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28 luglio 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONI - QUATTRO CHIACCHIERE CON: - "Sara Pelizzari"



 Ciao Anime Belle come ogni giovedì, torna con un nuovo appuntamento "La Rubrica delle Emozioni - Quattro chiacchiere con gli autori"

Oggi chiacchieriamo con l'autrice Sara Pelizzari, sul blog trovate la recensione al suo ultimo romanzo "L'altra metà del cuore"




Ciao Sara, raccontaci un po' di te

Ciao, ho 46 anni, vivo con il mio compagno e i miei due figli, Camilla e Christian in provincia di Brescia. Adoro gli animali e infatti ho un cane, un gatto e un inseparabile e ovviamente amo leggere e scrivere.

Diciamo che i libri sono la mia passione, oltre a cimentarmi nella scrittura sono anche editor e traduttrice.


Cosa è per te la scrittura?

La scrittura è “evasione dalla realtà”, in ogni senso. Quando scrivo mi dimentico di ciò che mi circonda e mi concentro su quello che sto creando… oppure modifico situazioni a mio piacimento, rendendole come vorrei che fossero.


Hai un luogo dove scrivi, hai dei rituali, ascolti musica?

In realtà no, non ho rituali particolari. L’unica cosa è che scrivo quasi sempre di sera, di rado lo faccio di giorno; un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché la tranquillità della casa di sera mi aiuta a concentrarmi.


Il tema del libro è importante… perché hai deciso di affrontarlo?

Per rendere omaggio a tutte quelle persone che hanno lottato e vinto, ma anche a quelle che hanno lottato e non sono riuscite ad avere la meglio.

Spero di averlo fatto nel modo giusto.


Nel romanzo si parla di presenze "angeliche",ci credi?

Sì, diciamo che nel romanzo sono enfatizzate, ma credo che i nostri cari siano accanto a noi. Sempre.


Come ti sei documentata?

In realtà non mi sono dovuta documentare troppo, purtroppo conosco abbastanza bene l’argomento di cui parlo. Comunque Internet, se usato nel modo corretto, è di sicuro una fonte di informazioni preziosa.


A chi ti ispiri?

A nessuno in particolare, ci sono molti scrittori che ammiro e stimo, ma non mi ispiro a nessuno di loro; credo che ognuno abbia il proprio modo di raccontare…


Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Per citarne due Sophie Kinsella e Patricia Cornwell. Stranieri, non voglio far torto agli italiani, e dovrei stilare una lista infinita. Ce ne sono molti davvero bravi.


Hai mai pensato di cimentarti in altri generi?

Ho scritto una dilogia romance/fantasy e un romanzo breve ispirato a un fatto di cronaca avvenuto vicino a dove vivo. Non escludo di cimentarmi anche in altri generi, anzi, mi piacerebbe.


Quale è il tuo personaggio preferito?

Se dico che non c’è?


E quello più odiato?

Difficile, non posso odiare i miei personaggi; diciamo che non ho amato fare una scelta nella trama. Avrei voluto evitare, ma ne avevo bisogno. So che sono ambigua, ma non voglio farmi spoiler da sola.


Quale romanzo consiglieresti non tuo?

Domanda difficile, ma “Piccole donne”. Penso che sia un romanzo meraviglioso a cui sono molto affezionata.


Tuoi prossimi progetti?

Uno a cui tengo moltissimo… ci vorrà ancora del tempo, è un progetto delicato e per me davvero importante.


Il tuo colore preferito?

Blu


Il tuo piatto preferito?

Grigliata mista di carne


Città preferita?

Parigi


Cantante preferito?

Eros Ramazzotti


Di che segno sei?

Vergine


Hobby?

Leggere, scrivere e guardare serie TV


Raccontati in dieci parole...

Eterna sognatrice romantica testarda e precisina innamorata della famiglia.


Preferisci leggere in ebook o cartaceo?

Cartaceo, ma per praticità ormai leggo più in ebook


Cosa avresti fatto se non la scrittrice?

Questa domanda mi mette in difficoltà, perché avrei fatto quello che faccio ora: editing e traduzioni. Non credo che riuscirei a stare lontana dal mondo magico dei libri.



Intervista a cura di



21 luglio 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONI - QUATTRO CHIACCHIERE CON: - "Antonella B."

 


Ciao Anime Belle come ogni giovedì, torna con un nuovo appuntamento "La Rubrica delle Emozioni - Quattro chiacchiere con gli autori"

Oggi chiacchieriamo con l'autrice Antonella B. che abbiamo avuto il piacere di conoscere leggendo e recensendo il suo romanzo "In un attimo: storia di Viola"

 


Ciao Antonella Raccontaci un po' di te

Mi chiamo Antonella, sono un’insegnante di scuola primaria, e vivo e lavoro a Dorgali, un piccolo paese sulla costa orientale della Sardegna. Ho un marito e quattro figli che vanno dai diciotto ai sette anni. Oltre che leggere e scrivere amo tanto viaggiare, e frequento da tre anni una scuola civica di musica perché mi piace cantare.


Cosa è per te la scrittura?

La scrittura per me è un momento di evasione, ha lo stesso effetto che ha su di me la lettura, mi rilassa e mi fa sognare.


Hai un luogo dove scrivi, hai dei rituali?

In genere scrivo la sera, spesso la notte, nel silenzio della casa addormentata.


Come nascono i tuoi romanzi?

L’idea principale nasce da una situazione che ho vissuto, o che vorrei vivere, come nel caso di “London girl”, cioè avere successo come autrice, oppure da un fatto di cronaca, come “In un attimo” che narra la storia di un bimbo abbandonato, o nell’ultimo romanzo in fase di revisione, da un luogo magico per me, come la città di Istanbul e le meraviglie della Turchia.


A chi ti ispiri?

In generale alla gente comune. Sono curiosa di natura, mi piace ascoltare le persone, e penso che ognuno abbia una storia da raccontare.


Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Sono tanti, troppi per elencarli!


I generi preferiti?

Diciamo che spazio, amo i thriller, anche quelli psicologici, mi piacciono i romance ma devono essere strutturati altrimenti mi annoiano.


Hai mai pensato di cimentarti in altri generi?

Ci ho pensato, ma prima devo capire bene quale sia il mio di genere!


Come mai hai scelto di raccontare la storia di Viola?

Perché mi aveva particolarmente colpito un fatto di cronaca che raccontava una storia di questo genere, e che purtroppo non era finita bene, e avevo deciso che ne avrei raccontata una nella quale la piccola vittima avesse avuto la sua rivincita. Per scrivere questo libro sono stata tante volte ospite del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Nuoro (erano tempo lontani dal Covid)e lì ho incontrato delle persone meravigliose, ho intervistato tante mamme, infermiere e medici, e ho visto anche dei bimbi ricoverati in attesa di adozione.


Quale è il tuo personaggio preferito?

Quello di cui devo ancora scrivere


E quello più odiato?

Non odio nessuno dei miei personaggi perché nessuno è veramente cattivo, come non lo è nella vita reale, siamo tutti la combinazione del nostro vissuto, pieni di luci e di ombre, con tante sfaccettature.


Quale romanzo consiglieresti non tuo?

Ho amato tanto “La casa degli spiriti“ di Isabel Allende


Quale tuo libro consiglieresti come prima lettura e perché?

Forse proprio “In un attimo“ perché è una storia di cui non ti liberi facilmente


Tuoi prossimi progetti?

Il titolo provvisorio è “Ma l’amore è un’altra cosa”


Il tuo colore preferito?

Rosso


Il tuo piatto preferito?

Pescatrice alla catalana



Intervista a cura della nostra 



14 luglio 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONI - QUATTRO CHIACCHIERE CON: - "Erika Fontanella"




 Ciao Anime Belle come ogni giovedì, torna con un nuovo appuntamento "La Rubrica delle Emozioni - Quattro chiacchiere con gli autori"

Oggi chiacchieriamo con l'autrice esordiente Erika Fontanella che abbiamo avuto il piacere di conoscere leggendo e recensendo il suo primo romanzo "Ad un passo dal cuore" edito Robin Edizioni

 




Ciao Erika Raccontaci un po' di te

Cosa  rappresenta per te la scrittura?

La scrittura rappresenta tranquillità. Attraverso di essa trovo il modo di sfogarmi, rilassarmi e respirare. Quando c’è una determinata sensazione nella mia testa e nel mio cuore o anche quando semplicemente ho bisogno di stare meglio, scrivo.


Hai un luogo dove scrivi, hai dei rituali, ascolti musica?

Non ho dei rituali particolari, dipende un po’ dal mood del giorno. A volte ascolto musica e mi lascio trascinare, altre invece ho bisogno di silenzio assoluto. È tutto molto relativo.


Come è nato il tuo romanzo?

Il mio romanzo è nato molti anni fa in un momento particolare. Ho iniziato ad incanalare le mie emozioni del tempo nella scrittura e la fantasia ha fatto il resto.

Il tuo romanzo mi ha molto colpito, alcune frasi me le sono sentita cucite addosso…. Da dove hanno origine?

Tutte le frasi che io definisco più significative hanno origine da ciò che provo e sento in quel determinato momento. Poi lascio che siano i personaggi a prendersene il peso.


A chi ti ispiri?

Non ho nessun autore in particolare al quale mi ispiro. Penso che ognuno sia diverso perché la scrittura stessa lo è. Nasce da qualcosa di troppo personale e soggettivo per poter essere paragonata. Certo, ammiro chi è riuscito a farne una professione degna di nota, ma questo è un altro discorso.


Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Leggo di tutto quindi non ho scrittori che prediligo più di altri.


I generi preferiti?

Questa è una bella domanda... in realtà non saprei. Adoro le storie di vita vera, di vita sofferta, quindi sicuramente narrativa contemporanea. Gradisco i romance, i thriller e i gialli.


Hai mai pensato di cimentarti in altri generi?

Ci ho pensato ma non so se riuscirei a rendere le emozioni ugualmente in altri generi. Potrei provare.


Quale è il tuo personaggio preferito?

Il personaggio che mi è entrato nel cuore è Gianluca ma non dico altro per non fare spoiler. Dovrete leggere per sapere!


E quello più odiato?

Più odiato non so. Non odio nessuno dei miei personaggi perché hanno la luce proprio da ciò che sento.


Quale romanzo consiglieresti non tuo?

Io prima di te di Jojo Moyes mi ha commosso. Poi non posso non citare i romanzi delle mie amiche Lorna Olivero, con la trilogia dei personaggi de Il rumore della felicità, e Maura Serra con Francesca Trentini e la loro trilogia de Le figlie della luce.


Tuoi prossimi progetti?

Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo ma sono solo agli inizi. Devo fare i conti con il temuto blocco dello scrittore.


Il tuo colore preferito?
Blu cobalto.

Il tuo piatto preferito?
La pizza!

Città preferita?

Non so, Firenze mi piace molto. Verona mi piacque, Milano... tante.


Hai una fobia?

Ho la talassofobia: la paura delle acque aperte. Poi ho paura di non essere felice, non so se c’è un termine per questo.


Un pregio e un difetto?
Pregio: Leale.
Difetto: Lunatica.


Di che segno sei?

Ariete cuspide Toro. L'ascendente non lo ricordo ma probabilmente Cancro.


Hobby
Scrivere, passeggiare e guardare serie tv.


Cosa avresti fatto se non la scrittrice?
Lavoro con i bambini quindi penso che avrei fatto esattamente questo.




Intervista a cura della nostra 


















07 luglio 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONI - QUATTRO CHIACCHIERE CON: "Domenico Di Pinto"



Ciao Anime Belle oggi torna con un nuovo appuntamento "La Rubrica delle Emozioni - Quattro chiacchiere con gli autori"



Ospitiamo con piacere nel nostro spazio dedicato alle interviste Domenico Di Pinto, autore di “Vite Intrecciate”, romance M/M della casa editrice GDS Edizioni.






Ciao Domenico, parlaci un po’ di te e di quando e come è iniziata la tua avventura con la scrittura di romanzi.
Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti, tu che genere di scrittore sei?


Dunque, innanzitutto il piacere è mio per avermi dato l’opportunità di farmi conoscere anche da questo punto di vista ai tuoi lettori. Grazie, davvero. Detto questo. Mi definisco uno scrittore con uno stile metodico, proprio perché mi piace essere ben organizzato e seguire una linea lavorativa ben precisa e programmata. Ma questo stile, o comunque abitudine o atitudine, l’ho acquisita nel tempo, sicuramente nella fase di stesura del primo libro. Vado molto a sensazioni, quindi quando mi venivano idee o pensieri, e nella mia testa si ricreavano situazioni che potevano trainare il punto di alcuni capitoli, allora buttavo tutto quanto giù senza darci troppo peso o pensarci molto. Una volta iniziato l’editing poi ho cambiato tante cose, così come ho cambiato atteggiamento e predisposizione nello stile. Anzi, essendo che il primo volume della trilogia MM ha subito un lavoro di editing corposo, ho ri-scritto praticamente il primo libro. E quindi, in quel momento ho imparato ad usare un metodo equilibrato e programmato, Oggi, sicuramente con altri romanzi, seguo un metodo preciso con scalette, strutture, personaggi costruiti con attenzione e nel far calibrare pregi e difetti dei protagonisti, o ricerca, studio, attenzione massima, anche perfino nel scegliere dei nomi, perché nel tempo ho capito che i nomi sono importanti quanto l’intera storia: racchiudono un significato. Insomma, sicuramente sono uno scrittore stacanovista e molto organizzato e attento.



Segui orari precisi per scrivere? Hai un luogo preferito in cui lo fai?

Orari precisi non direi perché vado molto a sensazioni come ho già detto prima. Ricordo che nella fase di editing scrivevo e lavoravo molto durante le ore pomeridiane, dopo il mio turno di lavoro, col caldo: era estate, mi armavo di un bel bicchiere o la bottiglia intera di acqua fresca, ventilatore e al pc fino a sera, spesso. Anzi, alle volte anche fino a tarda notte, ma soprattutto in periodo invernale mi succedeva di più, sono sincero. Forse il momento che sicuramente preferisco di più è scrivere la notte: il silenzio, la pace della casa, la tranquillità, il momento in cui nel mio cervello si materializzano scene e devo assolutamente buttare giù tutto quanto sulla tastiera! Ora, purtroppo, per via del lavoro e altri impegni, sto veramente ( cosa che mi dispiace anche tanto) scrivendo molto poco, cosa che in realtà dovrei fare. Diciamo anche che questo caldo non mi aiuta, così come anche ora che sto rispondendo alle domande e il ventilatore, in qualche modo, cerca di mediare la situazione. Un luogo preferito dove scrivo? Ehm… la mia stanza, anche perché qui creo le mie storie, i miei mondi e tutte quelle diavolerie che mi passano in questa mente creativa e molto disordinata (rido per non piangere!), Poi spesso negli ultimi anni, forse prima della pandemia, scrivevo molto in una caffetteria della mia città: mi piaceva il connubio tra un luogo pubblico e la scrittura: l’odore del caffè o del primo o secondo cappuccino, magari con qualche torta deliziosa a fare da contorno, la gente attorno a me perché sono ispirazione, mi piace prendere spunto o osservare molto i dettagli delle persone quando chiacchierano tra di loro. Sembrerà strano perché quando si deve scrivere bisogna essere concentrati e in un luogo silenzioso, però con me si aveva un effetto contrario: riuscivo a scrivere anche con la gente che parlava o i camerieri che andavano avanti e dietro per le comande giornaliere. Anzi, spesso ho anche scritto al McDonald’s, tra chiasso infernale dei bambini e odori abbastanza discutibili. Ecco, sicuramente sono uno scrittore adattabile, nel senso che si cura ben poco di dove si trova perché se c’è ispirazione, allora avviene la “magia”, avviene la concentrazione giusta. Poi, mi piace l’idea di scrivere in un luogo pubblico, fa molto stile “scrittore americano” che solitamente scrivono nelle caffetterie, ristoranti o nei parchi all’aperto.




Secondo te quanto c'è dell'autore in ogni protagonista della sua opera? Cosa c’è di tuo nei protagonisti?

Secondo me, per come la vedo io, in ogni romanzo c’è dell’autore/rice in ogni protagonista della storia. Cioè, se è soprattutto la prima opera, la prima storia scritta, è quasi impossibile non scrivere di se stessi in un romanzo. Sicuramente c’è chi sa giostrare bene la questione perché magari ha le capacità per farlo meglio dopo essersi formato da autodidatta. Però molti scrittori e scrittrici secondo me scrivono di loro stessi: delle loro esperienze, del loro passato o presente, e chissà, magari anche futuro, scrivono dei loro momenti “no” e quelli “sì”, raccontato le loro storie, o meglio, alcuni sanno camuffare tutto quanto facendole raccontare, si fanno prestare la voce da loro e raccontano di loro, ma sempre in maniera del tutto equilibrata e romanzata. Cosa c’è di mio nei miei personaggi? Oddio, sicuramente sì, c’è di me. Soprattutto nel primo romanzo, e in particolare nel protagonista principale Adam Donovan, c’è tanto di me stesso, o meglio, c’è quella parte che ero ma circa, cinque o sei anni fa: si cresce, per fortuna! Comunque c’è di me e non c’è di me. Magari ho raccontato cose che mi sono accadute realmente o che ho vissuto indirettamente, o magari ho usato termini o modi di pensare che sono come i miei, o magari ho mentito e vi ho fatto credere il contrario. Chissà… mi piace creare curiosità e mistero nei lettori, soprattutto in chi non mi conosce e si vuole fare un’idea di me: vi lascio pensare questo, ecco. Mi piace mettere disordine, creare confusione così da potermi permettere di raccontare di me ma nello stesso tempo non raccontarvi di me. Sì, è un discorso contorto il mio, ma è ben lineare con me stesso.


È difficile "tenere a bada" la tua voce durante la stesura? Come riesci a entrare nei personaggi e a staccarti dal tuo modo di vedere la vita per esprimere il loro?

Bella domanda anche questa! Partiamo dal presupposto che amo scrivere, da sempre, in prima persona, quindi i miei personaggi si raccontano attraverso stati d’animo altalenanti, o nel mezzo delle loro rocambolesche avventure o sventure della vita. Non c’è mai una voce narrante o il : “Dio che gli osserva e li condanna e li giudica dall’alto”. No, non era questa l’idea che volevo dare con “Vite Intrecciate” ma onestamente, non lo sto facendo nemmeno con gli altri lavori in corso perché preferisco che i miei personaggi si facciano conoscere attraverso loro stessi: da soli, in qualche modo. Quindi, la mia voce c’è, indubbiamente è lì, però io “uso” loro a volte, per raccontare di me stesso o di come io potrei comportarmi in situazioni probabili o come non potrei comportarmi, soprattutto con il protagonista principale: difficile non dire la tua, questo sì, ma bisogna anche saper calibrare e giocare su tutto questo. E forse, proprio questo mi permette, in maniera assurda e alle volte contraddittoria, il riuscire a non manipolare le loro menti, quindi a non sentirmi il Dio padrone delle loro vite. Ho avuto a che fare spesso con personaggi che non hanno minimamente niente a che fare con me come persona. Zero. Cioè, con alcuni volevo veramente farli fuori. Che pensandoci, potrei anche farlo, ma non è questo il punto, ora. Eppure, sono riuscito a entrare nei personaggi, a strutturare le loro caratteristiche, e a farli raccontare di loro senza che io ci mettessi il naso, le orecchie e la bocca. Ho pensato loro semplicemente come persone diverse da me, anche quando devo descriverle in prima persona: non ho voluto farmi condizionare da come avrei reagito io perché si sta parlando di loro: devono essere loro a farsi notare, amare e odiare con i loro difetti e pregi, secondo me. Lo scrittore deve sempre essere quell’ osservatore e non il protagonista stesso/a della storia.




“Vite Intrecciate” affronta la tematica della scoperta della propria vera natura e anche della riscoperta. Perché hai scelto di parlarne?


Sì, esatto. “Vite Intrecciate” affronta un tema molto importante e delicato e che, senza girare intorno, mi sta a cuore e mi appartiene totalmente. Ho scelto di volerne parlare perché in primis l’ho vissuta in prima persona anni fa durante il periodo di accettazione e presa di coscienza di me stesso. Poi perché mi piaceva la tematica, una tematica che spesso, a mio modo di vedere le cose, viene fin troppe volte strumentalizzata e resa, a volte, banale, scontata e piatta: senza personalità e realtà dei fatti. Sono dichiarato da anni, so cosa significa quando ti ritrovi nella vita a dover fare i conti con te stesso. A dover capire chi sei, cosa vuoi o cosa vuoi essere da grande. Quindi, tutte le fasi che Adam e non soltanto lui (non faccio spoiler) vivrà nella sua storia, dal primo all’ultimo, in qualche modo io le ho vissute tutte. Probabilmente in maniera forse differente alcune cose, o comunque alcuni risvolti sono ben diversi dalla vita reale, però posso ben assicurarvi che so cosa sta passando, tra dolori e gioie, accettazione e paura, dubbi e perplessità, so, conosco e capisco quello che Adam affronterà durante tutto il cammino di accettazione. Una tematica così, quando si racconta, per come la vedo io, bisogna conoscerla fino in fondo, bisogna sapere davvero cosa può provare, esempio: un ragazzo che viene insultato per strada o si sente inferiore essendo “diverso” dagli altri. Si deve sapere realmente cosa sta vivendo, non si può soltanto costruire un personaggio, basarsi su cose lette o dette, creare il personaggio adorabile e vittima perenne di tutto e far credere ai lettori/rici di conoscere quella realtà, di conoscere veramente quello che il protagonista sta vivendo. Certo, la fantasia e creatività hanno il loro compito qui, ci mancherebbe, soprattutto se sei uno scrittore o scrittrice. Ma non basta! Bisogna avere coscienza di ciò che si dice, bisogna sapere che se si racconta del mondo “gay” e dell’accettazione, discriminazione, bullismo, violenza fisica e verbale, allora bisogna conoscerne le cause e non parlarne solo perché fa “figo” un romanzo, o perché può farlo diventare un best seller! Mi dispiace dirlo, ma spesso leggo cose inesatte sulla mia realtà in quanto ragazzo gay e felicemente dichiarato. Leggo di realtà distorte, finte, camuffate, stereotipate, piene di pregiudizi e contraddizioni. Si racconta di un mondo spesso popolato da trasgressioni in seguito alle caldane ormonali dei protagonisti. Certo, ovviamente anche loro fanno sesso e gli piace farlo, ci mancherebbe! Però non bisogna delineare l’intero tratto di un protagonista o personaggio solo su quel punto di vista e forzare continuamente i capitoli con scene di sesso buttate lì, a caso, così, per creare simpatia e momenti di frizzantezza totale. Sono del parere che bisogna ponderare, bisogna raccontare bene le cose, sdoganare anche dei preconcetti che l’uomo gay, nei romance, film, serie tv, sia solo o la vittima continua di tutto o una macchina del sesso. E vi stupirà, ma spesso anche gli uomini gay sanno amare, hanno un cuore, strano, ma vero. Cosi come anche che non fanno sesso tutti i giorni o hanno il sesso in testa come precursore continuo. Qualcuno doveva dirlo. Perdonami se mi sono preso questo spazio per dire questo mio pensiero, ma ci tenevo da tempo a voler dire la mia sull’argomento perché ho visto troppo estremismo sulle vite dei gay nei romance M/M o a tematica LGBTQ+. Quindi, quando ho scritto questo romanzo sapevo benissimo quello che raccontavo attraverso Adam perché per primo l’ho vissuto. E se l’ho fatto, con cognizione di causa, era perché chi l’avrebbe letto, e si fosse trovato in quella situazione difficile e particolare della propria vita avrebbe forse capito cosa fare o come avrebbe dovuto comportarsi in certe dinamiche. Una specie di “guida” nel percorso dell’accettazione ma dal punto di vista soggettivo e reale.




Quali sono state le scene più difficili da scrivere in “Vite Intrecciate”? Perché?


Dio! Sicuramente ci sono state tante scene difficili da scrivere in “Vite Intrecciate”! Attenzione, probabilmente ci saranno SPOILER in questa risposta: siete stati avvisati. Ci sono tante che ricollego a dei momenti personali e altre no. Probabilmente quelle difficili sono state quelle in cui Adam, durante un percorso terapeutico e psicologico, si confessa e racconta tantissimo di sé stesso, cosa che in verità faceva poco con tutti quanti, o magari, soltanto con le persone a cui era più legato. Quindi, per la prima volta, in vita sua, si ritrova a raccontare della sua infanzia, adolescenza, il suo sentirsi inferiori a tutti, il suo sentirsi emarginato e messo all’angolo, il suo sentirsi incompreso, spaventato e preoccupato di un futuro incerto, il suo sentirsi distrutto e dilaniato da fantasmi che si porta dietro da tutta la vita, il suo sentirsi da sempre inadeguato, inadatto, come scomodo per tutto e tutti, il suo sentirsi “diverso” e quindi rigettare, rinnegare, disprezzare quella parte di sé, anche se a conti fatti, poi, riuscirà anche ad abbracciare e a proteggere. Tutto questo e molto altro, lo farà, per la prima volta con una persona estranea. Insomma, queste sono state le scene e i capitoli forse più difficili da delineare e scrivere perché non c’è più quella maschera arrogante e dell’apparenza che lui mostra agli altri. Anzi, viene buttata a terra, a fatica, all’inizio, e viene fuori la persona e non il personaggio. Viene fuori la parte bella e che negli anni, complice il fatto della società in cui vive, ha tenuto nascosta e quasi ibernata per paura del giudizio degli altri. Assieme a queste ci sono anche le scene in cui si confida a cuore aperto con sua madre, Susan, la quale ci viene mostrato un rapporto importante e indissolubile, o anche quando fa coming out con Chris (migliore amico e co- protagonista) o quando tra loro avvengono situazioni che metteranno Adam nel punto di rivalutare sé stesso, o quando si dichiara alla famiglia, e subito dopo dovrà affrontare la reazione aggressiva di un padre chiuso e limitato di mentalità. E tante altre situazioni che in qualche modo, per come la vedo io, sono le più belle e realistiche perché ti mostrano il vero io interiore di Adam. Le ho scritte di petto, di cuore, ma sono state difficili perché non minimizzano su nulla ma mostrano ciò che Adam è.



Molti autori non riescono più a leggere i loro romanzi dopo averli scritti. È capitato anche a te?

In verità no. Anzi, sul mio comodino c’è la copia cartacea del mio romanzo, e ti dirò, fa ancora strano dire “il mio romanzo” forse perché ho sognato praticamente da sempre questo momento che alle volte, ancora, faccio fatica a credere di esserci riuscito. Detto questo, sto leggendo la storia, anche complice il fatto di scovare refusi o magari errori di stampa, ma anche per entrare nella storia, vivermela ormai da lettore e non più da autore. Mi sono ritrovato a imprecare perché, soprattutto Adam, fa delle cose e scelte bizzarre che vorrei veramente ucciderlo o perlomeno riempire di schiaffi! Così come anche il co- protagonista della storia, la spalla di Adam, Chris, che non è uno stinco di santo nemmeno lui. Insomma, mi sono ritrovato ad empatizzare con entrambi, forse sono di parte più per “mister. Donovan” lo so, però sono riuscito a capire e comprendere anche Chris, e anche qualcun altro del mondo pazzoide della “mia” Seattle. Quindi, rispondendo alla tua domanda: no, ancora non mi è capitato di non voler più leggere la mia storia. Durante l’editing l’avrò riletto praticamente 3 o 4 volte. Però posso anche dirti che credo che una volta che terminerò la trilogia, metterò tutto quanto nella mia libreria e chi dovrà leggerli non sarò più io ma qualcun altro, spero. Una generazione che crescerà: dei piccoli successori di me o le mie nipotine. Insomma, qualcuno leggerà le cazzate che ho scritto da giovane.



Accetti le recensioni negative? Oppure ti buttano giù?

Certamente! All’inizio non ero abituato a ricevere attenzioni, pareri e recensioni sul mio romanzo, perché tendi a proteggerlo e a difenderlo con tutto te stesso: è inevitabile. Poi, col tempo, dopo le prime due o tre, sono arrivate le altre: ho imparato a non farmi condizionare molto dalle recensioni in generale: che siano buone o cattive. Ho capito che quando ti metti in gioco pubblicamente, e lo fai senza limitazioni o falsificazioni, allora, nel bene e nel male devi essere pronto a tutto! Potrai trovare chi amerà e comprenderà a pieno la tua storia e i personaggi, o chi invece non amerà e comprenderà i personaggi. Che poi, ovviamente, amare è una condizione soggettiva: possono piacere come possono non piacere. A volte, non ti nascondo che me la sono presa quando non veniva capito Adam, quando veniva criticato per il suo essere troppo diretto, impulsivo e incoerente. Sì, mi infastidiva perché non si riusciva ad andare oltre tutto questo, come se Adam fosse solo quello e invece no, non è così: c’è un mondo inesplorato. Incasinato? Sì, ma c’è un mondo dentro quel ragazzo. Poi col tempo ho capito anche di chi voleva farmi dei complimenti e mi faceva sentire importante e grato, e poi anche chi mi criticava tutto quanto senza magari coglierne l’aspetto importante della critica stessa, ma focalizzare tutto quanto nel distruggere e mettere in discussione tutto quanto. Poi, sempre in questi mesi, ho capito anche di chi mi fa recensioni anche negative, ma con delle forti critiche costruttive e importanti per la mia crescita come scrittore. Insomma, vado anche a seconda dell’umore ovviamente. Però solitamente ho imparato a capire che non viene criticato “Domenico persona” ma Domenico autore e scrittore, e che, appunto, come già avevo detto, può piacere come non può piacere. Forse, forse, l’unica cosa che non mi piace è quando deve esserci una persona X o anche blogger che deve criticare quello che hai fatto e lo deve fare solo per il semplice gusto di metterti in imbarazzo o in difficoltà. In quel momento non mi fai crescere se mi critichi su aspetti che, fin dei conti, sono poco rilevanti per l’intero concept. E niente, con gente così ci fai l’abitudine: si ringrazia, perché sei educato e passi al successivo.



“Vite Intrecciate” avrà presto un seguito?

Certo che sì! Come ho annunciato prima nelle precedenti risposte, “Vite Intrecciate” è una serie, composta, appunto, da tre volumi. Il primo è uscito quest’anno e credo prenderà bene o male gran parte, forse metà. anche del 2023, perlomeno perché essendo il primo romanzo che pubblico voglio capire il feedback che genererà dopo un anno dalla pubblicazione. Il secondo, “Vite Intrecciate” cinque anni dopo vol.2, onestamente non so quando uscirà. Posso dirvi che mi sono preso tempo per terminarlo e creare un percorso di tracciamento e continuum con il primo volume della serie. Ho iniziato a lavorarci dopo e durante l’editing del primo, ho buttato giù idee, situazioni, ho delineato scalette, struttura, personaggi nuovi, se ci saranno, ho creato l’intreccio di vite nuovamente e una trama totalmente diversa dal primo. Se il primo era molto improntato sull’accettazione e rinascita, e rapporti interpersonali burrascosi di Adam con gli altri, il secondo avrà un imprint più “serio”, incentrato su qualcosa che riporterà totalmente i personaggi principali in un punto di “partenza” perché c’è da considerare che avverrà un salto temporale di cinque anni in avanti e quindi vedremo cosa è successo nelle vite di Adam, Chris e tutti quanti. Una bella sfida perché ho potuto anche cimentarmi con lo stesso genere ma anche adottare dei cambiamenti e situazioni totalmente diverse rispetto al primo.Quindi, il secondo, se tutto procederà dritto e spedito, potrebbe uscire praticamente nel 2024, prima non ne sono sicuro, ecco. Il punto è che ho preparato tutto il progetto intero della serie “Vite Intrecciate” vol 1- 3 e possibile spin- off di uno dei personaggi (forse). Ho delineato la storia, la scaletta pronta, la struttura da come è iniziato nel primo e come si concluderà nel terzo con il finale: tutto pronto, devo soltanto scrivere e finire il secondo e terzo e poi pronti per la pubblicazione a cadenza di periodo. Sentirete quindi ancora parlare di Adam e Chris…



Continuerai a trattare le tematiche LGBT nei tuoi romanzi futuri o hai in progetto di scrivere anche altri generi?

Sì! Sicuramente tratterò ancora della tematica LGBTQ+, soprattutto romance M/M. Difatti, proprio dall’anno scorso ho iniziato a scrivere un nuovo romance con queste tematiche e che racconta ovviamente una storia d’amore tra due uomini, però ha sfaccettature e colori totalmente diversi da Vite Intrecciate. Al momento è in fase di scrittura e verrà pubblicato, fortunatamente, da una CE molto carina e fresca l’anno prossimo. Sono molto entusiasta e anche curioso poi di vedere la reazione a questa nuova storia che comunque, come piace definirla a me è “inedita”: sembrerà scritta da un’altra persona e non da me. Detto questo, per il momento continuerò a trattare questa tematica, però in futuro mi piacerebbe spaziare e giocare molto sul genere crime e mistery, anche un thriller o horror, che comunque, alla fine, sono tra i miei generi preferiti. Però bisogna fare pratica, fare ricerche, studiare, perfezionare e poi trovare, dopo aver appreso, il proprio stile.



Un’ultima domanda: Qual è il libro a cui sei più legato e che magari ti è stato d’ispirazione?

Ci sono tanti libri a cui sono legato tanto. Tra i tanti c’è la saga di Harry Potter ovviamente! Poi seguono i libri di Stephen King, tra i miei preferiti: IT: il pagliaccio, Misery, Carrie, La macchina infernale. Poi ci sono altri autori che stimo e seguo da tempo, soprattutto nel mondo dei romance M/M e tema LGBTQ+. Sinceramente non mi sono ispirato a nessuno quando ho scritto la mia storia, ma questa è una cosa che dico da sempre che non ho tratto ispirazione da nessun altro libro. Però, uno dei miei preferiti per il contesto sociale, culturale, la bellezza dell’arte, dei sentimenti reconditi e serbati nel tempo, dai dettagli puliti e l’epoca storica e le bellezze dell’italia di quel tempo, ma soprattutto della storia d’amore tra i due protagonisti, Elio e Oliver, direi proprio: “Chiamami col tuo nome” di André Aciman. Mi ha lasciato un forte senso emotivo di tristezza e angoscia fino alla fine e anche, lo ammetto, speranza che quei due un giorno possano ritrovarsi e vivere quello che avevano vissuto a metà. Forse loro, nella bellezza della loro semplicità e purezza, mi ricordano Adam e Chris.




Ringraziamo Domenico per la sua compagnia e la sua disponibilità.


Intervista a cura della nostra



30 giugno 2022

LA RUBRICA DELLE EMOZIONI - QUATTRO CHIACCHIERE CON: - "Nicky Scarlett"

 



Ciao Anime Belle oggi torna con un nuovo appuntamento "La Rubrica delle Emozioni - Quattro chiacchiere con gli autori"

Oggi è nostra ospite un'amica: Nicky Scarlett.

La nostra Nicky oltre che a far parte del team blog è anche un'autrice.

Suo è il  paranormal romance "Il Legame"  edito  Collana Floreale – Flying Book (Pubme) , che ho avuto il piacere  di leggere e recensire.





Ciao Nicky raccontaci un po’ di te...

Ciao Flavia, intanto grazie per questa bellissima opportunità. Nicky, come ben sai, è uno pseudonimo, un po' un modo per dividere la vita privata da quella che ho deciso di intraprendere come autrice. Sono una gran sognatrice, lettrice compulsiva, amante dell’arte in tutte le sue forme. La mia parola d’ordine è allegria, cerco di affrontare tutto con un sorriso, che sia una piccola o grande sfida e amo di conseguenza le persone che ti regalano sempre un sorriso.


Cosa significa per te scrivere?

Scrivere per me significa essere libera, forse anche per questo ho scelto uno pseudonimo. La libertà ancora oggi ha un prezzo alto, soprattutto quando sei un’autrice e tratti determinati argomenti


Hai un posto particolare dove scrivi?

Dove capita, l’importante è che ci sia silenzio in sotto fondo e la musica nelle orecchie, una melodia specifica per ogni capitolo.


L'ispirazione è improvvisa o hai un tuo metodo per trovarla?

Nessun metodo particolare, mi faccio trascinare da ciò che sento e vedo e la mente parte per la tangente. Mi è capitato di vedere un video su YouTube e immaginare il prossimo libro, lascio che accada in qualsiasi momento.


Come è nata l’idea di questo libro?

Una bella storia da raccontare. È stato un sogno, che si è ripetuto più volte. Inizialmente non ho dato peso , in fin dei conti quanti sogni facciamo. Poi la necessita di portare su carta quanto vedevo nei sogni è stata irrefrenabile. Una mattina mi sono alzata e ho iniziato a scrivere. Se dovessi credere a queste cose direi che la mano è stata guidata da qualcuno, anche perché non immaginavo come primo libro , di scrivere un paranormal romance.


Quanto è stato difficile portarlo a termine?

Ci sono stati momenti in cui ho pensato di mollare tutto. “In fondo (pensavo) chi vuoi che ti prenda in considerazione? Ci sono autrici molto più in gamba e rodate di me”.

Grazie soprattutto a mio marito, ho deciso che lo avrei portato a conclusione… ma mancava la fine, l’epilogo…Poi, ricordo ancora come se fosse oggi, il 19/08/2021 un altro sogno … questa data ha decretato la parola fine sul mio paranormal romance. Il mio sogno raccontava la conclusione del mio libro.


C'è uno dei tuoi personaggi che hai fatto fatica a lasciare andare, una volta finito di scrivere il libro?

Sono molto legata ad Anthony e Prudence. Prudence, in particolare, ha molto della sottoscritta, ma chi non riesco a lasciare andare è Theodor. Lui è la rappresentazione di tutto ciò che nella vita va fatto senza perdere tempo, perché non sai il domani cosa ti riserva.


Che sensazione si prova dopo aver scritto un libro?

Non una, tante. Ansia, paura del giudizio di chi legge. Arrivi a un certo punto in cui, quella che senti è adrenalina allo stato puro. Non so come mi sono sentita, era un mix di emozioni talmente fitto che non sono riuscita a distinguerle una dall’altra.


Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Oh, non ne ho uno in particolare. Ho le mie autrici preferiti, alcune si accomunano nel genere altre hanno un modo tutto loro.


Quale romanzo consiglieresti non tuo?

Grazie al blog emozioni imperfette ho avuto la possibilità di leggerne molti. Sicuramente la serie Johns Hopkins Medical Series, ma anche Listen to your heart anche questo un medical romance, In A Minor Key ( un altro bellissimo libro ) Collide: A tale of life, ice and love ( che mi è rimasto particolarmente nel cuore), ma non possono mancare anche quelli di Valentina Piazza come La scelta di Gabriel, o quelli ( come dico io ) fatti di poesia di Debora Fasola.


Libro cartaceo o ebook?

Questa è difficile. Il cartaceo rimane un classico, ma credo che solo determinati libri (parlo di quelli storici tipo la trilogia del Signore degli Anelli) vadano conservati in libreria. Ebook lo preferisco, anche per la vista ahaha.



Infine nel ringraziarti per la disponibilità l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

Sono due progetti che sto portando avanti in contemporanea. Il primo è uno spin- off del Il legame (manca davvero poco). Molto romance niente paranormal. L’altro progetto è più complesso. Un fantasy romance, ma qui ci vorrà un po' di più ho grandi idee in mente, tavole di disegno all’interno del libro , magia insomma un mix.


Intervista a cura di