28 giugno 2022

RECENSIONE: - "Simulacri dell'Altrove" - di Andrea Santucci

 





Simulacri dell’Altrove”, Andrea Santucci

Dark Abyss edizioni, collana Angele De La Barthe, giugno 2022

Genere: horror

Pagine: 224

3,99 euro costo ebook

15,00 euro costo cartaceo

Link acquisto sito ce: https://www.darkabyss-edizioni.com/post/simulacri-dell-altrove-andrea-santucci



Dicono che la città di Quieme sia stata scomunicata da tempo. Nessuno ne conosce il motivo, tranne i suoi abitanti. Alasia e Soliana, novizia e giudice, si troveranno davanti all’abisso, tra orde disumane e violente, strane statue deformi e creature spaventose. Quali saranno le sorti della città e delle due donne? Perché l’abisso sembra già conoscerle?




C’era conforto nell’ignoranza, non era quella la lezione che aveva cercato di impartirle Soliana stessa neanche troppo tempo addietro?”


Soliana, giudice esperta e silenziosa, e Alasia, novizia promettente, per seguire la loro missione entrano nella città di Quieme la Gloriosa. Una città che dovrebbe essere abbandonata da quattro generazioni, i cui cancelli erano stati sigillati con calce e besmilium affinché nessuno potesse entrarvi o uscirvi. Appena arrivata, Alasia capisce che c’è qualcosa di strano, perché ogni cosa è impregnata dall’odore dolciastro di morte e di decomposizione. Un odore troppo forte, come se fosse fresco.

Soliana e Alasia si muovono tra palazzi e strade. Indossano una maschera che subito ci ricorda quelle dei medici nel cupo periodo della peste. All’interno del becco, versano sali in grado di renderle più vigili, più forti, più agili oppure di contrastare il veleno o la follia. È importante stare attente a non mescolare Sali di diverso tipo. Per nessun motivo, inoltre, possono togliere la maschera, perché anche l’aria della città è corrotta e maledetta. Icore scuro cola come lacrime dalle facciate dei palazzi e, nonostante la rovina in cui Quieme si trova, tutto fa da subito pensare che non sia così disabitata come ci si aspetterebbe da una città che per cento anni non avrebbe dovuto ospitare anima viva.

Soliana e Alasia hanno ricevuto un incarico importante. Era stato proprio il Pontefice a chiedere quella missione così speciale: verificare se l’antico peccato di cui Quieme si era macchiata in passato e per la quale era stata scomunicata, sia stato rimesso. Per farlo, è necessario capire chi siano quegli abitanti invasati, che cosa rappresentino quelle statue di sale di cui la città è disseminata, e che cosa sia realmente successo al vescovo Pantasilea, al duca Cordelia e agli abitanti di Quieme.

Ci sono diversi elementi che mi hanno colpita in “Simulacri dell’Altrove”. Il primo, da ex giocatrice di ruolo, è la potenza dell’ambientazione. In un romanzo horror l’atmosfera è tanto importante quanto lo scorrere della storia e in “Simulacri dell’Altrove” il lettore si trova realmente a camminare tra le facciate dei palazzi, nelle vie, nel sottosuolo. Evocativa, non solo a livello visivo ma anche sonoro, l’ambientazione costruita da Andrea Santucci ci porta davvero a Quieme, tra le sue mostruosità e rovine.

Un altro elemento che ho apprezzato è senz’altro l’uso sapiente ed elegante, e per di più sempre funzionale, della parola. Leggere la prosa di Andrea Santucci è un piacere per gli occhi e potrebbe ampliare anche di qualche parola il vocabolario delle parole conosciute dal lettore. Lo stile si adatta perfettamente all’importanza della missione del giudice e della novizia, così come il modo che i personaggi hanno di esprimersi e dialogare tra loro.

A livello tecnico, la narrazione è un crescendo di tensione e di meraviglia, lasciando che il mostruoso si fonda con il perturbante: a tratti ci disturba, ci spaventa; a tratti, invece, ci affascina. L’odore di putrefazione, la melma, gli invasati, le statue di sale e tanti esseri per cui, alla fine, il lettore prova anche una certa empatia. Sì, questa è un’altra caratteristica che “Simulacri dell’Altrove” custodisce dentro di sé: un sottile ribaltamento della mostruosità tipica dell’horror per cui arriviamo a domandarci se esistano davvero creature fatte solo di bene e altre fatte solo di male. Ci interroghiamo sui confini dell’umano e, inevitabilmente, realizziamo che la finitezza umana è un’altalena tra due poli: l’affidarsi ciecamente a una fede, a quanto calato dall’alto ci viene presentato come reale, o il lasciarsi trasportare dalla brama di conoscenza per cercare di comprendere la verità.

Ognuno di noi, ogni giorno, compie un’azione in una delle due direzioni. E anche i protagonisti di “Simulacri dell’Altrove” dovranno fare i conti con queste forze opposte. Chiuso il libro, insieme a una sensazione di inquietudine e al ricordo della piacevolezza narrativa, inizierete a osservare ciò che vi circonda e ciò che abita dentro di voi in modo diverso.

Lettura assolutamente consigliata di questo horror in grado di mescolare tratti ancora così contemporanei con elementi di lovecraftiana memoria.







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