
Titolo: Io Sono Una Famiglia. Il Gabbiano
Autrice: Liz Chester
Casa Editrice: Self Publishing
Data di Pubblicazione: 30 Novembre 2019
Genere: Narrativa
Autoconclusivo
Link Amazon: Formato Cartaceo
Sullo sfondo di una Liguria arroccata tra cielo e mare, le vicende di Arianna, dall'infanzia all'età matura, raccontate con sereno distacco e un pizzico di ironia. Un dramma familiare moderno che, con la leggerezza di un battito d'ali, non volge mai in tragedia grazie all'incrollabile forza dell'amore. La protagonista, nata e cresciuta senza l’amore materno, riuscirà infatti a uscire dal suo labirinto tirando fuori tutta l’energia positiva e costruttiva trasmessale dal padre e tenuta soffocata dalla malattia della madre. Un racconto che rimanda, per analogie di contenuto e di impalcatura narrativa, al "Notturno" op. 48 n. 1 di Fryderyk Chopin.
E’
questa la storia di Arianna e del suo difficile cammino per prendere
coscienza di sé, del suo valore e del suo posto nella vita. Ed è
anche la storia di tre generazioni narrate con gli occhi della
protagonista; la sua famiglia, o meglio: la contrapposizione tra due
modi opposti di porsi al mondo, che, nel divenire del tempo e degli
eventi, sarà così tanto preponderante nella formazione della
giovane Arianna e dei suoi fratelli.
I
luoghi sono splendidi angoli del Golfo Paradiso, a ridosso del monte
di Portofino, in Liguria. Bogliasco , Punta Chiappa, la riviera a
picco sul mare, dove vele e gabbiani si lasciano la terra alle spalle
per viaggiare lontano.
Sono
questi gli ameni scenari, peraltro molto ben conosciuti dall’autrice,
dove vivono Francesco Marsano e Ada Duella, i genitori di Arianna; i
quali provengono da due famiglie affettivamente molto diverse. I
Marsano, infatti, hanno allevato i loro due figli, Francesco e
Lisetta, nell’abbraccio di un amore incondizionato e nella
consapevolezza che la cultura e le amicizie vere siano i valori più
importanti da perseguire.
I
Duella vivono invece nella convinzione che siano il denaro e la
prevaricazione le molle vincenti nella vita.
Per
una serie di fortuite circostanze negli anni sessanta, Francesco
Marsano e Ada, una delle figlie del dispotico patriarca Duella, si
incontrano e si ritrovano fidanzati e poi sposi senza conoscersi
veramente e ben lontani dall’intuire le differenze caratteriali e
emotive che li dividono inesorabilmente.
Ada
arriverà a disprezzare quel marito giocoso ed empatico, così
diverso dall’intollerante figura paterna e non proverà per i
figli, quell’amore materno che Arianna ritrova invece nella zia
Lisetta.
I
figli: Ginevra, Arianna e, finalmente il tanto agognato maschio
Emanuele, resteranno impigliati nei sempre più ferrei voleri di una
madre autoritaria. Lacerati dal bisogno di libertà e dal senso di
colpa di non essere all’altezza dei desideri materni. Francesco,
dal canto suo, cerca per quanto gli sia possibile di alleviare le
pene dei suoi figlioli e di donare loro tutto l’amore di cui è
capace, in un sottile equilibrio, per preservare la famiglia, con la
prepotente e imperiosa volontà della moglie.
“Dall’amore
grande che aveva ricevuto, Francesco traeva la forza per accettare e
sopportare i disagi della sua vita familiare. E grazie al suo
carattere ottimista e all’allegria che accompagnava tutto il supo
modo di essere, riusciva a dare un’immagine di serenità a parenti
e amici. Dietro le battute e il suo umorismo nascondeva la sua
sofferenza e riusciva a celare a tutti la malattia di Ada. Perché
così credeva fosse la cosa giusta. E, d’altra parte, non vedeva
alternativa”
Questa
dicotomia nel concepire la vita e i rapporti umani avrà un grande
peso nell’esistenza di Arianna e nelle sue scelte. Sospesa tra
un’anaffettività astuta, camuffata, malata, vissuta consciamente
nei suoi aspetti manipolatori e impositori, e un sentimento amorevole
sotterraneo, nascosto, complice, percepito quasi inconsciamente come
giusto, che le ha permesso di lasciare un piccolo spiraglio, una
fessura da cui iniziare il proprio riscatto.
Una
narrazione scorrevole e appassionata che ben esprime il disagio
psicologico e il travaglio interiore della protagonista; riuscendo a
esplicare essenzialmente e storicamente e il greve fardello del
quale Arianna cercherà di liberarsi con l’aiuto di un amico
fidato, della passione per la musica e dell’ascolto attento di un
bravo psicologo.
L’autrice
racconta con trasporto le vicende familiari: le angherie della madre,
nella sua concezione squilibrata di “rispetto”, messe in pratica
per ottenere la piena obbedienza da parte dei figli, le piccole,
dolcissime strategie attuate dal padre per rendere meno pesanti le
atmosfere, i meccanismi perversi nei rapporti interpersonali dei
Duella che porteranno alla malattia mentale del più piccolo della
famiglia, lo zio Angelino, definitivamente perso, con la mente
dilaniata nel gorgo di ferree, incontestabili discipline e continui
litigi genitoriali.
“<<L’adolescenza
è stato senz’altro il periodo più brutto…>> confessò
Arianna al dottor Bellone. <<La voglia di ribellione, che
prende chiunque a quell’età. Esplose con tutta la sua forza, che
era poi la grande rabbia che provavo. Lottavo come una belva; mi
dannavo; piangevo mi sarei potuta strappare anche tutti i capelli
dalla testa: niente. Con mia madre non c’era nulla da fare. Era
sempre lei la più forte….>>”
Un
romanzo di formazione intenso e accorato, nel quale si leggono tra le
righe elementi autobiografici, e che ha valso recentemente a Liz
Chester Brown un meritato primo posto al “Premio Maria Dicorato”
a Milano e un secondo posto al “Premio Ingenium volat, liber
manent” dell’associazione “NAOS arte e cultura”.
