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18 luglio 2022

REVIEW PARTY : - REWIND – di Franceschini Raffaella

 



 

Titolo: Rewind

Autrice: Franceschini Raffaella

Genere: Medical Romance

Data di pubblicazione: 11 luglio 2022

Serie: Johns Hopkins Medical Series #5

Autoconclusivo: Sì

Lunghezza: 285 pagine

Formato: Ebook € 2,99 – Cartaceo € 9,99


Esigente, autoritario, intransigente, il Dottor Maxwell Cole è uno degli psichiatri più stimati del Johns Hopkins.

Ma che cosa si nasconde dietro la sua maschera di severità?

È quello che vuole scoprire la Dottoressa Allison Moore.

Quando arriva al Johns Hopkins non sa che la sua vita sta per cambiare.

Una nuova città.

Un nuovo incarico.

E lui…

Lavorare nello stesso reparto non sarà affatto facile.

Attrazione, tormento, segreti da svelare e l’ombra del passato che incombe sul futuro.

Maxwell e Allison sono mente e cuore, due mondi troppo diversi tra loro.

Riusciranno mai a trovare un punto d’incontro?

Può un sentimento profondo riuscire a guarire le ferite scavate nell’anima?

 “Le anime più forti sono quelle con più cicatrici”

 Ciao a tutte anime belle, si apre con questa citazione la recensione del libro che vede l’epilogo delle serie Johns Hopkins Medical. Molte lettrici sono state inchiodate ai social per capire le uscite di ogni tomo, tutte hanno sognato con Noah, Brad, Gabriel, Emanuel e tutte con ansia abbiamo aspettato il bel psichiatra dagli occhi di ghiaccio. Non mi soffermerò molto sulla trama, come qualcuno mi ha fatto notare, recensire un libro non significa farne il riassunto ma cogliere, l’essenza, l’anima di un romance e, per quel che riguarda Rewind, Raffaella in quest’ultimo libro ha avuto la capacità di arrivare in fondo a quell’anima, stritolandola e liberandola.

Maxwell Cole, psichiatra stimato Johns Hopkins, lui capace di occupare una stanza con la sua presenza. Occhi che hanno rubato al cielo un po' della loro vernice, bello da far male. Lui che ha preso il suo dolore e lo ha messo al servizio di chi soffre. Autoritario, intransigente, una maschera indossata ad arte per non perdersi nel vuoto che costituiscono i suoi ricordi. Non si lega, non concede, il suo cuore che è rinchiuso in una gabbia di dolore che non mostra a nessuno. Le donne le usa per un bisogno fisiologico, nessuno lo turba fino all’arrivo della Dottoressa Allison Moore. I suoi occhi verdi richiamano qualcosa persa nel tempo, lei che non si piega, che lo affronta che non abbassa la testa. Lei che si è intrufolata fra le sbarre di quella prigione dove il cuore di Max giace in attesa solo dell’inevitabile. Tuttavia si ha paura di quello che non si conosce e nel momento il cui il cuore di Max riprende quei battiti che per troppo tempo sono rimasti inascoltati, il panico prende il sopravvento. Maxwell fa quello che tutti noi siamo bravi infondo a fare, scappa, lasciandosi dietro la consapevolezza che nessuno potrà mai dargli un amore come quello che le ha donato Allison… Mi fermo qui signore, fra le pagine di un libro dove c’è tutto l’amore che Raffaella ha saputo imprimergli, il suo amore per quella branca della medicina che cura quella parte nascosta e per molti ancora ignota, la mente umana. Li risiedono le ansie, le paure e quei mostri che vengono fuori non appena c’è qualcosa ad evocarli, un suono, una parola o la semplice oscurità. La stessa che avvolge il cuore di Maxwell di cui Raffaella si è fatta artista ritraendo e catturando tutti i colori di un’anima tormentata. Il linguaggio medico scientifico tipico della materia è stato utilizzato con precisione per la descrizione di alcune patologie che molte, troppe, volte sono sottovalutate. L’alternanza in PoV non ha fatto altro che esaltare dei sentimenti che già nella descrizione di luoghi, persone o solo ricordi mi hanno intasato l’anima, perché arrivata a metà del libro l’ansia di finirlo ha preso il sopravvento. La premura di capire se l’arcobaleno di colori rappresentato dalla minuta, ma forte Allison avrebbe finalmente raggiunto il bel Maxwell. Ogni capitolo ha come intro una citazione dell’autrice che coglie l’essenza del capitolo stesso. Un linguaggio fluido, senza errori o refusi, nonostante la copia ARC , tutto pulito e chiaro esattamente come la descrizioni dei protagonisti e dei personaggi secondari. Ritroviamo, in quest’ultimo volume l’abile seduttore Noah, il dolce Bradley, l’amico fidato Emanuel e l’arrogante Gabriel, tutti descritti secondo le sfaccettature tipiche dei loro caratteri. La Johns Hopkins Medical, si proclama una delle serie, che più ha affascinato le lettrici in quest’ultimo anno. Ogni suo elemento ci ha donato qualcosa e un’avventura che, almeno per quel che mi riguarda, ho vissuto a pieno. Maxwell è stato poi l’apoteosi di questa serie, quella figura che si chiude nel dolore, ma cerca di lenire quello degli altri. Quante volte ci precludiamo la felicità imponendoci paletti che non avrebbero motivo di esistere. Max rappresenta tutto ciò e Allison è la sua nemesi. Quella controparte che si rifiuta di non sorridere alla vita, di non portare calore e amore. Lei, quella che tutte noi vorremmo essere, il coraggio di un cavaliere nel corpo di una fata. L’altra faccia di quella medaglia che è la vita di Maxwell. Luce e oscurità che si contrappongano, eguagliano. Una cerca di dominare l’altro ma Cit. A volte è nello spazio di un sogno che è racchiusa la felicità. Lo stesso che l'autrice mi ha fatto vivere con i suoi personaggi, la sua dolcezza è stato un marchio indelebile fra le pagine del suo Medical. Ho conosciuto Raffaella tramite una video intervista, bella quanto dolce e mi è sembrato, mentre leggevo il suo libro, di vederla quasi passarsi una mano sulla fronte dicendosi, Ce la posso fare. Un messaggio che voglio dargli personalmente e che non solo ce l’ha fatta, non ha deluso, ma ha toccato la mia anima con le molte frasi del suo libro che mi sono rimaste impresse, l’ha sfiorata gentile e delicata, simile a una fata esattamente come la sua Allison. Ha saputo trattare argomenti non semplici da accettare, è riuscita a insediarsi lasciandomi all’epilogo con il sorriso sulle labbra e le lacrime negli occhi. Come tutte gli altri volumi Johns Hopkins Medical le 5 piume sono solo un pro forma, perché Rewind va oltre a questo limite imposta a noi blogger. Vi lascio con una delle citazioni di Raffaella, una di quelle che fa riflettere, una di quelle che ti spinge sempre ad essere te stessa, perché nella vita si possono indossare milioni di maschere ma la vera essenza di una persona presto o tardi verrà comunque fuori.

“Non temere le tue emozioni. Esse rivelano chi sei”

A presto 





30 giugno 2022

REVIEW PARTY: - "REVENGE" - di Cara Valli

 



Titolo: Revenge

Autrice: Cara Valli

Genere: Medical Romance

Data di pubblicazione: 20 giugno 2022

Serie: Johns Hopkins Medical Series #4

Autoconclusivo: Sì

Lunghezza: 218 pagine

Formato: Ebook € 2,99 – Cartaceo € 9.99


Gabriel sa ciò che vuole.

La sua carriera è in ascesa e una proposta de da una grande azienda ne è la conferma, ma lui rifiuterà per andare al Johns Hopkins. Per Gabriel questa è un occasione irrinunciabile, ma perché?

Perché proprio il Johns Hopkins cambierà i suoi piani? Che cosa lo lega all’ospedale più prestigioso d’America?

Soraya è brillante, dinamica e ambiziosa. Vuole arrivare in alto e sa di possedere le capacità, ma a un passo dal realizzare il proprio sogno, arriverà Gabriel Black e spezzerà le sue aspettative di successo. Tra i due ci saranno ostilità, scintille e passione. Gabriel sa chi è Soraya, ma lei ignora chi sia in realtà quell’uomo dal nome angelico ma dal fascino oscuro come il peccato. Che cosa accadrà quando i segreti, gli intrighi e le bugie che intossicano la dirigenza del Johns Hopkins verranno a galla? Gabriel e Soraya saranno sempre gli stessi o il prezzo da pagare li schiaccerà entrambi, allontanandoli per sempre?

 



Ciao a tutte care amiche lettrici,

ed eccoci a recensire il quarto volume della J. H. Medical Series: Revenge. In quante abbiamo atteso con ansia di conoscere il famoso "Gran Bastardo": Gabriel Black? In quante ci siamo chieste cosa ci avrebbe raccontato questo personaggio che, ammettiamolo, ci ha incuriosite dall’inizio? Ho letto Revenge in quattro ore, perché Gabriel è quel personaggio che ha attirato la mia attenzione dal primo volume della serie, da quando il nostro Noah (ormai i personaggi della serie appartengono un po' a tutte noi) con molto garbo lo ha mandato a quel paese. Gabriel Black, angelo sul volto e demone nel cuore. Lui che accetta il ruolo di Direttore Strategico al J.H., nonostante la sua carriera in ascesa, lui che diventa il terrore dei dipendenti. Chi entra nel suo ufficio o ne esce piangendo o in procinto di un infarto. Gabriel Black, l’uomo tutto di un pezzo che ha rimandato la sua corsa al successo per un motivo ben preciso, di certo non per agevolare un grande ospedale che sta attraversando un momento buio. Black ha preso il posto di Soraya Wright.

Soraya, anche chiamata Sissi, di una bellezza disarmante ma con una mente fine quanto quella di chi le ha soffiato il posto perché considerato un gradino in più, grazie alla fama che lo precede. Lei che non abbassa la testa davanti a quello che tutti temono, che non ci mette due volte a mandarlo a quel paese quando le offre il posto di assistente personale, anche se ne rimane incantata, anche se quelle labbra la richiamano come il canto di una sirena.

Fra loro sono scintille, se Black attacca, Soraya risponde, schermaglie che nascondono un’attrazione palpabile fra i due. Lui sa chi è Soraya, ma lei ignora chi sia davvero Black. Dovranno trovarsi a lavorare gomito a gomito per salvare il J.H, da cosa lo lascio scoprire a voi. Il quarto capitolo si copre di una veste nuova, intrighi, misteri e un piccolo giallo fanno da sfondo a un romanzo che ho letteralmente divorato. Gli amici appaiono come nemici e viceversa, in questo libro, e sarà compito dei due scoprire di chi fidarsi e invece di chi tenere alla larga. Non si può resistere a un romanzo dove il protagonista suscita un mix di emozioni non definite e non solo per l’aspetto fisico, ma, soprattutto, per quella parte nascosta che Black riveste con un’armatura che la vita gli ha fatto indossare. Tuttavia se ho amato Black ho adorato Soraya, una donna (passatemi il termine) con gli attributi, i suoi occhi non si abbassano davanti a un rimprovero, c’è il fuoco dentro, disposta a tutto pur di difendere ciò che ha costruito negli anni. Se dovessi descrivere i due direi che sono fuoco, che li consuma, li brucia da dentro e, non solo per la passione descritta ad arte da Cara. Loro vanno oltre a quella solo fisica, sono due fiamme che danzano in un ballo che li porta sempre a scontrarsi. Uno non molla, l’altra non cede.

I personaggi di contorno, poi, arricchiscono il libro che non vi farà annoiare un solo istante. Rincontriamo il nostro caro Noah e li preparatevi, per ogni parola che pronuncerà il pediatra più famoso di Baltimora, sarà un sorriso a far capolino sul vostro viso. Incontreremo Maxwell, anche se di sfuggita, il suo lato carismatico vi farà incantare. Ho avuto la sensazione che Black sia un concentrato dei protagonisti dei libri precedenti mantenendo anche qualcosa di quello successivo. La capacità di Cara nel descrivere ogni singola emozione che attanaglia il cuore dei protagonisti è stata magistrale. Il suo libro è pulito da refusi e errori, tutto rigorosamente in PoV alternato, e credetemi è stato bello e divertente sapere cosa potesse passare in testa all’uomo più odiato e temuto del J.H. L’epilogo poi… mi ha portato a vedere le cose sotto un altro punto di vista, il dolore, l’odio, la vendetta, rendono ciechi quegli uomini che hanno fatto di questi principi il loro stile di vita.  

Complimenti a Cara, per lo splendido lavoro fatto, per aver finalmente sfamato la mia curiosità su un personaggio che per quanto all’apparenza odioso, mi aveva affascinato dall’inizio. Perché non sempre al dolore si reagisce con le lacrime. In attesa dell’ultimo volume della serie, che sto aspettando con altrettanta ansia, non posso che dare 5 piume al Revenge di Cara Valli, è solo perché 5 è il limite concesso. I volumi del Johns Hopkins Medical Series meritano tutti almeno il triplo del giudizio iniziale

A presto




 

 

17 giugno 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONE - INTERVISTA SPECIALE ALLE AUTRICI DELLA "J. H. Medical SERIES"

 



Emozioni imperfette è lieta di presentarvi un’intervista, del tutto diversa rispetto alle precedenti.

Flavia ed Io, ci siamo cimentate in qualcosa al di sopra le righe questa volta. Abbiamo pensato che per una serie che sta avendo una risonanza così alta nel web, ci voglia qualcosa di speciale. Abbiamo pensato che, trattandosi di 5 autrici, non sarebbe stata la stessa cosa mandare un foglio word come tutte le altre volte. Volevamo stupirci e stupirvi e soprattutto volevamo guardare con occhi i volti di chi ultimamente sta facendo battere i cuori di molte lettrici.

Abbiamo avuto l’onore e il piacere di conoscere le 5 autrici del Johns Hopkins Medical series in una video intervista che ci ha concesso, anche se attraverso una telecamera, di sentirci un po' come in passato, quando un giornalista incontrava un’autrice e, credetemi, le sensazioni che ne sono venute fuori sono state molto forti. Guardare negli occhi chi ci ha fatto, e chi ci farà, vivere emozioni che ci hanno coinvolto tanto, è stato meraviglioso. Ho contattato personalmente Giusy, dopo tanto averne parlato con Flavia, indecise su questa nuova avventura. Ricordo ancora le nostre chiacchierate: “Proviamoci” “E se non accettano “ “Oddio che emozione”. E già perché è stata una grande emozione quando Giusy ha risposto: “Ho sentito le socie. Giovedì alle 17 su Facebook”. Come prima di un esame, ci siamo trovate, Io e Flavia, a parlare di preparativi, domande da fare, avevamo un’ansia che non ricordavamo da tempo. Giovedì è arrivato, alle 16 e 20 eravamo entrambe davanti al pc, che ci divideva con le autrici, per paura che qualcosa andasse storto, nel frattempo l’ansia aumentava, la gola si seccava e il battito accelerava. Non siamo esagerate, sfido chiunque a trovarsi davanti alle autrici del momento e non provare una di queste emozioni, mi chiedo come facevano i giornalisti un tempo, o prendevano rilassanti o non avevano emozioni perché credetemi, care amiche lettrici, sembravamo due scolare in attesa dell’esito dell’esame. Alle 16 e 52 Giusy è entrata nella stanza Facebook, appositamente creata per l’intervista. Il tempo di un ultimo messaggio con Flavia e con il cuore in gola ci siamo trovate davanti:

Chiara Cipolla, Giusy Viro, Sarah Rivera, Cara Valli e Raffaella Franceschini che ci sorridevano dall’altra parte emozionate come noi.

Il ghiaccio si è sciolto nell’immediato davanti a cinque donne che ci hanno messo completamente a nostro agio. È stato bellissimo leggere l’emozione nei loro occhi quando parlavano delle loro creature. Dolcissime nelle risposte, coinvolgenti nel raccontare come tutto è nato. Quando si diventa scrittrici per amore lo si vede eccome, traspare tutto dagli occhi, dalle labbra che si increspano ripercorrendo le tappe della nascita dei loro protagonisti, lo sguardo si perde nel tempo e noi ci siamo incantate a guardarle e ad ascoltarle. Le madri dei medici dell’ospedale ormai più conosciuto di Baltimora, hanno risposto alle nostre domande. C’è chi si chiederà perché abbiamo scelto proprio questo momento. Il motivo è semplice: abbiamo deciso di fare questa intervista ora perché siamo quasi all’epilogo di una serie che sta tenendo tutti con il fiato sospeso, ed è per questo che abbiamo voluto, in qualche modo aumentare, l’ansia delle lettrici che si chiedono già cosa ci riserveranno Gabriel e Maxwell cercando di rispondere a quelle domande che ciascuno di noi si è fatto leggendo dei nostri magnifici medici.

A voi anime belle la nostra intervista con le creatrici del "Johns Hopkins Medical Series".










Com’è nata l’idea della JH Hospital Series? E soprattutto da chi è partita?


È stata Giusy a rispondere a questa prima domanda. Ed è incredibile come cinque menti, lontani chilometri, si siano trovate d’accordo su tutto

Giusy: L’idea è nata da Sarah, una sera. All’inizio si è parlato di un’antologia, di racconti. La mattina ci siamo sentite con Chiara (che Giusy chiama affettuosamente socia) su messenger e ci siamo dette ma se facciamo dei romanzi? La socia ha risposto:

Ma se facciamo anche un Medical? Ci siamo consultate con le altre che hanno dato tutte l’ok. Alla sera era deciso tutto.




Ognuna di voi, ha raccontato le vicende dei nostri cari dottori e ovviamente non ci dimentichiamo del nostro Black. La domanda che vi andiamo a fare è un po’ particolare, oltre al vostro personaggio, che in qualche modo porta qualcosa di voi dentro, con quale altri personaggi della serie vi sentite più affini?


In un muto accordo, e da qui si capisce il legame che unisce fra loro le cinque autrici, da questo momento è sempre stata Chiara a parlare per prima.

Chiara: Diciamo che come genere di scrittura mi sono sentita più affine a Giusy, scrivendo romanzi classici, con grandi sentimenti e emozioni. Essendo le prime due ci siamo sentite molto soprattutto visto il legame di amicizia tra Brad e Noah .

Giusy: Io mi sento affine a tutti i personaggi. Con Noah siamo il Sandra e Raimondo letterari. Mi sono sentita molto vicina al personaggio di Sarah, avendolo messo in un determinato punto della mia storia. Il personaggio a cui mi sono sentita più legate è Maxwell, perché ha seguito Abigail in un determinato percorso della storia, era l’ombra di Abigail, anche Emanuel è stato importante, ma era quello che volevo perché se fai un gruppo devi spingere verso le colleghe che vengono dopo.

Sarah: È stato bello scrivere di tutti, insieme, mi sono sentita tanto con Raffaella, essendo la terza ero un po' il punto di congiunzione. Abbiamo deciso di creare questa bella amicizia fra Maxwell e Emanuel.

Cara: Nessuno, ho inserito di più Noah e Maxwell perché erano già presenti al policlinico. Black ha interagito più con loro.

Raffaella. Per me è stata relativamente facile perché avendoli letti tutte e quattro mi ero già fatta un’idea però dall’altro lato è stata una grossa responsabilità, perché facendo la chiusura con il mio libro devo fare onore a ciò che abbiamo fatto prima. Ho dato il giusto spazio a tutti e quattro i personaggi, li ho inseriti in situazioni precise. Di tutti e quattro ho capito il loro carattere.




Fra i personaggi femminili dei diversi romance della serie in quale vi rivedete di più?


Chiara: Come Maud ho una famiglia abbastanza presente, devo dire che da ragazza avrei voluto fare l’insegnante di matematica. Quindi mi ci rivedo in Maud

Giusy: Io con Abigail non ho molto in comune, è stato uno dei miei personaggi femminile che è stato interamente costruito, perché io quando ho un problema tendo più a cercare un contatto che chiudermi. Mi sento più affine a Maud e anche a Allison.

Sarah: Il mio personaggio ha molti lati di me, volevo renderla realistica anche nelle situazioni che ha vissuto. Empatizzo bene con i personaggi femminili e anche come mamma mi ci sono ritrovata molto.

Cara: Ogni autrice ci mette in pezzo di sé nel suo personaggio, mi sento più affine con Gabriel come carattere, anche per il rapporto che ha con il padre nel quale mi ci sono ritrovata mettendoci un pezzettino di cuore, ma anche Soraya al suo bel carattere perché cerca di contrastare quest’uomo forte. Mi sono divertita tanto a scrivere di questi due.

Raffaella: Anche io come Cara empatizzo con i protagonisti maschili. Maxwell mi ha travolta, la trama è venuta fuori in una notte e mi ha coinvolta tanto. Allison tuttavia è riuscita a conquistarmi anche se è venuta fuori piano piano all’inizio. In lei mi rivedo, soprattutto per la sua professione che è stato sempre il mio sogno nel cassetto, ma anche per il suo carattere cosi solare, ottimista, ma sempre con la voglia di credere nei sogni. Tuttavia mi sono rivista anche nelle altre. Con Maud per via della mia professione, di Abigail mi ha travolto la sua forza e anche perché come me si chiude a riccio molte volte. Di Soraya ho ammirato la sua tenacia e il voler tener testa a Back

E la storia di Lea invece, mi è arrivata nello stomaco per tutto il mix di emozioni che mi ha regalato.




Nella scelta dei personaggi vi siete ispirati a qualcuno?


Chiara: Per la prima volta devo dire che sono andata di fantasia, nessun modello. L’unica cosa che ho pensato quando abbiamo iniziato a parlare di Medical è stato che volevo un medico diverso. Ho voluto fare qualcosa di diverso ed è venuto fuori questo personaggio combattuto con una doppia anima bianca e nera ecco, in questo mi ci sono rivista in Noah, da buon gemelli, è sempre un po' diviso a metà, solo in questo. Per il resto è stato costruito intorno al presta volto quando l'ho trovato e poi mi sono riguardata tutta la serie di E.R e li mi sono ispirata molto.

Giusy: Io invece mi sono ispirata al mio oculista, nella realtà Brad esiste sul serio a Lione dove sono stata operata alla vista quando avevo 1 anno. Per la prima volta ho parlato di me, e io compaio anche nel libro. Sono Marianna, quando Brad la visita Lione quello è il mio caso clinico. Ho voluto dare un messaggio di speranza per chi vive queste situazioni. Se può aiutare chi soffre di vista, chi ha avuto questi problemi, i libri servono anche a questo.

Sarah: La mia è una storia di fantasia, una trama che aveva in mente con lei che era il capo di Emanuel. Una volta trovato il presto volto l’ho costruito intorno.

Cara: I personaggi sono inventati, non sono ispirati a nessuno, ma alcune situazioni sono reali, anche perché devi avere fatti concreti per parlare di determinate cose. Per Gabriel, anche io ho trovato il presto volto prima di iniziare la storia e da li è nato tutto.

Raffaella: Anche la mia storia e i personaggi sono inventati, l’unica cosa è, che il mio sogno nel cassetto era quello di fare la psicologa, quindi quando mi è stata data la possibilità per me il medico doveva essere lo psichiatra. Avendo poi fatto studi di questo tipo mi sentivo preparata. Come Giusy il mio intento è dare un messaggio di speranza, perché le malattie mentali sono un mondo molto a parte, non è una cosa semplice, sono invalidanti, anche gli stessi disturbi d’ansia, che vengono affrontati nel romanzo, riguardano l’anima. È quindi volevo lasciare la speranza a chi vive situazioni del genere.




Stiamo facendo, insieme al vostro medical romance, un tour dell’ospedale più antico di Baltimora. Da dove nasce la scelta di dare, ai vostri protagonisti, una specializzazione specifica in campo medico piuttosto che in un altro?


Chiara: Non lo so, credo che sia stato lui a scegliere me. Non so perché è arrivato, quando scrivi alle volte il personaggio di una storia prende il comando. Non ho un motivo preciso.

Giusy: Per una cosa personale e anche funzionale, perché era un campo che conoscevo, per non imbarcarmi in cose che non conoscevo.

Sarah: Anche per me, mi è venuto in mente cosi. Ho fatto degli studi, ho visto che il JH era al primo posto da 28 anni nella neurochirurgia e quindi c’era questo reparto d'eccellenza con 31 divisioni, sono andata a vederle tutte. Una di queste è specializzata sulla malattia di Chiari, io avevo visto un documentario su una ragazza che era affetta da questa sindrome, la cosa mi aveva colpito tanto. Ho visto che li c’è proprio un dipartimento che si occupa di questa malattia, non so se il documentario mi ha influenzato, ma la storia mi ha colpito tanto, ho chiesto collaborazione a un neurochirurgo e mi ha convalidato ogni pezzo onde evitare di dire sciocchezze.

Cara: Non mi sentivo in grado di scrivere di medicina, ecco perché la scelta del manager anche perché il mondo della medicina è lontana. Non volevo imbarcarmi in qualcosa che non sarei riuscita a gestire. Lavorando sempre negli uffici mi è venuto semplice parlane. Dato che si parlava di un ospedale in America, li si parla di una realtà diversa è un azienda, quindi ci stava bene l’idea di un capo che fosse odiato da tutti allora ho proposto, preferirei fare la storia nell'amministrazione.

Raffaella: Io ho attinto ai manuali a casa che avevo, quando studiavo all’università, e poi ho contattato una psicologa, per capire come funziona una clinica psichiatrica per non evitare errori. Quando ho fatto descrizione di momenti di visite, per esempio, ho dovuto fare attenzione anche ai piccoli dettagli, anche a livello emotivo c’è molto coinvolgimento quindi è difficile mantenere il giusto equilibrio. Trattandosi di tematiche pesanti ho cercato di mantenere la leggerezza del romance.




Il dettaglio nella terminologia medica scientifica è un elemento che ha fatto ancora di più apprezzare i vostri romanzi. So che avete avuto un supporto da professionisti del campo, com’è stato rapportavi con loro?


Chiara: Non ho avuto alcun pediatra. In tutti i romanzi il prima capitolo per me è un trauma, lo scrivo e riscrivo 8 mila volte questo l’ho preso in mano 50 mila volte, ogni riga comprendeva competenze mediche, c’era da conoscere la struttura com’era fatta, c’era da sapere come funziona la scuola in America. Quindi piantine di Baltimora, mappa del JH, le terminologie, le patologie. Ho chiesto aiuto ad un parente che abita li. I primi capitoli sono stati pesanti. Ho chiesto al mio ex medico, che è anche chirurgo e pediatra, per le terminologie tecniche. Mi piacciono i particolari, quando scrivo un romanzo mi piace essere realista, metterli in un ospedale è stato veramente difficile.

Giusy: La difficoltà del Medical è stata nel documentarmi. Comunque descrivere un intervento per intero compreso il pre e post operatorio, non è semplice. I dubbi sono stati tanti, ho avuto paura anche di impressionare qualcuno, non è facile parlare di interventi chirurgici. Il mio professionista è stato bravo, era il mio dottore che parlava non io. Era un suo intervento che era stato fatto a Catania, lui mi ha seguito tanto nella stesura delle parti che comprendevano gli interventi.

Sarah: Mi ha aiutato un neurochirurgo, mi ha supportata, avevo visto dei filmati, ma lui mi ha aiutato molto anche nei particolari. Anche il medico curante mi è stato di supporto quando ho parlato della patologia del figlio di Lea.

Cara: C’è sempre una terminologia, ma per me è stato più facile lavorando sempre negli uffici.

Raffaella: Come dicevo prima oltre ai manuali che avevo a casa mi è stata di supporto una psicologa, è stato necessario anche per una conferma dei termini usati. Tutto questo mi ha aiutato anche a creare alcune sfumature di Maxwell, a strutturare il personaggio, in ambito psicologico e psichiatrico c’è molto coinvolgimento dei medici, mi interessava mantenere l’equilibrio fra l’uomo risoluto e l’aspetto emotivo e la psicologa mi ha supportato onde evitare errori. E poi mi è stata di supporto anche una conferma sui termini.



Riuscite ad anticiparci quali sono i vostri progetti futuri? In un prossimo futuro, possiamo sperare in una nuova collaborazione fra di voi?


Chiara: Ho dovuto fermarmi perché stavo scrivendo una trilogia, ora sto scrivendo il terzo volume, preferisco farli uscire a distanza ravvicinata. Quindi spero ottobre novembre di iniziare a pubblicare il primo. Ho un sogno nel cassetto, scrivere un romanzo storico, la storia ce l’ho già in mente ma devo trovare il coraggio di buttarmi. Per la collaborazione, già in passato ho avuto modo di fare collaborazioni, mi sono divertita molto si imparando tante cose. È una cosa che mi piace molto, mettermi in gioco collaborando con altri. Quindi si, volentieri, dovesse presentarsi l’opportunità, si. Nelle collaborazioni si cresce, si impara tanto una delle altre. È stato un bel cammino fatto di alti e bassi, c’è tanto lavoro, una responsabilità.

Giusy: Tanti progetti. Anche io ho dovuto stoppare alcuni lavori per la serie. Inizio 2023 uscirà Velvet, c’è lo storico che aspetta da 12 anni (la donna di picche), ci sarà uno spin off di Reveal e c’è anche una collaborazione con altre autrici per una nuova serie di cui state vedendo le anteprime in questi giorni. Oltre che la riedizione di un mio primissimo romanzo, i primi di luglio, che pubblicherò con la Blueberry  Edizioni, con contenuti inediti.

Sarah: Stavo rieditando un romanzo quando ho iniziato il Medical, un romanzo già pubblicato, che ho ritirato, uscirà in autunno e ho deciso di fare anche due romanzi, legati a questo, su due personaggi che hanno attirato particolarmente l’attenzione.

Cara: Io devo scrivere l’ultimo volume de “Il tuo nome”, dedicato a Demiyen, probabilmente saranno due. E poi su consiglio di Giusy probabilmente tornerò sul mio primo romanzo parlerò di Steven, la sua storia, ci sono le mie lettrici che premono molto su questi personaggi.

Raffaella: Anche io ho messo da parte un romance che stavo scrivendo, il quarto spin off di quelli precedenti. Lo pubblicherò l’anno prossimo, anche perché la mia uscita è a luglio, poi ci sarà un romanzo di narrativa, una storia vera, sono stata contattata da una ragazza a cui è piaciuto il mio modo di scrivere che ha avuto un’esperienza di affido familiare diurno. Lei mi ha chiesto di scriverlo, ha scritto per cinque anni dei diari dove ha annotato tutto e mi ha affidato una parte della sua vita. È una grande sfida perché nella narrativa cambia anche la scrittura. Infine sto aspettando che scada il contratto con il mio primo romance con la ce, per ripubblicarlo perché penso di non aver avuta giustizia, essendo stato pubblicato solo in ebook.




La JH Medical Series si può davvero dire che è sulla bocca e soprattutto negli occhi di molte lettrici italiane. Come state vivendo la cosa? Mancano due libri al termine della serie sta conquistando tutti. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi protagonisti?


Chiara: Io ero già inizialmente molto ottimista, anche perché fino ad ora non si era visto un progetto così. La famosa notte in cui Sarah aveva proposto di fare un’antologia, in cui abbiamo aderito noi cinque da una grande cerchia, io nella notte avevo pensato a un romance familiare, poi è venuta fuori l’idea della Medical. Ovviamente, il bacino di lettori è aumentata anche la loro portata perché si sono riunite quelle di tutte noi. Io sono stata ottimista, sempre. 5 storie diverse in qualche modo legate fra di loro, un gran marketing, non avevo dubbi circa il risultato. Non mi aspettavo tuttavia questo successo.

Giusy: Non mi aspettavo un successo simile, nonostante pubblichi da 12 anni mi sono ritrovata in qualcosa di inaspettato e più grande di me, speravo che la storia piacesse, non è tanto per vendere ma per fare capire che la disabilità non ci rende diversi, ma speciali, un arricchimento per ognuno di noi. Una rivincita sulla mia storia, ecco il perché della figura di Marianna. Ero agitatissima, perché soprattutto sulla cecità ancora non ci sono molti studi. Addirittura il Medical ha trascinato gli altri miei libri. È tutto nuovo per me. Sono contenta soprattutto perché ho trovato un gruppo che mi ha sostenuta, le mie colleghe sono state le mie rocce.

Sarah: Sono nuova del campo, sono da due anni in questo mondo e per me è stata un’occasione fantastica, aver avuto la fortuna di partecipare a questo progetto. Essendo il terzo libro il mio era un po' l’anello di congiunzione con gli altri e quindi li l’ansia aumenta perché è una grande responsabilità.

Cara: Come andrà non lo so, spero bene come quello delle altre. Non mi aspettavo tutto questo. Commenti, like,tutto inaspettato, mi sono sentita coccolata. Per ora non mi sento diversa, ancora non ci credo, non ho realizzato, per ora è tutto mio, dal 20 vedremo. Vediamo come andrà. Dopo il 20 vi saprò dire.

Raffaella: Per me questa avventura è stata piena di emozioni, avere una scadenza mi ha fatto accelerare i tempi e sono cresciuta molto anche come scrittura. Ora come ora, ansia, tanta. Ringrazio di cuore le ragazze per avermi dato fiducia e per avermi fatto vivere tutto questo. Approfitto di questa intervista per ringraziare le mie colleghe di cuore, credo molto nell’unione delle donne e questo è stata una conferma. Sto vivendo con molta ansia l’uscita del mio libro, avendo comunque 4 colossi davanti a me, ma anche con tantissime emozioni positive soprattutto per il rapporto con le ragazze. In merito a Maxwell, lui è tante cose, con Emanuel è più intimo, si fa vedere in modo diverso. Con gli altri è più riservato ha un rapporto più professionale, per certi versi mi ricorda Gabriel perché è severo e autoritario, ma ha anche dei lati nascosti. Con Emanuel viene fuori un Maxwell diverso, toglie la maschera solo con chi dice lui.




Se dovesse descrivere con un aggettivo il vostro personaggio quale sarebbe?

Chiara: Riassumere tutto in una parola è difficile: posso dire solitario. Non capito dalla famiglia dagli amici, capito un po' da Brad perché hanno convissuto in una struttura di cui non abbiamo parlato che li ha fatti rinascere. Si direi solitario, perché quando è solo riesce a essere sé stesso.

Giusy: Tormentato, come lo avete definito voi blogger si fa carico di sensi di colpe e di responsabilità che non sono sue.

Sarah: La prima cosa che è trapelata dalla figura di Emanuel è stata l’ambizione questo ha sviato un po' la cosa in realtà, si rivela dolce. Si direi dolce.

Cara: Gabriel in una parola sola pretenzioso.

Raffaella: Maxwell è complesso perché è tante cose, lo porta ad assumere tante maschere ha diverse sfumature. Quindi lo riassumo con questo aggettivo: complesso.




Bene, siamo giunti al termine di questa intervista che richiama un po’ i vecchi tempi, quando si incontrava l’autrice di persona. Noi l’abbiamo fatto tramite uno schermo e vi siamo veramente grate. Questa idea è nata soprattutto perché ci tenevamo a farla come gruppo, perché ognuna di voi avesse ugual spazio rispetto all’altra. Una delle cose che abbiamo apprezzato e il supporto e il rispetto che vi accomuna una con le atre. Un’ultima domanda e vi lasciamo libere. Cosa volete dire alle vostre lettrici?

Chiara: Grazie perché non mi aspettavo tanto successo, sono contenta che sia piaciuta l’idea. Mi piacerebbe che le lettrici capissero che è stato piacevole e bello collaborare con altre colleghe,  mettersi in gioco tra di noi, perché siamo unite nello scrivere storie che fanno bene a chi le legge. Una bella esperienza.

Giusy: Grazie perché non mi aspettavo nulla di tutto questo, alle mie lettrici che mi seguono sempre, per quello che mi stanno regalando. Ringrazio il gruppo che mi hanno supportato che mi hanno coccolato quando ne avevo bisogno, non sono colleghe, ma amiche per tutto quello che mi hanno dato, grazie perché mi hanno fatto crescere anche come persona.

Sarah: Un grazie sentito per tutto, dalle lettrici, alle mie colleghe, mi sono sentita coccolata. Per i messaggi delle lettrici, per tutto. Speriamo di trasmettere tante emozioni, di regalare un momento bello.

Cara: Io dico solo, spero di non deludervi.

Raffaella: Anche io come Cara spero di non deludere. L’ansia è tanta. Quando scriviamo facciamo il mestiere dove siamo più soli in assoluto, ma nello stesso tempo questo arriva a più persone. L’obbiettivo di tutte noi è arrivare al lettore soprattutto a livello emotivo. Ringrazio davvero tutte le lettrici e le mie colleghe. Con questa esperienza sono aumentate le mie lettrici grazie anche alle mie colleghe, se questo mi rende felice mi mette anche molta ansia, perché spero di non deluderle. Spero di arrivare a tutti.




È terminata cosi l’intervista con quelle che non sono solo 5 autrici, ma soprattutto 5 grandi donne di un’umiltà unica da cui prendere solo esempio. È stato bellissimo sapere che, il loro primo pensiero è di arrivare al cuore dei propri lettori, condividendo, come nel caso di Giusy, un po' della propria vita. 5 donne, ognuna con un proprio carattere, con un modo di vedere le cose, ma che si sono unite e hanno creato qualcosa che tutte voi state apprezzando. Da prendere come esempio, perché quando lo si vuole la collaborazione fra donne può esistere.

Ringraziamo di cuore Chiara, la cui simpatia unica ci ha dato un piccolo sprazzo del suo Noah.

A Giusy, dal profondo grazie. È stata l’Autrice che di più ha toccato le corde del nostro animo, il motivo, nobile, che l’ha spinta a parlare del suo passato per essere di conforto a chi vive questo stato di cose, è un motivo più che valido per apprezzarla oltre che come scrittrice anche come persona.

Grazie a Sarah, fiera e fine, esattamente come la sua Lea. Con un sorriso bello e contagioso. È impressionante come leggendo un libro ritrovi, tratti dei personaggi descritti nel tuo interlocutore.

All’emozione che traspariva dagli occhi di Cara, grazie anche per quella. Da qui capisci come un’autrice possa tenere a ciò che crea. La sua umiltà, ci ha colpite. 

E infine a Raffaella, bella e dolcissima, emozionatissima per il suo Maxwell e generosa nel voler aiutare chi vive le situazioni di cui parlerà nell’ultimo libro che concluderà la serie.

Di cuore grazie a tutte voi che ci avete regalato qualcosa in più, qualcosa con cui arricchire il nostro bagaglio. Ecco cos’è un gruppo, non dare solo come singolo ma pensare anche per le colleghe che vengono dopo.

"I libri sono ponti ostinati: uniscono, creano legami"

In questo gruppo i ponti che collegano le autrici che vengono da tutte le parti d’Italia è ben visibile, cosi come lo è il legame saldo che le ha unite le una alle altre.

A presto Flavia e Nicky






03 giugno 2022

REVIEW PARTY: - "RULES" - di Sarah Rivera

 



Titolo: Rules
Autrice: Sarah Rivera
Genere: Medical Romance
Data di pubblicazione: 25 maggio 2022
Serie: Johns Hopkins Medical Series #3
Autoconclusivo: Sì
Pagine: 323



“A ciascuno di noi è riservata una persona speciale. Quando due persone si riconoscono reciprocamente, non c’è vulcano che erompa con maggiore passione.”

Il successo deriva da due fattori: ambizione e costanza. Questo è ciò che contraddistingue il dottor Emanuel Ferrari, giovane neurochirurgo di origini italiane che ambisce a essere primario in uno dei primi ospedali al mondo: il Johns Hopkins. La sua carriera è in ascesa e non sembra conoscere una battuta d’arresto.
Quando metterà piede al JH le sue certezze inizieranno a sgretolarsi, a partire dalle fondamenta.

Una regina, algida, bellissima e dalla vita apparentemente perfetta invaderà i suoi pensieri. Le sue convinzioni si dissolveranno, perché il loro legame è quanto di più sbagliato possa esserci.

Il prezzo da pagare sarà molto alto, richiederà compromessi inimmaginabili da accettare e, proprio nel momento della resa dei conti, arriverà la consapevolezza di desideri sfuggenti e inafferrabili. Riuscirà Emanuel a liberare la sovrana del suo cuore dal castello in cui si è barricata?






Ciao a tutte care amiche lettrici,

eccomi qui, a recensire il terzo volume della serie Johns Hopkins Medical .

Premetto
che sono innamorata delle serie medical e vado a cercare, in questi libri, se non la perfezione, quasi, perché per rimanere davvero nel cuore devono andare sempre oltre il semplice romance. Fra le loro pagine deve sempre aleggiare quella sorta di equilibrio fra amore per il proprio lavoro e quello rivolto a un’altra persona. Dal primo dei romanzi di questa serie, tale elemento non è mai mancato. La Johns Hopkins Medical Series è un crescendo di emozioni dove, ogni libro, nonostante sia autoconclusivo, ti porta a chiedere sempre di più, ti porta quell’ansia nell’aspettativa che il successivo sia un concentrato di emozioni esattamente come il precedente. Ogni libro ha una storia che ti trascina fra le corsie dell’ospedale più antico di Baltimora dove, l’odore del disinfettante, le pareti atone, gli studi dei primari, i camici bianchi impegnati a salvare vite, diventano per le ore di lettura tutto il tuo mondo.

Quando ho iniziato a leggere Rules mi sono sentita come al cinema. Avete presente quando compare il titolo del film che vi apprestate a guardare, con tanto di sottofondo musicale? La gola si secca, i battiti accelerano, le endorfine vengono rilasciate generando euforia e, lentamente, ti trovi davanti a un susseguirsi di scene immaginandoti la protagonista che, in questo caso, si trova davanti un esemplare maschio che ti lascia senza parole. Ed è così che mi sono trovata a conoscere il Neurochirurgo Italiano, Emanuel Ferrari.

Lui, un uomo che ha fatto mille e più sacrifici per diventare che quello che è. Lui che, nonostante la giovane età, ha raggiunto risultati che lo portano fra i Neurochirurghi più quotati. Lui, che ha fatto dell’ambizione una ragione di vita, una perla rara. Ed è per questo che lascia la sua città adottiva Boston per approdare al JH a rispondere alla chiamata del nostro, sempre caro, amico Black. A volerlo fortemente, il Dirigente del Centro Neurologico del JH, nonché luminale di questa branca cosi delicata della medicina, Lea Myers. Una donna con la D maiuscola che merita il Nobel solo per essersi fatta strada in un modo dove il cromosoma dominante è quello XY. Emanuel, di certo non si aspetta che a varcare la soglia dello studio di Black, sia una sorta di amazzone. Resta a bocca aperta davanti alla fierezza di quella donna di una bellezza che toglie il fiato. Né è incantato e a stento riesce a rispondere alle sue domande, completamente inebetito dalle sue movenze e dalla sua finezza. Una regina di ghiaccio che non lascia trasparire la benché minima emozione. Le si insinua sottopelle, diventa un chiodo fisso, non sa nulla della sua vita, se non quel che riguarda il lato professionale, ma non può far a meno di pensarci. Lui diventerà il vice primario in quel reparto e il solo pensiero di lavorare gomito a gomito con lei gli provoca uno sfarfallio che non aveva mai provato.

Lea, una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla carriera, incastrata in un mondo troppo stretto dove, l’amore si è perso nel tempo e dove la chiave di quel lucchetto che la tiene chiusa in una prigione dorata, porta un’etichetta con su scritto “doveri”, quelli a cui non può sottrarsi.

Emanuel non riesce a spiegarsi quell’attrazione che prova per una donna che cerca di mettere le distanze in tutti i modi. Lei, con il suo sguardo velato da quella tristezza che solo chi riesce a leggere può scovare. Inizia un corteggiamento spietato, ignorando i suoi rifiuti, perché quella donna deve essere sua, perché quando trovi il pezzo mancate del tuo cuore lo riconosci anche solo sfiorandolo. Lentamente, Lea cede. Come si può arrestare un fuoco che brucia da dentro? Come si può mettere freno a una passione accompagnata da un sentimento che non è solo lussuria? Lea si sente come un adolescente alla prima cotta, rapita da due occhi simili onici, da quel viso pulito incorniciato dalla barba incolta e da quei capelli perennemente scompigliati. Come può resistere a quel sorriso malizioso e a quella dolcezza che sta sciogliendo la sua corazza fatta di ghiaccio? Ed è proprio come la neve che si scioglie al sole, il cuore di Lea si libera di quel freddo che da troppo tempo l’avvolge. Inizia così una relazione, fatta di attimi che rimangono impressi a fuoco sulla pelle e nell’anima dei due. Lea e Emanuel si amano consumandosi a vicenda, si ritagliano un pezzo tutto loro in una realtà dove possono vivere a pieno il loro amore.  Ma l’amore esige sempre un prezzo e, quello più alto da pagare, è sacrificare la propria felicità per l’altra o l’altro.

Mi devo fermare, perché ogni parola detta in più potrebbe generare uno spoiler e con un libro di tale portata non sarebbe corretto verso un’autrice, che si vede, ha messo parte di sé in un romance solo da leggere. I primi complimenti a Sarah, vanno innanzitutto per la terminologia medica e scientifica adoperata. Alcune malattie rare, di cui si sente parlare veramente poco (a meno che non conosci la materia) sono state descritte nel dettaglio, la minuzia nei particolari di quello che accadeva in corsia piuttosto che nei laboratori mi ha rapita portando a rivivere quella parte del mio passato ormai chiuso in un cassetto. L’emozioni scaturite poi dalla storia tormentata di Lea e Ema mi ha lasciata senza fiato. C’è stato un momento, verso gli ultimi capitoli, che talmente tanto mi sentivo le loro sensazioni addosso che ho dovuto chiudere il kindle, prendere un bel respiro e solo dopo ricominciare a leggere. L’amore che traspariva a ogni sguardo, dei protagonisti, mi ha coinvolto così tanto da sentire quasi il loro cuore battere. Non si può non essere prolissi nella recensione di un libro cosi intenso. Lo stile in PoV, con linguaggio fluido senza alcun errore, ha completato lo scenario facendoti sentire anche i pensieri oltre ai sentimenti che Lea e Ema stavano provando. Una passione che non si limita all’atto fisico, ma che va oltre, che scava nel profondo di un cuore che finalmente ha trovato il suo tassello mancante. Mi sono completamente immedesimate in Lea, in quella donna che non abbassa mai la testa, che non si arrende, che cade per poi rialzarsi più forte di prima. Al sentimento dell’amore si incastra anche quello dell’amicizia che lega Emanuel a Maxwell, la spalla su cui contare nei momenti di buio. 

Come blogger e lettrice, ringrazio Sarah per questa sua meravigliosa creatura. 

Anche in questo caso mi trovo a inveire verso quella stupida regola che impone il 5 come il massimo che si può dare a un libro, anche in questo caso le 5 piume sono solo simboliche perché Rules è un libro che va oltre a uno stupido limite. Rules va letto a cuore aperto, assaporando ogni singola emozione che ti scuote da dentro.

A presto