17 maggio 2022

RECENSIONE: - "Quando l'amore supera il dolore" - di Hounda Ameur



 Quando la forza supera il dolore
 Houda Ameur
 romanzo autobiografico
 Armando editore
 10 giugno 2021
 ebook/cartaceo
 176


 Questa è la storia di Houda, la voce narrante di questo racconto autobiografico. Houda nasce a metà degli anni settanta in una famiglia numerosa nel cuore di un quartiere residenziale del Marocco. Da molte generazioni ormai, la famiglia di Houda viveva sparsa intorno a Casablanca e a causa di discutibili tradizioni culturali, i matrimoni potevano essere combinati generando tanti figli.

Nascono anche incomprensioni tra le famiglie, riguardo alla professione o al quartiere di residenza, dettate da antiche culture bigotte le quali separavano e spezzavano i rapporti di parentela dando più importanza ai soldi (spesso di contestabile provenienza) e all'apparenza, anziché un mestiere rispettoso in un quartiere modesto.   Per di più, in famiglia regnava la violenza da parte di alcuni zii dipendenti ormai da droga e alcool, i quali rappresentavano i teppisti del quartiere vantandosene in quanto maschi. Purtroppo la loro reputazione era ben nota nel quartiere e questo per Houda fu motivo di grande disagio sociale durante la sua adolescenza sentendosi esclusa da tutti.

Quando il padre è costretto a stare via da casa per lavoro, Houda e i suoi fratelli con la madre si trasferiscono a casa dei nonni materni. È una famiglia di delinquenti e Houda ci parla della sua infanzia e adolescenza trascorse in un ambiente violento e criminale.

Houda è per sua madre “motivo di vergogna” perché illegittima, disabile e “brutta”, di conseguenza tutta la famiglia la considera inutile e lei sin da piccola è la serva: deve accudire il fratello minore, pulire casa e poi “diventare invisibile, scomparire per non dare fastidio”.

All’età di cinque anni diviene oggetto dei piaceri dei fratelli e di uno zio: da adesso e fino a quando, adolescente, lascerà la casa, verrà sodomizzata, stuprata e piegata ad ogni tipo di torture fisiche e psicologiche. Perché non chiedere aiuto?, si potrebbe ribattere. A chi? A una madre che è una donna “fredda, insensibile, dedita alle menzogne, ai tradimenti, ai furti e alle violenze”? Eppure Houdra l’ha fatto: l’ha scongiurata di porre fine a tutto, invano… dal canto loro i fratelli danno una spiegazione religiosa: le loro attenzioni non sono violenze, ma gesti in nome di Allah per farla diventare donna. L’orrore è che anche il maestro coranico avalla le tesi dei fratelli. Houda è praticamente sola “trattata come un animale” sia a casa che nella società in cui vive dove “il senso dell’umanità è inesistente, i disabili non vengono considerati”. Houda, però, è anche molto intelligente e studiosa: prende sempre più consapevolezza e si documenta comprendendo che la cultura islamica non tiene conto delle donne che sono considerate “un campo in cui l’uomo può comportarsi a suo piacimento”. Si informa approfonditamente e nota che “tutti i testi sono finalizzati a operare un sano terrorismo psicologico”. Houda inizia a prendere le distanze dalla fede islamica. Nel frattempo inizia a lavorare e ciò, finalmente, le dà la possibilità di mettere soldi di lato (di nascosto) per poter fuggire da quel mondo atroce che a volte l’ha portata sull’orlo del suicidio.

Ma la forza di questa ragazzina va oltre il dolore: con tenacia riesce a coronare il suo sogno di libertà giungendo in Italia. Non sono tutte rose e fiori, ma oggi è una donna laureata, affermata e che lavora “per i bambini che vivono violenze e maltrattamenti” per dare loro la Giustizia che lei non ha mai avuto.

Un’autobiografia cruda, realistica con un linguaggio asciutto ed essenziale: un grido garbato e composto che finalmente si sprigiona dopo tanti anni e il motivo lo dice la stessa Houda: “perché non sono più terrorizzata, oppressa e muta come una H. anche se il mio nome inizia con H”.

Ottimo.




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