Editore: Land Editore
Pagine: 300
"Non ho mai conosciuto una ragazza così. La osservo chinarsi verso un bambino e prenderlo dolcemente in braccio, e mi sento patetico perché il modo in cui lo fa scatena in me pensieri sconvenienti. La immagino incinta di mio figlio, schiacciata sotto il peso del mio seme, dipendente da me in tutto, pronta a far nascere una nuova vita che viene da me.
Astrid è... pace. Bontà e purezza, che si riflette nel modo in cui interagisce con i suoi piccoli pazienti. Ma la bontà e la purezza mi spaventano, forse perché sono ciò che più si allontana da quel che sono."
Edward rappresenta tutto ciò che Astrid dovrebbe evitare, ma lo sguardo di quell'uomo ombroso e solitario sembra seguirla ovunque... almeno finché, durante la notte più tempestosa dell'anno, l'antipatia che li divide si trasforma in un'attrazione impossibile da spiegare.
Dopo tanto tempo, oggi vi parlo di un Medical romance. Chi ha
letto le recensioni precedenti, sa che sono molto fiscale sull’argomento. Vuoi perché
sono cresciuta a pane e Harmony Bianca, vuoi che ho fatto parte di quel mondo
per un bel po', mi aspetto, quando leggo un libro di questo genere, di trovare
la quasi perfezione. Quel che resta della notte, un amore in corsia, è un
romance con ambientazione prettamente medica, fra le corsie dell’ospedale più
grande di San Francisco. Li Astrid viene presa come specializzanda nel reparto
di pediatria ed e li che si scontra con il dottor Edward Withmore, il più
giovane quasi primario, chirurgo di successo e molto più grande di Astrid. Un
cardio chirurgo per l’esattezza, uno che i cuori li aggiusta ma che ne spezza
altrettanti solo con quello sguardo di un verde magnetico, e Astrid ne rimane
incantata per il portamento, per quella sorta di mistero che aleggia sul bel
dottore. Lui che mette in discussione anche il suo futuro di pediatra, un disprezzo
immotivato che lascia la protagonista perplessa e molte volte in lacrime… Ma l’odio
apparente nasconde altro e allora quel muscolo al centro del petto non vuole
sentire ragione, perché involontario e perché cuore e mente non trovano mai un
accordo, tuttavia il passato di Edward non lascia molto spazio ai sentimenti…. O
almeno così sembra.
Non posso dire altro perché rischierei di cadere nello
spoiler, però nero su bianco scrivo che questo è un Medical romace con la M maiuscola.
Uno di quelli che ti fanno capire cosa succede fra le corsie, dove il dolore di
un paziente diventa il tuo. Dove capita di vedere un medico scivolare contro
una parete asettica e piangere per un paziente, alle volte troppo piccolo, che
non ha potuto salvare.
E l’amore, quel sentimento che i cuori li fa tornare in vita, si sposa alla perfezione con un posto di lavoro che troppe volte viene sottovalutato, perché i medici sono quegli angeli senza ali che vegliano sui loro pazienti. Astrid è stata descritta cosi bene che con lei ho vissuto l’ansia del primo giorno di specializzazione, il momento in cui ha indossato il camice con i pupazzetti fatto ad hoc per non spaventare i piccoli pazienti, il momento in cui per la prima volta il suo sguardo si è posato in quello di Edward, quando per reprimere un sentimento ha volto la sua attenzione ad altro, ero con lei quando curava la piccola Holly e quando quel filo rosso del destino, quello che unisce due anime senza il loro consenso, ha dato uno strattone a entrambi. Allora tutto ha assunto un significato, la bottiglia gettata in mare con un messaggio di speranza per chi la raccoglieva, la bambina che acquistava fiori per la sua mamma in un negozio che è poi diventato un bar e infine quel tatuaggio sulla pelle che porta a dove tutto è iniziato. Con le lacrime agli occhi ho accolto il passato di Edward, capito i suoi atteggiamenti, quel suo bipolarismo che parecchie volte mi ha fatto arrabbiare. Quel suo essere come la marea, allontanandosi per poi tornare più prepotente di prima.
Un linguaggio fluido, un PoV predominante di Astrid ma ricco di poesia
quando e Edward a parlare. Una terminologia medica usata alla perfezione, come
il richiamo a molte patologie e questo mi fa presuppore che ci sia un grande
studio dietro non parole messe a caso o buttate li per riempire i vuoti.
Niente refusi, ripetizione. Tutto perfetto, Compresi i capitoli che portano i
nomi dei fiori fino all’ultimo che completa quel meraviglioso giardino che è
stato questo romanzo. Non conoscevo l’autrice e ne sono rimasta affascinata nel
modo che ha di scrivere, nella capacità di trasmettere ogni particolare ogni
sentimento, che senti sulla pelle. Le cinque piume appaiono poche per un
Medical Romance che nulla ha da invidiare a quelli con cui sono cresciuta.
A presto
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