a interessarsi di sistemare le figlie, specie quando una famiglia era sull’orlo di una rovina, ignorando i sentimenti della progenie e la volontà di essere solo amata per quello che era.

Ma, tante volte, in quelle imposizioni riverberava una speranza e da un matrimonio imposto e combinato ne poteva nascere qualcosa di buono, a patto che il cuore dell’una o dell’altro fosse libero.

Devo essere sincera: per quanto mi sia piaciuta Cecily, è Alistair che ho amato.

La sua malinconia, quegli occhi velati di una tristezza che trova un barlume di luce quando vede lei.

Alistair e il suo passato segnato da una famiglia non propriamente affettiva. Capitava spesso, all’epoca, di essere visti solo come mezzi per protrarre una discendenza, un cognome che tante volte risultava ingombrante perché limitava la libertà di essere semplicemente se stessi.

Ma “Il Barone che non amava le rose” non è solo Cecily e Alistair, è anche quel passato che, se possibile, ti porta a voler scoprire di più, sempre di più sulla prossima mossa del famoso Duca e di quella donna, Evelina, ora mamma impegnata a sistemare la prole, che nonostante il tempo forse, e dico forse, non hanno mai smesso di amarsi.

Faccio i complimenti a Rossella, un’autrice che, solo per la cultura che dimostra, stimo dal profondo; perché lo storico che fa sognare è questo, quello del tempo che si ferma in mezzo alle pagine, che ti rimanda lì, in un’epoca dove bastava uno sguardo per amarsi o forse odiarsi, e una parola per distruggersi o ritrovarsi.

Aspetto con ansia la prossima “sorella”, anche se la mia attenzione è puntata sulla più piccola della famiglia.

Ancora complimenti Rossella, continua a farci sognare!

A presto

 




30 settembre 2026

RECENSIONE - SIMON - SERIE LETALE - di Ileana Secci

 



Autore Ileana Secci
Titolo: Simon
Serie: Serie Letale #3
Tipologia: Romanzo autoconclusivo (vol.3 Serie Letale; ogni vol. racconta una storia d'amore diversa e può essere letto indipendentemente dagli altri, sebbene i personaggi e gli eventi siano strettamente collegati tra loro.)
Editore: Self-publishing
Store: Amazon
Pagine: 421
Prezzo ebook: 2,99
Prezzo cartaceo: Ancora non disponibile
Anche Kindle Unlimited
Giorno di pubblicazione: 17 settembre 2026
Genere: Contemporary Romance - Psychological Romance - Medical Romance -Emotional Romance





Simon ha sempre saputo salvare gli altri, il problema è che nessuno le ha mai insegnato come salvare sé stessa. Medico di Pronto Soccorso, ha imparato a convivere con il dolore dei suoi pazienti, affrontando ogni giorno la sofferenza con lucidità e sangue freddo; ma nessuna esperienza avrebbe potuto prepararla a ciò che accade, quando è la sua stessa vita a sgretolarsi. La perdita della sorella Rose la trascina in un vortice di dolore dal quale sembra impossibile riemergere; una relazione che l'ha profondamente segnata continua, invece, a convincerla che l'amore sia qualcosa a cui non è destinata. È proprio quando ogni certezza sembra ormai perduta che il destino mette Cameron sul suo cammino. La sua presenza diventa un'àncora a cui aggrapparsi, ma dietro a quell'uomo, che sembra avere sempre la risposta giusta, si nascondono segreti capaci di cambiare la vita di Simon ancora una volta, costringendola a mettere in discussione tutto ciò che stava faticosamente ricostruendo.


Ci sono ferite che il tempo trasforma in cicatrici; rimangono lì, anche sottopelle, ma in qualche modo fanno sempre male.

Mutano in incubi, in quella nebbia che ogni tanto si incastra nella gola e che diventa un nodo quando anche un dettaglio della nostra quotidianità ci porta indietro: a un’immagine, a una fotografia che l’incedere dei giorni fa sbiadire ma non scomparire.

Ho sempre dichiarato che per le scrittrici la penna diventa uno strumento quasi di catarsi.

Macchiamo il foglio di quegli eventi che, in un modo o in un altro, ci hanno cambiato.

Aspettavo Simon, l’aspettavo da quando ho letto di lei la prima volta.

Il suo carattere, forte e determinato, mi aveva affascinato.

Il volume precedente della serie Letale si era chiuso con lei che crollava, vinta da un dolore che non si può mettere a tacere.

La ritroviamo qui, contro il muro di una struttura ancora in macerie, come il suo cuore, d’altronde, vittima di un male che affligge molte e che, da chi non ne conosce la gravità, viene sottovalutato.

Stretta in quel fato spezzato, Simon ritrova il respiro sulle labbra di uno sconosciuto. Forse un eroe, o forse un guerriero battuto dal suo stesso dolore.

Vi posso però dire cosa mi ha lasciato Simon, cosa ho provato leggendo di una donna che si mostra forte per poi crollare quando è sola nella sua stanza.

Vi posso raccontare del suo dolore travestito da coraggio, di come la vita l’abbia posta davanti a quello che è lo specchio della sua anima: Cameron.

Cameron con i suoi modi gentili, con il sorriso incerto; Cameron che la vede come nessuno, forse, si preoccupa di fare.

Perché quando si è troppo concentrati sui propri problemi, non si vedono quelli degli altri.

Ci si accontenta del “Sto bene!”.

Cameron no: va oltre la maschera, oltre il sorriso forzato, oltre la freddezza che, tante volte, una professione impone.

Cameron vede Simon, forse come nemmeno lei riesce a fare.

Ma chi si accolla il dolore degli altri, quanto ne porta addosso?

Sono stati due personaggi di una bellezza sconvolgente, proprio perché vivi; nella loro imperfezione, perfetti.

Un mafia romance che non ha peccato di quella crudeltà tipica dell’ambiente; uno spicy dove due corpi non si uniscono solo per piacere, ma per mettere a tacere i mostri che sono in grado di divorare l’anima.

A fare da contorno la famiglia che, per quanto non sia quella che forse Simon sogna, è pur sempre il suo rifugio, anche se lei stessa è la colonna portante di quei genitori che hanno provato un amore diverso, ma sempre amore è.

Mi sono commossa, Ile, perché ho visto tanto della donna oltre la scrittrice.

La scrittura per noi diventa catarsi (è una ripetizione voluta) e in quella liberazione doniamo un pezzo di noi.

Sta al lettore intravedere tra le righe cosa regaliamo; io credo di aver visto un bel po’ della Secci e posso dire che l’apprezzo ancora di più, non dimenticandomi però che, oltre la maschera da supereroina, c’è sempre una donna.

A presto!




22 settembre 2026

RECENSIONE - Scintille: Hearts in Flames #1- di Muriel Conrad

 



Autrice: Muriel Conrad
Editore: Self-published
Titolo: Scintille
Serie: Hearts in Flames
Genere: Romance contemporaneo
Sottogenere: Firefighter romance
Formato: Ebook
Uscita: giovedì 10 settembre 2026
Ambientazione (di fantasia): Silvervine, California (Santa Ynez Valley)
Pov: Dual POV, prima persona presente
Heat level: Medio (sensuale, non esplicito)
Trope:  Hidden identity Small town romance, Golden boy,  Firefighters romance, Forced proximity
Family trauma + healing,  Dual POV, Second chances, Slow burn Protector hero




Lei mente per proteggersi. Lui non crede più nell’amore.

Leila Davis
ha ventisei anni quando arriva a Silvervine, California, con un solo obiettivo: ricominciare. Lontano da New York. Lontano dal padre che ha abbandonato lei e sua madre malata. Lontano dal fidanzato che è scappato quando le cose si sono fatte difficili. Ma ricominciare significa anche mentire. Sul suo cognome. Sul suo passato. Su chi è davvero.

Nick Fabbri, trent’anni, è il golden boy di Silvervine. Vigile del fuoco, figlio perfetto, l’eroe che tutti amano. Otto mesi fa il suo cuore è stato spezzato da chi credeva di conoscere meglio. Da allora ha una regola: se qualcuno gli mente, lui si ritrae come da una fiamma. Poi incontra Leila in un bar e lei gli dice di chiamarsi Sky Walker. Lui non ci casca. Dovrebbe scappare. Invece resta.

Perché a volte l’amore inizia esattamente dove non dovrebbe. In una cittadina dove i segreti bruciano più velocemente delle colline. Dove chi salva vite per mestiere deve imparare a salvare anche il proprio cuore. Dove due persone ferite devono scegliere: continuare a proteggersi, o avere il coraggio di lasciarsi andare.

Quando tutto brucia… Resta solo l’amore.

È sempre bello leggere nuove autrici, specie se a fine lettura lasciano comunque qualcosa.

È successo con il romanzo della Conrad, una scrittrice che non conoscevo ma che ho apprezzato tantissimo.

La cosa che più mi è rimasta impressa è la passione che ha messo nel descrivere i sentimenti dei protagonisti: vibrazioni che sono arrivate tutte, nessuna esclusa.

E sì, care amiche lettrici, parlo di emozioni, perché tante volte nella stesura di un libro ci si perde troppo sulle ambientazioni o sui costumi; insomma, su tutto quello che io ritengo sì necessario, ma non al punto da rubare l’intera scena.

Qui, invece, il vissuto dei personaggi arriva dritto al cuore.

C’è quello di Leila, disillusa dall’amore in genere: che si tratti di un genitore o di un uomo, chiunque avrebbe dovuto supportarla e accompagnarla, specie nei momenti più delicati della vita, le ha voltato le spalle, lasciandola sola ad affrontare il dolore.

E poi ci sono le emozioni di Nick, un vero golden boy, tradito da chi aveva deciso di amare: una donna e un amico che chiamava fratello.

Questo romanzo racconta di seconde possibilità, ma prima di tutto verso se stessi. Una lotta per combattere la mancanza di fiducia che subentra quando chi doveva tenderti una mano si volta dall’altra parte; quando qualcuno ti tradisce, lasciando il cuore sepolto sotto strati e strati di macerie.

Eppure, in mezzo al caos, alle menzogne e alle mezze verità, due anime che hanno patito le stesse sofferenze si riconoscono e, nonostante la diffidenza iniziale, si cercano.

Mi è piaciuto molto il personaggio di Nick: la sua dolcezza, quel suo essere presente anche senza che l’altra persona lo chieda.

E mi è piaciuta immensamente la scena di quell’album recuperato per essere salvato dalle fiamme.

Pensateci, amiche lettrici: siamo abituate ai selfie, a fare foto di continuo, ma quante di noi le stampano e le racchiudono in quella che diventa una sorta di capsula del tempo?

Per chi lo fa, quell’album diventa un bene inestimabile e insostituibile, perché racchiude la memoria, e per molti diventa fondamentale quando i ricordi, per una causa o per l’altra, sbiadiscono.

Sono davvero contenta di aver scoperto la scrittura della Conrad.

L’unico appunto riguarda alcuni concetti che, ahimè, ho trovato ridondanti: espressioni che non c’era bisogno di ripetere più e più volte, perché se una cosa è scritta bene, come lei ha ampiamente dimostrato di saper fare, rimane comunque impressa.

Non mi resta che aspettare il secondo volume della serie, di cui l’autrice ci ha già dato un assaggio.

A presto!





21 settembre 2026

RECENSIONE - La Principessa Del Malvagio (Cronache Di Un Regno Infranto Vol. 1) - di Abby McCormick

 





Come ha fatto il mio affascinante principe a diventare così oscuro?

A Porto d’Argento, Gareth, il re stregone, controlla i morti, una principessa maledetta si risveglia e il magnanimo principe Julian si ritrova coinvolto in un intricato triangolo amoroso, in cui si intrecciano amore, potere e forze sovrannaturali. “La principessa del malavagio” reinterpreta le fiabe classiche, sfumando i confini tra bene e male.

Riuscirà Theodora a superare il suo passato tormentato, la magia nera e i suoi problemi di salute mentale in una sinfonia oscura con il comandante in capo dei non morti?

Bentrovate, anime belle!

Oggi vi parlo di un romanzo ad ambientazione fantasy, opera dell’autrice Abby McCormick, che arriva a noi grazie al lavoro di traduzione di Isabella Nanni.

Devo essere sincera: la prima cosa che mi ha colpita di questo libro è stata la cover.

Toni grigi in cui spiccano due elementi: il rosso delle rose e il viso di una donna che, quasi con timore, guarda il lettore.

Mi sembrava di osservare una di quelle principesse Disney che vedevo da bambina, ma ad attirarmi realmente è stato il suo sguardo.

Uno sguardo carico di un’emozione che ho poi ritrovato tra le pagine del romanzo.

Il testo narra la storia di una principessa che si risveglia dopo tanto tempo, circondata solo dal pallido ricordo di quella che era la sua vita e di quell’amore che non riconosce più nell’uomo che ormai è divenuto padrone e signore delle arti oscure.

Theodora, o Daisy, si ritrova ad affrontare qualcosa che potrebbe esistere solo negli incubi, circondata da morti che obbediscono a colui che un tempo chiamava amore.

È stata una storia interessante, una sorta di rivisitazione in chiave horror-dark di un mix di favole che abbiamo sempre conosciuto come qualcosa di romantico dalle tonalità rosa.

Qui, invece, fra le righe del romanzo si intravede quella sfumatura quasi gotica e nera, dove l’unica nota di colore è il rosso del sangue, che porta con sé dolore e vendetta.

Una trama in cui gli amici diventano nemici e viceversa, dove si avverte quella costante scia di soprannaturale che va dal risveglio di Daisy fino al finale, il quale lascia uno dei coprotagonisti proiettato in una probabile nuova avventura.

La Nanni ci ha permesso di conoscere un’autrice che mi ha colpita, specialmente per la sua biografia che racconta tanto di sé.

Non ci resta che attendere il secondo volume.

A presto!









17 settembre 2026

RECENSIONE - Dahlia. Il vivaio delle assassine - di Laura Fiamenghi

 



Titolo: Dahlia – Il Vivaio delle Assassine

Autore: Laura Fiamenghi

Editore: DeAgostini

Genere: romance dalle tinte cupe, spy academy, revenge plot, forbidden love, spicy

Autoconclusivo: SI

Data uscita: 9 giugno

Dahlia è la Rifiorentissima, l’agente più quotata del Vivaio, un’organizzazione segreta di spie e assassine: si fanno chiamare Fiori. Agenti bellissime e letali, prive di emozioni. Ma non Dahlia: lei è... il Fiore fuori dal bouquet. È maldestra, pigra, imprevedibile, le sue emozioni sono tutt’altro che sopite. Eppure, per un colpo di (s)fortuna, è considerata la migliore. Intoccabile. Inarrivabile. Quello di Rifiorentissima è un titolo che non sente suo... e che potrebbe farle crollare il mondo addosso da un momento all’altro. Il suo passato la tormenta come un chiodo fisso, di ruggine e vendetta, e l’unico che può offrirle la libertà è lui... Rune: l’uomo scontroso ed enigmatico che le ha salvato la vita. Occhi di ghiaccio, l’accento svedese, le mani sempre coperte da guanti di cuoio. L’uomo che l’ha sottratta a morte certa e a cui deve tutto. Colui che le ha rubato il suo primo, vero bacio. Eppure, gli uomini come Rune non salvano qualcuno senza un tornaconto personale. E quando il momento di riscattare il debito arriva, Dahlia capisce che il conto da pagare è più alto di quanto non avrebbe mai immaginato. A volte, la libertà, come la vendetta, può valere un caro prezzo... Ma è meglio avere un cuore spezzato o perdere tutto?

Bentrovate, anime belle!

Nuova recensione per Laura Fiamenghi, che ci porta nella spietata realtà del Vivaio.

Sei lettere che, in genere, richiamano un posto fatto di profumi e di colori, ma che si tingono di grigio e di odori sgradevoli quando i fiori si trasformano in veleno, e le grate, nate per proteggere un luogo in cui crescere, diventano una prigione per chi lo abita.

Il Vivaio è il punto d’inizio di questa storia e, tra “fiori” che altro non sono se non agenti spietate e bellissime, c’è lei: Dahlia, la Rifiorentissima, l’agente più preziosa.

Dahlia è legata a un passato che ha scelto di non dimenticare, rifiutando un farmaco che rende più simili ad automi che a esseri pensanti.

Finge; finge di non provare emozioni o dolore, di aver rimosso chi l’ha portata in quel luogo dove si addestrano soldati speciali, e preferisce soffocare i suoi urli contro un cuscino.

Cammina a testa alta e mente agli altri, perché la vendetta è un motore capace di rendere la coscienza ferrea e la volontà d’acciaio.

Ma il destino sa come divertirsi.

Quella stessa missione che l’avrebbe consacrata come la Rifiorentissima diventa il teatro di un bacio che Dahlia conserva nei momenti in cui sta per cedere, lo stesso bacio che si trasforma in uno schiaffo in pieno viso quando si ritrova davanti agli occhi di ghiaccio di Rune.

Rune, un nome che richiama quasi il fantasy, ha una bellezza glaciale come il suo sguardo.

È un maniaco del controllo che dal brutto tenta di creare il bello, e per lui sarebbe tutto più facile se si limitasse ad attenersi ai piani.

In fondo, lui programma ogni minima cosa eccetto lei: l’incognita, la variabile che non era prevista.

Rune e Dahlia sono agli antipodi, eppure è proprio sulla linea di confine che si crea un punto d’incontro, anche uno solo, capace di ridisegnare la vita di due persone.

Il romanzo della Fiamenghi è stato... inaspettato.

La partenza potrebbe sembrare un po’ lenta, ma attenzione, dico “un po’” perché ogni singola parola, ogni movimento o gesto ha un suo preciso perché.

Non mancano i colpi di scena, né gli amici che diventano quella famiglia che non ci viene data alla nascita, ma che si chiude a corolla quando arriva il momento del bisogno.

Ed è proprio in quei passaggi che ho avvertito di più la penna di Laura, come se il suo fosse un tributo a chi non le ha mai voltato le spalle, a chi c’è stato anche nei momenti bui.

Intrighi, segreti, rivelazioni e suspense sono solo alcune delle caratteristiche che hanno reso la storia di Dahlia una bellissima avventura.

Non manca l’ironia che si scorge in tutti i libri di Laura, un modo perfetto per spezzare la tensione senza però creare discontinuità nella lettura.

Lo spicy c’è, senza dubbio, ma non è mai qualcosa di “sporco”: è un atto inizialmente dettato dalla chimica tra i due, che poi diviene un gesto di liberazione e di venerazione verso un corpo che porta cicatrici fisiche, ma anche dell’anima. Perché il male subito, che arrivi da estranei o meno, si tramuta in ferite che non possono essere curate se non con l’amore.

Ed è proprio lì, tra quelle di quel sentimento, che rimani bloccata a guardare loro, Rune e Dahlia.

A guardare lui che, per quanto freddo possa sembrare, si prende cura di lei persino durante quegli incubi che le intrappolano la coscienza.

Mi ha fatto sorridere Rune con quei suoi rimproveri verso le parolacce; in quel momento ho pensato: “Dio, con me perderebbe la battaglia!”.

O forse no, perché a un uomo come lui è davvero difficile negare qualcosa.

Direi che è stato un viaggio stupendo, uno di quelli che ti lascia addosso la curiosità per le prossime avventure e per i personaggi che, sono sciura, sapranno regalarci altre grandi emozioni.

Complimenti a Laura!

Le cinque stelle sono meritatissime per questo romanzo, e un bel un po’ di più vanno a Rune… leggere per credere, amiche!

A presto!