21 maggio 2026

RECENSIONE - Desideri ad alta voce - di Simona Pugliese




Un equivoco, tre bambine e un capo che non dovrebbe guardarla in quel modo.
Aurora aveva un piano: laurearsi in architettura e trovare il lavoro dei suoi sogni. Invece si ritrova dietro al bancone di un bar e con un fidanzato che non la ritiene più alla sua altezza.
Quando sembra che non ci sia via d’uscita, un'opportunità inaspettata bussa alla sua porta. Un colloquio di lavoro potrebbe essere l'occasione perfetta per cambiare vita, finché non scopre che Filippo Serra non cerca una stagista. Gli serve una tata per le sue tre nipoti rimaste orfane.
Lavinia, nove anni e un carattere impossibile, Lidia, di appena cinque mesi e Ludovica, cinque anni e un silenzio che pesa come un macigno.
Quando Aurora capisce l'equivoco è troppo tardi per tirarsi indietro. Accetta per necessità, convinta che sarà temporaneo. Filippo ha bisogno solo di qualcuno che lo aiuti a tenere insieme i pezzi di una famiglia spezzata.
Ma tra storie della buonanotte, unicorni, dispetti e tanto rosa, qualcosa comincia a cambiare. Aurora e Filippo scoprono che la vita ha un modo tutto suo di realizzare i desideri, anche quelli che non avresti mai osato esprimere ad alta voce.





Aurora Giuliani, sebbene sia laureata in architettura, serve al bancone di un bar aspettando che si presenti la sua occasione d’oro. Filippo Serra è un noto architetto, scapolo, e a farsi una famiglia non si è mai soffermato a pensarci, preferisce viziare le sue tre nipotine, figlie del fratello, e recitare la parte dello “zio figo”.

Si sa che il destino non chiede permesso per stravolgere le vite e così, una tragedia determina un cambio di rotta: Aurora si presenta a un colloquio di lavoro credendo di dover finalmente lavorare come architetto, il suo datore di lavoro, Filippo, invece, ha bisogno di una tata per le sue adorate nipoti rimaste orfane. Ancora una volta Aurora accetta un lavoro che non si allinea con le sue aspettative, né con i suoi studi. E aspetta ancora la sua occasione…

La crescita dei due protagonisti avviene in modo fluido, senza scossoni, temperato dall’attenzione che viene data prima di tutto alle tre bambine che, ognuna a modo proprio, si sta difendendo dal vuoto lasciato dalla perdita dei genitori: Lavinia, la maggiore, rifugiandosi nell’acidità assoluta, Ludovica, la seconda, un tempo logorroica, adesso chiusa in un traumatico mutismo, la più piccola, di pochi mesi, nonostante non abbia compreso cos’è successo, ha bisogno di accudimento costante. Se entrambi gli adulti hanno dei desideri da realizzare, questi vengono messi dopo le necessità delle tre sorelline.

Una storia tenera, delle seconde possibilità, ma anche dell’amore, non solo di quello fra Aurora e Filippo, ma anche di quello genitoriale che non è scontato sia profondo e incondizionato: da un lato c’è, in questo romanzo, l’amore dolce colmo di affetto di Filippo e Aurora che si improvvisano “genitori” pur non essendolo davvero, per far sentire meno il vuoto alle bambine, dall’altro c’è l’anaffettività di una donna, madre (di Filippo e Carlo) solo biologicamente. L’autrice ci fa riflettere sul fatto che “legame di sangue”, non necessariamente significa “amore incondizionato”, ma che per amare davvero basta essere empatici, ben disposti e presenti nella vita dei figli, che siano essi adottivi o meno; e poi c’è l’amore di una madre, di un padre, che avrebbero certo voluto occuparsi e amare le loro figlie se il destino fosse stato con loro meno crudele…

Nonostante il tema profondo, si tratta di una storia dolce, piacevole e di lettura scorrevole.






 

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