22 gennaio 2026

RECENSIONE - (Not) a Fairytale - di Rose May

 




Nel Mondo delle Fiabe, il "vissero felici e contenti" non è garantito per tutti. Anya, figlia di Cenerentola e del Re Azzurro, è promessa in sposa a Bryce, il figlio della Regina Biancaneve.
 Agli occhi del regno, Bryce è il principe perfetto, ma Anya conosce la verità che si cela dietro il suo sorriso affascinante: un'anima oscura e crudele che la sta spegnendo giorno dopo giorno.
Dall'altra parte della barricata c'è Karan, figlio di Peter Pan e Wendy. 
Lungi dall'essere l'eroe dell'Isola che non c'è, Karan è un ragazzo tormentato che ha giurato di distruggere il Mondo delle Fiabe.
Quando le strade della principessa disillusa e del ribelle vendicativo si incrociano, quello che inizia come un rapporto di ostilità e sfida si trasforma presto in qualcosa di imprevisto. 
Mentre il giorno delle nozze si avvicina inesorabile, Anya e Karan dovranno decidere se arrendersi ai ruoli che sono stati scritti per loro o se avere il coraggio di riscrivere la propria storia, scoprendo che a volte il vero "cattivo" indossa una corona e il "mostro" è l'unico in grado di salvarti.

(Not) a Fairytale… Il titolo del romanzo parla già chiaro: (Non) una favola.

E, infatti, il romanzo non è un’altra storia luccicante dove il “vissero felici e contenti” è servito su un piatto d’argento.

Qui le fiabe vengono smontate e guardate dentro, e l’unica cosa che ti viene da dire è: “La realtà è un’altra cosa.”

La protagonista, Anya, è un personaggio che non si limita a esistere in una cornice romantica perfetta.

È figlia di Cenerentola e del Re Azzurro, promessa in sposa a Bryce, e la sua storia sembra uscita da un mondo di favole.

Lei cerca di ritagliarsi un posto nel mondo e affronta i propri demoni, compresi quelli che arrivano sotto forma di un uomo che dovrebbe amarla e invece… no.

E poi c’è Karan. Figlio di Wendy e Peter Pan, cresciuto col peso di un’eredità che è più leggenda che realtà.

Non è perfetto, non è la figura luminosa che ti aspetteresti da un retaggio così iconico, ma proprio per questo è interessante.

È sfaccettato, spigoloso, lento nel mostrare ciò che sente e incredibilmente umano nelle sue esitazioni.

Con Anya costruisce qualcosa che non è immediato né facile: un legame fatto di sguardi rubati e di parole non dette. Lui quel mondo che appare perfetto lo odia; le favole non risolvono tutto e non fanno miracoli. Sono un cartonato stucchevole di verità alle volte difficili da accettare.

Come Bryce, il figlio di Biancaneve: perfetto all’apparenza, ma… diventa una presenza che non serve solo a incrinare equilibri, ma a mettere in luce le ombre che tutti noi tentiamo di ignorare.

La sua figura è disturbante perché ti porta a riconoscere che, a volte, chi incanta può anche ferire, e che non tutte le cicatrici si vedono subito.

Karan e Anya non sono stereotipi.

Lui non è il principe che sa sempre cosa fare, e lei non è la damigella che aspetta salvataggi epici.

Sono due persone con dubbi e con quella tremenda capacità di essere fragili e ostinate allo stesso tempo.

Rose May porta il lettore dentro una trama che è più reale di molte storie d’amore contemporanee.

La sensazione predominante è che le relazioni non si firmino con un contratto di felicità, ma si costruiscano tra paura, desiderio, rimpianto e scelte ardue.

Il ritmo narrativo lascia spazio alle emozioni di emergere.

Dal punto di vista editoriale, la lettura scorre bene.

La narrazione è ben strutturata, i capitoli hanno un ritmo che tiene viva la curiosità e i dialoghi sono credibili.

Ci sono però momenti in cui la trama sembra girare attorno alle stesse riflessioni emotive.

Una limatura qua e là avrebbe reso certi passaggi più incisivi, senza togliere profondità alla psicologia dei personaggi.

Alcuni passaggi avrebbero forse meritato di più, soprattutto verso il finale, dove la tensione emotiva cresce e si allunga, ma poi, nell’epilogo, sembra quasi una chiusura forzata.

Come se l’autrice avesse voluto mettere un punto alla storia.

Quel che resta, però, è l’idea che questa non sia una fiaba perché tutti arrivano a un finale perfetto, ma perché ti ricorda che la vita vera è fatta di sfumature, di equilibri instabili e di momenti in cui il cuore e la ragione litigano tra loro fino all’ultimo secondo.

(Not) a Fairytale parla di crescita e di seconde possibilità, di scelte difficili e di momenti in cui devi decidere cosa sei disposta a tollerare e cosa no.

Non aspettatevi un lieto fine convenzionale, anche perché la vita reale è fatta di luci e ombre, di passi indietro e poi avanti.

Ma io lo consiglio proprio per questo.

A presto.










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