18 marzo 2024

RECENSIONE: - "Scrivimi dalla Cina" - di Martina Lazzari

 






Titolo: Scrivimi dalla Cina

Autore: Martina Lazzari

Editore: Scatole Parlanti

Collana: Soffi

Prezzo di copertina: 13,00 Euro

La storia d’amore più importante della sua vita termina senza preavviso e A. si trova a rimettere insieme i pezzi di un’esistenza che avrebbe dovuto prendere tutt’altra direzione. Sono lunghi mesi bui in cui la depressione lo priva di ogni prospettiva, nonché della capacità di svolgere il suo lavoro di stuntman. Un giorno un amico pugile gli propone un incontro di boxe nel garage di casa. È la miccia che lo accende nuovamente. A poco a poco risale dall’abisso e riprende il controllo, finché arriva una e-mail dalla Cina: un’offerta di lavoro. A. molla tutto e parte per Tianjin. Questo è il racconto di un anno vissuto all’altro capo del mondo, per guarire le ferite e realizzare anche i sogni che non avrebbe mai saputo di avere.


Scrivimi dalla Cina è un racconto elaborato sulla base di e-mail scritte davvero in un anno in cui il protagonista, A., parte per la Cina promettendo in modo atono alla sua compagna in lacrime, che le scriverà.

Perché A. parte? Ce lo dice lui stesso in stralci di una e-mail: “Stavo cadendo in un abisso. (…) Mi alzavo incazzato nero” e, poi, “la rabbia si squagliava in una tristezza profonda, debilitante (…) mi sentivo incapace di affrontare la vita (…). Non era solo un abisso. Era l’«Abisso», la depressione”. Le e-mail che lui scrive sono il racconto del suo anno in Cina dove pian piano riprende i contatti con se stesso sentendo forte il desiderio di riemergere dall’abisso e d’altro canto percependo il sentimento che comunque la vita nel frattempo passa. A. ha bisogno di sentirsi vivere e lo fa materialmente praticando la boxe: la ricerca del dolore fisico gli dà la conferma di esistere ancora, di “esserci”, perché il dolore dell’«abisso» lo annichilisce. Ciò lo aiuta a reagire, a fissarsi su un obiettivo: “combattere per vincere” delineando un parallelismo fra la boxe e la lotta per la vita.

Nelle e-mail c’è una descrizione dell’ambientazione, degli usi e costumi e dei cibi orientali attenta e minuziosa che lasciano trapelare come il protagonista vada via via guarendo e interessarsi incuriosito a ciò che lo circonda; tuttavia resta la sensazione che la scrittura delle lettere serva più a lui a livello di una “cronistoria” di quest’anno trascorso in Cina nel tentativo di guarire, che non per mantenere un vero contatto con la compagna a cui scrive, prova di ciò è che non spedisce le e-mail volta per volta, ma le conserva per un unico, definitivo invio finale “a blocco”, d’altro canto è lui stesso che chiarisce di scriverle con l’intento “di mantenere la promessa che ti ho fatto”, non , quindi per quell’amore condiviso negli anni passati che si percepisce come un vago ricordo. Il tutto comunica un senso di squallore inversamente proporzionale alla gioia di vivere ricercata.










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