05 agosto 2022

RECENSIONE: - "Oltre l'Abisso" - di Elisabetta Tagliati








Casa Editrice: Pluriversum 
- 368 pagine
Formati disponibili: cartaceo
Genere: Fantasy

Bethel ci narra di una vita sconvolta da un’esperienza mistica, in cui amore e spiritualità vanno di pari passo. Un enigmatico sogno che trascina tanto la protagonista quanto l’autrice stessa in un vortice che tende alla scoperta di sé. Una scoperta che trova nell’amore la sua irrinunciabile guida e ispirazione. Una rivelazione che ci esorta ad assaporare la vita nelle sue componenti più sottili, riscoprendo la profondità e l’unicità dell’uomo.
 
Oltre l’Abisso è un romanzo onirico il cui tema portante è, a mio avviso, l’amore; un amore che lungo la lettura del libro muta e devolve dalla primitiva caratteristica materiale a quella più pura in assoluto. Il filo conduttore dell’evoluzione dell’amore è Bethel la protagonista, capoclan celta. Bethel, all’inizio rappresenta in tutto e per tutto la parte umana e sensibile dell’amore con il suo legame non benedetto dal matrimonio, con Makena e con il suo affetto profondo per il proprio clan. Ma ciò non basta perché una profezia la vuole generatrice di un semidio che porterà pace fra i diversi clan celti e onorerà gli Dei. Per generare un semidio, occorre che alla parte sensibile dell’amore si unisca quella più ascetica nella figura del druido Vessagh. Seguendo la profezia, i due, insieme, saltano nell’abisso (un precipizio sul mare) e concepiscono Jarlath. L’abisso, che per i saggi è l’espressione del volere degli Dei, per Bethel è un momento di catarsi: lei salterà ben due volte in esso e in entrambi i casi la sua essenza si modificherà: “Dopo il catartico salto la mia consapevolezza dei sentimenti e delle motivazioni, che come linfa muovono tutti gli esseri, si era acuita sempre di più e proprio questo aveva messo a nudo davanti ai miei occhi un’umanità gretta e malvagia, egoista (…)”. Si intensifica in Bethel una maggiore volontà di rifugiarsi nella Natura lasciando indietro i giochi di potere e le discussioni degli uomini. La nuova sensibilità di Bethel è odiata dal suo compagno Makena (simbolo dell’amore carnale) da cui non sa ancora separarsi. Nonostante la sua chiaroveggenza, neanche il druido Vessagh riesce a sondare i pensieri della donna nel momento in cui, con la seconda gravidanza, le si acuiscono la mente e la sensibilità.

Nonostante l’amore per Makena, Bethel contrae matrimonio con Vessagh (simbolo della comunione con la volontà degli Dei) e l’unione con la parte ascetica dell’amore sviluppa ulteriormente le sue capacità poiché si crea un equilibrio tra la parte fisica e spirituale dell’amore che porta sia Vessagh che Bethel a ricongiungersi con l’armonia dell’Universo.

Il secondo tuffo nell’abisso, imposto dai saggi dei clan, è la quintessenza della catarsi: mentre per gli uomini semplici esso è solo foriero di morte, per Bethel è luce, cambiamento: “L’impatto con i flutti aveva reso tutto nuovamente chiaro. (…) Ora sapevo che seguire le mie intuizione era la via verso l’illuminazione, un percorso scevro da sensi di colpa (…). Consapevolezza di sé, tutto il resto sono convenzioni”. Questo amore che cambia facendosi sempre più trascendentale, nella parte finale (quando Bethel lascia fisicamente la terra) raggiunge il suo apice e da “essenza” diviene anche “dissolvenza” di suoni (terreni) in un unico Suono Universale, che ancora e sempre è “Amore”, “Armonia Celestiale”.

Libro intenso, in cui si viaggia nel corso della lettura, dal sogno alla percezione dell’Energia pura.





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