.jpeg)
Emozioni
imperfette è lieta di presentarvi un’intervista, del tutto diversa
rispetto alle precedenti.
Flavia
ed Io, ci siamo cimentate in qualcosa al di sopra le righe questa
volta. Abbiamo pensato che per una serie che sta avendo una risonanza
così alta nel web, ci voglia qualcosa di speciale. Abbiamo pensato
che, trattandosi di 5 autrici, non sarebbe stata la stessa cosa
mandare un foglio word come tutte le altre volte. Volevamo stupirci e
stupirvi e soprattutto volevamo guardare con occhi i volti di chi
ultimamente sta facendo battere i cuori di molte lettrici.
Abbiamo
avuto l’onore e il piacere di conoscere le 5 autrici del Johns
Hopkins Medical series in una video intervista che ci ha concesso,
anche se attraverso una telecamera, di sentirci un po' come in
passato, quando un giornalista incontrava un’autrice e, credetemi,
le sensazioni che ne sono venute fuori sono state molto forti.
Guardare negli occhi chi ci ha fatto, e chi ci farà, vivere emozioni
che ci hanno coinvolto tanto, è stato meraviglioso. Ho contattato
personalmente Giusy, dopo tanto averne parlato con Flavia, indecise
su questa nuova avventura. Ricordo ancora le nostre chiacchierate:
“Proviamoci” “E se non accettano “ “Oddio che emozione”.
E già perché è stata una grande emozione quando Giusy ha risposto:
“Ho sentito le socie. Giovedì alle 17 su Facebook”. Come prima
di un esame, ci siamo trovate, Io e Flavia, a parlare di preparativi,
domande da fare, avevamo un’ansia che non ricordavamo da tempo.
Giovedì è arrivato, alle 16 e 20 eravamo entrambe davanti al pc,
che ci divideva con le autrici, per paura che qualcosa andasse
storto, nel frattempo l’ansia aumentava, la gola si seccava e il
battito accelerava. Non siamo esagerate, sfido chiunque a trovarsi
davanti alle autrici del momento e non provare una di queste
emozioni, mi chiedo come facevano i giornalisti un tempo, o
prendevano rilassanti o non avevano emozioni perché credetemi, care
amiche lettrici, sembravamo due scolare in attesa dell’esito
dell’esame. Alle 16 e 52 Giusy è entrata nella stanza Facebook, appositamente creata per l’intervista. Il tempo di un ultimo
messaggio con Flavia e con il cuore in gola ci siamo trovate davanti:
Chiara
Cipolla, Giusy Viro, Sarah Rivera, Cara Valli e Raffaella
Franceschini che ci sorridevano dall’altra parte emozionate come
noi.
Il
ghiaccio si è sciolto nell’immediato davanti a cinque donne che ci
hanno messo completamente a nostro agio. È stato bellissimo leggere
l’emozione nei loro occhi quando parlavano delle loro creature.
Dolcissime nelle risposte, coinvolgenti nel raccontare come tutto è
nato. Quando si diventa scrittrici per amore lo si vede eccome,
traspare tutto dagli occhi, dalle labbra che si increspano
ripercorrendo le tappe della nascita dei loro protagonisti, lo
sguardo si perde nel tempo e noi ci siamo incantate a guardarle e ad
ascoltarle. Le madri dei medici dell’ospedale ormai più conosciuto
di Baltimora, hanno risposto alle nostre domande. C’è chi si
chiederà perché abbiamo scelto proprio questo momento. Il motivo è
semplice: abbiamo deciso di fare questa intervista ora perché siamo
quasi all’epilogo di una serie che sta tenendo tutti con il fiato
sospeso, ed è per questo che abbiamo voluto, in qualche modo
aumentare, l’ansia delle lettrici che si chiedono già cosa ci
riserveranno Gabriel e Maxwell cercando di rispondere a quelle
domande che ciascuno di noi si è fatto leggendo dei nostri magnifici
medici.
A
voi anime belle la nostra intervista con le creatrici del "Johns Hopkins
Medical Series".
Com’è
nata l’idea della JH Hospital Series? E soprattutto da chi è
partita?
È
stata Giusy a rispondere a questa prima domanda. Ed è incredibile
come cinque menti, lontani chilometri, si siano trovate d’accordo
su tutto
Giusy:
L’idea è nata da Sarah, una sera. All’inizio si è parlato di
un’antologia, di racconti. La mattina ci siamo sentite con Chiara
(che Giusy chiama affettuosamente socia) su messenger e ci siamo
dette ma se facciamo dei romanzi? La socia ha risposto:
Ma
se facciamo anche un Medical? Ci siamo consultate con le altre che
hanno dato tutte l’ok. Alla sera era deciso tutto.
Ognuna
di voi, ha raccontato le vicende dei nostri cari dottori e ovviamente
non ci dimentichiamo del nostro Black. La domanda che vi andiamo a
fare è un po’ particolare, oltre al vostro personaggio, che in
qualche modo porta qualcosa di voi dentro, con quale altri personaggi
della serie vi sentite più affini?
In
un muto accordo, e da qui si capisce il legame che unisce fra loro le
cinque autrici, da questo momento è sempre stata Chiara a parlare
per prima.
Chiara:
Diciamo
che come genere di scrittura mi sono sentita più affine a Giusy,
scrivendo romanzi classici, con grandi sentimenti e emozioni. Essendo
le prime due ci siamo sentite molto soprattutto visto il legame di
amicizia tra Brad e Noah .
Giusy:
Io
mi
sento affine a tutti i personaggi. Con Noah siamo il Sandra e
Raimondo letterari. Mi sono sentita molto vicina al personaggio di
Sarah, avendolo messo in un determinato punto della mia storia. Il
personaggio a cui mi sono sentita più legate è Maxwell, perché ha
seguito Abigail in un determinato percorso della storia, era l’ombra
di Abigail, anche Emanuel è stato importante, ma era quello che
volevo perché se fai un gruppo devi spingere verso le colleghe che
vengono dopo.
Sarah:
È
stato bello scrivere di tutti, insieme, mi sono sentita tanto con
Raffaella, essendo la terza ero un po' il punto di congiunzione.
Abbiamo deciso di creare questa bella amicizia fra Maxwell e Emanuel.
Cara: Nessuno, ho inserito di più Noah e Maxwell perché erano già presenti al
policlinico. Black ha interagito più con loro.
Raffaella.
Per me è stata relativamente facile perché avendoli letti tutte e
quattro mi ero già fatta un’idea però dall’altro lato è stata
una grossa responsabilità, perché facendo la chiusura con il mio
libro devo fare onore a ciò che abbiamo fatto prima. Ho dato il
giusto spazio a tutti e quattro i personaggi, li ho inseriti in
situazioni precise. Di tutti e quattro ho capito il loro carattere.
Fra
i personaggi femminili dei diversi romance della serie in quale vi
rivedete di più?
Chiara:
Come
Maud ho una famiglia abbastanza presente,
devo
dire che da ragazza avrei voluto fare l’insegnante di matematica.
Quindi mi ci rivedo in Maud
Giusy:
Io
con Abigail non ho molto in comune, è stato uno dei miei personaggi
femminile che è stato interamente costruito, perché io quando ho un
problema tendo più a cercare un contatto che chiudermi. Mi sento più
affine a Maud e anche a Allison.
Sarah:
Il
mio personaggio ha molti lati di me, volevo renderla realistica anche
nelle situazioni che ha vissuto. Empatizzo bene con i personaggi
femminili e anche come mamma mi ci sono ritrovata molto.
Cara:
Ogni
autrice ci mette in pezzo di sé nel suo personaggio, mi sento più
affine con Gabriel come carattere, anche per il rapporto che ha con
il padre nel quale mi ci sono ritrovata mettendoci un pezzettino di
cuore, ma anche Soraya al suo bel carattere perché cerca di
contrastare quest’uomo forte. Mi sono divertita tanto a scrivere di
questi due.
Raffaella:
Anche
io come Cara empatizzo con i protagonisti maschili. Maxwell mi ha
travolta, la trama è venuta fuori in una notte e mi ha coinvolta
tanto. Allison tuttavia è riuscita a conquistarmi anche se è venuta
fuori piano piano all’inizio. In lei mi rivedo, soprattutto per la
sua professione che è stato sempre il mio sogno nel cassetto, ma
anche per il suo carattere cosi solare, ottimista, ma sempre con la
voglia di credere nei sogni. Tuttavia
mi sono rivista anche nelle altre. Con Maud per via della mia
professione, di Abigail mi ha travolto la sua forza e anche perché
come me si chiude a riccio molte volte. Di
Soraya ho ammirato la sua tenacia e il voler tener testa a Back
E
la storia di Lea invece, mi è arrivata nello stomaco per tutto il
mix di emozioni che mi ha regalato.
Nella
scelta dei personaggi vi siete ispirati a qualcuno?
Chiara:
Per la prima volta devo dire che sono andata di fantasia,
nessun modello. L’unica cosa che ho pensato quando abbiamo iniziato
a parlare di Medical è stato che volevo un medico diverso. Ho voluto
fare qualcosa di diverso ed è venuto fuori questo personaggio
combattuto con una doppia anima bianca e nera ecco, in questo mi ci
sono rivista in Noah, da buon gemelli, è sempre un po' diviso a metà, solo in questo. Per il resto è stato costruito intorno al presta volto quando l'ho trovato e poi mi sono riguardata tutta la serie di
E.R e li mi sono ispirata molto.
Giusy:
Io invece mi sono ispirata al mio oculista, nella realtà Brad esiste
sul serio a Lione dove sono stata operata alla vista quando avevo 1
anno. Per la prima volta ho parlato di me, e io compaio anche nel
libro. Sono Marianna,
quando Brad la visita Lione quello è il mio caso clinico. Ho voluto
dare un messaggio di speranza per chi vive queste situazioni. Se può aiutare chi soffre di vista, chi ha avuto questi problemi, i libri servono anche a questo.
Sarah:
La mia è una storia di fantasia, una trama che aveva in mente con
lei che era il capo di Emanuel. Una volta trovato il presto volto
l’ho costruito intorno.
Cara:
I personaggi sono inventati, non sono ispirati a nessuno, ma alcune
situazioni sono reali, anche perché devi avere fatti concreti per
parlare di determinate cose. Per Gabriel, anche io ho trovato il
presto volto prima di iniziare la storia e da li è nato tutto.
Raffaella:
Anche la mia storia e i personaggi sono inventati, l’unica cosa è, che il mio sogno nel cassetto era quello di fare la psicologa,
quindi quando mi è stata data la possibilità per me il medico
doveva essere lo psichiatra. Avendo poi fatto studi di questo tipo mi
sentivo preparata. Come Giusy il mio intento è dare un messaggio di
speranza, perché le malattie mentali sono un mondo molto a parte,
non è una cosa semplice, sono invalidanti, anche gli stessi disturbi
d’ansia, che vengono affrontati nel romanzo, riguardano l’anima.
È quindi volevo lasciare la speranza a chi vive situazioni del
genere.
Stiamo
facendo, insieme al vostro medical romance, un tour dell’ospedale
più antico di Baltimora. Da dove nasce la scelta di dare, ai vostri
protagonisti, una specializzazione specifica in campo medico
piuttosto che in un altro?
Chiara:
Non lo so, credo che sia stato lui a scegliere me. Non so perché è
arrivato, quando scrivi alle volte il personaggio di una storia
prende il comando. Non ho un motivo preciso.
Giusy:
Per una cosa personale e anche funzionale, perché era un campo che
conoscevo, per non imbarcarmi in cose che non conoscevo.
Sarah:
Anche per me, mi è venuto in mente cosi. Ho fatto degli studi, ho
visto che il JH era al primo posto da 28 anni nella neurochirurgia e
quindi c’era questo reparto d'eccellenza con 31 divisioni, sono
andata a vederle tutte. Una di queste è specializzata sulla malattia
di Chiari, io avevo visto un documentario su una ragazza che era
affetta da questa sindrome, la cosa mi aveva colpito tanto. Ho visto
che li c’è proprio un dipartimento che si occupa di questa
malattia, non so se il documentario mi ha influenzato, ma la storia
mi ha colpito tanto, ho chiesto collaborazione a un neurochirurgo e
mi ha convalidato ogni pezzo onde evitare di dire sciocchezze.
Cara:
Non mi sentivo in grado di scrivere di medicina, ecco perché la
scelta del manager anche perché il mondo della medicina è lontana.
Non volevo imbarcarmi in qualcosa che non sarei riuscita a gestire.
Lavorando sempre negli uffici mi è venuto semplice parlane. Dato
che si parlava di un ospedale in America, li si parla di una realtà
diversa è un azienda, quindi ci stava bene l’idea di un capo che
fosse odiato da tutti allora ho proposto, preferirei fare la storia
nell'amministrazione.
Raffaella:
Io ho attinto ai manuali a casa che avevo, quando studiavo
all’università, e poi ho contattato una psicologa, per capire come
funziona una clinica psichiatrica per non evitare errori. Quando ho
fatto descrizione di momenti di visite, per esempio, ho dovuto fare
attenzione anche ai piccoli dettagli, anche a livello emotivo c’è
molto coinvolgimento quindi è difficile mantenere il giusto equilibrio. Trattandosi di tematiche pesanti ho cercato di
mantenere la leggerezza del romance.
Il
dettaglio nella terminologia medica scientifica è un elemento che ha
fatto ancora di più apprezzare i vostri romanzi. So che avete avuto
un supporto da professionisti del campo, com’è stato rapportavi
con loro?
Chiara:
Non
ho avuto alcun pediatra. In tutti i romanzi il prima capitolo per me
è un trauma, lo scrivo e riscrivo 8 mila volte questo l’ho preso
in mano 50 mila volte, ogni riga comprendeva competenze mediche,
c’era da conoscere la struttura com’era fatta, c’era da sapere
come funziona la scuola in America. Quindi piantine di Baltimora,
mappa del JH, le terminologie, le patologie. Ho chiesto aiuto ad un
parente che abita li. I primi capitoli sono stati pesanti. Ho chiesto al mio ex
medico, che è anche chirurgo e pediatra, per le terminologie tecniche. Mi
piacciono i particolari, quando scrivo un romanzo mi piace essere realista,
metterli in un ospedale è stato veramente difficile.
Giusy:
La difficoltà del Medical è stata nel documentarmi. Comunque
descrivere un intervento per intero compreso il pre e post
operatorio, non è semplice. I dubbi sono stati tanti, ho avuto paura
anche di impressionare qualcuno, non è facile parlare di interventi
chirurgici. Il mio professionista è stato bravo, era il mio dottore
che parlava non io. Era un suo intervento che era stato fatto a
Catania, lui mi ha seguito tanto nella stesura delle parti che
comprendevano gli interventi.
Sarah:
Mi
ha aiutato un neurochirurgo, mi ha supportata, avevo visto dei
filmati, ma lui mi ha aiutato molto anche nei particolari. Anche il
medico curante mi è stato di supporto quando ho parlato della
patologia del figlio di Lea.
Cara:
C’è sempre una terminologia, ma per me è stato più facile
lavorando sempre negli uffici.
Raffaella:
Come dicevo prima oltre ai manuali che avevo a casa mi è stata di
supporto una psicologa, è stato necessario anche per una conferma
dei termini usati. Tutto questo mi ha aiutato anche a creare alcune sfumature di Maxwell, a strutturare il personaggio, in ambito
psicologico e psichiatrico c’è molto coinvolgimento dei medici, mi
interessava mantenere l’equilibrio fra l’uomo risoluto e l’aspetto
emotivo e la psicologa mi ha supportato onde evitare errori. E poi mi è stata di supporto anche
una conferma sui termini.
Riuscite
ad anticiparci quali sono i vostri progetti futuri? In un prossimo
futuro, possiamo sperare in una nuova collaborazione fra di voi?
Chiara:
Ho dovuto fermarmi perché stavo scrivendo una trilogia, ora sto
scrivendo il terzo volume, preferisco farli uscire a distanza
ravvicinata. Quindi spero ottobre novembre di iniziare a pubblicare
il primo. Ho un sogno nel cassetto, scrivere un romanzo storico, la
storia ce l’ho già in mente ma devo trovare il coraggio di
buttarmi. Per la collaborazione, già in passato ho avuto modo di
fare collaborazioni, mi sono divertita molto si imparando tante cose.
È una cosa che mi piace molto, mettermi in gioco collaborando con
altri. Quindi si, volentieri, dovesse presentarsi l’opportunità, si.
Nelle collaborazioni si cresce, si impara tanto una delle altre. È
stato un bel cammino fatto di alti e bassi, c’è tanto lavoro, una
responsabilità.
Giusy:
Tanti progetti. Anche io ho dovuto stoppare alcuni lavori per la
serie. Inizio 2023 uscirà Velvet, c’è lo storico che aspetta da
12 anni (la donna di picche), ci sarà uno spin off di Reveal e c’è
anche una collaborazione con altre autrici per una nuova serie di cui state vedendo le
anteprime in questi giorni. Oltre che la riedizione di un mio
primissimo romanzo, i primi di luglio, che pubblicherò con la
Blueberry Edizioni, con contenuti inediti.
Sarah:
Stavo rieditando un romanzo quando ho iniziato il Medical, un romanzo
già pubblicato, che ho ritirato, uscirà in autunno e ho deciso di
fare anche due romanzi, legati a questo, su due personaggi che hanno
attirato particolarmente l’attenzione.
Cara:
Io devo scrivere l’ultimo volume de “Il tuo nome”, dedicato a
Demiyen, probabilmente saranno due. E poi su consiglio di Giusy
probabilmente tornerò sul mio primo romanzo parlerò di Steven, la
sua storia, ci sono le mie lettrici che premono molto su questi
personaggi.
Raffaella:
Anche io ho messo da parte un romance che stavo scrivendo, il quarto
spin off di quelli precedenti. Lo pubblicherò l’anno prossimo,
anche perché la mia uscita è a luglio, poi ci sarà un romanzo di
narrativa, una storia vera, sono stata contattata da una ragazza a
cui è piaciuto il mio modo di scrivere che ha avuto un’esperienza
di affido familiare diurno. Lei mi ha chiesto di scriverlo, ha
scritto per cinque anni dei diari dove ha annotato tutto e mi ha
affidato una parte della sua vita. È una grande sfida perché nella
narrativa cambia anche la scrittura. Infine sto aspettando che scada
il contratto con il mio primo romance con la ce, per ripubblicarlo
perché penso di non aver avuta giustizia,
essendo
stato
pubblicato
solo in ebook.

La
JH Medical Series si può davvero dire che è sulla bocca e
soprattutto negli occhi di molte lettrici italiane. Come state
vivendo la cosa? Mancano due libri al termine della serie sta
conquistando tutti. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi
protagonisti?
Chiara:
Io
ero già inizialmente molto ottimista, anche perché fino ad ora non
si era visto un progetto così. La famosa notte in cui Sarah aveva
proposto di fare un’antologia, in cui abbiamo aderito noi cinque da
una grande cerchia, io nella notte avevo pensato a un romance
familiare, poi è venuta fuori l’idea della Medical. Ovviamente, il
bacino di lettori è aumentata anche la loro portata perché si sono
riunite quelle di tutte noi. Io sono stata ottimista, sempre. 5
storie diverse in qualche modo legate fra di loro, un gran
marketing, non avevo dubbi circa il risultato. Non mi aspettavo
tuttavia questo successo.
Giusy:
Non
mi aspettavo un successo simile, nonostante pubblichi da 12 anni mi
sono ritrovata in qualcosa di inaspettato e più grande di me,
speravo che la storia piacesse, non è tanto per vendere ma per fare
capire che la disabilità non ci rende diversi, ma speciali, un
arricchimento per ognuno di noi. Una rivincita sulla mia storia, ecco
il perché della figura di Marianna. Ero agitatissima, perché
soprattutto sulla cecità ancora non ci sono molti studi. Addirittura
il Medical ha trascinato gli altri miei libri. È tutto nuovo per me.
Sono contenta soprattutto perché ho trovato un gruppo che mi ha
sostenuta, le mie colleghe sono state le mie rocce.
Sarah:
Sono nuova del campo, sono da due anni in questo mondo e per me è
stata un’occasione fantastica, aver avuto la fortuna di partecipare
a questo progetto. Essendo il terzo libro il mio era un po' l’anello
di congiunzione con gli altri e quindi li l’ansia aumenta perché è
una grande responsabilità.
Cara:
Come
andrà non lo so, spero bene come quello delle altre. Non mi
aspettavo tutto questo. Commenti, like,tutto inaspettato, mi sono sentita
coccolata. Per ora non mi sento diversa, ancora non ci credo, non ho
realizzato, per ora è tutto mio, dal 20 vedremo. Vediamo come andrà.
Dopo il 20 vi saprò dire.
Raffaella:
Per
me questa avventura è stata piena di emozioni, avere una scadenza mi
ha fatto accelerare i tempi e sono cresciuta molto anche come
scrittura. Ora come ora, ansia, tanta. Ringrazio di cuore le ragazze
per avermi dato fiducia e per avermi fatto vivere tutto questo.
Approfitto di questa intervista per ringraziare le mie colleghe di
cuore, credo molto nell’unione delle donne e questo è stata una
conferma. Sto vivendo con molta ansia l’uscita del mio libro,
avendo comunque 4 colossi davanti a me, ma anche con tantissime
emozioni positive soprattutto per il rapporto con le ragazze. In
merito a Maxwell, lui è tante cose, con Emanuel è più intimo, si
fa vedere in modo diverso. Con gli altri è più riservato ha un
rapporto più professionale, per certi versi mi ricorda Gabriel
perché è severo e autoritario, ma ha anche dei lati nascosti. Con
Emanuel viene fuori un Maxwell diverso, toglie la maschera solo con
chi dice lui.

Se
dovesse descrivere con un aggettivo il vostro personaggio quale
sarebbe?
Chiara:
Riassumere tutto in una parola è difficile: posso dire solitario.
Non capito dalla famiglia dagli amici, capito un po' da Brad perché
hanno convissuto in una struttura di cui non abbiamo parlato che li
ha fatti rinascere. Si direi solitario, perché quando è solo riesce
a essere sé stesso.
Giusy:
Tormentato, come lo avete definito voi blogger si fa carico di sensi
di colpe e di responsabilità che non sono sue.
Sarah:
La prima cosa che è trapelata dalla figura di Emanuel è stata
l’ambizione questo ha sviato un po' la cosa in realtà, si rivela
dolce. Si direi dolce.
Cara:
Gabriel in una parola sola pretenzioso.
Raffaella:
Maxwell è complesso perché è tante cose, lo porta ad assumere
tante maschere ha diverse sfumature. Quindi lo riassumo con questo aggettivo: complesso.
Bene,
siamo giunti al termine di questa intervista che richiama un po’ i
vecchi tempi, quando si incontrava l’autrice di persona. Noi
l’abbiamo fatto tramite uno schermo e vi siamo veramente grate.
Questa idea è nata soprattutto perché ci tenevamo a farla come
gruppo, perché ognuna di voi avesse ugual spazio rispetto all’altra.
Una delle cose che abbiamo apprezzato e il supporto e il rispetto che
vi accomuna una con le atre. Un’ultima domanda e vi lasciamo
libere. Cosa volete dire alle vostre lettrici?
Chiara:
Grazie perché non mi aspettavo tanto successo, sono contenta che sia
piaciuta l’idea. Mi piacerebbe che le lettrici capissero che è
stato piacevole e bello collaborare con altre colleghe, mettersi in gioco tra di noi, perché siamo unite
nello scrivere storie che fanno bene a chi le legge. Una bella
esperienza.
Giusy:
Grazie perché non mi aspettavo nulla di tutto questo, alle mie
lettrici che mi seguono sempre, per quello che mi stanno regalando.
Ringrazio il gruppo che mi hanno supportato che mi hanno coccolato
quando ne avevo bisogno, non sono colleghe, ma amiche per tutto
quello che mi hanno dato, grazie perché mi hanno fatto crescere
anche come persona.
Sarah:
Un grazie sentito per tutto, dalle lettrici, alle mie colleghe, mi
sono sentita coccolata. Per i messaggi delle lettrici, per tutto.
Speriamo di trasmettere tante emozioni, di regalare un momento bello.
Cara:
Io dico solo, spero di non deludervi.
Raffaella:
Anche io come Cara spero di non deludere. L’ansia è tanta. Quando
scriviamo facciamo il mestiere dove siamo più soli in assoluto, ma
nello stesso tempo questo arriva a più persone. L’obbiettivo di
tutte noi è arrivare al lettore soprattutto a livello emotivo.
Ringrazio davvero tutte le lettrici e le mie colleghe. Con questa
esperienza sono aumentate le mie lettrici grazie anche alle mie
colleghe, se questo mi rende felice mi mette anche molta ansia,
perché spero di non deluderle. Spero di arrivare a tutti.

È
terminata cosi l’intervista con quelle che non sono solo 5 autrici,
ma soprattutto 5 grandi donne di un’umiltà unica da cui prendere
solo esempio. È stato bellissimo sapere che, il loro primo pensiero è di arrivare al cuore dei propri lettori, condividendo, come nel
caso di Giusy, un po' della propria vita. 5 donne, ognuna con un
proprio carattere, con un modo di vedere le cose, ma che si sono
unite e hanno creato qualcosa che tutte voi state apprezzando. Da
prendere come esempio, perché quando lo si vuole la collaborazione
fra donne può esistere.
Ringraziamo
di cuore Chiara, la cui simpatia unica ci ha dato un piccolo sprazzo
del suo Noah.
A
Giusy, dal profondo grazie. È stata l’Autrice che di più ha
toccato le corde del nostro animo, il motivo, nobile, che l’ha
spinta a parlare del suo passato per essere di conforto a chi vive
questo stato di cose, è un motivo più che valido per apprezzarla
oltre che come scrittrice anche come persona.
Grazie
a Sarah, fiera e fine, esattamente come la sua Lea. Con un sorriso
bello e contagioso. È impressionante come leggendo un libro ritrovi,
tratti dei personaggi descritti nel tuo interlocutore.
All’emozione
che traspariva dagli occhi di Cara, grazie anche per quella. Da qui
capisci come un’autrice possa tenere a ciò che crea. La sua
umiltà, ci ha colpite.
E
infine a Raffaella, bella e dolcissima, emozionatissima per il suo
Maxwell e generosa nel voler aiutare chi vive le situazioni di cui
parlerà nell’ultimo libro che concluderà la serie.
Di
cuore grazie a tutte voi che ci avete regalato qualcosa in più,
qualcosa con cui arricchire il nostro bagaglio. Ecco cos’è un
gruppo, non dare solo come singolo ma pensare anche per le colleghe
che vengono dopo.
"I
libri sono ponti ostinati: uniscono, creano legami"
In
questo gruppo i ponti che collegano le autrici che vengono da tutte
le parti d’Italia è ben visibile, cosi come lo è il legame saldo
che le ha unite le una alle altre.
A
presto Flavia e Nicky
