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18 febbraio 2022

RECENSIONE: - "TRE PADRI" - di Roberta Meo



Titolo: Tre padri

Autrice: Roberta Meo

Editore Brè Edizioni

Genere: narrativa

Pagine: 205

In ebook solo su Amazon a 3,99€, anche in KU

In carta a 11€ nelle principali librerie online e fisiche

Uscito il 21 ottobre 2020, vincitore, il 27 giugno 2021 del torneo di lettura organizzato dalla mostra della Microeditoria di Chiari, Brescia, in collaborazione con La Repubblica https://torneoletterariodirobinson.blogautore.repubblica.it/


Un romanzo a due voci, quella di Lorenzo, un ex terrorista, assassino, che ha pagato il proprio debito con la giustizia con una lunga detenzione, e quella di Marialaura, giovane donna che vede l’esistenza sconvolta da una sorprendente rivelazione. Due persone lontane, anche geograficamente, diverse, che vivono due differenti tormenti. L’espiazione del delitto con la differenza, magistralmente sviscerata dalla bravissima Roberta Meo, tra pentiti e dissociati. Per chi ricorda ancora i tristi anni di piombo, sarà come scavare in un passato che ci appartiene, in parte ancora presente. Poi, il dramma di una figlia che si ritrova a perdere due padri ed è chiamata a riavvolgere la vita come un gomitolo di lana, per trovare il bandolo che non sapeva di avere smarrito. Se avete una certa età, questo romanzo vi resterà nel cuore per sempre, se siete giovani, vi aiuterà a capire molte cose e contribuirà alla vostra crescita emotiva.

Un racconto singolare, intimo, nel quale i sentimenti personali dei protagonisti si intrecciano con la storia recente degli anni bui del nostro paese, del terrorismo e della lotta armata, e del “dopo” vissuto con rimpianto e dolore sia da parte delle vittime che da parte dei fautori di quella malaugurata stagione. L’autrice costruisce i suoi personaggi con sapienti basi psicologiche e storiche. Li plasma e caratterizza immergendosi nel loro travaglio interiore, nelle contraddizioni e fragilità che accompagnano le loro scelte fatte nel passato o nel presente della vicenda. In questo scritto non vuol esserci un giudizio morale o una presa di posizione politica o sociologica, ma una analisi di stati d’animo, di sentimenti ed emozioni, del profondo malessere che può modellare scelte di vita e decisioni. Un’altra tematica importante è quella della ricerca. Ricerca, di uno scopo di vita assolutamente effimero, idealizzato, temuto, che forse esiste, che forse non è raggiungibile ma che costringe al cambiamento. Una indagine che induce sia Lorenzo che Marialaura a fare i conti con la propria interiorità, a modificare i confini dei loro orizzonti.

Roberta Meo compone questo libro con un registro di scrittura variegato ed equilibrato, creando situazioni e scenari coerenti e molto ben strutturati. Un romanzo che si può definire di “presa di coscienza” sia per gli argomenti trattati, sia per i diversi punti di vista elaborati che si sviluppano in un andamento di crescita e di mutamento dei parametri da parte dei protagonisti. 










10 ottobre 2021

RECENSIONE: - "Il collezionista di bambole" - di Erika Tamburini





 TITOLO: Il collezionista di bambole

AUTORE: Erika Tamburini
CASA EDITRICE: Triskell Redrum
GENERE: Thriller lgbt
PAGINE: 416
PREZZO: € 6,99 su Amazon
DATA: 25 Luglio 2019



Trama
Febbraio 1929.
Dopo la strage di San Valentino, altri avvenimenti sanguinosi continuano ad abbattersi su Chicago. La città del vento è in preda al terrore, tenuta sotto scacco da un serial killer denominato il Collezionista di Bambole, un assassino che da quasi quindici anni terrorizza gli abitanti creando macabre bambole umane con ragazzi di strada, che abbandona poi in luoghi caratteristici come se fossero un tassello a completamento della sua opera.
In questo clima di terrore si incrociano le vite di Aidan, il detective messo a indagare sul caso, René, un giovane che vive nella casa di piacere di Mama Blue e che con la donna condivide un terribile segreto e del giovane Hisui, anche lui un ragazzo della casa di piacere.
In una metropoli spazzata dal gelido vento del nord che porta con sé le note della musica jazz, il lamento di vittime innocenti e la voce di una bestia bramosa di sangue e vite umane, è in atto una corsa contro il tempo per evitare che il Collezionista di Bambole colpisca ancora. E ancora.




Una serie di strani omicidi mettono in seria difficoltà la polizia di Chicago nei brutali anni venti. La malavita impera nelle strade della città. Gli uomini di Al Capone hanno appena perpetrato la, così detta, strage di San Valentino in un garage del centro. Ma il ritrovamento, in tempi diversi, di alcuni cadaveri nei parchi cittadini: giovani uomini lasciati nella neve vestiti con antichi abiti femminili e privi degli organi interni, preoccupa la polizia locale che deve sbrogliare l’enigma su chi sia il “Collezionista di bambole”, come viene soprannominato il serial killer. Il detective Aidan Reed è l’ultimo di una lunga serie di investigatori che si sono impegnati nel tempo delle ricerche su quegli strani omicidi. I poco più che adolescenti uccisi e messi in mostra in quello strano modo, sono solo dei ragazzi di strada che si prostituivano e anche per questa ragione, oltre che per l’assoluta mancanza di indizi, le indagini non sono state svolte con la dovuta solerzia da parte di chi doveva occuparsene. Il detective Reed però è di una pasta diversa. Per lui quei poveri corpi così atrocemente violati, posseggono comunque la dignità di ogni essere umano. Per cui si impegnerà sino in fondo per scoprire l’identità dell’assassino. Per farlo dovrà esplorare i luoghi del vizio e della vita notturne di questa città affascinante ma violenta. 


Il killer ci fa subito sapere le sue intenzioni e le sue perversioni, pur non rivelando la sua identità, in questo racconto dalle tinte forti e dalle tematiche scottanti. Del resto tutti i personaggi hanno personalità ben definite e l’autrice ce li presenta ad uno, ad uno, facendoli interagire in prima persona nel corso della trama. Anche la città, Chicago, ha un ruolo e viene descritta nell’aura di quegli anni violenti quasi fosse viva e pulsante, riuscendo a interagire con le volontà oltre che con le vite dei protagonisti. Il gelido inverno innevato sul lago Michigan, l’oscurità e il vento freddo del nord che accompagnano molta parte di questo poliziesco, rendono le atmosfere cariche di una voluta inquietudine che accompagna il lettore nei parchi e nei luoghi di abbandono dei macabri trofei del Collezionista di bambole. Il tema della gioventù violata, della bellezza mercificata e dell’ostracismo da parte della società, così detta, benpensante, verso la diversità sessuale, che esisteva (forse) in misura più intensa in quello scampolo di primo novecento, è un’altra delle caratteristiche di questo libro. La Tamburini in qualche modo riscatta, nell’umana figura del detective Reed, quel mondo fatto di chiusure mentali, di vessazioni e crudeltà gratuite a cui erano (sono?) sottoposte le persone omosessuali.

Una scrittura fluida e ben concepita nella trama e negli scorci urbani, caratterizza tutta la stesura del romanzo. Sia pur con qualche refuso, il libro si legge tutto di un fiato e rende partecipe il lettore del dramma che si consuma nell’ombra delle strade di Chicago.




17 luglio 2021

RECENSIONE: - "Storia di un numero" - di Davide Rossi



Storia di un numero

di Davide Rossi

edizioni Rossini


  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 219 pagine





La storia

Un giovane parte dal suo paese d’origine, nel cuore dell’Africa, dopo aver perso il padre in circostanze oscure e per non sottostare più alla corruzione e alle intimidazioni dei piccoli ras della zona e della polizia corrotta.

Lascia solo una lettera all’amata madre e al suo patrigno per spiegare loro di voler raggiungere l’Italia, di cui ha studiato un po’ la lingua, per crearsi un futuro migliore, un lavoro e una famiglia.

Ma i suoi sogni dovranno scontrarsi con le devastanti insidie di un viaggio che, nonostante gli avvertimenti che riceverà lungo la strada, vorrà a tutti i costi continuare.

Sarà rapito, venduto come schiavo, picchiato sino quasi alla morte. Vedrà morire i suoi compagni, uccisi dai carcerieri o di stenti. Troverà l’inferno in terra dove uomini e donne sono considerati alla stregua di merce. Paura e raccapriccio oltre alla fame e alla sete l’accompagneranno per tutto il tragitto. L’autore non ci rivela il suo nome, solo il numero: l’otto, con cui verrà chiamato all’interno di una strana setta dove ad un certo punto si ritroverà, insieme ad altri, costretto a fare sesso per fecondare le donne del gruppo. Bimbi che nasceranno ma dal destino oscuro. Qui troverà la donna da amare con la quale fuggirà per poi perderla nelle dolorose vicissitudini della sua peregrinazione verso il mare.


Recensione

Il libro racconta l’epopea di un ragazzo come tanti che dall’Africa imboccano la dolente strada verso l’Europa. Molti di loro rimangono vittime di uomini senza scrupoli che si approfittano dei fuggiaschi per catturarli, ricattare le famiglie o venderli come schiavi. Molti muoiono lungo il difficile percorso nel deserto, nelle prigioni libiche, nel mar Mediterraneo.

Un racconto toccante che rivela le storie sconosciute delle difficoltà talvolta mortali patite nei viaggi della speranza dal cuore del continente nero fino ad attraversare il mare, per raggiungere una meta agognata: le coste italiane, porta dell’Europa.

Con alcune ingenuità stilistico/compositive e qualche refuso, il romanzo però ben interpreta la drammaticità degli eventi e le tensioni emotive del protagonista e dei disperati che incontra sul suo cammino.

Gli stessi che noi vediamo solo sbarcare sulle nostre coste senza capirne appieno le profonde ragioni che li spingono così lontani dalla loro patria.

Davide Rossi è stato capace di interpretare i fatti reconditi e le complessità sociali che muovono tale esodo, le scelte forzate per fuggire da realtà opprimenti; la volontà di quegli esseri umani di poter essere liberi di scegliere un altro futuro.





29 giugno 2021

RECENSIONE: - "“Nagottville - un thriller italiano tutto pallottole, delitti, baci e pop-corn” - di Massimo Baraldi




 Nagottville
 Massimo Baraldi
 Thriller
 Gilgamesh
 5 aprile 2021
 Cartaceo, Ebook
 207

Link d'acquisto Amazon: Formato Kindle - Formato Cartaceo


In una tranquilla e anonima cittadina di provincia alcuni strani delitti si mescolano alla leggenda di un misterioso tesoro che sarebbe stato nascosto dopo la guerra, dal dittatore sconfitto, prima di morire.

Intanto uno squattrinato forestiero, Maceo Manin capitato per caso o per ironia della sorte proprio a Nagottville “niente più di un grumo di asfalto e cemento, spalmato tra il fianco delle colline e uno strano mare…”, si innamora, ricambiato, della dolce Neve Gronchi, una ragazza del posto. Ma la relazione tra i due è osteggiata dai genitori di lei che non vedono di buon occhio quello straniero senza né arte né parte che corteggia la loro adorabile figliuola.

I due scappano allora insieme dando luogo a una serie di avvenimenti che sveleranno inquietanti scenari.




Una storia sospesa tra l’ironia, il grottesco e il surreale. Una cittadina immaginaria che può essere collocata in una sonnacchiosa provincia italiana o spagnola o americana, oppure in nessuno di questi luoghi. Il romanzo si apre con la scoperta dell’ultimo di tre delitti ai danni di altrettanti uomini anziani e prosegue con il racconto della storia d’amore tra Maceo,” uno spiantato dal portafoglio così vuoto che, se non avesse curato le tasche con la corrente, gli sarebbe volato via”,

e Neve, una giovane donna molto carina, “sempre un po’ in disparte. Per timidezza, sbrodolano alcuni. Perché se la menava, ciufolano altri”.

Se apparentemente le due situazioni sembrerebbero non aver nesso tra loro, gli intrecci delle vicende riveleranno la verità.

La prosa di Massimo Baraldi è brillante e immaginifica, ricca di suggestioni, descrizioni poetiche e delicate associazioni di idee.

“Il buio oltre i finestrini della Pachuco stava macchiandosi di luci e cartelli. La Città, pur discretamente, annunciava la sua presenza”

I personaggi e le situazioni seguono pieghe giocose, a volte paradossali, quasi a voler combinare una possibile realtà con mille credibili fantasie.

In tutto questo il filo del racconto sembra perdersi nelle volute degli eventi, nelle strade della città, nel mare “così stretto da sembrare un lago” , nelle bizzarre avventure dei personaggi tanto particolari, per poi, invece, intrecciarsi e combinarsi perfettamente come un puzzle i cui tasselli abbiano colori e forme diversi ma riunendosi, rendano chiaro il quadro.

Un libro piacevolissimo da leggere tutto di un fiato. Che a tratti fa sorridere, di cui però si apprezza la fluidità e la spazialità delle descrizioni e la particolarità della storia.



10 maggio 2021

RECENSIONE: - "Io sono una famiglia - il gabbiano" - di Liz Chester Brown

 



Titolo: Io Sono Una Famiglia. Il Gabbiano

Autrice: Liz Chester

Casa Editrice: Self Publishing

Data di Pubblicazione: 30 Novembre 2019

 Genere: Narrativa

Autoconclusivo


Link Amazon: Formato Cartaceo






Sullo sfondo di una Liguria arroccata tra cielo e mare, le vicende di Arianna, dall'infanzia all'età matura, raccontate con sereno distacco e un pizzico di ironia. Un dramma familiare moderno che, con la leggerezza di un battito d'ali, non volge mai in tragedia grazie all'incrollabile forza dell'amore. La protagonista, nata e cresciuta senza l’amore materno, riuscirà infatti a uscire dal suo labirinto tirando fuori tutta l’energia positiva e costruttiva trasmessale dal padre e tenuta soffocata dalla malattia della madre. Un racconto che rimanda, per analogie di contenuto e di impalcatura narrativa, al "Notturno" op. 48 n. 1 di Fryderyk Chopin.





E’ questa la storia di Arianna e del suo difficile cammino per prendere coscienza di sé, del suo valore e del suo posto nella vita. Ed è anche la storia di tre generazioni narrate con gli occhi della protagonista; la sua famiglia, o meglio: la contrapposizione tra due modi opposti di porsi al mondo, che, nel divenire del tempo e degli eventi, sarà così tanto preponderante nella formazione della giovane Arianna e dei suoi fratelli.

I luoghi sono splendidi angoli del Golfo Paradiso, a ridosso del monte di Portofino, in Liguria. Bogliasco , Punta Chiappa, la riviera a picco sul mare, dove vele e gabbiani si lasciano la terra alle spalle per viaggiare lontano.

Sono questi gli ameni scenari, peraltro molto ben conosciuti dall’autrice, dove vivono Francesco Marsano e Ada Duella, i genitori di Arianna; i quali provengono da due famiglie affettivamente molto diverse. I Marsano, infatti, hanno allevato i loro due figli, Francesco e Lisetta, nell’abbraccio di un amore incondizionato e nella consapevolezza che la cultura e le amicizie vere siano i valori più importanti da perseguire.

I Duella vivono invece nella convinzione che siano il denaro e la prevaricazione le molle vincenti nella vita.

Per una serie di fortuite circostanze negli anni sessanta, Francesco Marsano e Ada, una delle figlie del dispotico patriarca Duella, si incontrano e si ritrovano fidanzati e poi sposi senza conoscersi veramente e ben lontani dall’intuire le differenze caratteriali e emotive che li dividono inesorabilmente.

Ada arriverà a disprezzare quel marito giocoso ed empatico, così diverso dall’intollerante figura paterna e non proverà per i figli, quell’amore materno che Arianna ritrova invece nella zia Lisetta.

I figli: Ginevra, Arianna e, finalmente il tanto agognato maschio Emanuele, resteranno impigliati nei sempre più ferrei voleri di una madre autoritaria. Lacerati dal bisogno di libertà e dal senso di colpa di non essere all’altezza dei desideri materni. Francesco, dal canto suo, cerca per quanto gli sia possibile di alleviare le pene dei suoi figlioli e di donare loro tutto l’amore di cui è capace, in un sottile equilibrio, per preservare la famiglia, con la prepotente e imperiosa volontà della moglie.


“Dall’amore grande che aveva ricevuto, Francesco traeva la forza per accettare e sopportare i disagi della sua vita familiare. E grazie al suo carattere ottimista e all’allegria che accompagnava tutto il supo modo di essere, riusciva a dare un’immagine di serenità a parenti e amici. Dietro le battute e il suo umorismo nascondeva la sua sofferenza e riusciva a celare a tutti la malattia di Ada. Perché così credeva fosse la cosa giusta. E, d’altra parte, non vedeva alternativa”


Questa dicotomia nel concepire la vita e i rapporti umani avrà un grande peso nell’esistenza di Arianna e nelle sue scelte. Sospesa tra un’anaffettività astuta, camuffata, malata, vissuta consciamente nei suoi aspetti manipolatori e impositori, e un sentimento amorevole sotterraneo, nascosto, complice, percepito quasi inconsciamente come giusto, che le ha permesso di lasciare un piccolo spiraglio, una fessura da cui iniziare il proprio riscatto.


Una narrazione scorrevole e appassionata che ben esprime il disagio psicologico e il travaglio interiore della protagonista; riuscendo a esplicare essenzialmente e storicamente e il greve fardello del quale Arianna cercherà di liberarsi con l’aiuto di un amico fidato, della passione per la musica e dell’ascolto attento di un bravo psicologo.

L’autrice racconta con trasporto le vicende familiari: le angherie della madre, nella sua concezione squilibrata di “rispetto”, messe in pratica per ottenere la piena obbedienza da parte dei figli, le piccole, dolcissime strategie attuate dal padre per rendere meno pesanti le atmosfere, i meccanismi perversi nei rapporti interpersonali dei Duella che porteranno alla malattia mentale del più piccolo della famiglia, lo zio Angelino, definitivamente perso, con la mente dilaniata nel gorgo di ferree, incontestabili discipline e continui litigi genitoriali.


“<<L’adolescenza è stato senz’altro il periodo più brutto…>> confessò Arianna al dottor Bellone. <<La voglia di ribellione, che prende chiunque a quell’età. Esplose con tutta la sua forza, che era poi la grande rabbia che provavo. Lottavo come una belva; mi dannavo; piangevo mi sarei potuta strappare anche tutti i capelli dalla testa: niente. Con mia madre non c’era nulla da fare. Era sempre lei la più forte….>>”


Un romanzo di formazione intenso e accorato, nel quale si leggono tra le righe elementi autobiografici, e che ha valso recentemente a Liz Chester Brown un meritato primo posto al “Premio Maria Dicorato” a Milano e un secondo posto al “Premio Ingenium volat, liber manent” dell’associazione “NAOS arte e cultura”.




29 aprile 2021

RECENSIONE: - "La camera celeste" - di Anna Viale




Titolo: La camera celeste
Autore: Anna Viale
Edizione: Gilgamesh, 2014

Livia e Flaminia sono due sorelle che vivono a Roma, hanno una vera passione per i classici e l’ornitologia e nello sgabuzzino un’ingombrante valigia piena di soldi ereditata dal padre, avvocato e ciurmatore assai poco compianto.

Alla strada hanno sempre preferito il salotto di casa e del mondo sanno poco e nulla.

Invece Zelvira, ai tempi compagna di scuola di Livia, è una tipa sveglia e Flaminia ne subisce il fascino: telefonini, trucchi, ragazzi; la leggerezza, finalmente! Una leggerezza che le porterà a Pisa e Livia dietro a loro, all’inseguimento, ma il tutto avviene, appunto, con la leggerezza che è la cifra stilistica dell’intero romanzo.

Un romanzo che scivola dalla realtà al sogno, andata e ritorno, che scorre, a tratti carsicamente, senza strappi, con la dolcezza senza tempo della fiaba e un’ironia tutta moderna, consapevole e sorniona, a cui è deputato il compito di indorare un’amarezza di fondo che assume così i contorni di un piccolo incubo.

Uno sguardo lineare che tende all’allontanamento e da cui spontaneamente scaturisce il surrealismo.

Un surrealismo a pastelli. La tinta è celeste, naturalmente.





“La camera celeste” è la storia di due particolari e introverse, giovani sorelle che, rimaste orfane di un padre poco amato, vivono solitarie nella loro casa tra libri, vestiti fuori moda, la passione per l’ornitologia e una valigia piena di quattrini. Il loro mondo verrà stravolto dall’arrivo di Zelvira, una vecchia compagna di scuola di Livia, la maggiore, che convincerà la più piccola, Flaminia, a lasciare il loro rifugio ed a fuggire con lei, rubando la cassetta con il denaro.


“Eccettuati i soldi, i conti e i miei uccelli che a gruppi, planando, s’aggiravano nella mia testa come fosse una spianata di semenze, io ora trovavo il tempo per tutto, per ogni cosa. Leggevo, studiavo, pulivo i pavimenti e pensavo di dover fare della casa, della nostra casa, un nido: il nido dell’allocco. Uno spuntone di tronco duro e morbido come una sola piuma, pieno di libri e di romanzi. Li leggevamo lentamente: parola per parola e virgola dopo virgola come si usa con le ostriche francesi, il caviale del Volga, lo strudel e il parmigiano. Io restavo sempre secca, e logico, ma quando giungeva la sera, il crepuscolo e il lentissimo tramonto, quelle ore nostre gorgogliavano tutte di trame, di poemi e di bellezze.”


Racconto surreale e fantasioso è impreziosito da descrizioni vivide e frondose, quasi barocche, di scene reali o immaginarie; da personaggi ora grotteschi, ora delicati che accompagnano la storia nel suo dipanarsi onirico.

Quasi un universo a se stante, lontano dalle concretezze del vivere quotidiano, scandisce il rapporto tra le due sorelle. Gli interminabili confronti letterali, la ricerca di capi di vestiario demodé e particolari, l’amore per gli uccelli e le loro varietà, il contare e ricontare il denaro, occupazione ossessiva da parte di Livia, ritmano l’esistenza solitaria delle due donne; sino alla comparsa di un agente esterno, subdolo e destabilizzante: Zelvira, che scompaginerà il loro sodalizio e cambierà per sempre le loro vite. Un altro tema conduttore è il singolare rapporto con il sesso e con il genere maschile che si snoda per tutta la narrazione. Dal padre avvocato o forse truffatore, poco amato e non compianto, ai clienti dello studio, provocati e poi scacciati dalle ragazze; fino all’interminabile sequela di personaggi che nella “camera celeste” si intratterranno con Flaminia per poter fare in modo di riacquisire il patrimonio, rubato dalla infame amica,

Non c’è un inizio vero e proprio e nemmeno un finale definito, l’autrice si concentra sulla rappresentazione di un mondo di sensazioni e di rimandi che giocano il ruolo di veri protagonisti.


“Ma era tutto quel celeste attorno che mi piaceva, mi piaceva un sacco. Voltavo lenta lo sguardo e quei drappi spandevano lungo tutti i muri una luce azzurra dolce e intensa; e il suo fluire, quel barbaglio lieve e leggero, il suo ritrarsi negli angoli e poi riapparire improvviso fra le pieghe più buie e più spesse, mi parve l’alba e il tramonto, il cielo. Un cielo piccolo però: sospeso. Un’aria azzurra che baluginava in mezzo al mondo; senza il mondo”


Una narrazione che ha il sapore delle favole e che trasporta il lettore in ambiti in cui è la fantasia a scandire tempi e luoghi.





 

20 gennaio 2021

RECENSIONE: - "Negli occhi delle donne: Vita sentimentale di Cartesio" - di Fausto Bertolini




 Negli occhi delle donne. Vita sentimentale di Cartesio
 Fausto Bertolini
 romanzo storico-filosofico, biografia
 Gilgamesh Edizioni
 11 dicembre 2020

 208



L’amore per la conoscenza del filosofo del Cogito passa anche attraverso gli occhi delle donne. Serve o locandiere, regine o ammaliatrici “professioniste”: ogni donna porta con sé un segreto che è all’origine del suo fascino peculiare, ma le cui implicazioni vanno ben al di là dell’attrazione fisica. Cartesio non solo lo sapeva, ma di questo segreto aveva anche scoperto la sede: per l’appunto, gli occhi. Occhi di velluto, occhi di ladra, occhi di gatta, occhi di nostalgia.

Sono molti gli occhi femminili su cui si concentra l’attenzione di Cartesio, e ogni paio d’occhi sembra scandire una stagione della sua vita. In questa biografia romanzata del grande francese ripercorriamo in parallelo le sue “avventure filosofiche” e quelle amorose, le dotte discussioni con Keplero e i pericolosi convegni notturni con la belle Odille, la rivelazione davanti allo specchio del Cogito ergo sum e il rapporto speciale tra l’anziano Descartes e la giovane “regina filosofa” Cristina di Svezia. Ne emerge un quadro assolutamente coerente del fondatore del pensiero moderno; un uomo la cui brama di conoscenza, che si declina nei modi più diversi, è sempre e comunque amore per la vita in ogni sua forma.



La vita e l’evolversi delle idee di Renè Descartes il grande filosofo e matematico seicentesco che ha rivoluzionato il modo di pensare dell’età moderna, sono riletti in questo piacevolissimo romanzo storico, attraverso i suoi incontri femminili. Gli occhi delle donne che Cartesio incontrerà durante la sua esistenza lo intrigheranno e aiuteranno a capire i segreti dell’animo non solo del gentil sesso ma anche e soprattutto del genere umano.


“Gli occhi delle donne avevano sempre incantato Renè. [… ]Gli occhi nelle cui pupille coglieva qualcosa dell’eterno segreto femminino. Lui gli occhi delle donne non li guardava solo. Li studiava. Li scrutava. Sapeva coglierne il bagliore più riposto. L’invito più sottile o il disinteresse più camuffato. Certo anche il resto degli attributi femminili, in tutta la loro gamma e sinuosità, non dispiaceva al filosofo. Ma gli occhi, oh, gli occhi erano per lui qualcosa di speciale.”


Nato in seno ad una nobile famigli francese nel 1596, fervente cattolico in un tempo in cui le guerre di religione devastarono l’Europa, la progressione della vita di Cartesio è raccontata qui, ripercorrendo gli incontri con le donne che furono importanti per lui. Dall’ostessa dagli “occhi di ladra” che lo inizierà all’amore, alla promessa e mai sposa Catrine De Rosay, “occhi di nostalgia”. Sino all’incontro sul finire della sua esistenza, con la regina Cristina di Svezia, “ occhi da Semiramide”, che lo volle alla sua corte come consigliere e precettore.

Tutto il romanzo è però incentrato su precisi e puntuali resoconti storici sia riguardo ai numerosi viaggi e illustri incontri nell’Europa del tempo, sia nella sostanza della ricerca della verità che Cartesio affronta mediando tra la meccanica del funzionamento della natura (matematica) e le rivelazioni divine (filosofia). Il dubbio e la chiarezza del pensiero, la difficoltà del discernimento tra reale e illusorio, lo faranno giungere infine al famoso assunto: “Cogito ergo sum”, “penso quindi sono”, poiché se i sensi possono anche esser ingannevoli, “chi pensa non può non esistere mentre pensa” .

Scritto con uno stile fresco e scorrevole, questo libro di Fausto Bertolini vuol essere un avvicinamento al grande filosofo ed al suo pensiero, scoprendone l’aspetto umano nelle sue fragilità e propensioni, senza tralasciare i travagli intellettuali e religiosi che hanno attraversato la sua mente nella “ricerca del metodo”.

“Dio è matematico e poeta. Non gioca mai alla carlona. Gioca d’azzardo, questo si, ma è un azzardo logico...”









12 dicembre 2020

RECENSIONE: - "VIVERE" - di Francesco Gallina



Genere: Raccolta di Poesie

Editore: Dragonfly Edizioni
Data d'uscita: 2 Ottobre 2020
Pagine: 184
Prezzo:  e-book 8,00 cartaceo flessibile 10,00



All'interno di questa silloge poetica non troverai soltanto composizioni, ma dei veri e propri pensieri di vita.Vivere, l’opera prende il nome da questa comune parola, è la trasposizione di vere emozioni attraverso un magistrale gioco di lettere che abbandona i classici stili creandone uno proprio.






Un libro di poesie intimista. Una delicata lettura della vita nei suoi risvolti minimali, nei particolari sfuggenti, nelle gocce di meraviglia.

Francesco Gallina cattura in questi versi, un universo fatto di piccole cose, di sensazioni discrete, di barlumi improvvisi di luci, di ombre, di attimi.

“Vivere” le proprie emozioni senza paura di esprimerle, non ricercando facili effetti, ma soffermandosi a scrutare le immense occasioni sottili che la vita ci pone di fronte, e riconoscerle come le impronte invisibili di quel mondo interiore che si fa immagine davanti ai nostri occhi.

Un libro di poesie, dicevo, nel quale è l’anima a raccontarsi, ad aprire gli occhi, a sentire il tempo che passa, le meraviglie incantate di un tramonto, di un amore, di un incontro; a schiudere le sue malinconie, le tristezze e le gioie senza inutili pudori.


“Qualcosa di particolare si aggira tra le strade della mia città questa sera. Non è il vento che mi trascina avanti e indietro. Non è il mistero oscuro che si cela dentro il buio. Non è la solita minaccia o la cosa spaventosa. È qualcosa che risiede in questa realtà e in un’altra ancora. Qualcosa che si trova al di là della barricata alla fine di ogni giornata. Qualcosa che nessuno potrà mai fermare se è disposto ancora ad amare”

Il pensiero che vaga tra le nebbie del mondo. Capace di soffermarsi dove altri non capirebbero, lasciando che le idee prendano forma, che si facciano parole per descrivere momenti, impressioni e stati dello spirito umano.

Una delicata e, per certi versi, malinconica raccolta di commosse percezioni questa raccolta di versi di Francesco Gallina. Un libro da leggere di sera, in penombra, per gustare appieno tutto il suo stupore.