Autore: Alba Prattichizzo
Editore: O.D.E. Edizioni
Genere: Contemporary
Trope:
#primoamore #firstlove #friendstolovers
#anni90 #nostalgia #millenials
#emotionalscars #secondchance
#smalltown
Pov: prima persona
Prezzo ebook: € 3,49
Prezzo cartaceo: da definire
Data pubblicazione: 06/05
Pagine: 200 circa
Autoconclusivo: sì
Anna, dopo la laurea in medicina e chirurgia vive una vita lontana dal Sud. Racconta della sua adolescenza quando c’erano ancora vita, speranza e giovani disposti a vivere lì. Parla dell’incontro e della storia d’amore con Mattia, di estrazione sociale diversa, che le aveva insegnato tutto quello che al liceo non aveva potuto imparare sui libri.
Mattia narra il presente, la situazione di chi come lui è stato costretto a restare. La noia di una vita che non cambia mai, la confortante presenza degli amici di sempre e la difficoltà di portare avanti l’attività di famiglia in un paese prigioniero del pizzo.
Anna e Mattia danno voce al loro paese natio, San Severo, cittadina della Capitanata vittima da anni di un rassegnato declino. È la storia di chi ci è nato, di chi è partito, di chi è dovuto restare e di chi ancora sogna di andare via. È la storia di una generazione insoddisfatta, quella dei nati negli Ottanta, adolescenti a cavallo del Duemila, adulti del nuovo millennio.
Legati al loro paese da sentimenti diversi, si ritrovano dopo anni. In quell’occasione faranno i conti con quel guinzaglio che li ha sempre tenuti stretti alle origini e insieme riprenderanno le loro vite da dove le avevano interrotte.
“Perché a volte la felicità non è una meta, ma un ritorno.”
Un libro poetico, bello, che ti scalda il cuore. Semplice, ma di una semplicità piena, corposa, densa di tutto quello che solo i ricordi e l’amore che hai nel cuore possono alimentare.
La narrazione suggestiva, evocativa, si muove tra passato e presente scorrazzando fra ricordi, sensazioni ed emozioni che i protagonisti , Anna e Mattia, provano provocando al lettore (ancor di più se quest’ultimo è della loro stessa generazione) certe nostalgie: le compilation del Festivalbar; l’attesa trepidante e l’arrivo (finalmente!) dell’amore, quello con la “A” maiuscola; i diari scolastici custodi di tutte le confidenze più segrete; la Smemoranda; il Nokia 3210; gli “squilli” nel corso della giornata da parte degli amici per dire “ti penso”, perché prima i messaggi non erano gratis e potevi digitare solo pochi caratteri (erano gli anni in cui non esisteva ancora whatsapp); la “corsa ai posti” il primo giorno di scuola...
L’ambiente è quello di San Severo, luogo natìo dei personaggi, ma anche dell’autrice. San Severo, a cui è dedicato il romanzo, dà un’impronta fondamentale: nel modo di sentire dei protagonisti, di vivere le feste di paese, nel modo di essere percepito, nei problemi sociali di cui Antonio è simbolo, nelle forme dialettali presenti, perché certe cose dette in dialetto ti rendono quella particolare sfumatura che in italiano si perde, come il “piccerè” diverse volte usato da Mattia verso Anna che assume sfumature di infinita dolcezza e sottolinea l’attenzione e l’amore che quest’uomo non sa dire a parole, ma è tutto in quelle sette lettere.
I protagonisti sono Anna e Mattia, ma il loro gruppo di amici è un co-protagonista imprescindibile della storia con Giuseppe, Rino, Michele, Enzo e Federica. I ragazzi hanno stretto amicizia durante l’adolescenza e adesso, il matrimonio imminente fra Enzo e Federica, permette il riunirsi del gruppo al completo: Anna tornerà a San Severo per l’occasione.
Anna e Mattia si conoscono da adolescenti e il loro amore è quello tipico dell’età: spensierato, gioioso; poi gli studi portano Anna lontano da un paese che ha sempre desiderato lasciare e conquista la libertà, ma a caro prezzo perché si sentirà sempre triste e perché le “manca un pezzo” per sentirsi intera.
Mattia è rimasto a San Severo suo malgrado: i suoi sogni di diventare giocatore professionista sono stati infranti dalla morte del padre, del quale ha preso il posto nel negozio di ferramenta per senso di rispetto verso il genitore e di dovere verso la famiglia rimasta. Mattia, disilluso dalla vita, spera sempre di svegliarsi l’indomani con la consapevolezza di un futuro migliore, di una vita felice. Anche lui è “a metà” nonostante cerchi di accontentarsi di una vita che non ha scelto e di consolarsi con donne che non sono “lei”.
Belli questi protagonisti che si ritrovano adulti in occasione del matrimonio dopo essersi persi un pezzo di loro fra l’adolescenza e l’età adulta. Belli perché pieni di paure inconfessate a parole, ma “sentite” con il cuore, quello che non puoi ingannare, quello che svela la reale essenza dell’anima... belli perché trovano il coraggio di non negarsi alla felicità dopo aver vissuto come in apnea.
Mi è piaciuto molto Mattia, un uomo apparentemente duro, spaccone a tratti, ma buono, che si scioglie di tenerezza davanti alla nipotina Isabella e si domanda come sarebbe stato se fosse stato padre: “io a fare l’autoritario non sono bravo. Con le femmine poi (...) mi squaglio. E se avessi un maschio, faremmo squadra. Gli insegnerei a giocare a pallone, a essere leale con gli amici e galantuomo con le donne. Gli insegnerei a essere una brava persona, onesta e schietta (...) ad andare in bicicletta (...) ad abbracciare sua madre, a dire grazie e a salutare, a ridere forte e a correre lontano (...)”.
La figura di Antonio, l’amico perduto, quello legato al malaffare, credo sia un’importante presenza perchè spinge all’azione la popolazione di San Severo che, capitanata da Mattia, cerca di alzare la testa e di dire “no” all’omertà; presenza cattiva ma utile, paradossalmente, affinché Mattia, insieme ai suoi concittadini, tolto il guinzaglio, sia una rondine libera!
Ottimo!
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