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29 giugno 2021

RECENSIONE: - "“Nagottville - un thriller italiano tutto pallottole, delitti, baci e pop-corn” - di Massimo Baraldi




 Nagottville
 Massimo Baraldi
 Thriller
 Gilgamesh
 5 aprile 2021
 Cartaceo, Ebook
 207

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In una tranquilla e anonima cittadina di provincia alcuni strani delitti si mescolano alla leggenda di un misterioso tesoro che sarebbe stato nascosto dopo la guerra, dal dittatore sconfitto, prima di morire.

Intanto uno squattrinato forestiero, Maceo Manin capitato per caso o per ironia della sorte proprio a Nagottville “niente più di un grumo di asfalto e cemento, spalmato tra il fianco delle colline e uno strano mare…”, si innamora, ricambiato, della dolce Neve Gronchi, una ragazza del posto. Ma la relazione tra i due è osteggiata dai genitori di lei che non vedono di buon occhio quello straniero senza né arte né parte che corteggia la loro adorabile figliuola.

I due scappano allora insieme dando luogo a una serie di avvenimenti che sveleranno inquietanti scenari.




Una storia sospesa tra l’ironia, il grottesco e il surreale. Una cittadina immaginaria che può essere collocata in una sonnacchiosa provincia italiana o spagnola o americana, oppure in nessuno di questi luoghi. Il romanzo si apre con la scoperta dell’ultimo di tre delitti ai danni di altrettanti uomini anziani e prosegue con il racconto della storia d’amore tra Maceo,” uno spiantato dal portafoglio così vuoto che, se non avesse curato le tasche con la corrente, gli sarebbe volato via”,

e Neve, una giovane donna molto carina, “sempre un po’ in disparte. Per timidezza, sbrodolano alcuni. Perché se la menava, ciufolano altri”.

Se apparentemente le due situazioni sembrerebbero non aver nesso tra loro, gli intrecci delle vicende riveleranno la verità.

La prosa di Massimo Baraldi è brillante e immaginifica, ricca di suggestioni, descrizioni poetiche e delicate associazioni di idee.

“Il buio oltre i finestrini della Pachuco stava macchiandosi di luci e cartelli. La Città, pur discretamente, annunciava la sua presenza”

I personaggi e le situazioni seguono pieghe giocose, a volte paradossali, quasi a voler combinare una possibile realtà con mille credibili fantasie.

In tutto questo il filo del racconto sembra perdersi nelle volute degli eventi, nelle strade della città, nel mare “così stretto da sembrare un lago” , nelle bizzarre avventure dei personaggi tanto particolari, per poi, invece, intrecciarsi e combinarsi perfettamente come un puzzle i cui tasselli abbiano colori e forme diversi ma riunendosi, rendano chiaro il quadro.

Un libro piacevolissimo da leggere tutto di un fiato. Che a tratti fa sorridere, di cui però si apprezza la fluidità e la spazialità delle descrizioni e la particolarità della storia.



21 giugno 2021

RECENSIONE: - "L’ULTIMO AMORE DI CASANOVA" - di Fausto Bertolini

 



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Quando, ormai anziano e segnato dalla malattia, si ritira nella biblioteca di Dux per concludere la sua personale traduzione dell’Iliade, ecco che, però, dal nulla gli appare un’altra donna, una dama misteriosa di cui, come suo solito, si innamora.

Casanova viene descritto nelle lunghe, ultime e simboliche notti della sua vita. E la visione di questa donna e il ricordo degli inseguimenti notturni e delle brevi conversazioni avute con lei rappresentano lo spunto che permette al libertino veneziano di iniziare a raccontare (o, forse, sarebbe meglio dire confessare) le sue memorie a un frate domenicano, padre Metz.

Con la solita sagacia narrativa e secondo un’ottica romanzata, Fausto Bertolini imbastisce una storia coinvolgente e intrigante basata su eventi storicamente accaduti e riprende i fatti descritti nella Histoire de ma vie, ultimo atto narcisistico di Giacomo Casanova e grande affresco di quel secolo dei Lumi che mai come nessun altro è stato percorso da stregoni, ciarlatani, negromanti, alchimisti, libertini, avventurieri.


Il romanzo racconta, sottoforma di confessione al frate domenicano Metz, le ultime notti di vita di Giacomo Casanova, ormai vecchio e malato.

La sua confessione, che segue il ritmo di capitoli brevi, si muove tra presente e passato in cui Casanova apre il sipario della sua rocambolesca vita fatta di donne, seduzioni, inganni, duelli, gioco d’azzardo e quant’altro. Ma adesso che è vecchio, cosa gli rimane? La riflessione di Casanova si fa amara, nutrita dalla consapevolezza della sua morte imminente. Ma lui non si sente pronto… ha visto una dama misteriosa che, nonostante il corpo vecchio, gli ha acceso l’antica passione e vuole conoscerla, poiché il suo spirito è sempre giovane e incline a farsi ammaliare dalle belle donne. Non si sente pronto per quellacosalà, la morte. Lui è Giacomo Casanova! Lui è quello che, grazie alla sua scaltrezza, alla sua farraginosa erudizione, alla sua intraprendenza ha fatto della sua esistenza addirittura una leggenda in vita! Lui si è elevato dai suoi umili natali a sfere sociali elevate motu proprio! Lo racconta parlando lungamente col frate confessore dandoci, nel frattempo, uno scorcio dell’età dei Lumi con i suoi protagonisti maggiori.

Al ricordo del passato Casanova, si chiede perché, adesso, si ritrova in un involucro ingombrante da ficcare in una bara. Perché assistere allo sfacelo del suo corpo? Egli non riesce ad accettare lo scadere dei suoi giorni, la voglia di vita è disperatamente ancora tanta! Ma: è solo questo? Abbiamo bisogno di essere integrati nella pienezza del nostro essere individuale che senza il Cristo sarebbe destinato allo sfacelo della carne, dice a un tratto Casanova, consapevole che grazie alla vecchiaia egli si sta ricongiungendo al bisogno di perdono di Dio. E così, accompagnato dall’assoluzione del frate e del suo mormorio di preghiere imparate dalla buona nonna Marzia e adesso ricordate, Casanova, accettando l’invito della dama misteriosa che finalmente si svela ai suoi occhi, si ricongiunge a Dio.




10 giugno 2021

RECENSIONE: - “La dama di compagnia” - di Marie Belloc Lowndes



 La dama di compagnia
 Marie Belloc Lowndes
 giallo
 Gilgamesh Edizioni
 15 gennaio 2021
 ebook
 295

La bella e giovane moglie Eva, una scialacquatrice, amichevolmente legata a uno storico spasimante e detestata dalla parsimoniosa suocera, diventa la prima sospettata dell’omicidio.

Battista ed Eva, dopo il loro matrimonio, erano andati a vivere in un’incantevole magione nella campagna appena fuori Londra, un bucolico cottage denominato Il Mulino, alla cui organizzazione si è sempre dedicata con efficienza Adele Strain, governante e dama di compagnia, personaggio chiave del libro, amica di vecchia data di Eva.

Adele, ancora giovane ma precocemente sfiorita e priva di bellezza, riesce a far quadrare il bilancio, nonostante le dispendiose abitudini di Eva, che si contrappongono alla natura avida e gretta di Battista, che si rifiuta perfino di concedere all’amatissimo figlio di Adele di andare a trovare la madre a Il Mulino per non dovergli dare da mangiare.

… Il conflitto tra la dispendiosa moglie e il controllato marito giunge al culmine quando alcuni creditori si presentano a Battista reclamando debiti per quasi tremila sterline, una somma enorme per il tempo.

Battista obbliga allora la moglie a intaccare pesantemente la sua rendita di vedova di guerra per pagare i debiti, ma proprio in quei giorni l’elegante e piacente Giacomo Mintlaw, vecchia fiamma di Eva, ritorna ricchissimo dal Canada e subito ricontatta la giovane donna, che ai vecchi tempi si limitava a flirtare con lui, senza pensare a far le cose seriamente, mentre per Giacomo lei era rimasta l’amore della vita.

Uno strabiliante giallo del tipo inverter story, uno dei maggiori capolavori del giallo classico, da avere assolutamente nella propria biblioteca domestica.





La vicenda è ambientata nella Londra degli anni trenta ed entra subito in medias res: il processo indetto per scoprire e giudicare l’assassino del ricco Battista Raydon, per poi proseguire con un flashback lungo tutto il romanzo. In realtà, per il lettore, l’autrice rivela in partenza l’artefice dell’omicidio, quindi la trama non si articola, come in un giallo standard tra suspense e colpi di scena, anzi direi che la trama è piuttosto statica anche se molto fluida.

Ciò che risalta in modo particolare sono i personaggi e i rapporti che intercorrono fra di loro, fatti di sentimenti misti e opposti: odio-amore, benevolenza-irriconoscenza. Risaltano, inoltre, i loro stati d’animo, le loro piccinerie, le loro indoli, ed ecco che si apre un teatro di diversi caratteri: l’assassinato spilorcio e per questo antipatico a gran parte della giuria; la giovane vedova “prodiga” e bella, Eva Raydon; la suocera incaponita sull’aver ragione della colpevolezza della nuora; il buon Mintlaw innamorato infelice; la dama di compagnia, Adele Strain, tanto brutta quanto intelligente da sapere e riuscire a gestire al meglio tutta questa brutta storia in nome dell’amore per il suo bambino.

Esiste una giustizia? L’autrice, in questo suo giallo, ci risponde due volte sì: esiste la giustizia sulla terra ed esiste, imperscrutabile ed estrema, quella divina!





15 maggio 2021

RECENSIONE : - "Il rimpianto perfetto" - di Stefania Lamanna





“Il rimpianto perfetto”
un romanzo di Stefania Lamanna, 
Gilmesh Edizioni, 2019
Genere Narrativa


 

Anestesista, madre e moglie, Lavinia attraverso la penna della sua creatrice Stefania Lamanna, ripercorre tutta la sua vita, facendola partendo da un ’incontro casuale, nelle corsie dell’ospedale in cui lavora, con una ragazza bella e disperata, Marzia, che le chiede aiuto e la sconvolge.

Quella disperata invocazione di aiuto apre il vaso di Pandora.

Credeva di aver dimenticato, Lavinia, e invece tutto il suo passato l’aggredisce, all’improvviso, in una mattina qualunque di smonto notte, mentre si rifugia alle “sue” macchinette del caffè.

– Quando sei giovane sei audace, e osi pensare di poter dimenticare…–

Per Lavinia inizia un viaggio dentro se stessa, è obbligata a tornare indietro da un passato inopportuno e doloroso, e si rivede, spensierata liceale, alle prese con amori innocui, e poi universitaria ambiziosa e tenace. Sognava l’amore, Lavinia, ma neanche troppo, piccola donna ligia al dovere che voleva laurearsi presto, per rendere orgoglioso suo padre e non invecchiare tra i banchi polverosi della facoltà di medicina.

La famiglia e il senso del dovere fanno da sfondo alla sua vita in bilico tra due mondi, quello di casa, da cui non riesce a staccarsi, e quello della nuova città, che ha sempre sentito estranea.

durante questo viaggio a ritroso nei ricordi incontriamo una ragazza che quando incontra l’amore lo crede “per sempre”, e va a vivere con il principe azzurro Antonio, nonostante i rigidi principi con cui è stata educata. Crede di essere felice, ma quell’amore ingannevole inonderà di sgomento la sua vita segnandola. Per sempre.




LAVINIA HA IL VOLTO DI OGNI DONNA


Questo Romanzo diario si adatta perfettamente ad ogni lettrice, lo stile delicato permette che ci si riesca ad identificare nella protagonista, a mio parere anche grazie all'uso del tu e di pochi dialoghi.

L'incontro con Marzia costringe Lavinia a fare i conti con se stessa, con il proprio dolore e le proprie responsabilità.

Pur circondata da personaggi empatici la protagonista non riesce a perdonare se stessa, intravede uno spiraglio di felicità ma credendo di non esserne degna porta a compimento il suo percorso di espiazione.

Ho trovato il libro profondo e doloroso, ha toccato corde personali, forse per qualche similitudine personale. Avrei voluto abbracciare Lalli, prenderla per mano ed accompagnarla da Marzia





29 aprile 2021

RECENSIONE: - "La camera celeste" - di Anna Viale




Titolo: La camera celeste
Autore: Anna Viale
Edizione: Gilgamesh, 2014

Livia e Flaminia sono due sorelle che vivono a Roma, hanno una vera passione per i classici e l’ornitologia e nello sgabuzzino un’ingombrante valigia piena di soldi ereditata dal padre, avvocato e ciurmatore assai poco compianto.

Alla strada hanno sempre preferito il salotto di casa e del mondo sanno poco e nulla.

Invece Zelvira, ai tempi compagna di scuola di Livia, è una tipa sveglia e Flaminia ne subisce il fascino: telefonini, trucchi, ragazzi; la leggerezza, finalmente! Una leggerezza che le porterà a Pisa e Livia dietro a loro, all’inseguimento, ma il tutto avviene, appunto, con la leggerezza che è la cifra stilistica dell’intero romanzo.

Un romanzo che scivola dalla realtà al sogno, andata e ritorno, che scorre, a tratti carsicamente, senza strappi, con la dolcezza senza tempo della fiaba e un’ironia tutta moderna, consapevole e sorniona, a cui è deputato il compito di indorare un’amarezza di fondo che assume così i contorni di un piccolo incubo.

Uno sguardo lineare che tende all’allontanamento e da cui spontaneamente scaturisce il surrealismo.

Un surrealismo a pastelli. La tinta è celeste, naturalmente.





“La camera celeste” è la storia di due particolari e introverse, giovani sorelle che, rimaste orfane di un padre poco amato, vivono solitarie nella loro casa tra libri, vestiti fuori moda, la passione per l’ornitologia e una valigia piena di quattrini. Il loro mondo verrà stravolto dall’arrivo di Zelvira, una vecchia compagna di scuola di Livia, la maggiore, che convincerà la più piccola, Flaminia, a lasciare il loro rifugio ed a fuggire con lei, rubando la cassetta con il denaro.


“Eccettuati i soldi, i conti e i miei uccelli che a gruppi, planando, s’aggiravano nella mia testa come fosse una spianata di semenze, io ora trovavo il tempo per tutto, per ogni cosa. Leggevo, studiavo, pulivo i pavimenti e pensavo di dover fare della casa, della nostra casa, un nido: il nido dell’allocco. Uno spuntone di tronco duro e morbido come una sola piuma, pieno di libri e di romanzi. Li leggevamo lentamente: parola per parola e virgola dopo virgola come si usa con le ostriche francesi, il caviale del Volga, lo strudel e il parmigiano. Io restavo sempre secca, e logico, ma quando giungeva la sera, il crepuscolo e il lentissimo tramonto, quelle ore nostre gorgogliavano tutte di trame, di poemi e di bellezze.”


Racconto surreale e fantasioso è impreziosito da descrizioni vivide e frondose, quasi barocche, di scene reali o immaginarie; da personaggi ora grotteschi, ora delicati che accompagnano la storia nel suo dipanarsi onirico.

Quasi un universo a se stante, lontano dalle concretezze del vivere quotidiano, scandisce il rapporto tra le due sorelle. Gli interminabili confronti letterali, la ricerca di capi di vestiario demodé e particolari, l’amore per gli uccelli e le loro varietà, il contare e ricontare il denaro, occupazione ossessiva da parte di Livia, ritmano l’esistenza solitaria delle due donne; sino alla comparsa di un agente esterno, subdolo e destabilizzante: Zelvira, che scompaginerà il loro sodalizio e cambierà per sempre le loro vite. Un altro tema conduttore è il singolare rapporto con il sesso e con il genere maschile che si snoda per tutta la narrazione. Dal padre avvocato o forse truffatore, poco amato e non compianto, ai clienti dello studio, provocati e poi scacciati dalle ragazze; fino all’interminabile sequela di personaggi che nella “camera celeste” si intratterranno con Flaminia per poter fare in modo di riacquisire il patrimonio, rubato dalla infame amica,

Non c’è un inizio vero e proprio e nemmeno un finale definito, l’autrice si concentra sulla rappresentazione di un mondo di sensazioni e di rimandi che giocano il ruolo di veri protagonisti.


“Ma era tutto quel celeste attorno che mi piaceva, mi piaceva un sacco. Voltavo lenta lo sguardo e quei drappi spandevano lungo tutti i muri una luce azzurra dolce e intensa; e il suo fluire, quel barbaglio lieve e leggero, il suo ritrarsi negli angoli e poi riapparire improvviso fra le pieghe più buie e più spesse, mi parve l’alba e il tramonto, il cielo. Un cielo piccolo però: sospeso. Un’aria azzurra che baluginava in mezzo al mondo; senza il mondo”


Una narrazione che ha il sapore delle favole e che trasporta il lettore in ambiti in cui è la fantasia a scandire tempi e luoghi.





 

12 febbraio 2021

RECENSIONE: - "Un Giardino Veneziano" - di Marisa Gianotti




 Un giardino veneziano
 Marisa Gianotti
 romanzo contemporaneo
 Gilgamesh Edizioni
 2 novembre 2020
 cartaceo, ebook
 160


Giuditta, unica della famiglia sfuggita all’Olocausto, ritorna a Venezia e trascorre gli ultimi anni della sua vita in una casa con un grande giardino.

In questo raro spazio verde della città lagunare si intrecciano le vicende di persone diverse fra loro per età, provenienza ed estrazione sociale, a volte con un passato di grande sofferenza, come Tom, un ex partigiano, e Rosetta, un’orfana cresciuta alle Zitelle.

I personaggi di questo romanzo sono legati dal loro talento artistico: Giuditta disegna, i suoi cugini americani sono musicisti, Tom è pittore, Carlo mastro vetraio, Polo crea oggetti d’arte.

Una festa in maschera trasformerà, in una serata d’estate, il giardino in un teatro dove si incontreranno i più famosi personaggi veneziani.

I tanti protagonisti non sono legati fra loro dalla sola arte, ma anche dal bisogno ancestrale, come sostiene Platone nel Simposio, di trovare “l’altra metà” con la quale completarsi e condividere l’esistenza. Questo bisogno, nonostante le diverse occasioni che si presenteranno a Venezia, Napoli e Londra, non sempre verrà soddisfatto.

Con stile fluido, incisivo, l’autrice illustra con sensibilità narrativa e acuta sintesi sia una Venezia suggestiva, sia la psicologia di personaggi ben caratterizzati.






Protagonista indiscusso di questo romanzo è, come recita il titolo stesso, un giardino veneziano. Esso “accompagna il trascorrere del tempo” e sottolinea il susseguirsi delle stagioni. Intorno ad esso, e grazie ad esso, inoltre, si intrecciano le vite di alcuni personaggi, ognuno con la propria storie e il proprio passato doloroso, ma accomunati dal fatto di essere artisti: Carlo soffia il vetro, Tom dipinge, la signora Giuditta illustra libri per bambini… sono persone solitarie che grazie a un qualcosa che li lega al giardino si incontrano, stringono amicizia e man mano acquistano un atteggiamento più aperto verso il mondo circostante.

Non ci sono solo gli artisti, ma anche le “persone semplici”, meno affettate come Rosetta, Berto e Bepi. La differenza culturale viene sapientemente messa in risalto dall’autrice tramite l’uso di un differente registro linguistico: l’italiano per gli artisti, il dialetto veneziano per le persone del popolo.

Il sapore dolce-amaro misto tra miele e malinconia delle vicende trova lo sfondo di una Venezia malinconica e descritta, senza eccessi, nelle sue opere architettoniche e non.

Ѐ fortemente sentito l’inesorabile trascorrere del tempo che cambia tutto.

Sapientemente orchestrato, il romanzo ha struttura circolare: ciò che troviamo all’inizio in apertura, si ritrova nella parte conclusiva e ogni tassello occupa perfettamente il suo posto. Anche la dolce malinconia diffusa, alla fine lascia il posto ai profumi e ai colori gioiosi del “tutto risolto bene” e la narrazione diviene più frizzante e scattante.

Voto 💜💜💜💜💜





05 febbraio 2021

RECENSIONE: - "Il mondo a culo in SUSU: Quando l’amore non ti lascia morire in pace" - di Claudia Mereu




Titolo: Il mondo a culo SUSU: Quando l'amore non ti lascia morire in pace

Autore: Claudia Mereu

Editore: Gilgamesh Edizioni

Pagine: 160

Genere: Narrativa

Pubblicazione: 9 novembre 2020

Link Amazon: Formato Kindle - Formato Cartaceo






Succede che Arianna è costretta ad accettare, perché lui si offre di aiutarla con il suo di ex, quello che dalla Sardegna ha seguito fino a Roma. Così i due partono alla riconquista dei reciproci partner, ma non è facile, perché la sfiga, sa scumìniga, che perseguita Arianna, è sempre in agguato: non solo nessuno crede che parli con unu spìritu, ma se la prendono con lei. E quando Dario scopre di avere pochi giorni a disposizione nella dimensione dei vivi, insieme ad Arianna, inizia una corsa contro il tempo per raggiungere l’obiettivo, che quanto più sembra avvicinarsi, tanto più pare non essere quello giusto; ché forse hanno inseguito l’amore sbagliato… A questo punto accade quello che Arianna temeva: nel mondo a culo in susu, cioè capovolto, non si può pensare di non venire capovolti. Non sa cosa fare, ma alla fine insieme a su spìritu troverà la soluzione. 


 COSA SUCCEDE SE OGNUNO DI NOI INCONTRASSE UN FANTASMA?

 Ce lo dice la nostra sfigata Arianna Orrù lasciata poco prima delle nozze da Michele e questo spiritu' incontrato durante la notte prima di Ognissanti alla stazione Tor Vergata che le chiederà di fare da tramite con le sue tre ex ragazze. Costretta ad accettare perché' lui si offrirà di aiutarla con il suo di ex ragazzo quello che dalla Sardegna ha seguito fino a Roma. Ma la cosa non sarà facile perché la sfiga, sa scumìniga. Quando Dario, lo spiritù scopre di avere pochi giorni a disposizione inizia una corsa contro il tento. Ma accadrà quello che Arianna temeva, nel mondo a culo in susu, capovolto, come si dice in Sardegna non si può pensare di non venire capovolti. Tra equivoci e imprevisti Arianna riuscirà a riconquistare il suo ex? E ad aiutare lo spiritù? Per scoprirlo dovete semplicemente leggere questo romanzo! 

In questa lettura divertente ma anche riflessiva incontreremo personaggi diversi, fantastici e folkloristici . Ci ritroveremo in una storia divertente quasi da commedia con molti dialoghi in Sardo che ci faranno ridere a crepapelle. Sicuramente molti di noi non sapranno leggerli ma sono facili da comprendere. Vi assicuro che le risate non mancheranno anche se il finale apparirà scontato. Ho trovato la lettura del libro divertente e coinvolgente ma a tratti prevedibile.

Lo consiglio a chi ha voglia di una lettura simpatica e scorrevole. 






20 gennaio 2021

RECENSIONE: - "Negli occhi delle donne: Vita sentimentale di Cartesio" - di Fausto Bertolini




 Negli occhi delle donne. Vita sentimentale di Cartesio
 Fausto Bertolini
 romanzo storico-filosofico, biografia
 Gilgamesh Edizioni
 11 dicembre 2020

 208



L’amore per la conoscenza del filosofo del Cogito passa anche attraverso gli occhi delle donne. Serve o locandiere, regine o ammaliatrici “professioniste”: ogni donna porta con sé un segreto che è all’origine del suo fascino peculiare, ma le cui implicazioni vanno ben al di là dell’attrazione fisica. Cartesio non solo lo sapeva, ma di questo segreto aveva anche scoperto la sede: per l’appunto, gli occhi. Occhi di velluto, occhi di ladra, occhi di gatta, occhi di nostalgia.

Sono molti gli occhi femminili su cui si concentra l’attenzione di Cartesio, e ogni paio d’occhi sembra scandire una stagione della sua vita. In questa biografia romanzata del grande francese ripercorriamo in parallelo le sue “avventure filosofiche” e quelle amorose, le dotte discussioni con Keplero e i pericolosi convegni notturni con la belle Odille, la rivelazione davanti allo specchio del Cogito ergo sum e il rapporto speciale tra l’anziano Descartes e la giovane “regina filosofa” Cristina di Svezia. Ne emerge un quadro assolutamente coerente del fondatore del pensiero moderno; un uomo la cui brama di conoscenza, che si declina nei modi più diversi, è sempre e comunque amore per la vita in ogni sua forma.



La vita e l’evolversi delle idee di Renè Descartes il grande filosofo e matematico seicentesco che ha rivoluzionato il modo di pensare dell’età moderna, sono riletti in questo piacevolissimo romanzo storico, attraverso i suoi incontri femminili. Gli occhi delle donne che Cartesio incontrerà durante la sua esistenza lo intrigheranno e aiuteranno a capire i segreti dell’animo non solo del gentil sesso ma anche e soprattutto del genere umano.


“Gli occhi delle donne avevano sempre incantato Renè. [… ]Gli occhi nelle cui pupille coglieva qualcosa dell’eterno segreto femminino. Lui gli occhi delle donne non li guardava solo. Li studiava. Li scrutava. Sapeva coglierne il bagliore più riposto. L’invito più sottile o il disinteresse più camuffato. Certo anche il resto degli attributi femminili, in tutta la loro gamma e sinuosità, non dispiaceva al filosofo. Ma gli occhi, oh, gli occhi erano per lui qualcosa di speciale.”


Nato in seno ad una nobile famigli francese nel 1596, fervente cattolico in un tempo in cui le guerre di religione devastarono l’Europa, la progressione della vita di Cartesio è raccontata qui, ripercorrendo gli incontri con le donne che furono importanti per lui. Dall’ostessa dagli “occhi di ladra” che lo inizierà all’amore, alla promessa e mai sposa Catrine De Rosay, “occhi di nostalgia”. Sino all’incontro sul finire della sua esistenza, con la regina Cristina di Svezia, “ occhi da Semiramide”, che lo volle alla sua corte come consigliere e precettore.

Tutto il romanzo è però incentrato su precisi e puntuali resoconti storici sia riguardo ai numerosi viaggi e illustri incontri nell’Europa del tempo, sia nella sostanza della ricerca della verità che Cartesio affronta mediando tra la meccanica del funzionamento della natura (matematica) e le rivelazioni divine (filosofia). Il dubbio e la chiarezza del pensiero, la difficoltà del discernimento tra reale e illusorio, lo faranno giungere infine al famoso assunto: “Cogito ergo sum”, “penso quindi sono”, poiché se i sensi possono anche esser ingannevoli, “chi pensa non può non esistere mentre pensa” .

Scritto con uno stile fresco e scorrevole, questo libro di Fausto Bertolini vuol essere un avvicinamento al grande filosofo ed al suo pensiero, scoprendone l’aspetto umano nelle sue fragilità e propensioni, senza tralasciare i travagli intellettuali e religiosi che hanno attraversato la sua mente nella “ricerca del metodo”.

“Dio è matematico e poeta. Non gioca mai alla carlona. Gioca d’azzardo, questo si, ma è un azzardo logico...”